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lunedì 6 novembre 2017

Due cuori, due case e – forse- due macchine

Ottobre a Gomsiqe è arrivato col giorno 1 ed è finito il 31, con giorni di 24 ore ciascuno suddiviso tra ore di luce (poche) e di buio (molte!).

Fosse tutto così lineare, sarebbe cosa alquanto noiosa e sicuramente non leggereste oltre.
Ma qualcosa da raccontare ce l’abbiamo e ben sappiamo che “Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla” (come ci insegna Baricco nel suo capolavoro Novecento).

15 ottobre, guardando la festa delle Case della Carità con Dila e Rregjina

Innanzitutto quei due animali superstiti dell’arca di Noè (o comunemente dette “Le missionarie”) si sono trasferiti a Vau-Dejes, lavorando sì a Gomsiqe e per Gomsiqe, ma facendo famiglia con la Fauna che popola la Casa della Carità! È stato proprio un bel mese e certamente non ci dimenticheremo i momenti passati insieme agli ospiti e alle suore Rita e Grazia, le preghiere, le condivisioni, qualcuno che si butta giù dal letto, le tisane, i film a cui mancano i finali, le disgrazie delle macchine di Gomsiqe (lasciando le ragazze 4 ore a Vrrith)…

martedì 31 ottobre 2017

Ti auguro tempo

Ampasimanjeva, 21 ottobre 2017

“Ti auguro tempo.
Ti auguro tempo per divertirti e ridere.
Ti auguro tempo non per affrettarti e correre.
Ti auguro tempo per meravigliarti,per stupirti,per avere fiducia.
Ti auguro tempo per sperare ed amare.
Ti auguro tempo per sentirti fortunato ogni giorno”.

E’ ormai passato quasi un anno da quando mi hanno regalato queste parole su un bigliettino, poco prima della mia partenza.
Un anno, tanto o poco tempo, dipende un po’ dai punti di vista (chiedetelo a mia mamma!). Ma tempo in cui davvero mi sono divertita, meravigliata, sentita viva. In cui ho riso, pianto, a volte corso un po’ troppo (non solo sul campo da calcio!), camminato scalza, cantato, accolto mani tra le mie. Tempo in cui ho amato, con le mie fragilità, le mie fatiche, aprendo il mio cuore sempre troppo piccolo.
E mi sento tanto fortunata, non lo dico perchè voglio farvi credere che sia tutto rosa, lo sento davvero. Anche nei giorni in cui qualcosa non va, fuori o dentro di me, in cui sono più stanca o triste, c’è SEMPRE un momento, una situazione, un gesto in cui il mio cuore trova pace ed è grato di essere amato, nella semplicità di quello che è. Ogni giorno.


A volte è qualcosa di inaspettato, che stupisce.
Richard, un ragazzino ricoverato per due mesi all’ospedale a causa della

venerdì 6 ottobre 2017

Brasile - due anni e non sentirli

Meno undici…e pensare che suor Marisa aveva iniziato con meno quaranta, per ricordare il periodo di quaresima; e la mia amica Sara, ormai rassegnata, mi aveva detto: “Sono pronta all'alternarsi di felicità e tristezza che ti accompagneranno fino alla fine di questa esperienza”.
Meno undici…con l’ agenda piena di cose da fare prima di partire e di cose da fare appena atterrata in Italia.


Meno undici…consapevole che saranno giorni pieni di abbracci e di lacrime;  lacrime di gioia per la grande benedizione di aver conosciuto tante persone meravigliose e lacrime di gioia perché non c’è cosa più bella di riabbracciare le persone che si amano e che da due anni sono così lontane.

Come è bello credere nei segnali di Dio, sapere che nulla accade per caso, basta circondarsi delle persone giuste e tutto sarà perfetto.

Questi ultimi mesi sono stati un alternarsi di attività differenti: la missione diocesana in Itaetè, cittadina non molto distante da Nova Redençao, che ci ha ospitato; per una settimana abbiamo

giovedì 5 ottobre 2017

Impressioni di settembre (dall'Albania)

Bentornati!
E ben torniamo a raccontarvi di questo mese che è passato. La vita di Gomsiqe non batte piano: al contrario della Premiata Forneria Marconi (da cui prendiamo il titolo di questo resoconto), la vita di questo settembre è stata forte ed intensa.

Noi con le Dile a Barbullush
Anche perché abbiamo dovuto salutare metà dell’arca di Noè: il 7 è tornata a casa la Franci e il 14 l’ha seguita Don Stefano. A tutti e due un grazie di cuore per questa vita percorsa insieme; rrugë të mbarë, jetë të mirë dhe vazhdoni

lunedì 10 luglio 2017

Akory aby a tutti!! (ciao come state???)

Ecco la frase più pronunciata dal malgascio medio ( con una frequenza di circa 400 volte al minuto ). In realtà questo saluto è utilizzato soprattutto nella regione della Vatovavy, dove ci troviamo noi. Esiste infatti un fenomeno, non ancora spiegato scientificamente, per il quale a un certo punto, superata una sottile linea invisibile circa a livello di Fianarantsoa, il saluto principale diventa “Salama”, ma nessuno sa bene dove si trova. Bisogna salire sull’altopiano per osservare questo evento. Per non parlare di quando ci si avvicina troppo alla capitale (Antananarivo, per gli amici “Tanà”) dove si passa al difficile “manaohana”.


Ma iniziamo per gradi.

venerdì 7 luglio 2017

Albania: Giugno in-Ballata

C’era una volta una piccola comunità di missionari
un parroco e 3 fanciulle, tutti volontari.
In Albania decisero di mettersi a servizio
Per non perdersi nell’ozio, un brutto vizio.

Dopo sei mesi davvero emozionanti,
anche a giugno gli eventi sono tanti!
Ma partiamo con calma, andiamo in fila
se vogliamo arrivare alla fine della rima.

Sebbene i quattro abitino stabilmente a Gomsiqe,

lunedì 26 giugno 2017

Quattro giorni in Albania


La strada che da Laç porta a Gomsiqe è una lunga distesa di  sassi di varie grandezze: nei punti un po’ critici pietre più grandi delineano il percorso e  fungono da guard-rail; per affrontare questi sentieri è necessario affidarsi a una guida salda, ammortizzatori in buono stato, e santi protettori attenti.


Don Stefano e le ragazze (Federica, Francesca e Virginia) conoscono bene queste pietre su cui viaggiano  ogni giorno, a bordo dei due fuori-strada in dotazione alla missione, per recarsi nei villaggi. Guardiamo le nostre ragazze, ce le ricordiamo sui tricicli, e ora le vediamo guidare agevolmente questi

lunedì 12 giugno 2017

La mente che si apre ad una nuova idea...

Quante volte mi sono sentita dire: “Non fasciarti la testa prima di cadere”, “E’ inutile pensare così tanto”, “Ti interroghi troppo sulle cose che fai”.
Credo però che siano proprio queste frasi ad essere la risposta a chi mi dice anche che sono troppo impulsiva.

Manca ancora qualche mese al mio rientro, ma è inevitabile pensare a quello che c’è stato finora, a quello che ci sarà qui e poi in Italia.

Ovvio che è impossibile tirare le somme oggi e per questo credo che i miei pensieri vi sembreranno confusi, ma che in realtà compongono il grande puzzle di questa mia grande e importante esperienza.
Domenica 21 maggio in diocesi c’è stata la “IX Romaria da terra e das aguas” in ricordo dei 25 anni dalla morte di Don Matthias, vescovo statunitense che ha segnato la vita di molte persone in questa diocesi; e padre Eugenio, italiano che per molti anni è stato missionario nella città in cui vivo, ci ha raggiunto per questo grande evento.

Poter vivere insieme al popolo la gioia di ricordare don Matthias e poi parlare con padre Eugenio (abbiamo pranzato insieme il 22) mi porta a pensare a cosa significa essere missionari, al perché si decide di partire, di vivere accanto al popolo che lotta, che rivendica i propri diritti.


Non gliene importa a nessuno se veniamo qua a fare grande discorsi o a dire che da qualche altra parte del mondo c’è qualcuno che sa fare meglio; ciò che importa è essere vicini perché è solo stando insieme che si ha la forza di andare avanti, lottare e non mollare!!

IX Romaria diocesana a Ruy Barbosa
Penso poi alle mie giornate qui in paese e alla mia missione:

Forza e coraggio... è già passato maggio!

Ogni volta che ci mettiamo davanti al pc per scrivere il resoconto, i fatti sembrano avvenuti anni addietro, tanto è ricca la vita di Gomsiqe!

Maggio è stato un mese di celebrazioni, di relazioni, di sole e di preghiera, in particolare la recita del rosario che ha accompagnato e scandito il ritmo della nostra diocesi: l’incontro della pastorale giovanile a Krajen il primo maggio, con il tema “I giovani e la Chiesa”, la festa dei malati e l’incontro diocesano. Ma centrale per la vita di Sapa è stata la Celebrazione a ricordo della morte di Monsignor Luçjani, il 22, la cui scomparsa è ancora per tutti noi una ferita aperta, ma che speriamo si possa rimarginare con l’arrivo di un nuovo Pastore che, come Monsinjore, possa credere e sognare e pregare per la nostra Diocesi!

giovedì 11 maggio 2017

Aprile... difficile dormire!

Oh sa mirë që jemi mirë!
E voi? Come state??

Qui la Missione procede: è stato un mese denso e pieno di uova, Celebrazioni Pasquali, visite più o meno inaspettate, uova, Messe in un albanese quasi perfetto (“Nepér Crisctìn Sotìn tonéé”), uova, una gita diocesana con 20 centimetri di neve e, se non l’abbiamo già detto, uova.

Pasqua a Karma Poshte
I ragazzi e i bambini della nostra parrocchia

giovedì 4 maggio 2017

Il mio primo viaggio in... Albania!

Sono appena rientrato dal primo viaggio nella nostra missione a Gomsiqe, in Albania. Nove giorni ricchi d'incontri, preghiere e una bella vita comunitaria nella casa di Gomsiqe. È bello, nella vita, sentirsi a casa in così poco tempo; la missione dell'Albania ha questa forza, questa grazia.

In macchina verso Gomsiqe
Conoscevo solo don Stefano e Stefano Braghiroli che mi ha accompagnato, mentre non avevo mai incontrato

lunedì 10 aprile 2017

Marzo...per punti!

Oh sa mirë që jemi mirë!! Come state??
Anche marzo è arrivato, insieme alla primavera, al trasloco e tante altre cose!! Ma andiamo per punti..

PUNTO UNO: è iniziata la Quaresima!

Abbiamo invitato le suore dorotee da noi, qui siamo in cappella!
PUNTO DUE, anzi “PUNTI DUE”: quelli che hanno dato alla Virgi dopo che si è tagliata affrontando coraggiosamente una scatola del tonno!

PUNTO TRE: Abbiamo iniziato le messe di Sant’Antonio, anche se inizialmente non potevamo stare al lago perchè era pieno d’acqua! (Strano che puntualmente ogni mese a Gomsiqe ci sia dell’acqua!!!)

PUNTO QUATTRO: le volte che abbiamo incontrato le donne per il lavoro delle vestine, ma non solo: l’8 Marzo abbiamo anche festeggiato la festa della donna, andando al Perla a bere un caffè!!!  #DonneDuDuDu

PUNTO CINQUE: stiamo continuando con la biblioteca a Laç Vau-Dejes e sta procedendo bene! I bambini sono sempre tanti (tra i 60 e i 70 ogni sabato mattina) e anche i più piccoli sono attratti dalle attività manuali e dai laboratori che proponiamo!  Siamo veramente entusiasti di questi risultati!

PUNTO SEI:  stiamo incontrando due bambini dei nostri villaggi per fare delle attività educative adatte a loro, per aiutarli nello sviluppo didattico. Li vediamo un’ora a settimana e ci stanno regalando tante piccole gioie: sono timidi, ma hanno molte qualità nascoste che pian piano stiamo scoprendo e si stanno mettendo in gioco!!
I giochi coi nostri ragazzi nel campo a Gomsiqe

PUNTO SETTE, come i nostri villaggi! Continuiamo a organizzare il catechismo delle nostre parrocchie e, oltre a partecipare alla giornata dei giovani a Krajen, abbiamo organizzato una giornata per tutti i nostri bambini di catechismo, il 18 Marzo!!! Erano tanti e aiutati da Suor Fabiola e Ina (le Ravasco), Vilma, Benito, Samuell (il seminarista) e da Endrina ed Elisabetta (Ambasciatori di Pace), abbiamo passato una mattinata bella e intensa, incentrata sul tema della Lavanda dei Piedi.. In preparazione alla Pasqua! :D #staytuned

PUNTO OTTO: le notti di questo mese passate lontano da Gomsiqe!!! #maiuntrasloco #iononcistodentro Eh sì, abbiamo staccato un po’ la spina e per 4 giorni siamo stati a riposo (chi a Nënshat e chi a Scutari), mentre per altri 4 giorni, quando il Don era in Italia, le nostre ragazze sono state ospitate da Suor Riccarda e Suor Franca, a Shirokë!! E così, oltre ad aver imparato il siciliano, abbiamo anche conosciuto meglio il popolo Gabel, aiutando Suor Riccarda nelle sue attività!
Che dire, non è stato un mese tranquillo, ma quando ce ne sono qui??

Per oggi è tutto!!!
Aprile è già iniziato col botto (piccola anteprima: ACQUA-IN-CASA #AttingereteAcquaConGioia – parte terza)!! :D

Buona Pasqua a tutti!

Virgi, Franci, Fede e Don Stefano.

(P.s: vi salutano e vi mandano gli auguri anche Sr Rita e Sr Grazia e tutti gli ospiti, in particolar modo Pjetri che il 29 ha compiuto 16 anni!!!)

martedì 4 aprile 2017

Un saluto sorridente ad ognuno di voi!

29 Marzo 2017, Ampasimanjeva

Eccomi di nuovo qui, per cercare di raccogliere ciò che mi è stato donato in questi mesi. Ogni giorno è pieno di vita. Di momenti, gesti, immagini che mi fanno sentire viva e parte di un mondo che vive, intorno a me, creato con così tanto amore. Ve ne affido qualcuno, perché tenendoli dentro ho paura di perderli, dimenticarli, e perché è bello poterli condividere.

Del mese di gennaio, trascorso con Anna ad Ambositra cercando di imparare un po' di lingua malgascia, porto nel cuore gli ospiti della Casa di Carità, gli abbracci, le risate e i momenti di preghiera insieme. Con loro ho sentito di essere felice, senza "ma" o "se", davvero felice. Una gioia simile a quando corri sotto l'acqua che scende a secchiate e ridi, ed in quell'istante ti senti vivo e senti che quell'acqua è stata creata dalle stesse mani che hanno creato te, che ha come Padre lo stesso tuo Padre. Così è stato anche con loro, abbiamo riso tanto.

Ambositra
Ed insieme a loro, vi affido i giochi con i bimbi di Fanomesantsoa ("Il dono delle cose belle"), una casa che accoglie i figli dei carcerati; le Messe in carcere, dove il Signore si manifesta nel canto, nella musica; ed i balli, le risate insieme ai lebbrosi e a ragazzi con delle gravi infezioni, che vivono e sono medicati in una struttura chiamata Akanin'ny Marary, "Gli amici dei malati". In particolare Ny Aina, una ragazzina di 15 anni, con un'infezione della tibia talmente estesa da farle perdere la pelle e la carne, rimanendo così solo l'osso esposto. In questi giorni sarà sottoposta ad un intervento alla gamba per poter così finalmente riabbracciare la sua famiglia, che non vede da un anno, e tornare a scuola. Vi chiedo una preghiera per lei, perché possa avere un bel futuro.

Anche il rientro ad Ampasimanjeva è stato bello ed ha richiesto molte energie.
Abbiamo iniziato le uscite nei villaggi insieme alle ostetriche per visitare le donne incinta ed i neonati. Osservando quelle pance tutte diverse si coglie la bellezza del dono della vita. C'è chi è pronta a diventare presto mamma, ultimi ritocchi per preparare il figlio ad uscire nel mondo; e chi invece ha dentro di sé un piccolo seme, ancora da coltivare, giorno per giorno. E prendendo tra le braccia i bimbi di pochi mesi, appoggiati al mio petto, li sentivo respirare insieme a me. La vita nasce e cresce dentro ed intorno a noi ogni giorno.

Da poco abbiamo anche creato una piccola classe, in una stanza dell'ospedale, per i bimbi che non hanno la possibilità di studiare in villaggio e per i figli dei pazienti ricoverati che sono costretti a stare lontani da casa per un periodo di tempo più o meno lungo. Purtroppo l'aula non è molto grande e, nonostante sia aperta mattina e pomeriggio, dobbiamo dividere gli alunni durante le varie giornate, riuscendo a garantire solamente due giorni a settimana ad ogni bambino. Eppure quando arrivano sono sempre contenti. L'impegno e la voglia di imparare, nonostante facciano tanta fatica, sono da 10 e lode. Mi piace guardarli mentre ce la mettono tutta per riuscire a scrivere una lettera o un numero nuovi, in quel momento sono loro i miei maestri.

Ogni mattina, poi, Suor Saholy ed io andiamo dai tubercolotici. Prima di provare la febbre e distribuire le medicine, c'è il momento di preghiera in cui uno di loro a turno condivide spontaneamente con gli altri ed il Signore ciò che ha nel cuore. E' bello iniziare la giornata insieme a loro. In questi giorni Suor Saholy ha costruito con i bimbi un piccolo campo da calcio, con due bellissime porte di bambù, ed oggi abbiamo fatto la prima partita. Ridevano tutti, giocatori e genitori a bordo campo!

Gli effetti del ciclone ad Ampa 
C'è stato anche il ciclone. Per fortuna aveva già perso molta forza quando è arrivato ad Ampa, ma per due giorni parte del villaggio è rimasta allagata, con l'acqua che arrivava fino ai tetti delle case, fatte di legno e foglie di ravinala. L'ospedale si trova su una collina, per cui non ci sono stati danni. Mi ha stupito molto come le persone non si siano mai lamentate o disperate, affrontando la situazione insieme. E cogliendone i lati positivi. Ripenso all'immagine di una ragazza che lavava la propria bimba nell'acqua, ed accanto la sorellina più grande strofinava i panni. In quel momento, per loro, quell'acqua era un dono.

Ampa mi sta insegnando tanto. Mi ricorda ogni giorno quanto sia grande e bello il dono della vita, eppure così fragile. Gli alberi fioriscono, la frutta cresce, i bimbi nascono, il sole sorge e regala contorni dorati… tutto germoglia intorno a noi e indipendentemente da noi. Possiamo "solo" ammirare e vivere la bellezza di questi miracoli.

Ed indipendentemente da noi, la vita termina.
Come ci ha scritto Don Pietro "C'è dato un tempo non illimitato, non determinato da noi, e non sappiamo quando, quando sarà il nostro momento. Possiamo solo provare a riempire questo tempo d'amore perché solo l'amore resta di noi."

Ringrazio il Signore per il dono della vita di Anna Maria.
Vi auguro di cuore una buona Quaresima, vissuta camminando con il Signore e con chi vi è accanto. Accogliendo la vita che vi circonda. Penso sia davvero bello che il Dio che preghiamo sia lo stesso, vicini e lontani. Malati, dottori, infermieri, "vahaza" (stranieri), suore, bimbi e anche voi lì… tutti siamo rivolti allo stesso Signore crocifisso.


Tolotra

Un abbraccio forte a tutti voi,
Cris

Nelle foto… alcuni degli ospiti della casa di Carità di Ambositra; la ragazza che ha lavato la bimba nell'acqua dopo il ciclone; e Tolotra sorridente, bimbo accolto dalle suore di Ampa, che ora ha potuto abbracciare una nuova famiglia!

martedì 7 marzo 2017

Febbraio bagnato, febbraio fortunato!

O sa mirë që jemi mirë.... Più o meno!!

Anche Febbraio è arrivato in questo angolo sperduto di mondo!

Dobbiamo ammettere che questo è stato un mese pieno di emozioni,  attività e... pieno d’acqua. In casa. DI NUOVO (#mainagioia) Infatti, abbiamo incominciato questo Febbraio affrontando i tubi dell’acqua, che per il ghiaccio si sono spaccati e hanno allagato mezzo pianterreno (#AttingereteAcquaConGioia – parte seconda).

Ma siamo alla fine riusciti anche ad arginare questo problema, rimboccandoci le maniche e iniziando un po’ a ristrutturare casa per prepararci al tanto sospirato RITORNO A GOMSIQE!!

Evento centrale di questo mese è stata sicuramente l’apertura ufficiale della biblioteca a Laç Vau-Dejes il 18: con l’aiuto della maestra Valeria, di Benito e Vilma e di Ermelinda ed Andrea (i nostri ragazzi di Gomsiqe!) adesso stiamo aprendo ogni sabato mattina dalle 9 alle 12, organizzando anche tante attività manuali per incentivare l’interesse dei bambini!! Anche se i primi due sabati sono stati bagnati (tanto per cambiare!), i ragazzi non ci hanno deluso e sono venuti in tanti, nonostante la pioggia!!!!


Ma oltre alla biblioteca abbiamo iniziato altri percorsi: stiamo andando una volta a settimana da due bambini per fare con loro delle attività educative specifiche per i loro bisogni... Li stiamo pian piano conoscendo e ci stanno regalando tante gioie!

E poi ogni venerdì incontriamo le donne per le vestine, che continuano a fare con entusiasmo! Hanno molta voglia di confrontarsi tra di loro e con noi. Work in progress per la Festa della donna :D #daje
Questa piccola arca di Noè ha inoltre trovato il tempo  di “festeggiare” San Valentino con una gita: siamo andati in Valbona in giornata a trovare Don Maurizio Cacciola! Il posto è veramente meraviglioso, peccato non essere riusciti a stare lì per più tempo!!


Ma le nostre tre ragazze hanno trovato il modo di girare un po’, approfittando del ritorno in Italia di Don Stefano: grazie a Valeria (la nostra salvezza!!!) sono riuscite a visitare un po’ Scutari e a riposarsi quanto basta

E così, tra gite più o meno organizzate, tra le nostre attività, la biblioteca e quant'altro, il 28 siamo finalmente ritornati a Gomsiqe, giusto per la Quaresima!
... Perché alla fine anche la Quaresima è un po’ un “ritorno alla base”!

Vilma, Federica, Virginia e Francesca


Per questo mese è tutto :D
State sereni!
Un saluto (finalmente) da Gomsiqe!

Ciao!!!
Francesca, Federica, Virginia e Don Stefano!

giovedì 23 febbraio 2017

Un abbraccio dalla calda Bahia

Eccomi qua, dopo qualche mese di silenzio, con tante cose da dire, senza sapere da dove iniziare.

Le mie giornate sono piene, spesso la sera quando torno a casa preferisco leggere o guardare un po’ di tv per distrarmi, per fare qualcosa di poco impegnativo; e così ora che sono seduta a pensare, mi rendo conto di come nella quotidianità mi sembra sempre di far così poco, ma come a distanza di 4 mesi dall’ultima volta che ho scritto, le cose da raccontare sono così tante.


Novembre e dicembre sono stati mesi di verifiche e di riunioni conclusive; l’assemblea diocesana, l’assemblea diocesana della pastorale giovanile, l’ultimo incontro dell’anno dello zonale di cui la nostra parrocchia fa parte, il bingo parrocchiale, il ritiro del gruppo giovani, senza dimenticare l’ultimo giorno di scuola e gli scrutini finali a cui ho partecipato: come è andato il 2016, cosa potevamo fare meglio e quali sono i propositi per il nuovo anno.

Anno di cambiamenti: i don, le suore e il sindaco; si ringrazia il passato e si guarda al futuro con gioia e speranza, perché anche se è un anno che non piove (l’ultima volta ha piovuto 15 giorni a gennaio dello scorso anno),  la vita va avanti e si spera che tutto possa andare meglio!

È arrivato dicembre: Alessandra (missionaria laica a Salvador) è tornata in Italia dopo un anno; un’amica che mi è stata accanto e mi ha aiutata nei momenti più difficili; Massaranduba (il quartiere dove viveva con 2 preti fiorentini) è stato per me una casa, dove poter essere me stessa, confrontarmi e anche sfogarmi quando qualcosa non andava. Non è così scontato trovare qualcuno a cui raccontare le tue paure, i tuoi dubbi, i tuoi problemi ed essere capito, ma soprattutto senza essere giudicato; ancora più difficile e quando sei dall’altra parte del mondo, immersa in una cultura totalmente diversa. Massaranduba è stato per me il mio porto sicuro, dove poter essere me stessa senza dovermi preoccupare dei miei difetti.

Ho salutato anche suor Alice e suor Ana Maria, della congregazione Francescana di Cristo Re;hanno cambiato città, come spesso accade nelle congregazioni religiose. Sono state per me mamme, zie, amiche, sorelle, mi hanno sostenuta e aiutata, abbiamo condiviso momenti difficili, ma anche tanti momenti di gioia. Sono state per me la mia famiglia, le persone con cui condividevo il pranzo la domenica; coloro che mi rammendavano la maglia scucita e coloro che chiamavo quando andavo in un'altra città, per avvisarle che ero arrivata e che stavo bene. Senza di loro probabilmente questo primo anno di missione non sarebbe andato così bene.

E poi finalmente l’abbraccio tanto atteso, dopo 4 anni, con mia zia, suora missionaria qui in Brasile, nello stato del Mato Grosso del sud. Abbiamo trascorso il Natale insieme, ho conosciuto la città in cui vive e ho potuto costatare che non importa il posto, mia zia ha un cuore così grande e una fede così forte, che riesce ad illuminare qualsiasi persona incontri e qualsiasi cosa faccia.
Siamo poi andate a Mogi das Cruzes, nello stato di San Paolo; è in questa città magica che il mio percorso è iniziato e che mi ha portato qui dove sono oggi.

Ho rincontrato tanti amici, ragazzine che oggi sono donne, mogli e mamme, ragazzini diventati uomini. Alcuni di loro hanno dato uno schiaffo alla vita, costruendone una migliore; altri hanno dovuto lottare con più forza, in molti ce l’hanno fatta, altri purtroppo no.
Ma ciò che conta è l’amore, che dopo anni resta lo stesso: essere invitati a pranzo, potermi sedere a gambe incrociate sui loro divani, perché questi anni di lontananza sono stati solo fisici, ognuno di noi era nel cuore dell’altro.

Mia zia mi ha chiesto se avrei raccontato a qualcuno ciò che vissuto questo mese, ma non lo farò; sarebbe come raccontare i segreti dei miei amici con cui condivido la mia quotidianità; storie di prostituzione, violenza, droga, prigione, ma anche problemi con i propri genitori, con i figli, problemi d’amore, la mancanza di lavoro, la salute:  è la vita, per qualcuno è più semplice, per altri un po’ meno.
Sono ritornata a Redençao ed è stato bello poter riabbracciare tutti. Il 4 di febbraio c’è stata la messa per dare il benvenuto al nuovo padre e alla nuove suore, il 6 prima riunione in equipe per organizzare questo nuovo anno.

Io non so come andrà, ma sicuramente questa esperienza mi sta mettendo alla prova. Tutte le persone della comunità mi hanno un po’ adottata, ma la sera, quando resto sola devo fare i conti con me stessa, per cercare di capire se sto procedendo sul cammino più giusto, per rispetto a me stessa, ma soprattutto per rispetto alle persone che incontro ogni giorno.

Qualche giorno fa stavo andando a messa e una bimba mi è corsa in contro per abbracciarmi urlando il mio nome, poi a bassa voce mi ha detto “Lo so che non ti piace quando ti chiamo italiana”.  Quella sera sono andata a letto serena, ringraziando Dio per tutto l’amore che ricevo  e perché come dice mia zia, questo cuore può solo contenere più persone da amare.
E durante le mie preghiere ci sono i volti di tutte le persone che ho incrociato in questi pochi anni di vita, perché non c’è cosa più bella di sapere che c’è Qualcuno lassù a proteggere tutte loro.

Un abbraccio dalla calda Bahia

Vanessa (Leccese, febbraio 2017)

lunedì 2 gennaio 2017

Parole in viaggio...

20 Dicembre 2016, Ampasimanjeva


Ciao a tutti!
Eccomi qui, a distanza di un mese dagli ultimi saluti in aeroporto, per cercare qualche parola che provi a descrivere quello che ho vissuto e assaporato finora. Sarà dura!
Vi scrivo dall'amaca della veranda (chi è passato di qui e si è seduto anche solo per un attimo sa come si sta bene!) in un pomeriggio abbastanza caldo, ma neanche troppo, con le voci dei bimbi più piccoli che si alternano ai versi di anatre, oche e galline ed al rumore dei lecci che cadono sul tetto di lamiera.
Ripenso ai primi giorni in questa terra, ai tantissimi villaggi e paesaggi che ho attraversato per raggiungere Ampa… non riuscivo a staccare gli occhi dalle immagini oltre il vetro.


A cominciare da quello rotondo dell'aereo: ho visto un’alba stupenda, con dei colori bellissimi, delicati…ed ho ringraziato il Signore per accompagnarmi sempre nel modo migliore e che non mi aspetto, sorprendendomi. Qui si sbizzarrisce proprio con i colori! Le risaie verdi con le donne chine sotto il sole e i piedi immersi; i banchetti di banane, lecci, carne, pentole, denti, scarpe… affollati di persone; le foreste con gli alberi di Ravinala che si aprono; il cielo azzurrissimo e senza nuvole… e tanto altro. Ho provato a scattare qualche foto, ma è impossibile trasmettere questa luce, questi suoni, questi odori… qui ti entrano dentro.
I panorami sono mozzafiato, ma ciò che amo di più sono i dettagli: donne che trasportano mattoni sulla testa, bimbi che giocano in acqua o fanno pascolare gli zebù, sorrisi, pianti, occhi speranzosi nel momento in cui la macchina si ferma di fronte ai banchetti e Don Giovanni scende per comprare qualcosa… sono tanti i contrasti qui. C'è vita. 
Ricordo ancora, nel viaggio da Tanà ad Ambositra, di quando ci siamo fermati ad un banchetto di frutta e, mentre il Mompera (Don Giovanni) sceglieva le pesche, una donna anziana ha sussultato per un tuono. È stata così spontanea che sono scoppiata a ridere e lei con me, è stato bello essere lì insieme in quel momento. 


E poi c'è l'Oceano Indiano. Wow. È qualcosa di indescrivibile, una distesa enorme di fronte al quale di senti minuscolo, ma così amato. 
Ad Analabé, invece, durante la Messa in una piccola chiesa molto semplice, ho sentito come il Signore non abbandona mai l’uomo, se è disposto ad aprire il cuore e rivestirsi di luce. E’ bello aver iniziato l’Avvento qui, come se fossi arrivata per vivere insieme a questo popolo l’attesa di Gesù.


Ed ora, eccomi qui, ad Ampa...
È difficile trovare parole per descriverla. C'è tanta sofferenza: ogni giorno ci sono famiglie che percorrono kilometri a piedi per accompagnare un parente malato, persone che arrivano sole e ferite e nessuno sa cosa sia successo, molti bimbi con la malaria in forma grave e non c'è il sangue per la trasfusione… le brutte notizie sembrano non finire mai.


Eppure c'è anche tanta bellezza: ogni lunedì e venerdì mattina la giornata inizia pregando tutti insieme (pazienti, familiari e personale sanitario), le suore della casa di carità hanno accolto un bimbo denutrito di nome Tolotra (in malgascio "Dono") che ora cresce sereno e si preoccupano di dare da mangiare ai pazienti soli, non assistiti dalle famiglie… ed altri piccoli semi di bene.
Pian piano anche io sto entrando a piccoli passi nella vita di Ampa, ascoltando ed osservando tanto chi mi è accanto.



Alba è stata molto importante in questo primo periodo, accogliendomi e accompagnandomi, ed è un peccato sia già partita per tornare in Italia. Per fortuna è rimasta Anna…con lei riesco a condividere le fatiche e le difficoltà, insieme ai momenti belli in cui mi fa morir dal ridere!
In questi giorni ci stiamo preparando al Natale… ieri abbiamo fatto il presepe in cappella e oggi le Masere (suore) ci hanno insegnato a fare i cappelletti! Che ridere! Con loro sto bene, sono dolci e addirittura dicono la compieta in italiano per aiutarci nella preghiera. È vero, è bello rivolgersi al Signore con parole che sento un po' meno straniere… e credo sia ancora più bello incontrarlo negli occhi di Tolotra che cercano i tuoi e sorridono, nelle mani delle Masere che lavorano senza sosta con umiltà, nell'applauso dei malati di tubercolosi nei confronti di un paziente guarito.


Tanti auguri di Buon Natale e felice anno nuovo a tutti voi.
Spero di cuore siano dei bei giorni di festa.


A presto!
 Cris 

Nella prima foto vi sorride una bimba che si rinfresca in un fiume e nella seconda si vede una donna china in una risaia. Poi Masera Philippine, Masera Sylvie, Anna, io e Mena che ci divertiamo con i cappelletti ed infine un ospite della casa di carità di Fianarantsoa… Spero vi piacciano!

“Oh sa mirë që jemi mirë!”

Ja ku jemi!!!

Il mese di dicembre è arrivato con molte novità, a partire dalla nostra Arca di Noè, che ha accolto la Virgi il 28 di Novembre, la Fede il 9 Dicembre e la Franci il 15, lo stesso giorno in cui Laura, qui in Albania già da un anno, è tornata in Italia (e approfittiamo per ripeterle: “Kalofshi mirë dhe Rrugë të mbarë!”).

da sx: Francesca, don Stefano, Virginia e Federica
Con tutti questi cambiamenti, stiamo imparando pian piano a conoscere la realtà nuova in cui siamo capitate: innanzitutto stiamo a tutti gli effetti vivendo in pianta stabile a Laç, sopra la casa di carità (è arrivata ieri finalmente la bombola del gas per cucinare!!!). Siamo però spesso anche alla nostra base di Gomsiqe, anche se è veramente complesso gestire due case.

Continua la nostra routine, divisa tra Messe, Catechismo e incontri con gli adolescenti (Tra l’altro l’8 dicembre abbiamo fatto una bellissima gita a Shiroka con i ragazzi di Gomqise che ci hanno aiutato quest’anno!!!). Continuano anche il lavoro con le donne, le visite alle Famiglie e la Biblioteca nei villaggi e proprio per quest’ultimo punto ci siamo trasferiti momentaneamente a Laç: stiamo infatti progettando una prossima apertura della Biblioteca anche nella cittadina di Laç, progetto che ci impegnerà nei prossimi mesi!! Staremo a vedere!!

Nel periodo di Natale siamo stati abbastanza impegnati: oltre alle Messe consuete, siamo riusciti anche a mettere in scena il Drama Natalizio (la visita dei Re Magi), preparato in quasi tutti i villaggi durante il catechismo!! Con l’aiuto delle Suore Ravasco e dei Padri Carmelitani siamo riusciti a celebrare in tutti i villaggi..
Il 25 abbiamo poi salutato Don Stefano che è partito per il Madagascar per il capitolo dei Servi della Chiesa 
*Don Stefano ci informa che in Madagascar si sta bene e c’è caldo...*

Sicuramente molto più che qui! #SoloStufette

Insieme a Don Stefano è partita anche Suor Rita, che è dovuta ritornare in Italia per qualche giorno e che abbiamo brillantemente sostituito in questo periodo.

Dopo due giorni allo "sbaraglio", senza guida, mortificate nell’anima a causa della partenza per il Mada del Gallo-Capo, le tre Gallette il 27 dicembre hanno accolto ad ali, o meglio braccia aperte Don Carlo, che rimarrà con noi fino al 9 Gennaio.  Grazie ai suoi aneddoti quotidiani e alle sue conoscenze, stiamo scoprendo altre realtà vicine, tra cui la comunità Papa Giovanni, il convitto delle Suore Ravasco e tante altre!

Novità importante di questo mese che riguarda l’intera Albania è l’ingresso del nuovo Vescovo di Tirana, Monsignor Giorgio Frendo.

Per questo momento è tutto!!!
Buone feste, Buon anno!!!!!

Don Stefano, Don Carlo, Fede, Franci, Virgi.

Un augurio anche da parte di:
Terezina, nostra fedele visitatrice; gli Ospiti della Casa della Carità; Gjon; Pjerin e la sua mucca.

giovedì 7 luglio 2016

Laura e la sua Albania

Laura è in Albania insieme a don Stefano, nella piccola Comunità di Gomsiqe.

Insieme ci scrivono mensilmente le notizie della parrocchia. Ci raccontano che maggio è stato un mese di speranza in cui tutta la diocesi e non solo, si è riunita a pregare il rosario, tutte le sere, davanti alla statua di Maria, sotto la finestra del Vescovo, chiedendo il miracolo della guarigione. Il miracolo a noi non sembra esserci stato, ma c’è stato…per lui che è salito al Padre, che è arrivato a Casa.
Laura con un ospite della Casa della Carita' di Laç

Ci raccontano di don Carlo Fantini e Antonio Ferretti, di Mons. Adriano Caprioli, don Filippo, sr. Ines, Paola e Titti che sono arrivati in Albania per condividere con la diocesi di Laç il dolore per la perdita del Vescovo Augustin.

Ma Laura, di ritorno per una brevissima visita in Italia, ci racconta di sé, dell’Albania che sta conoscendo; Di una famiglia che va a visitare per la catechesi battesimale, che abita in un posto bellissimo, che farà battezzare la bimba di due anni. Della loro povertà, dei piedi scalzi e neri, e della loro dignità, della sala degli ospiti dove sono accolti.

In Albania di solito si riserva una stanza, la sala degli ospiti, all’accoglienza degli amici. Una sala curata, a volte staccata dall’abitazione, con un tappeto, il tavolino ed i divani. E’ solitamente vietata ai bambini, deve rimanere linda e ordinata…
Solo se veramente indispensabile si ha accesso al resto della casa. In Albania ci si scopre fratelli piano piano…

Racconta di una ragazza che attende di sposarsi, finiti gli studi. Molte volte padri sono venuti a presentare il loro figlio a suo padre per il matrimonio, ma il suo è un padre “speciale”, che non segue la tradizione, che l’ha aiutata a laurearsi e che ora le permette di cercare lavoro in città prima di sposarsi.

Piccole cose da una terra vicina, piccole scoperte di una cultura vicina ma lontana, piccoli segni di fratellanza che crescono.

lunedì 4 luglio 2016

Vanessa, primi 6 mesi a Nova Redençao

Scrivere, raccontare o inviare foto mi mette in difficoltà per tanti motivi, ma questa volta cercherò di fare un piccolo passo avanti e di spiegare un po’ quello che vivo e sento.
All'inizio non avere un progetto ben definito mi ha creato tanti dubbi e anche un po’ d’ansia: cosa sto facendo qui? Ma Dio ci insegna ad avere pazienza ed è Lui che ci mostra il cammino!
Le mie giornate sono piene e ogni giorno si aggiunge un tassello alla mia missione.


L’idea iniziale era poter aiutare i disabili a scuola; mi sono inserita, ho conosciuto i bambini, le maestre, mi sono fatta conoscere, ma il problema è che i bambini disabili non vanno a scuola!
Nel frattempo ho iniziato ad accompagnare suor Ana nella Pastoral da Criança (è un organismo nazionale composto unicamente da persone volontarie che aiutano le famiglie nella crescita dei bambini da quando sono ancora nella pancia ai 6 anni) che mi ha permesso di conoscere le famiglie dei bambini che frequentano la scuola, ma anche qualche bambino disabil, e a capire bene quale sia la situazione reale qui in paese.

Il lavoro da fare è tanto, ma il primo passo è sensibilizzare le famiglie, spiegare che i loro figli hanno diritti e che non possono o devono essere solo una preoccupazione delle famiglie, ma anche della scuola e dell’intera società.
E così il mio compito è diventato quello di fare da intermediaria tra le famiglie, la scuola, i medici e chiunque sia coinvolto nella vita e nell’educazione di questi bambini.
I primi risultati ci sono già: un bambino di tre anni (probabilmente autistico) ha iniziato un percorso sanitario, in quanto fino ad ora nessun medico ha diagnosticato un qualche tipo di problema;  inoltre da agosto seguirò due bambine che verranno inserite a scuola per poter iniziare un percorso educativo e di socializzazione.

Un’attività a cui partecipo sin da quando sono arrivata è accompagnare Suor Alice nelle diverse comunità rurali; andiamo nelle comunità ogni 15 giorni ed è sempre una grande gioia potersi ritrovare.  Ogni comunità è differente sia per le attività svolte sia per le persone che partecipano: donne e/o bambini che si riuniscono per incontri di catechesi, formazione o cucito. Con le donne si chiacchiera, ci si confronta, si parla delle fatiche e dei problemi di tutti i giorni; ma in realtà la mia vera gioia è quando andiamo nelle comunità dove partecipano molti bambini: giochiamo, chiacchieriamo e con i loro sorrisi rendono la mia vita più bella.

Un pomeriggio eravamo all’esterno della chiesa e i bambini, nascosti dietro una macchina, continuavano a ridere e a spingersi; ma perchè? Volevano abbracciarmi ma si vergognavano! Quel pomeriggio ho ricevuto il regalo più bello: 5 abbracci, 5 baci e il cuore pieno di gioia.
Una sera invece,  mentre aspettavamo che i bambini arrivassero, stavo leggendo il libricino “Historia de um descobridor” che parla di Mario Prandi, fondatore delle Case della carità. E’ arrivato uno di loro, si è seduto al mio lato e ha iniziato ad accompagnarmi nella lettura; è stato uno di quei momenti in cui ho pensato che fosse un segnale, uno di quelli che non si può ignorare e così ho deciso di regalargli il libricino (mi ha poi confessato di averlo letto in un giorno).

E poi c’è il quartiere più povero del paese. Una volta mia zia suora e missionaria qui in Brasile mi disse: “Difficile da spiegare, ma riesci sempre ad affezionarti ai bambini che hanno più bisogno”. Beh ci sono riuscita anche questa volta. Sono due fratellini che mi rendono una persona migliore! Probabilmente sono loro che mi spingono a pregare di più, perché io posso fare ben poco, c’è bisogno di Qualcuno più in alto di me per proteggerli. Un giorno li ho visti guardare i loro amici che giocavano con gli aquiloni; ho comprato del cotone e gliel’ho regalato; la gioia nei loro occhi mentre il loro aquilone fatto con un filo di cotone e un foglio di carta volava, non si può descrivere. Non è facile salutarli e tornare a casa, ma poi prego: prego per loro, perché possano crescere felici e prego per me, perché possa dar loro il mio meglio!!

Mi rendo conto che quello che vi ho scritto è solo l’1% di quello che vivo ogni giorno, mi è stato già fatto notare dai miei amici che racconto poco,  che non entro nei dettagli e che spesso viene fuori solo la parte più divertente di quello che vivo: le uscite con il gruppo giovani della parrocchia, le feste, i compleanni, i ritiri in mezzo alla natura (cercate su internet Chapada Diamantina, forse inizierete a credere che Dio esiste); e anche le foto che pubblico su facebook o che invio su whatsapp rispecchiano tutto ciò. Qualcuno mi ha già chiesto se per caso sono in vacanza!

In realtà ho difficoltà a raccontarvi o mostrarvi la parte più vera di questa mia vita perché non credo sia giusto per i miei bimbi. Partendo dal fatto che è facile fermarsi a contemplare un paesaggio e scattare una foto, o catturare un momento insieme ai proprio amici; difficile è pensare di scattare una foto mentre sono a scuola e tento di insegnare le vocali ad un bambino, o mentre sono seduta per terra a fianco a uno di loro cercando di spiegare il perché non si dovrebbero picchiare i propri amici,  mentre un bambino mi abbraccia, mentre tengo tra le braccia un bimbo di 8 giorni e suo fratello più grande lo guarda con gioia e fierezza, mentre parlo con una nonna che cerca di fuggire di casa e sua figlia e sua nipote non sanno più cosa fare, mentre un bimbo mi racconta che un giorno sua madre verrà a prenderlo e finalmente vivranno insieme, mentre due sorelle giocano dopo non essersi viste per 4 mesi.

Credo che ognuna delle persone che incontro ogni giorno abbia la sua dignità e proprio non capisco il motivo di dover mostrare una loro foto.
Purtroppo noi europei cresciamo in una società che ci mostra immagini di  bambini del “terzo mondo” nudi, magri e con le mosche che gli girano intorno, orgogliosi di chi decide di vivere la propria vita accanto ai più poveri, in dovere di donare un 1 €, forse per sentirci meno in colpa per tutto il cibo che ogni giorno buttiamo nella spazzatura.
Senza parlare di tutte quelle foto di bambini con sorrisoni splendidi, accompagnati dalla solita frase “Non hanno nulla però sorridono”.

La realtà è che essere poveri fa schifo e questi bambini non sono felici: non sanno cosa sia l’amore, il calore di un abbraccio, le attenzioni di un padre o di una madre; non possono ammalarsi perché non ci sono soldi per curarsi; non sempre hanno da mangiare, non di rado a scuola arrivano con lo stomaco vuoto. Provate a studiare o a concentravi con lo stomaco che fa male perché si ha fame!
Perché se hai 9 anni, non c’è nessuno che si prenda cura di te, sono 3 giorni che hai lo stesso pantaloncino perché nessuno lo lava (ovviamente sono anche 3 giorni che non fai una doccia) e un altro bambino ti spruzza dell’acqua addosso dicendoti che sei sporco, tu puoi solo urlargli: “Allora vieni tu a lavarmeli i vestiti!!”.

Ecco, questa è la realtà, la loro vita, le loro sofferenze; e se ho scritto questo non è per  impietosirvi, o  per sentirmi dire: “Vanessa che bella persona che sei, che coraggio che hai”.
No!! Sono qui perché credo che donare la propria vita agli ultimi sia il più bel modo di vivere.
Sto cambiando e me ne rendo conto: amo ogni giorno di più, il mio cuore è sempre più grande perché le persone che ne fanno parte sono sempre di più; ma allo stesso tempo sono sempre più dura con chi ha bisogno di dimostrazioni per credere che la sofferenza umana esista, perchè nessuna mia parola potrà spiegare al meglio quello che tutti i giorni i miei occhi vedono.

Qualche giorno fa una mamma ha bevuto del veleno per topi, voleva morire, il perché lo sanno solo lei e Dio. Io mi siedo accanto a lei e prendo sua figlia più piccola un po’ in braccio, per far riposare un po’ le sue di braccia.
Una persona  (dall’altra parte dell’oceano) mi ha detto di essere la classica missionaria che parla, parla e non fa nulla.  Io però rispondo  che non sono partita per salvare il mondo, per costruire ospedali, case o scuole.

A me basta la gratitudine di uno sguardo, perché un abbraccio e un sorriso possono ridare dignità ad una persona, farle sapere che non è sola, che vale qualcosa, che il mondo non si è dimenticata di lei.
“Siete le prime persone che entrano nella mia casa”!!

Sono frasi come questa che mi fanno credere che probabilmente non sto sbagliando tutto.

Ah questa sono io, felice e grata a Dio per la mia vita!!

Vanessa

Agnese da Ampasimanjeva

“Piove, ma senti come piove, madonna come piove senti come viene giù uh!”

Già, il grande Jovanotti aveva ragione, bisogna proprio sentire bene come cade la pioggia.

Qui ormai sono  tre settimane che piove, il grande freddo sembra essere arrivato con molto anticipo. Di solito, dicono che questa temperatura  è più da Luglio e Agosto mentre a Maggio e Giugno  il clima dovrebbe essere più mite.

In queste settimane ho visto, giusto un poco, la forza della natura, muri d’acqua che cadono per qualche minuto oppure che durano tutta una notte.
In alcuni momenti, quando inizia a piovere oppure a tirare un forte vento, mi sento tornare bambina, mi incanto a guardare l’acqua che scende, come se qualcuno stesse tirando dei secchi dall’alto, altre volte, quando mi  trovo nel letto alla sera e inizia a tirare un fortissimo vento, ho paura che da un momento all’altro possa cadere il grande albero di lecci che ho davanti alla camera… ma per fortuna alla mattina è sempre lì, in ottima forma!

La cosa che più mi sorprende di Ampasimanjeva è che alla mattina, dopo una nottata di vento fortissimo e acqua,  si può percepire un’ aria bella e pulita e mi viene subito in mente la mia bellissima casa in montagna, ma la cosa più sorprendente è  che non c’è traccia di piante cadute o di foglie in terra.
Ma una cosa c’è il giorno dopo: il fango
Mi viene da pensare che se non si hanno i piedi un po’ sporchi a fine giornata vuol dire che non è stata un giornata piena ed esaustiva.
Bisogna stare molto attenti a dove si cammina e a dove si mettono i piedi, perché un passo sbagliato potrebbe essere l’occasione per cadere davanti a tutti e far ridere così i malgasci ma un po’ meno le tue ginocchia.
Al mattino esco dalla veranda per andare dalle suore a fare colazione e, appena arrivo da loro, mi guardo i pantaloni che prima di uscire erano blu e ora sono blu a pois marroni e capisco che questo fango mi accompagnerà per il resto della giornata .
Al mattino mentre vado dai tubercolotici e poi in ospedale mi sembra  di essere un’equilibrista,  devo stare attenta a dove metto i piedi per non lasciare sul terreno il mio didietro, ma poi mi vedo passare affianco bimbi, adulti e vecchi a piedi scalzi che camminano come nulla fosse, come se sotto ai loro piedi ci fosse del cemento.

Dall’ultima lettera ad oggi, sono successe tante cose e tante persone che sono passate da Ampasimajeva.

Fino alla settimana scorsa   in casa dalle suore eravamo in compagnia di tre bambini sopranominati “pupoli”. 
La prima ad essere arrivata è Gracia, una piccola bimba abbandonata alla nascita dalla madre, perché in questa zona del Madagascar i bimbi gemelli sono “fady”, tabù.  Significa che  nel momento in cui la mamma partorisce ne abbandona uno (di solito il più debole, quello che pesa di meno oppure se sono un maschio e una femmina, viene abbandonata la femmina). Le suore  hanno dato già da diversi anni la loro disponibilità per prendersi carico dei neonati abbandonati e nel frattempo cercare una famiglia che se ne prenda carico e per ora ne hanno salvati 200. 
Gracia, nel momento in cui è arrivata  pesava poco più di due chili  e per poterla darle ad una nuova famiglia doveva raggiungere i due chili e mezzo.

Agnese con uno dei bimbi accolti

Nel giro di pochi giorni è arrivato a fargli compagnia Martin, un altro piccolo “pupolo”. Martin al momento della nascita pesava due chili e duecentocinquanta  ma la sua salute non era buona; quindi, fin quando non si stabilizzerà a  livello di salute, non potrà andare in adozione, ma rimarrà qui per essere controllato dai dottori.
Infine dopo l’arrivo di Martin è arrivata Elisa ed era veramente un miracolo che fosse ancora viva.
Elisa è arrivata dalle suore poco dopo Martin, e aveva già un mese di vita.

Sua mamma non aveva partorito in ospedale ma nel suo villaggio e durante il parto è venuta a mancare, così per un mese la nonna di Elisa si è occupata di lei, ma senza dargli le cure necessarie ad una bambina appena nata. Quando è arrivata dalle suore  non si sapeva da quanti giorni non gli dessero da mangiare, aveva il viso tutto scavato e il suo piccolo corpo era solamente ossa e pelle.
Le suore l’hanno subito accolta e le hanno dato da bere latte e the con tanto zucchero, era veramente impressionante con quanta forza e voracità facesse fuori il biberon.

I medici non davano tante possibilità di vita ad Elisa, ma ogni giorno che passava la piccola “pupola” faceva un piccolo ma grande miglioramento.
Elisa è stata quella che richiedeva più energie perché ad ogni ora doveva assolutamente mangiare, e col passare dei giorni aveva impostato una sua sveglia personale e ogni ora, né un minuto in più né un minuto in meno era pronta per mangiare.

Io e la mia compagna di avventure Alba, abbiamo deciso di aiutare durante il giorno le suore con i “pupoli” e anche la notte. Io ho deciso di occuparmi di Elisa.. e diciamo che di notte la sua sveglia biologica migliorava: invece di ogni ora, si svegliava ogni mezz’ora. Si svegliava, si sbaffava il suo latte e poi era pronta per dormire di nuovo. 
Ora Elisa è tornata a casa, con qualche chilo in più e speriamo che la nonna e anche tutto il resto della famiglia si prenda veramente cura di lei. Sono anche sicura che, se è sopravvissuta a così tanti giorni senza mangiare, vuol dire che ha veramente tantissima forza e ne avrà anche per il domani che l’aspetta!

Un po’ di tempo fa, come tutte le mattine, ero dai tubercolotici insieme ad una suora che era venuta a fare una puntura ad un malato. Finito di dare le medicine siamo andate su in ospedale a vedere e fare due chiacchiere con i malati.
Verso la fine mi ha portato in maternità per vedere due piccoli bimbi gemelli nati da pochissime ore e molto  prematuri .
Appena siamo entrate abbiamo trovato i bimbi appoggiati su un tavolo ricoperti di coperte e in mezzo a loro c’erano delle bottiglie di vetro con acqua bollente per tenerli al caldo il più possibile. Li con loro c’era la nonna che cercava di tenerli in vita. Uno dei due aveva il sondino nel naso per fargli arrivare l’ossigeno… mentre eravamo lì,  ad un certo punto un gemellino non ce l’ha fatta ed è venuto a mancare.
Mi ricordo ancora tutta la scena come fosse successo ieri.
Le infermiere che arrivano, mettendo il bimbo morto su un lettino e cercando nel frattempo di tenere in vita l’altro piccolo neonato. Ma anche lui nel primo pomeriggio ha raggiunto il suo fratellino.
Ci sono tante cose che mi hanno colpito in tutto questo. Prima di tutto vedere così da vicino la morte di due bambini appena nati, e non sapere se provare più dolore o dispiacere?
Non so come chiamare questo sentimento per la nonna, che ci stava mettendo tutte le forze per tenerli in vita e vedere i suoi occhi piedi di lacrime, di dolore, per quei suoi nipoti che sapeva benissimo che non ce l’avrebbero fatta.
La cosa che più mi ha turbato è venire a sapere che la madre aveva già avuto tre gravidanze e tutte e tre erano finite in questo modo, e pensare che ci sono persone che abbandonano i propri figli, perché non vogliono tenere due bambini uguali .
…ho il vuoto totale in testa e l’unica domanda che mi viene da farmi è “perché?”, ma non riesco a darmi ancora una risposta. E forse non troverò mai una risposta, ma dovrò solamente farci l’abitudine e sapere accettare.

Una cosa che non manca ad Ampasimanjva sono i bambini.
Sbucano da tutte le parti, e appena ce ne si libera di uno… ne arrivano altri.
Il lunedì, il mercoledì e il venerdì, come ho già scritto nella precedente lettera,  tengo aperta la “pupponiera”, una piccola ludoteca per i bambini dell’ospedale.
Questi mesi passati con i bambini sono stati veramente belli e soddisfacenti.
Faccio fatica a dirvi cosa provo e cosa mi trasmettono perché sono veramente tante le cose…

Prima di tutto, il tempo con loro vola, è inutile dirlo, ma da quando apro la porta della stanza al mattino, mi ritrovo, in pochissimo tempo a richiuderla e a salutare dicendo che ci rivedremo la volta prossima.
Se penso a tutti i bimbi che si sono fermati, anche solo a fare un disegno, sono stati tanti e molti mi sembrano andati via ieri, ma in realtà sono andati via già da uno o due mesi. Mi sono divertita a dare ai bambini dei soprannomi che sono rimasti tra me e me, ad  esempio Scenzia “quella che non tace mai”, Faniry  “ il gentiluomo”, Laria “la furba” , Nadine “la princesse” e così tanti altri, e poi c’è lei Cristanie, una bimba di quattro anni. 
Mi dispiace dirlo, ma è la mia preferita. E’ stato più forte di me e non potete capire quanta fatica faccia a sgridarla quando fa qualcosa che non va fatto, ma credetemi lo fa in un modo talmente buffo e disinvolto che la vorrei solamente riempire di baci.
Mi ricordo ancora quando eravamo a messa e il Don chiese chi facesse la comunione e lei alzando  la mano urlò “IO” e non la voleva tirare giù! E la grinta che ci metteva a cantare i canti durante la messa e infine, quando arrivava il momento della comunione, lei guardandomi e spingendomi mi diceva “dai!! devi andare” .

Come ho già detto prima, molti di loro sono venuti a fare disegni e colorare solamente per una o due volte, mentre i figli dei tubercolotici sono rimasti qui più di un mese. Con loro è stato bello ed è bello tuttora, perché, grazie al tempo che sono rimasti qua, sono riuscita a creare delle piccole relazioni.
Sanno che tutte le mattine vado dai loro genitori a dargli le medicine e quindi mi aspettano lungo le scale e appena mi vedono arrivare è un continuo chiamare “Agnesa!” e poi a turno, ciascuno mi chiede se può aprire la stanza e, dopo averla aperta, tutto il resto della truppa mi aiuta ad aprire le finestre e poi a fare l’operazione inversa una volta finito di dare i medicinali ai loro genitori.
Quando arrivano le cinque, dopo un pomeriggio passato in pupponiera, mi ritrovo a salutare i bambini ad augurar loro una buona serata e fra di loro c’è sempre chi cerca di chiedere se possono venire il giorno dopo anche se sanno che non è il giorno della pupponiera .

Sono contenta di questa stanza per i bambini, perché molte volte mi hanno dimostrato che ci tengono veramente.
Si impegnano ad arrivare puntuali (a volte fin troppo!), a tenere i colori, libri e tutto il materiale con cura. Verso le cinque sono loro stessi che iniziano a pulire e a riordinare la stanza.
Qualcuno di loro mi ha chiesto di insegnarli i numeri e le lettere dell’alfabeto, ho cercato una o due volte di insegnar loro qualcosa: non so cosa abbiano capito e imparato ma è stato bello imparare a fare qualcosa insieme.
In tutto questo c’è il rovescio della medaglia, ovvero quando i genitori dei bimbi sono guariti dalla tubercolosi e quindi possono tornare a casa.
Sono felice per i bimbi e per i genitori stessi che stanno bene e possono tornare a casa dalla loro famiglia nel loro villaggio, ma al tempo stesso so che mi mancheranno, come la piccola Cristanie che domani tornerà a casa.
Una volta al mese devono ritornare qui ad Ampasimanjeva per il controllo e per prendere del riso in base a da quante persone è composta la loro famiglia. 
Ogni mese non vedo l’ora che arrivi il 19 perché è il momento dei controlli e quindi ritornano anche tutti i bimbi anche se è solo per un giorno.

Ormai sono otto mesi che sono qui in Madagascar e a volte ho la sensazione di essere arrivata ieri mentre altre volte mi sembra di essere qui da una vita.
Voglio cercare di godermi questi ultimi mesi che mi rimangono, stando il più possibile con le persone, godendomi questa missione.
L’altro giorno la prima lettura diceva:
 “…La fine di tutte le cose ormai è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conversate tra di voi una grande carità perché la carità copre una moltitudine di peccati. Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare. Ciascuno viva seconda la grazia ricevuta, mettendola al servizio degli altri” ( dalla prima lettera di S.Pietro Apostolo)
Questa lettura è arrivata proprio nel momento in cui sto realizzando che manca poco al mio ritorno in Italia,  dicendomi di mettermi al servizio degli altri il più possibile e di essere sobria e caritatevole il più possibile.

Anche se sono qui da vari mesi faccio ancora fatica a superare e a capire molte cose.
Faccio ancora fatica ad andare in città per fare due passi, vedere facce, persone e posti nuovi  senza sentire ad ogni passo dire: “ Vasa” (bianco), oppure comprare qualcosa senza che gli occhi di bambini e adulti mi siano addosso per vedere esattamente cosa compro.
Ogni tanto, quando sono presa dall’esasperazione vorrei prendere della vernice marrone e colorarmi tutta, così da poter andare in giro come una di loro e fare tutto quello che devo fare senza sentire commenti e senza essere trattata in modo diverso.

 Spero tanto di sapermi gustare questi ultimi mesi che rimangono, di saper cogliere tutti i segni e le persone che incontrerò in questo ultimo periodo.

Vi saluto e vi abbraccio tutti! Ci vediamo presto un bacione!!  Agnessss