Meno undici…e pensare che suor Marisa aveva iniziato con meno quaranta, per ricordare il periodo di quaresima; e la mia amica Sara, ormai rassegnata, mi aveva detto: “Sono pronta all'alternarsi di felicità e tristezza che ti accompagneranno fino alla fine di questa esperienza”.
Meno undici…con l’ agenda piena di cose da fare prima di partire e di cose da fare appena atterrata in Italia.
Meno undici…consapevole che saranno giorni pieni di abbracci e di lacrime; lacrime di gioia per la grande benedizione di aver conosciuto tante persone meravigliose e lacrime di gioia perché non c’è cosa più bella di riabbracciare le persone che si amano e che da due anni sono così lontane.
Come è bello credere nei segnali di Dio, sapere che nulla accade per caso, basta circondarsi delle persone giuste e tutto sarà perfetto.
Questi ultimi mesi sono stati un alternarsi di attività differenti: la missione diocesana in Itaetè, cittadina non molto distante da Nova Redençao, che ci ha ospitato; per una settimana abbiamo
Un ReMix di esperienze missionarie... ma anche una pagina di racconti dalla Missio-Re! (Rwanda, Albania, Madagascar, Brasile, India, Kosovo: le missioni della Chiesa reggiano-guastallese)
Un blog a piu' mani. Pensieri, parole e immagini da chi sta camminando sulle strade del mondo.
Visualizzazione post con etichetta Vanessa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vanessa. Mostra tutti i post
venerdì 6 ottobre 2017
lunedì 12 giugno 2017
La mente che si apre ad una nuova idea...
Quante volte mi sono sentita dire: “Non fasciarti la testa
prima di cadere”, “E’ inutile pensare così tanto”, “Ti interroghi troppo sulle
cose che fai”.
Credo però che siano proprio queste frasi ad essere la
risposta a chi mi dice anche che sono troppo impulsiva.
Manca ancora qualche mese al mio rientro, ma è inevitabile
pensare a quello che c’è stato finora, a quello che ci sarà qui e poi in
Italia.
Ovvio che è impossibile tirare le somme oggi e per questo
credo che i miei pensieri vi sembreranno confusi, ma che in realtà compongono
il grande puzzle di questa mia grande e importante esperienza.
Domenica 21 maggio in diocesi c’è stata la “IX Romaria da
terra e das aguas” in ricordo dei 25 anni dalla morte di Don Matthias, vescovo
statunitense che ha segnato la vita di molte persone in questa diocesi; e padre
Eugenio, italiano che per molti anni è stato missionario nella città in cui
vivo, ci ha raggiunto per questo grande evento.
Poter vivere insieme al popolo la gioia di ricordare don
Matthias e poi parlare con padre Eugenio (abbiamo pranzato insieme il 22) mi
porta a pensare a cosa significa essere missionari, al perché si decide di
partire, di vivere accanto al popolo che lotta, che rivendica i propri diritti.
Non gliene importa a nessuno se veniamo qua a fare grande
discorsi o a dire che da qualche altra parte del mondo c’è qualcuno che sa fare
meglio; ciò che importa è essere vicini perché è solo stando insieme che si ha
la forza di andare avanti, lottare e non mollare!!
![]() |
| IX Romaria diocesana a Ruy Barbosa |
Penso poi alle mie giornate qui in paese e alla mia missione:
giovedì 23 febbraio 2017
Un abbraccio dalla calda Bahia
Eccomi qua, dopo qualche mese di silenzio, con tante cose da dire, senza sapere da dove iniziare.
Le mie giornate sono piene, spesso la sera quando torno a casa preferisco leggere o guardare un po’ di tv per distrarmi, per fare qualcosa di poco impegnativo; e così ora che sono seduta a pensare, mi rendo conto di come nella quotidianità mi sembra sempre di far così poco, ma come a distanza di 4 mesi dall’ultima volta che ho scritto, le cose da raccontare sono così tante.
Novembre e dicembre sono stati mesi di verifiche e di riunioni conclusive; l’assemblea diocesana, l’assemblea diocesana della pastorale giovanile, l’ultimo incontro dell’anno dello zonale di cui la nostra parrocchia fa parte, il bingo parrocchiale, il ritiro del gruppo giovani, senza dimenticare l’ultimo giorno di scuola e gli scrutini finali a cui ho partecipato: come è andato il 2016, cosa potevamo fare meglio e quali sono i propositi per il nuovo anno.
Anno di cambiamenti: i don, le suore e il sindaco; si ringrazia il passato e si guarda al futuro con gioia e speranza, perché anche se è un anno che non piove (l’ultima volta ha piovuto 15 giorni a gennaio dello scorso anno), la vita va avanti e si spera che tutto possa andare meglio!
È arrivato dicembre: Alessandra (missionaria laica a Salvador) è tornata in Italia dopo un anno; un’amica che mi è stata accanto e mi ha aiutata nei momenti più difficili; Massaranduba (il quartiere dove viveva con 2 preti fiorentini) è stato per me una casa, dove poter essere me stessa, confrontarmi e anche sfogarmi quando qualcosa non andava. Non è così scontato trovare qualcuno a cui raccontare le tue paure, i tuoi dubbi, i tuoi problemi ed essere capito, ma soprattutto senza essere giudicato; ancora più difficile e quando sei dall’altra parte del mondo, immersa in una cultura totalmente diversa. Massaranduba è stato per me il mio porto sicuro, dove poter essere me stessa senza dovermi preoccupare dei miei difetti.
Ho salutato anche suor Alice e suor Ana Maria, della congregazione Francescana di Cristo Re;hanno cambiato città, come spesso accade nelle congregazioni religiose. Sono state per me mamme, zie, amiche, sorelle, mi hanno sostenuta e aiutata, abbiamo condiviso momenti difficili, ma anche tanti momenti di gioia. Sono state per me la mia famiglia, le persone con cui condividevo il pranzo la domenica; coloro che mi rammendavano la maglia scucita e coloro che chiamavo quando andavo in un'altra città, per avvisarle che ero arrivata e che stavo bene. Senza di loro probabilmente questo primo anno di missione non sarebbe andato così bene.
E poi finalmente l’abbraccio tanto atteso, dopo 4 anni, con mia zia, suora missionaria qui in Brasile, nello stato del Mato Grosso del sud. Abbiamo trascorso il Natale insieme, ho conosciuto la città in cui vive e ho potuto costatare che non importa il posto, mia zia ha un cuore così grande e una fede così forte, che riesce ad illuminare qualsiasi persona incontri e qualsiasi cosa faccia.
Siamo poi andate a Mogi das Cruzes, nello stato di San Paolo; è in questa città magica che il mio percorso è iniziato e che mi ha portato qui dove sono oggi.
Ho rincontrato tanti amici, ragazzine che oggi sono donne, mogli e mamme, ragazzini diventati uomini. Alcuni di loro hanno dato uno schiaffo alla vita, costruendone una migliore; altri hanno dovuto lottare con più forza, in molti ce l’hanno fatta, altri purtroppo no.
Ma ciò che conta è l’amore, che dopo anni resta lo stesso: essere invitati a pranzo, potermi sedere a gambe incrociate sui loro divani, perché questi anni di lontananza sono stati solo fisici, ognuno di noi era nel cuore dell’altro.
Mia zia mi ha chiesto se avrei raccontato a qualcuno ciò che vissuto questo mese, ma non lo farò; sarebbe come raccontare i segreti dei miei amici con cui condivido la mia quotidianità; storie di prostituzione, violenza, droga, prigione, ma anche problemi con i propri genitori, con i figli, problemi d’amore, la mancanza di lavoro, la salute: è la vita, per qualcuno è più semplice, per altri un po’ meno.
Sono ritornata a Redençao ed è stato bello poter riabbracciare tutti. Il 4 di febbraio c’è stata la messa per dare il benvenuto al nuovo padre e alla nuove suore, il 6 prima riunione in equipe per organizzare questo nuovo anno.
Io non so come andrà, ma sicuramente questa esperienza mi sta mettendo alla prova. Tutte le persone della comunità mi hanno un po’ adottata, ma la sera, quando resto sola devo fare i conti con me stessa, per cercare di capire se sto procedendo sul cammino più giusto, per rispetto a me stessa, ma soprattutto per rispetto alle persone che incontro ogni giorno.
Qualche giorno fa stavo andando a messa e una bimba mi è corsa in contro per abbracciarmi urlando il mio nome, poi a bassa voce mi ha detto “Lo so che non ti piace quando ti chiamo italiana”. Quella sera sono andata a letto serena, ringraziando Dio per tutto l’amore che ricevo e perché come dice mia zia, questo cuore può solo contenere più persone da amare.
E durante le mie preghiere ci sono i volti di tutte le persone che ho incrociato in questi pochi anni di vita, perché non c’è cosa più bella di sapere che c’è Qualcuno lassù a proteggere tutte loro.
Un abbraccio dalla calda Bahia
Vanessa (Leccese, febbraio 2017)
Le mie giornate sono piene, spesso la sera quando torno a casa preferisco leggere o guardare un po’ di tv per distrarmi, per fare qualcosa di poco impegnativo; e così ora che sono seduta a pensare, mi rendo conto di come nella quotidianità mi sembra sempre di far così poco, ma come a distanza di 4 mesi dall’ultima volta che ho scritto, le cose da raccontare sono così tante.
Novembre e dicembre sono stati mesi di verifiche e di riunioni conclusive; l’assemblea diocesana, l’assemblea diocesana della pastorale giovanile, l’ultimo incontro dell’anno dello zonale di cui la nostra parrocchia fa parte, il bingo parrocchiale, il ritiro del gruppo giovani, senza dimenticare l’ultimo giorno di scuola e gli scrutini finali a cui ho partecipato: come è andato il 2016, cosa potevamo fare meglio e quali sono i propositi per il nuovo anno.
Anno di cambiamenti: i don, le suore e il sindaco; si ringrazia il passato e si guarda al futuro con gioia e speranza, perché anche se è un anno che non piove (l’ultima volta ha piovuto 15 giorni a gennaio dello scorso anno), la vita va avanti e si spera che tutto possa andare meglio!
È arrivato dicembre: Alessandra (missionaria laica a Salvador) è tornata in Italia dopo un anno; un’amica che mi è stata accanto e mi ha aiutata nei momenti più difficili; Massaranduba (il quartiere dove viveva con 2 preti fiorentini) è stato per me una casa, dove poter essere me stessa, confrontarmi e anche sfogarmi quando qualcosa non andava. Non è così scontato trovare qualcuno a cui raccontare le tue paure, i tuoi dubbi, i tuoi problemi ed essere capito, ma soprattutto senza essere giudicato; ancora più difficile e quando sei dall’altra parte del mondo, immersa in una cultura totalmente diversa. Massaranduba è stato per me il mio porto sicuro, dove poter essere me stessa senza dovermi preoccupare dei miei difetti.
Ho salutato anche suor Alice e suor Ana Maria, della congregazione Francescana di Cristo Re;hanno cambiato città, come spesso accade nelle congregazioni religiose. Sono state per me mamme, zie, amiche, sorelle, mi hanno sostenuta e aiutata, abbiamo condiviso momenti difficili, ma anche tanti momenti di gioia. Sono state per me la mia famiglia, le persone con cui condividevo il pranzo la domenica; coloro che mi rammendavano la maglia scucita e coloro che chiamavo quando andavo in un'altra città, per avvisarle che ero arrivata e che stavo bene. Senza di loro probabilmente questo primo anno di missione non sarebbe andato così bene.
E poi finalmente l’abbraccio tanto atteso, dopo 4 anni, con mia zia, suora missionaria qui in Brasile, nello stato del Mato Grosso del sud. Abbiamo trascorso il Natale insieme, ho conosciuto la città in cui vive e ho potuto costatare che non importa il posto, mia zia ha un cuore così grande e una fede così forte, che riesce ad illuminare qualsiasi persona incontri e qualsiasi cosa faccia.
Siamo poi andate a Mogi das Cruzes, nello stato di San Paolo; è in questa città magica che il mio percorso è iniziato e che mi ha portato qui dove sono oggi.
Ho rincontrato tanti amici, ragazzine che oggi sono donne, mogli e mamme, ragazzini diventati uomini. Alcuni di loro hanno dato uno schiaffo alla vita, costruendone una migliore; altri hanno dovuto lottare con più forza, in molti ce l’hanno fatta, altri purtroppo no.
Ma ciò che conta è l’amore, che dopo anni resta lo stesso: essere invitati a pranzo, potermi sedere a gambe incrociate sui loro divani, perché questi anni di lontananza sono stati solo fisici, ognuno di noi era nel cuore dell’altro.
Mia zia mi ha chiesto se avrei raccontato a qualcuno ciò che vissuto questo mese, ma non lo farò; sarebbe come raccontare i segreti dei miei amici con cui condivido la mia quotidianità; storie di prostituzione, violenza, droga, prigione, ma anche problemi con i propri genitori, con i figli, problemi d’amore, la mancanza di lavoro, la salute: è la vita, per qualcuno è più semplice, per altri un po’ meno.
Sono ritornata a Redençao ed è stato bello poter riabbracciare tutti. Il 4 di febbraio c’è stata la messa per dare il benvenuto al nuovo padre e alla nuove suore, il 6 prima riunione in equipe per organizzare questo nuovo anno.
Io non so come andrà, ma sicuramente questa esperienza mi sta mettendo alla prova. Tutte le persone della comunità mi hanno un po’ adottata, ma la sera, quando resto sola devo fare i conti con me stessa, per cercare di capire se sto procedendo sul cammino più giusto, per rispetto a me stessa, ma soprattutto per rispetto alle persone che incontro ogni giorno.
Qualche giorno fa stavo andando a messa e una bimba mi è corsa in contro per abbracciarmi urlando il mio nome, poi a bassa voce mi ha detto “Lo so che non ti piace quando ti chiamo italiana”. Quella sera sono andata a letto serena, ringraziando Dio per tutto l’amore che ricevo e perché come dice mia zia, questo cuore può solo contenere più persone da amare.
E durante le mie preghiere ci sono i volti di tutte le persone che ho incrociato in questi pochi anni di vita, perché non c’è cosa più bella di sapere che c’è Qualcuno lassù a proteggere tutte loro.
Un abbraccio dalla calda Bahia
Vanessa (Leccese, febbraio 2017)
lunedì 10 ottobre 2016
Ottobre: giornata missionaria mondiale dal Brasile
Ottobre: mese missionario
che santa Teresina possa proteggere tutti noi.
Chi mi conosce poco direbbe che sono una ragazza impulsiva,
ma non è proprio così; i miei sentimenti e le mie emozioni guidano la mia vita,
ma sempre dopo tanti pensieri e riflessioni che servono a capirmi e a
conoscermi meglio; non una sola scelta della mia vita è stata presa senza mal
di testa; ma l’ultima parola è il mio cuore ad averla, perché l’amore è l’unica
cosa che conta.
Per un po’ di mesi non ho scritto, non ne sentivo la
necessità. Come Alba (missionaria laica in Madagascar e amica/sorella gemella)
ha scritto, dobbiamo ricordarci che stranieri lo saremo sempre e dobbiamo
ricordarlo soprattutto perché serve a noi. La settimana scorsa sono stata da
una parrucchiera per tagliarmi i capelli e lei mi ha chiesto: “Li tagli solo?”
e io “Certo”. Dopo aver sforbiciato mi ha guardata attraverso lo specchio e mi
ha chiesto se andava tutto bene. In quel momento ho capito che la mia prima
risposta non era stata esatta, avrei dovuto anche dirle che volevo me li
asciugasse.
Sono straniera, ogni giorno c’è un piccolo dettaglio a
ricordarmelo, ma non sentivo la necessità di scrivere perché ormai il
quotidiano è diventato mio, le giornate trascorrono e quando qualcuno dall’Italia mi chiede come
va o cosa faccio, la mia risposta è sempre la stessa “le cose di sempre, scuola
e visite alle famiglie”, perché non è più la novità, è la mia vita, che mi
piace e che procede serenamente.
A pensarci bene però, cose importanti da raccontare ci sono.
Bom Jesus da Lapa! Se vivi in Bahia non puoi non andarci!
Dopo nove ore di autobus (per capire: io vivo in Bahia, Lapa è in Bahia: 9 ORE
DI VIAGGIO), siamo arrivati in questo posto suggestivo, un santuario immerso
nelle grotte e tutto intorno il sertᾶo. Sono stata in chiesa per parlare con
Dio, per ringraziarlo della mia vita, per chiedergli di proteggermi e di
aiutarmi a capire i suoi segnali perché la mia vita è nelle sue mani.
Ora le mie gioie e le mie sofferenze sono anche le sue e condividere questo con qualcuno a cui vuoi bene è prezioso e raro.
Dopo 5 mesi sono tornata a Salvador; se a qualcuno non fosse
ancora chiaro, io adoro Salvador!!
È stato strano ritornarci dopo così tanti
mesi, ritornare tra la confusione della città, le persone per strada, i
palazzoni, i centri commerciali, la frenesia. Salvador è stata una boccata
d’aria, riappropriarmi di un mondo che è anche mio. Ma dopo una settimana
volevo tornare nella mia casa, nel mio paese, poter uscire e salutare tutti,
sapendo che avrei potuto passare un pomeriggio fuori di casa perché le
chiacchiere di 5 minuti si possono trasformare in caffè, biscotti e tante
risate, e non perché gli autobus sono in ritardo. Perché la mattina posso
dormire un po’ di più, senza dovermi preoccupare di uscire con tanto anticipo,
perché non si sa mai, il traffico e i ritardi degli autobus.
La Bahia è anche candomblè, è sincretismo religioso, è
fascino! Il 29 di settembre ho avuto il grande privilegio di partecipare ad una
festa di compleanno in cui si omaggiavano Santi Cosma e Damiano, secondo i
rituali del candomblè. Spiegarvelo è impossibile, bisogna viverlo, mi è stato
anche consigliato di non fare video, gli spiriti potevano infuriarsi e andar
via. Sono andata a letto grata perché è vero, sono straniera, ma il carurù e il
vatapà si mangiano con le mani e bisogna inginocchiarsi davanti a santi Cosma e
Damiano, santa Barbara e san Michele per ringraziarli e perché no, chiedere una
grazia.
E come non parlare delle elezioni amministrative. Ogni paese
è anche politica: campagna elettorale, candidati, promesse, progetti, tanti sorrisi
(veri o falsi chissà), ma come mi è stato già detto tante volte “quello che
vedrai a Redençao non lo vedrai da nessun altra parte”. È da un mese che le mie
ore di sonno non sono regolari, musica, fuochi d’artificio, moto e macchine su
e giù per le strade.
L’opposizione ha vinto, si spera che i prossimi 4 anni
siano migliori, ma già si pensa a chi saranno i prossimi candidati nel 2020.
Tante contraddizioni, tante cose per me difficili da capire, una politica che
non sono abituata a vivere in questo modo, ma come ogni cosa ha i suoi pregi e
suoi difetti.
E ovviamente ci sono i miei bimbi, che continuo a vivermi e
ad amare. Sono loro la mia quotidianità, sono loro la mia vita e proprio per
questo non c’è molto da dire. I bambini regalano gioie ma anche preoccupazioni.
L’importante è esserci, non lasciarli soli e avere pazienza.
E. continua a picchiare i suoi amici, ma ha imparato a
chiedere per favore e a dire grazie; R. riesce a controllarsi prima di dare un
pugno in faccia a qualcuno (non sempre, logico); I. non mi urla più contro se
gli prendo il pallone perché non riesce a fare due tiri senza litigare o non
picchia più i suoi amici con le infradito, perché sa che potrebbe tornare a
casa senza; ma sa anche che per me non è la pecora nera, che se c’è da
difenderlo sono lì per lui.
Concludo con questa
frase di Jorge Amado:
«...Il Brasile è la somma meravigliosa di ogni possibile
contraddizione: in ogni uomo veramente brasiliano scorre un sangue ricco di
fermenti europei, africani, indios, meticci, ed è proprio questo che rende il
Brasile così magicamente colmo di luci ed ombre, così fragile, allegro,
violento, e tuttavia così impossibile da dimenticare».
Nel 2007 il primo timbro sul mio passaporto e il mio primo
grande amore, Lau, 12 anni. È stato lui a farmi ritornare in Brasile. Qualcuno
mi ha detto: ”Non ci si innamora di un posto perché è bello, ci si innamora di
quel posto perché in quel posto accadono cose belle”. Le persone che incontro
ogni giorno, i loro abbracci, i loro sorrisi: il mio bello sono loro!!
Vanessa Leccese
lunedì 4 luglio 2016
Vanessa, primi 6 mesi a Nova Redençao
Scrivere, raccontare o inviare foto mi mette in difficoltà
per tanti motivi, ma questa volta cercherò di fare un piccolo passo avanti e di
spiegare un po’ quello che vivo e sento.
All'inizio non avere un progetto ben definito mi ha creato
tanti dubbi e anche un po’ d’ansia: cosa sto facendo qui? Ma Dio ci insegna ad
avere pazienza ed è Lui che ci mostra il cammino!
Le mie giornate sono piene e ogni giorno si aggiunge un
tassello alla mia missione.
L’idea iniziale era poter aiutare i disabili a scuola; mi
sono inserita, ho conosciuto i bambini, le maestre, mi sono fatta conoscere, ma
il problema è che i bambini disabili non vanno a scuola!
Nel frattempo ho iniziato ad accompagnare suor Ana nella
Pastoral da Criança (è un organismo nazionale composto unicamente da persone
volontarie che aiutano le famiglie nella crescita dei bambini da quando sono
ancora nella pancia ai 6 anni) che mi ha permesso di conoscere le famiglie dei
bambini che frequentano la scuola, ma anche qualche bambino disabil, e a capire
bene quale sia la situazione reale qui in paese.
Il lavoro da fare è tanto, ma il primo passo è
sensibilizzare le famiglie, spiegare che i loro figli hanno diritti e che non
possono o devono essere solo una preoccupazione delle famiglie, ma anche della
scuola e dell’intera società.
E così il mio compito è diventato quello di fare da
intermediaria tra le famiglie, la scuola, i medici e chiunque sia coinvolto
nella vita e nell’educazione di questi bambini.
I primi risultati ci sono già: un bambino di tre anni
(probabilmente autistico) ha iniziato un percorso sanitario, in quanto fino ad
ora nessun medico ha diagnosticato un qualche tipo di problema; inoltre da agosto seguirò due bambine che
verranno inserite a scuola per poter iniziare un percorso educativo e di
socializzazione.
Un’attività a cui partecipo sin da quando sono arrivata è
accompagnare Suor Alice nelle diverse comunità rurali; andiamo nelle comunità
ogni 15 giorni ed è sempre una grande gioia potersi ritrovare. Ogni comunità è differente sia per le
attività svolte sia per le persone che partecipano: donne e/o bambini che si
riuniscono per incontri di catechesi, formazione o cucito. Con le donne si
chiacchiera, ci si confronta, si parla delle fatiche e dei problemi di tutti i
giorni; ma in realtà la mia vera gioia è quando andiamo nelle comunità dove
partecipano molti bambini: giochiamo, chiacchieriamo e con i loro sorrisi
rendono la mia vita più bella.
Un pomeriggio eravamo all’esterno della chiesa e i bambini,
nascosti dietro una macchina, continuavano a ridere e a spingersi; ma perchè?
Volevano abbracciarmi ma si vergognavano! Quel pomeriggio ho ricevuto il regalo
più bello: 5 abbracci, 5 baci e il cuore pieno di gioia.
Una sera invece,
mentre aspettavamo che i bambini arrivassero, stavo leggendo il
libricino “Historia de um descobridor” che parla di Mario Prandi, fondatore
delle Case della carità. E’ arrivato uno di loro, si è seduto al mio lato e ha
iniziato ad accompagnarmi nella lettura; è stato uno di quei momenti in cui ho
pensato che fosse un segnale, uno di quelli che non si può ignorare e così ho
deciso di regalargli il libricino (mi ha poi confessato di averlo letto in un
giorno).
E poi c’è il quartiere più povero del paese. Una volta mia
zia suora e missionaria qui in Brasile mi disse: “Difficile da spiegare, ma
riesci sempre ad affezionarti ai bambini che hanno più bisogno”. Beh ci sono
riuscita anche questa volta. Sono due fratellini che mi rendono una persona
migliore! Probabilmente sono loro che mi spingono a pregare di più, perché io
posso fare ben poco, c’è bisogno di Qualcuno più in alto di me per proteggerli.
Un giorno li ho visti guardare i loro amici che giocavano con gli aquiloni; ho
comprato del cotone e gliel’ho regalato; la gioia nei loro occhi mentre il loro
aquilone fatto con un filo di cotone e un foglio di carta volava, non si può descrivere. Non è facile salutarli e tornare a
casa, ma poi prego: prego per loro, perché possano crescere felici e prego per
me, perché possa dar loro il mio meglio!!
Mi rendo conto che quello che vi ho scritto è solo l’1% di
quello che vivo ogni giorno, mi è stato già fatto notare dai miei amici che
racconto poco, che non entro nei
dettagli e che spesso viene fuori solo la parte più divertente di quello che
vivo: le uscite con il gruppo giovani della parrocchia, le feste, i compleanni,
i ritiri in mezzo alla natura (cercate su internet Chapada Diamantina, forse
inizierete a credere che Dio esiste); e anche le foto che pubblico su facebook
o che invio su whatsapp rispecchiano tutto ciò. Qualcuno mi ha già chiesto se
per caso sono in vacanza!
In realtà ho difficoltà a raccontarvi o mostrarvi la parte
più vera di questa mia vita perché non credo sia giusto per i miei bimbi.
Partendo dal fatto che è facile fermarsi a contemplare un paesaggio e scattare
una foto, o catturare un momento insieme ai proprio amici; difficile è pensare
di scattare una foto mentre sono a scuola e tento di insegnare le vocali ad un
bambino, o mentre sono seduta per terra a fianco a uno di loro cercando di
spiegare il perché non si dovrebbero picchiare i propri amici, mentre un bambino mi abbraccia, mentre tengo
tra le braccia un bimbo di 8 giorni e suo fratello più grande lo guarda con
gioia e fierezza, mentre parlo con una nonna che cerca di fuggire di casa e sua
figlia e sua nipote non sanno più cosa fare, mentre un bimbo mi racconta che un
giorno sua madre verrà a prenderlo e finalmente vivranno insieme, mentre due
sorelle giocano dopo non essersi viste per 4 mesi.
Credo che ognuna delle persone che incontro ogni giorno
abbia la sua dignità e proprio non capisco il motivo di dover mostrare una loro
foto.
Purtroppo noi europei cresciamo in una società che ci mostra
immagini di bambini del “terzo mondo”
nudi, magri e con le mosche che gli girano intorno, orgogliosi di chi decide di
vivere la propria vita accanto ai più poveri, in dovere di donare un 1 €, forse
per sentirci meno in colpa per tutto il cibo che ogni giorno buttiamo nella
spazzatura.
Senza parlare di tutte quelle foto di bambini con sorrisoni
splendidi, accompagnati dalla solita frase “Non hanno nulla però sorridono”.
La realtà è che essere poveri fa schifo e questi bambini non
sono felici: non sanno cosa sia l’amore, il calore di un abbraccio, le
attenzioni di un padre o di una madre; non possono ammalarsi perché non ci sono
soldi per curarsi; non sempre hanno da mangiare, non di rado a scuola arrivano
con lo stomaco vuoto. Provate a studiare o a concentravi con lo stomaco che fa
male perché si ha fame!
Perché se hai 9 anni, non c’è nessuno che si prenda cura di
te, sono 3 giorni che hai lo stesso pantaloncino perché nessuno lo lava
(ovviamente sono anche 3 giorni che non fai una doccia) e un altro bambino ti
spruzza dell’acqua addosso dicendoti che sei sporco, tu puoi solo urlargli:
“Allora vieni tu a lavarmeli i vestiti!!”.
Ecco, questa è la realtà, la loro vita, le loro sofferenze;
e se ho scritto questo non è per impietosirvi,
o per sentirmi dire: “Vanessa che bella
persona che sei, che coraggio che hai”.
No!! Sono qui perché credo che donare la propria vita agli
ultimi sia il più bel modo di vivere.
Sto cambiando e me ne rendo conto: amo ogni giorno di più,
il mio cuore è sempre più grande perché le persone che ne fanno parte sono
sempre di più; ma allo stesso tempo sono sempre più dura con chi ha bisogno di
dimostrazioni per credere che la sofferenza umana esista, perchè nessuna mia
parola potrà spiegare al meglio quello che tutti i giorni i miei occhi vedono.
Qualche giorno fa una mamma ha bevuto del veleno per topi,
voleva morire, il perché lo sanno solo lei e Dio. Io mi siedo accanto a lei e
prendo sua figlia più piccola un po’ in braccio, per far riposare un po’ le sue
di braccia.
Una persona
(dall’altra parte dell’oceano) mi ha detto di essere la classica
missionaria che parla, parla e non fa nulla.
Io però rispondo che non sono
partita per salvare il mondo, per costruire ospedali, case o scuole.
A me basta la gratitudine di uno sguardo, perché un
abbraccio e un sorriso possono ridare dignità ad una persona, farle sapere che
non è sola, che vale qualcosa, che il mondo non si è dimenticata di lei.
“Siete le prime persone che entrano nella mia casa”!!
Sono frasi come questa che mi fanno credere che
probabilmente non sto sbagliando tutto.
Ah questa sono io, felice e grata a Dio per la mia vita!!
Vanessa
Iscriviti a:
Post (Atom)




