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giovedì 23 febbraio 2017

Un abbraccio dalla calda Bahia

Eccomi qua, dopo qualche mese di silenzio, con tante cose da dire, senza sapere da dove iniziare.

Le mie giornate sono piene, spesso la sera quando torno a casa preferisco leggere o guardare un po’ di tv per distrarmi, per fare qualcosa di poco impegnativo; e così ora che sono seduta a pensare, mi rendo conto di come nella quotidianità mi sembra sempre di far così poco, ma come a distanza di 4 mesi dall’ultima volta che ho scritto, le cose da raccontare sono così tante.


Novembre e dicembre sono stati mesi di verifiche e di riunioni conclusive; l’assemblea diocesana, l’assemblea diocesana della pastorale giovanile, l’ultimo incontro dell’anno dello zonale di cui la nostra parrocchia fa parte, il bingo parrocchiale, il ritiro del gruppo giovani, senza dimenticare l’ultimo giorno di scuola e gli scrutini finali a cui ho partecipato: come è andato il 2016, cosa potevamo fare meglio e quali sono i propositi per il nuovo anno.

Anno di cambiamenti: i don, le suore e il sindaco; si ringrazia il passato e si guarda al futuro con gioia e speranza, perché anche se è un anno che non piove (l’ultima volta ha piovuto 15 giorni a gennaio dello scorso anno),  la vita va avanti e si spera che tutto possa andare meglio!

È arrivato dicembre: Alessandra (missionaria laica a Salvador) è tornata in Italia dopo un anno; un’amica che mi è stata accanto e mi ha aiutata nei momenti più difficili; Massaranduba (il quartiere dove viveva con 2 preti fiorentini) è stato per me una casa, dove poter essere me stessa, confrontarmi e anche sfogarmi quando qualcosa non andava. Non è così scontato trovare qualcuno a cui raccontare le tue paure, i tuoi dubbi, i tuoi problemi ed essere capito, ma soprattutto senza essere giudicato; ancora più difficile e quando sei dall’altra parte del mondo, immersa in una cultura totalmente diversa. Massaranduba è stato per me il mio porto sicuro, dove poter essere me stessa senza dovermi preoccupare dei miei difetti.

Ho salutato anche suor Alice e suor Ana Maria, della congregazione Francescana di Cristo Re;hanno cambiato città, come spesso accade nelle congregazioni religiose. Sono state per me mamme, zie, amiche, sorelle, mi hanno sostenuta e aiutata, abbiamo condiviso momenti difficili, ma anche tanti momenti di gioia. Sono state per me la mia famiglia, le persone con cui condividevo il pranzo la domenica; coloro che mi rammendavano la maglia scucita e coloro che chiamavo quando andavo in un'altra città, per avvisarle che ero arrivata e che stavo bene. Senza di loro probabilmente questo primo anno di missione non sarebbe andato così bene.

E poi finalmente l’abbraccio tanto atteso, dopo 4 anni, con mia zia, suora missionaria qui in Brasile, nello stato del Mato Grosso del sud. Abbiamo trascorso il Natale insieme, ho conosciuto la città in cui vive e ho potuto costatare che non importa il posto, mia zia ha un cuore così grande e una fede così forte, che riesce ad illuminare qualsiasi persona incontri e qualsiasi cosa faccia.
Siamo poi andate a Mogi das Cruzes, nello stato di San Paolo; è in questa città magica che il mio percorso è iniziato e che mi ha portato qui dove sono oggi.

Ho rincontrato tanti amici, ragazzine che oggi sono donne, mogli e mamme, ragazzini diventati uomini. Alcuni di loro hanno dato uno schiaffo alla vita, costruendone una migliore; altri hanno dovuto lottare con più forza, in molti ce l’hanno fatta, altri purtroppo no.
Ma ciò che conta è l’amore, che dopo anni resta lo stesso: essere invitati a pranzo, potermi sedere a gambe incrociate sui loro divani, perché questi anni di lontananza sono stati solo fisici, ognuno di noi era nel cuore dell’altro.

Mia zia mi ha chiesto se avrei raccontato a qualcuno ciò che vissuto questo mese, ma non lo farò; sarebbe come raccontare i segreti dei miei amici con cui condivido la mia quotidianità; storie di prostituzione, violenza, droga, prigione, ma anche problemi con i propri genitori, con i figli, problemi d’amore, la mancanza di lavoro, la salute:  è la vita, per qualcuno è più semplice, per altri un po’ meno.
Sono ritornata a Redençao ed è stato bello poter riabbracciare tutti. Il 4 di febbraio c’è stata la messa per dare il benvenuto al nuovo padre e alla nuove suore, il 6 prima riunione in equipe per organizzare questo nuovo anno.

Io non so come andrà, ma sicuramente questa esperienza mi sta mettendo alla prova. Tutte le persone della comunità mi hanno un po’ adottata, ma la sera, quando resto sola devo fare i conti con me stessa, per cercare di capire se sto procedendo sul cammino più giusto, per rispetto a me stessa, ma soprattutto per rispetto alle persone che incontro ogni giorno.

Qualche giorno fa stavo andando a messa e una bimba mi è corsa in contro per abbracciarmi urlando il mio nome, poi a bassa voce mi ha detto “Lo so che non ti piace quando ti chiamo italiana”.  Quella sera sono andata a letto serena, ringraziando Dio per tutto l’amore che ricevo  e perché come dice mia zia, questo cuore può solo contenere più persone da amare.
E durante le mie preghiere ci sono i volti di tutte le persone che ho incrociato in questi pochi anni di vita, perché non c’è cosa più bella di sapere che c’è Qualcuno lassù a proteggere tutte loro.

Un abbraccio dalla calda Bahia

Vanessa (Leccese, febbraio 2017)

sabato 24 dicembre 2016

Auguri dalla Bahia

Lettera Natale2016

 Festeggiamo questo Natale, tanti i messaggi di auguri che riceviamo e ci scambiamo. Natale è ancora una festa sentita anche se i suoi risvolti commerciali spesso non ci permettono di arrivare al cuore dell’avvenimento. Qui in Bahia, prima di Natale, ho fatto una visita con una animatrice del posto ad un bairro, un quartiere povero di Wagner. Bello incontrare le persone, alcune le abbiamo solo vistate diciamo come conoscenza e cortesia, altre portando anche l’Eucaristia. Siamo partiti da una famiglia povera,quella di Maurina, che abita vicino al fiume, ha un ragazzone Gilmar che soffre di epilessia. Siamo andati, mettendo piedi nell'acqua, fino al fiume Rio Utinga; questo fiume è la ricchezza di questa regione. Poi abbiamo incontrato alcune anziane, una con 104 anni.

Una anziana Leonidia, sembra veramente sorda ma poi ha detto con noi l’Ave Maria e il Padre Nostro così gli abbiamo dato anche la comunione, quando ha visto l’ostia ha sorriso e detto “Guarda il biscotto del Prete”, vive in una famiglia evangelica ma si vede che ha dentro una tradizione cattolica che vuole conservare. Altre signore anziane ci hanno accolte con affetto, in una casa abbiamo visto preparato un presepio, qui si dice “lapinha”; questa tradizione sta quasi scomparendo. Come pure i vari “Benditi" che sono inni e canti della tradizione antica che venivano fatti davanti ai presepi. Abbiamo anche incontrato una bimba con handicap, si chiama Yasmin ha nove anni, ha sofferto nel parto non è riuscita a respirare e a piangere, non parla è gracile e ha problemi respiratori, la mamma la cura con affetto.

Non so in questo paese quanto possa essere l’aiuto e l’accompagnamento per queste situazioni. In questo settimana con don Riccardo, abbiamo incontrato il vescovo dom Andrè con il quale abbiamo guardato la zona pastorale che ci vuole affidare, c’era anche il prete di Ruy Barbosa don Antonio. Abbiamo visto la possibilità di cedere Lagedinho che sarebbe il quarto municipio della zona a Ruy Barbosa; ma quasi tutte le comunità di campagna fanno riferimento a Wagner dove siamo. Cosi alla fine si è pensato di tenere questa zona tutta coi 4 municipi: due nuovi, Utinga e Bonito, e gli altri due che fanno già parte della pastorale dei Fratelli Wagner e Lagedinho. Il vescovo però ha pensato di darci un aiuto nel diacono Genival de Jesus Araujo, attualmente era nella parrocchia di Ipirà con don Gabriele Burani. Siamo andati anche ad incontrare il prete di Utinga Giorlando, assieme alle suore congolesi che sono lì, ci ha presentato la realtà pastorale di Utinga e Bonito. Ci è sembrato una realtà viva specie la pastorale giovanile e famigliare; Giorlando ha dato un grosso impulso al canto e all’animazione liturgica. Se questa evangelizzazione ha provocato una buona risposta delle comunità speriamo con la nostra presenza di non spegnerla.

Alla Casa di Carità di Ruy Barbosa in preparazione al Natale c’è stat una bella presenza di giovani. Una Suora, Jacy delle Ausiliari del Sacerdozio, che aveva da novizia fatto un mese alla Casa, è tornata per una settimana; è stata una bella presenza e anche lei si è sentita ben inserita nel servizio e nella preghiera con gli ospiti. Poi anche 4 Francescani bahiani, che sono in cammino di formazione, studiano la filosofia a Curitiba nel sud del Brasile, hanno fatto una tre giorni in casa. Per alcuni di loro era la prima volta di un servizio effettivo ai nostri ospiti, ma abbiamo visto una bella disponibilità e anche la voglia di condividere lo stile di vita che la casa propone.

Momenti di preghiera importanti sono stati la novena, fatta con gli ospiti e ben partecipata, si è usata quella preparata dalla diocesi con temi che riguardavano molto la famiglia e le condizioni critiche che vive nel nostro tempo, con la volontà che il Natale sia un tempo rinascita nella fede e nell’amore. Poi un’altro momento importante è stata la partecipazione della  Casa ad una sera della novena della Parrocchia di Pintadas. Questa parrocchia seguita da pe. Luca, missionario reggiano, ha voluto anche restituire la visita fatta con una delegazione che è venuta a conoscere meglio la casa a Ruy Barbosa. E nella circostanza si è fatto festa al piccolo Francesco, che il giorno di Santo Stefano ha compiuto 12 anni. Francesco è il piccolo di casa, super curato perché molto fragile, adesso anche senza Suor Manu, ma resiste e porta il suo contributo. Per finire dopo il Natale siamo andati, io e don Riccardo all’incontro dei sacerdoti della diocesi ad Andarai, una ventina di preti nella maggioranza bahiani. Una mezza giornata dedicata al vita sacerdotale, la cura di sé, come importante: per non passare dall’entusiasmo dei primi tempi all’apatia o alla frustrazione di fronte alla vita pastorale che si conduce. Sono 7 i sacerdoti ordinati negli ultimi anni, quindi bisognosi di crescere e aiutarsi nelle difficoltà. La seconda mezza giornata è stata dedicata al piano di manutenzione del clero, qui manca completamente quello che da noi in Italia è Istituto di sostentamento del Clero; così ogni diocesi deve provvedere a come sostenere i suoi sacerdoti. C’è stata molta discussione e anche le proposte pensate sono da verificare. Il clima è stato fraterno e anche pranzi e cene ben animati. In questi giorni siamo a Nova Redençao perché abbiamo la visita dell’Immagine di Nossa Senhora Aparecida, la patrona del Brasile, passerà in tutte le nostre comunità, è un momento festivo per ricordare anche nella parrocchia i 300 anni della scoperta di questa Madonna che tanto bene ha fatto al popolo brasiliano. Allora assieme al Buon Natale vi facciamo gli auguri per il nuovo anno

Deus vos abençoe e de muita Luz.

Pe. Luigi a nome di tutta equipe della cdc brasiliana.

mercoledì 7 dicembre 2016

Pe Luigi Ferrari - lettera di Dicembre

Dopo un mese di Brasile vi scrivo alcune impressioni. Siamo anche nel tempo di Avvento e questo ci aiuta a cogliere questo come un tempo di ascolto, per guardare la realtà con gli occhi di chi cerca di cogliere la presenza di Gesù nelle persone che incontra e nella sua storia.

Ri-immergersi nella storia di questo popolo é bello, il popolo bahiano che vive sempre molte contraddizioni; quello che sempre stupisce è la vita, tanta criança, tanti bambini, che poi non si sà come siano seguiti, accompagnati nella loro crescita. La vita anche nelle comunità di campagna è più o meno la stessa, con la loro dignità ma con la sfida della secca, non piove bene da tanto tempo, è difficile piantare e raccogliere qualcosa ma ho visto coltivazioni nuove che crescono anche con poca acqua “palma”. Quando i comuni funzionano bene, soccorrono le comunità rurali con camion che portano acqua per la vita delle famiglie.

Le comunità e la Chiesa di Ruy Barbosa vivono una stagione nuova, anche domenica prossima sarà ordinato Roque (Rocco) figlio di questa Chiesa e di questa terra. Questo direi il cambiamento più grande: da una diocesi sponsorizzata e con forte accento missionario gradualmente a una più bahiana, anche nel suo modo di celebrare e organizzare la parrocchia. Si sente anche nell’animazione liturgica un sottofondo carismatico, canti sempre accompagnati da chitarre e tamburi, alle volte anche batteria, anche i sacerdoti alle volte cantori e suonatori.

La Casa della Carità di Ruy Barbosa ha sempre ospiti molto belli; ho ritrovato Roger che era stato accolto in Andaraì, sta bene, sorride e vive sempre mirando il cielo e battendo con la mano. Mi ha sorpreso Gheo, ha paralizzato tutta la parte destra ma braccio e gamba sinistra funzionano bene, è diventato più peso e si muove con una carrozzina. Gli piace la luce, specie del sole, sembra quell’uomo che vede la realtà da una caverna. Forse vorrebbe comunicare ma ci sono poche  possibilità di incontrarsi con le persone che lo avvicinano.

Sono stato a Nova Redenção, dove il progetto Mãe da Esperança si è fermato, ma ho riconosciuto molte persone con cui ho condiviso la missione; bello l’incontro con Roxo e Laura in una comunità della campagna Tabocas, li mi sono fermato in una cappella e poi a pranzo da loro.


Ho visitato in questa settimana anche Andaraì, è stato bello rivedere molta gente, in particolare Leo e Mateus due bimbi che sono cresciuti nella nostra casa parrocchiale, ora hanno 18 e 16 anni, stanno bene, si sono reinseriti nelle loro famiglie di origine anche se sono sempre appoggiati alla famiglia di Ana Paula che li ha accompagnati quando noi siamo venuti via.

La città è cambiata molto, ho conosciuto anche il nuovo parroco Islan, e con la comunità ho detto una Messa nella chiesa del Rosario. Per quello che riguarda la preparazione del Natale c’è una novena preparata dalle diocesi vicine; il titolo è: “La nascita di Gesù ci fa rinascere”.
Le piccole comunità iniziano già in avvento a fare questi nove incontri, affrontano questi temi:
1) Gesù rinasce nei bebè senza il diritto di nascere (aborto)
2) Gesù rinasce nei bimbi handicappati
3) Gesù rinasce nei bimbi abbandonati che non hanno nessuno che li accoglie
4) Gesù rinasce nelle vittime della prostituzione infantile
5) Gesù rinasce nella vita degli orfani
6) Gesù rinasce nelle vita dei figli con genitori separati
7) Gesù rinasce nella vita delle famiglie di seconda unione
8) Gesù rinasce nelle famiglie con dipendenti chimici (alcool o droghe)
9) Gesù rinasce nella vita delle persone che sono senza pane e senza pace.
Sempre con canti e un brano biblico di riferimento, vedete che è ben concreta la realtà a cui la novena fa riferimento, quella dei problemi che vivono le famiglie di oggi in questa realtà.
Questo legame fede-vita è sempre un marchio di questa Chiesa.
Bene non mi resta che augurarvi un BUON AVVENTO
Um abraço
PE. LUIGI

martedì 11 ottobre 2016

Progetto orti comunitari

Ci scrivono dal Brasile.

Gianluca Guidetti, missionario reggiano in Brasile da tanti anni ed economo della diocesi di Ruy Barbosa (stato di Bahia), dove operano le missioni diocesane di Reggio, propone un piccolo progetto di irrigazione.

Il territorio della diocesi si caratterizza per l'alto grado di povertà e per la siccità del territorio (accentuata specialmente negli ultimi anni). Miguel Calmon è il paese dove Gianluca vive con la sua famiglia.

Il progetto consiste nella creazione di un orto comunitario in grado di dare sostentamento economico a 20 famiglie, tra le più povere della zona, producendo frutta, ortaggi e piantine di alberi.




Progetti simili ci sono già nel territorio della diocesi (in allegato foto di Ruy Barbosa) ma non hanno sistemi per una gestione accurata dell'acqua. L’acqua (esclusivamente piovana) è convogliata in cisterne di cemento e poi distribuita con innaffiatoi; in alcuni periodi dell'anno è un vero problema.


L'idea è quella di finanziare un componente essenziale per questo orto comunitario da 1800 mq, il sistema di irrigazione goccia a goccia, in grado di razionalizzare l'uso dell'acqua, senza sprechi.

lunedì 10 ottobre 2016

Ottobre: giornata missionaria mondiale dal Brasile

Ottobre: mese missionario
che santa Teresina possa proteggere tutti noi.

Chi mi conosce poco direbbe che sono una ragazza impulsiva, ma non è proprio così; i miei sentimenti e le mie emozioni guidano la mia vita, ma sempre dopo tanti pensieri e riflessioni che servono a capirmi e a conoscermi meglio; non una sola scelta della mia vita è stata presa senza mal di testa; ma l’ultima parola è il mio cuore ad averla, perché l’amore è l’unica cosa che conta.
Per un po’ di mesi non ho scritto, non ne sentivo la necessità. Come Alba (missionaria laica in Madagascar e amica/sorella gemella) ha scritto, dobbiamo ricordarci che stranieri lo saremo sempre e dobbiamo ricordarlo soprattutto perché serve a noi. La settimana scorsa sono stata da una parrucchiera per tagliarmi i capelli e lei mi ha chiesto: “Li tagli solo?” e io “Certo”. Dopo aver sforbiciato mi ha guardata attraverso lo specchio e mi ha chiesto se andava tutto bene. In quel momento ho capito che la mia prima risposta non era stata esatta, avrei dovuto anche dirle che volevo me li asciugasse.
Sono straniera, ogni giorno c’è un piccolo dettaglio a ricordarmelo, ma non sentivo la necessità di scrivere perché ormai il quotidiano è diventato mio, le giornate trascorrono  e quando qualcuno dall’Italia mi chiede come va o cosa faccio, la mia risposta è sempre la stessa “le cose di sempre, scuola e visite alle famiglie”, perché non è più la novità, è la mia vita, che mi piace e che procede serenamente.

A pensarci bene però, cose importanti da raccontare ci sono.
Bom Jesus da Lapa! Se vivi in Bahia non puoi non andarci! Dopo nove ore di autobus (per capire: io vivo in Bahia, Lapa è in Bahia: 9 ORE DI VIAGGIO), siamo arrivati in questo posto suggestivo, un santuario immerso nelle grotte e tutto intorno il sertᾶo. Sono stata in chiesa per parlare con Dio, per ringraziarlo della mia vita, per chiedergli di proteggermi e di aiutarmi a capire i suoi segnali perché la mia vita è nelle sue mani.

Settembre, mese fantastico! Ho ricevuto il regalo più bello, Ilaria, amica di avventure, un anno vissuto in simbiosi, così diverse, ma così unite. Non posso negare che anche il cibo italiano mi ha resa una persona felice, ma nulla potrà sostituire i suoi occhi che hanno visto le mie stesse cose e quello che il suo cuore e la sua pelle hanno provato. I miei bimbi ora hanno un volto, lei ha sentito il loro calore e ha guardato dentro i loro occhi. 

Ora le mie gioie e le mie sofferenze sono anche le sue e condividere questo con qualcuno a cui vuoi bene è prezioso e raro.

Dopo 5 mesi sono tornata a Salvador; se a qualcuno non fosse ancora chiaro, io adoro Salvador!! 
È stato strano ritornarci dopo così tanti mesi, ritornare tra la confusione della città, le persone per strada, i palazzoni, i centri commerciali, la frenesia. Salvador è stata una boccata d’aria, riappropriarmi di un mondo che è anche mio. Ma dopo una settimana volevo tornare nella mia casa, nel mio paese, poter uscire e salutare tutti, sapendo che avrei potuto passare un pomeriggio fuori di casa perché le chiacchiere di 5 minuti si possono trasformare in caffè, biscotti e tante risate, e non perché gli autobus sono in ritardo. Perché la mattina posso dormire un po’ di più, senza dovermi preoccupare di uscire con tanto anticipo, perché non si sa mai, il traffico e i ritardi degli autobus.
La Bahia è anche candomblè, è sincretismo religioso, è fascino! Il 29 di settembre ho avuto il grande privilegio di partecipare ad una festa di compleanno in cui si omaggiavano Santi Cosma e Damiano, secondo i rituali del candomblè. Spiegarvelo è impossibile, bisogna viverlo, mi è stato anche consigliato di non fare video, gli spiriti potevano infuriarsi e andar via. Sono andata a letto grata perché è vero, sono straniera, ma il carurù e il vatapà si mangiano con le mani e bisogna inginocchiarsi davanti a santi Cosma e Damiano, santa Barbara e san Michele per ringraziarli e perché no, chiedere una grazia.

E come non parlare delle elezioni amministrative. Ogni paese è anche politica: campagna elettorale, candidati, promesse, progetti, tanti sorrisi (veri o falsi chissà), ma come mi è stato già detto tante volte “quello che vedrai a Redençao non lo vedrai da nessun altra parte”. È da un mese che le mie ore di sonno non sono regolari, musica, fuochi d’artificio, moto e macchine su e giù per le strade. 
L’opposizione ha vinto, si spera che i prossimi 4 anni siano migliori, ma già si pensa a chi saranno i prossimi candidati nel 2020. Tante contraddizioni, tante cose per me difficili da capire, una politica che non sono abituata a vivere in questo modo, ma come ogni cosa ha i suoi pregi e suoi difetti.

E ovviamente ci sono i miei bimbi, che continuo a vivermi e ad amare. Sono loro la mia quotidianità, sono loro la mia vita e proprio per questo non c’è molto da dire. I bambini regalano gioie ma anche preoccupazioni. L’importante è esserci, non lasciarli soli e avere pazienza.
E. continua a picchiare i suoi amici, ma ha imparato a chiedere per favore e a dire grazie; R. riesce a controllarsi prima di dare un pugno in faccia a qualcuno (non sempre, logico); I. non mi urla più contro se gli prendo il pallone perché non riesce a fare due tiri senza litigare o non picchia più i suoi amici con le infradito, perché sa che potrebbe tornare a casa senza; ma sa anche che per me non è la pecora nera, che se c’è da difenderlo  sono lì per lui.
 Concludo con questa frase di Jorge Amado:
«...Il Brasile è la somma meravigliosa di ogni possibile contraddizione: in ogni uomo veramente brasiliano scorre un sangue ricco di fermenti europei, africani, indios, meticci, ed è proprio questo che rende il Brasile così magicamente colmo di luci ed ombre, così fragile, allegro, violento, e tuttavia così impossibile da dimenticare».

Nel 2007 il primo timbro sul mio passaporto e il mio primo grande amore, Lau, 12 anni. È stato lui a farmi ritornare in Brasile. Qualcuno mi ha detto: ”Non ci si innamora di un posto perché è bello, ci si innamora di quel posto perché in quel posto accadono cose belle”. Le persone che incontro ogni giorno, i loro abbracci, i loro sorrisi: il mio bello sono loro!!


Vanessa Leccese 


lunedì 19 settembre 2016

Riflessioni e spunti sulla GMG 2016

S.Margarida Redi, carmelitana.

Quinta feira, 1 de setembro 2016

Ciao a tutti,

dopo quasi un mese dal mio rientro dalla GMG a Cracovia voglio scrivervi le mie impressioni e il cammino che abbiamo fatto con i giovani brasiliani che hanno fatto questo cammino e vissuto questa esperienza. I giovani erano 17: 8 della parrocchia di Utinga, 6 della parrocchia di Pintadas, 1 della parrocchia di Lajedinho, 1 della parrocchia di Nova Redenção e 1 della parrocchia di Andaraì; poi eravamo in 3 preti, io, don Luigi Gibellini, don Giorlando, parroco di Utinga e don Carlos Fontenele parroco di Tapiramutà.


Divido questo tempo in due grandi tappe, la prima la permanenza in Italia e in particolare nella diocesi di Reggio Emilia, ricordando i 50 anni della missione brasiliana, e la seconda in Polonia, prima nella diocesi di Opole e poi a Cracovia.

Siamo sbarcati in Italia il 7 luglio all’aeroporto di Bologna, dove ci aspettavano don Marco Ferrari, don Paolo Cugini e don Gionatan. Subito ci siamo divisi per le rispettive destinazioni, quelli di Utinga sono andati con don Marco, quelli di Pintadas sono andati con don Paolo e gli altri con don Gionatan. Arrivati a Reggio Emilia abbiamo pranzato nella parrocchia di Regina Pacis e poi ognuno ha continuato il suo cammino verso le destinazioni assegnate, cioè quelli che erano con don Marco sono andati a Sassuolo e Castellarano e quelli che erano con don Gionatan sono andati a Guastalla; gli altri sono rimasti a Regina Pacis; fino a domenica 10 di luglio. Ognuno si è organizzato come credeva, visitando luoghi caratteristici o località della nostra terra. Il lunedì 11 di luglio siamo partiti per una settimana turistica che ci ha portato, attraverso l’Italia a visitare Perugia, Gubbio, Assisi e Roma, per tornare poi il sabato 16 di luglio a Fontanaluccia per festeggiare insieme con le Case della Carità la festa del Carmine.


La settimana dopo abbiamo viaggiato, insieme alle parrocchie nelle quali siamo stati ospitati, per arrivare nella diocesi di Opole, circa 250 km de Cracovia. Ha impressionato tutti l’accoglienza nelle famiglie, come si sono offerte e messe a disposizione nel miglior modo possibile. In Opole abbiamo fatto la settimana missionaria in preparazione alla GMG; il nostro gruppo era alloggiato a Nysa, una città di circa 45.000 abitanti, all’interno della parrocchia dove lavoravano i Verbiti, congregazione missionaria nata nel 1800, in Germania, ma poi diffusa in tutto il mondo, tanto che abbiamo incontrato un padre, giovane, che aveva fatto alcuni anni di missione in Brasile, nella nostra diocesi di Ruy Barbosa, dove fino all’anno scorso erano presenti i missionari verbiti. Questo ci ha aiutato nella comunicazione, perché il capirci è stato una delle difficoltà più grandi. I giovani della parrocchia ci hanno accompagnato nelle varie attività che erano state programmate in quella settimana, come la visita alla città, nelle varie celebrazioni che sono state fatte, come la Via Crucis per le strade della città, e il vivere in una giornata una delle Opere di Misericordia; io con il mio gruppo siamo andati a pulire le tombe in un cimitero, ricordando che “seppellire i morti”, fa parte delle opere di misericordia.

La domenica 24 luglio è stato il giorno della famiglia e tutti siamo rimasti nelle case dove siamo stati ospitati; a mezzogiorno siamo stati alla S Messa con tutti i componenti della famiglia e nel pomeriggio ci hanno accompagnato a visitare alcuni luoghi caratteristici della città, e per finire una bella grigliata in casa.

Il lunedì 25 siamo partiti per Cracovia, dove siamo arrivati nel primo pomeriggio. Dopo l’accoglienza, anche qui molto bella e calorosa, abbiamo ricevuto il Kit del Pellegrino ed, in seguito, siamo andati nelle famiglie che ci avrebbero ospitati in quella settimana; io insieme a pe.Carlos e don Gionatan (con un gruppo di 10 persone), siamo stati accolti in un chalet di legno, praticamente nel cortile della parrocchia, una bella sistemazione, in una famiglia che aveva ristrutturato la casa proprio in occasione della GMG. Il giorno seguente, giorno della Memoria, siamo stati a visitare il campo di concentramento di Auschwitz e Birkenaum; prima di entrare nel campo abbiamo fatto una celebrazione, ricordando persone che hanno vissuto il dramma della deportazione e che si sono rese segnali di misericordia dentro a queste realtà di sofferenza e di morte. Camminare in silenzio dentro i due campi è stato un momento molto forte, immaginando le tante persone che erano passate di lì e che non erano tornate alle loro case ma dopo tanta sofferenza avevano trovato la morte. Non ci sono parole per descrivere quanto è grande la malvagità umana e quanto è capace l’uomo di pensare e attuare cose di questo genere; è proprio vero che di fronte a tutto questo la risposta più vera é stare in silenzio, quello che ha fatto anche il Papa entrando e visitando i campi.


Da mercoledì a venerdì abbiamo, nella mattinata, partecipato delle catechesi; tutti i giorni bisognava fare 3 o 4 chilometri a piedi per arrivare al luogo dove ci sarebbe stata la catechesi, in italiano; la prima è stata fatta da don Massimo, la seconda da don Francesco Beschi, vescovo di Bergamo e la terza da don Matteo Zuppi, vescovo di Bologna. Molto belle e molto comprensibili; anche il modo con cui erano strutturate ha aiutato, visto che c’era anche uno spazio dove i giovani potevano fare domande e chiedere spiegazioni sul tema della misericordia. Nei pomeriggi ci si spostava per andare a Cracovia, dove un giorno abbiamo visitato e celebrato nei santuari di S.Faustina e di S.Giovanni Paolo II, in un altro abbiamo visitato la città e nel giovedì abbiamo ricevuto papa Francesco in Blonie, spazio costruito per gli eventi di quei giorni.

Sabato ci siamo messi in cammino presto, a piedi, per raggiungere la stazione del treno, che ci avrebbe avvicinato al Campus Misericordiae, luogo della veglia e della messa finale il giorno 31 di luglio. Scesi dal treno abbiamo cominciato a camminare di nuovo, insieme a una marea di giovani che stavano dirigendosi al Campus; dopo diverse ore siamo arrivati, stanchi ma allegri di essere in mezzo a quella moltitudine di giovani, una vera marea….all’imbrunire abbiamo cominciato a prepararci per accoglie il Papa che è arrivato in elicottero e poi, con la papa-mobile, è passato in mezzo ai settori dove erano accampati i giovani, e lì fu un vero tripudio…Il “sofà” e i “ponti” sono state le parole che hanno marcato di più, perché hanno richiamato a due realtà molto concrete della vita dei giovani e delle realtà dove vivono. Il sofà non rende felici, ha detto il papa, bisogna alzarsi dal sofà per calzare i sandali per andare ad annunciare il Vangelo; e bisogna costruire ponti, perché i muri creano solo divisioni e conflitti.


Il giorno finale ci siamo portati, noi preti, nel luogo della celebrazione, vicino sulla carta, ma ben distante nella realtà dal palco dove ha celebrato il Papa; ma è stato emozionante essere lì, in mezzo a tanti altri padri di tante nazione e lingue, ma con la stessa fede e, credo, nella stessa speranza che i giovani sono e devono essere sempre di più protagonisti della loro vita e della vita delle loro comunità; non è una utopia, ma una speranza piena di fiducia.

I giovani brasiliani sono tornati a casa ben entusiasmati, stanchi, ma contenti della possibilità che hanno avuto, e nella speranza di potere partecipare alla prossima GMG che sarà un poco più vicina, cioè in Panamà.




Um abraço a todos e a gente se vè daqui a pouco…      pe.Luis