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venerdì 6 ottobre 2017

Brasile - due anni e non sentirli

Meno undici…e pensare che suor Marisa aveva iniziato con meno quaranta, per ricordare il periodo di quaresima; e la mia amica Sara, ormai rassegnata, mi aveva detto: “Sono pronta all'alternarsi di felicità e tristezza che ti accompagneranno fino alla fine di questa esperienza”.
Meno undici…con l’ agenda piena di cose da fare prima di partire e di cose da fare appena atterrata in Italia.


Meno undici…consapevole che saranno giorni pieni di abbracci e di lacrime;  lacrime di gioia per la grande benedizione di aver conosciuto tante persone meravigliose e lacrime di gioia perché non c’è cosa più bella di riabbracciare le persone che si amano e che da due anni sono così lontane.

Come è bello credere nei segnali di Dio, sapere che nulla accade per caso, basta circondarsi delle persone giuste e tutto sarà perfetto.

Questi ultimi mesi sono stati un alternarsi di attività differenti: la missione diocesana in Itaetè, cittadina non molto distante da Nova Redençao, che ci ha ospitato; per una settimana abbiamo

giovedì 5 ottobre 2017

Le attività pastorali di Pe Luis

Pe Luigi Ferrari è appena rientrato in Italia ma qualche giorno prima di partire ci ha inviato una lettera in cui racconta delle attività pastorali nella diocesi di Ruy Barbosa. 

Scrivo due righe per fare memoria di quanto visto e ascoltato. 

   Agosto qui in Brasile è il mese delle vocazioni. 
Abbiamo fatto un ritiro con tutti i sacerdoti della diocesi, io sono uno dei più anziani. La diocesi di Ruy Barbosa, ha un vescovo belga Dom Andrè, e ha un clero giovane: sono 7 i sacerdoti ordinati negli ultimi 8 anni; di brasiliani che vengono da altre diocesi sono 4, di missionari ci siamo 2 spagnoli, 4 italiani e un belga. La vita consacrata è rappresentata da tre Francescani, più un monastero di Cistercensi. 
I giovani sono con entusiasmo nei primi anni di sacerdozio, anche se devono affrontare problemi di come attuare il ministero in situazioni alle volte di difficoltà e anche il modello di Chiesa che si cerca di impostare non sempre è chiaro. C’è un modello classico delle CEB’S comunità di base ma anche quello più legato ai movimenti carismatici e devozionali; questo tipo di Chiesa è molto alimentato dalle televisioni cattoliche. Il seminario ha 8 giovani che si stanno preparando a diventare sacerdoti e nel propedeutico ci sono tre ragazzi in cammino. 

venerdì 4 agosto 2017

Dalla Romaria ai reggiani in arrivo!

Pe Luigi con un gruppo di giovani
Vi scrivo da Utinga dopo una settimana di missioni popolari in Itaetè, una parrocchia della nostra diocesi di Ruy Barbosa. Abbiamo visitato le varie comunità; eravamo un centinaio missionari: una quindicina di sacerdoti, una ventina di suore e una settantina di laici, tra loro molti giovani hanno partecipato con grande entusiasmo a questa missione, che consisteva nel visitare le famiglie e poi incontri e celebrazioni. 

Partendo dall’ascolto dalla realtà in cui vive la gente, il semplice annuncio del Vangelo, un saluto di pace che ricorda un po’ la visita di Maria ad Elisabetta, abbiamo sperimentato anche la bella e calorosa accoglienza nelle famiglie. Risvegliare e rimotivare la fede in questi piccoli paesi è sempre bello, ci fa incontrare la loro fede semplice ma anche paziente e tenace di fronte alle difficoltà della vita. Abbiamo incontrato anche persone di altre Chiese, evangelici, con un bello scambio di dialogo e comprensione. 

Missione ad intra e missione ad gentes

Ipirá – Bahia, 16-07-2017  

Carissimi, alcune notizie dal Brasile, dalla nostra missione reggiana.

Innanzitutto un motivo di gioia per noi, la riapertura della Chiesa parrocchiale di Ipirá, dopo un anno di lavori; la prima domenica di luglio abbiamo riaperto la chiesa con una celebrazione molto commossa, presieduta dal nostro vescovo André. ( foto su Face-book).  Una vera ‘eucaristia’ ringraziando Dio per la possibilità di rientrare nell’edificio, e anche per lo scampato pericolo: la chiesa stava crollando e non ne avevamo coscienza! Poteva capitare una vera tragedia.


Il costo dei lavori é elevato, al di lá di quello che si pensava inizialmente, ma molte persone hanno collaborato per aiutare. Un grande aiuto economico dalla Diocesi di Reggio

lunedì 12 giugno 2017

La mente che si apre ad una nuova idea...

Quante volte mi sono sentita dire: “Non fasciarti la testa prima di cadere”, “E’ inutile pensare così tanto”, “Ti interroghi troppo sulle cose che fai”.
Credo però che siano proprio queste frasi ad essere la risposta a chi mi dice anche che sono troppo impulsiva.

Manca ancora qualche mese al mio rientro, ma è inevitabile pensare a quello che c’è stato finora, a quello che ci sarà qui e poi in Italia.

Ovvio che è impossibile tirare le somme oggi e per questo credo che i miei pensieri vi sembreranno confusi, ma che in realtà compongono il grande puzzle di questa mia grande e importante esperienza.
Domenica 21 maggio in diocesi c’è stata la “IX Romaria da terra e das aguas” in ricordo dei 25 anni dalla morte di Don Matthias, vescovo statunitense che ha segnato la vita di molte persone in questa diocesi; e padre Eugenio, italiano che per molti anni è stato missionario nella città in cui vivo, ci ha raggiunto per questo grande evento.

Poter vivere insieme al popolo la gioia di ricordare don Matthias e poi parlare con padre Eugenio (abbiamo pranzato insieme il 22) mi porta a pensare a cosa significa essere missionari, al perché si decide di partire, di vivere accanto al popolo che lotta, che rivendica i propri diritti.


Non gliene importa a nessuno se veniamo qua a fare grande discorsi o a dire che da qualche altra parte del mondo c’è qualcuno che sa fare meglio; ciò che importa è essere vicini perché è solo stando insieme che si ha la forza di andare avanti, lottare e non mollare!!

IX Romaria diocesana a Ruy Barbosa
Penso poi alle mie giornate qui in paese e alla mia missione:

domenica 11 giugno 2017

Notizie da Pe.Luis

Provo a scrivere due righe, dopo la Pasqua e anche dopo sei mesi di permanenza in Brasile.
La full-immersion in questo mondo è stata senz’altro positiva. Il poter riparlare una lingua e conoscere anche i cambiamenti che ci sono stati in questi anni, in particolare quelli ecclesiali; il partecipare alla vita di un popolo che cerca di vivere una vita piena, ma senza dubbio soffre e chiede una aggiunta di speranza.

Un aspetto che senz’altro è cambiato nella chiesa è l’approccio al battesimo. Un tempo si battezzavano tutti senza problemi,

mercoledì 3 maggio 2017

Anniversario della Cdc a Ruy Barbosa

Ciao a tutti!

Nel fine settimana dell'ottava di Pasqua abbiamo festeggiato l'anniversario della CdC di Ruy Barbosa, ringraziando il Signore per i suoi 21 anni di vita. Quest'anno è anche il terzo centenario della Madonna Aparecida, patrona del Brasile, e per questo, Maria ci ha accompagnato durante tutto il triduo, che aveva come tema: “Attraverso la sua presenza umile ai piedi della croce, Maria ci aiuta a conoscere la vita della Casa della Carità”.


Venerdì mattina con la S. Messa abbiamo iniziato le Quarant'Ore di Adorazione, che hanno visto alternarsi persone delle varie comunità della città, pregando e cantando davanti al Santissimo. Alla sera abbiamo fatto un momento di preghiera mariano guidato da d. Luigi: un Rosario con i misteri gaudiosi, andando in processione per le vie del bairro, per poi tornare in chiesa per una breve riflessione e terminare nel cortile interno di Casa,  cantando e danzando le litanie attorno alla nostra statua della Madonna Aparecida.


Sabato mattina si è riaperta l'Adorazione con la S. Messa, presieduta da p. Antonio (il parroco), e poi continuata sempre con le diverse comunità di cui è formata la parrocchia. Alla sera c'è stata una veglia eucaristica, guidata dal diacono Genival, molto ben preparata e partecipata, poi l'Adorazione è continuata tutta notte, per chiudersi con le Lodi al mattino di domenica.


Domenica, giorno della grande festa: già all'inizio della S. Messa la chiesa era piena di gente, poi, un po' in ritardo, è arrivato il gruppo della parrocchia di Pintadas, con il parroco, d. Luca Grassi: due pullman con un centinaio di persone (!). Ha presieduto il nostro parroco, concelebranti d. Riccardo e d. Luca, e il servizio era del nostro chierichetto/diacono Agdo. Le ragazzine del bairro hanno danzato.
Al termine della Messa sul canto “In montagna”( in portoghese) abbiamo fatto una piccola rappresentazione danzando tutti insieme attorno all'altare.


Dopo il pranzo c'è stato il taglio del tradizionale “bolo” (=la torta) indispensabile in queste occasioni.
Ci siamo spostati poi in giardino, dove i giovani di Pintadas hanno fatto due rappresentazioni, una sul Vangelo del giorno, e un'altra sull'impegno sociale della Chiesa: la Chiesa dorme, arrivano ragazzi drogati, ubriachi, una prostituta, la politica corrotta, e le chiedono aiuto, ma.... lei dorme. Solo lo Spirito Santo riesce a svegliarla e a far sì che ridoni vita e dignità a tutti.

E a questo punto... FESTA... e qui quando si dice festa è festa davvero!
Musica e danze con Maximiliano, un cantante di musica tradizionale che qui ha un grande fan: Valter! Anche le signore più anziane erano molto animate, Adgo cantava e danzava vicino al cantante, e tutti gli ospiti si sono lasciati coinvolgere da tanto movimento e allegria, terminando la giornata, un po' stanchi, ma molto felici.



Ringraziamo il Signore per queste giornate di festa, per tutte le persone passate da qui, le tante preghiere fatte davanti e con Lui e gli chiediamo che il dono della CdC si possa diffondere e moltiplicare anche qui in Brasile.
Unitevi anche voi in questa preghiera!


Tutti noi della CdC di Ruy Barbosa

Qualche notizia da Ipirà

Ipirá – Bahia  Abril 2017

Carissimi, vi auguro buon tempo Pasquale!

Qualche notizia da Ipirá, dalla nostra missione diocesana. Abbiamo vissuto il Triduo celebrando in una struttura che il Municipio ci ha prestato per le nostre celebrazioni in attesa di ritornare in Chiesa.  Come nelle parrocchie italiane, anche qui sono giorni di intensa partecipazione dei fedeli. La notte della Vigilia pasquale abbiamo anche celebrato 19 battesimi di giovani e adulti, dopo un anno di formazione. Tra questi una signora che ho conosciuto facendo un giorno un incontro con un gruppo prostitute ( anche ex) alle quali ho detto di non aver timore di venire in parrocchia, di partecipare alla messa. Due sono venute alcune volte, poi sono state sorprese a rubare in un negozio.... ho chiesto qualche spiegazione e sono venute a parlarmi ma erano ubriache, poi sono state riconosciute responsabili di un furto in un negozio di una altra cittá dove hanno fatto un periodo in prigione per questo. Malgrado queste e altre  vicende ( e problemi di salute) una ha continuato a frequentare gli incontri di catechesi e l’ho incoraggiata a non desistere anche se si vergognava; lei aveva effettivamente desiderio di ricevere il battesimo e la notte di Pasqua ha celebrato con gli altri i sacramenti della Iniziazione cristiana. Anche un altro ragazzo, con qualche problema psichico, che si sentiva escluso dai compagni di scuola, ha cominciato a venire in parrocchia e a parlare con noi preti e si é sentito accolto e ha fatto l’anno di catecumenato e il battesimo.... negli ultimi mesi é diventato un fedelissimo alle celebrazioni e passa spesso nella casa parrocchiale per salutare e fare due chiacchiere. Un altro personaggio interessante del gruppo ha passato la sua infanzia e adolescenze in una delle favelas piú pericolose di Salvador, regno di spacciatori e criminali di vario tipo,  zona proibita a chi non é della favela. É pieno di tatuaggi con  simbologie che mi ha spiegato.  Ora é sposato e con due figlie piccole, e ha chiesto il battesimo; per un periodo ho fatto la formazione solo con lui perché, per motivi di orario di lavoro, non poteva partecipare con il gruppo dei catecumeni.  Tante storie, interessanti, sorprendenti, a volte deludenti.

Condivido con voi anche le fatiche con la ristrutturazione della Chiesa – Mtariz della parrocchia. Dopo l’inizio dei lavori abbiamo scoperto una situazione molto piú problematica e pericolosa del previsto. Molte parti strutturali della chiesa con pericolo di crollo. Poi la scoperta che il grande altare centrale  di legno  di Santa Anna, era nel suo interno, nelle strutture portanti, quasi tutto marcio..... non é crollato per miracolo.  Dovremo restaurarlo, e la previsione é di altri 5 mesi per il restauro, e altri 50.000 euro di spesa.

veglia pasquale 2017 - battesimo di giovani ed adulti

Comunque a fine maggio la chiesa dovrebbe essere riaperta per le celebrazioni; per quanto riguarda l’altare centrale aspetteremo, non é un impedimento per celebrare l’eucaristia con la comunitá.  Ora una piccola cronaca con i nostri guai quotidiani:

27 marzo. Entrando in chiesa i muratori si accorgono che la porta era aperta, e sono scomparsi gli strumenti di lavoro.... sega, trapani, strumenti per la lavorazione del legno...  un danno molto grave, più di 10 mila reais.  Lavoratori bloccati e disperati perché ora non si lavora.  Vado dalla polizia, intanto facciamo diffondere dalla radio di fare attenzione a chi vende attrezzi usati perché potrebbero essere quelli rubati in chiesa.   Mentre siamo alla polizia, una telefonata dalla radio informa che un uomo ha portato alcuni trapani e un altro attrezzo alla radio. Andiamo a vedere, ci sono alcuni degli attrezzi rubati, solo tre in verità. Chiediamo informazioni sul signore che ha portato la refurtiva, lavora in una strada vicina, come falegname-meccanico, e vive con figlio e figlia adolescenti in questo spazio di lavoro, avendo ricavato un buco dove porre materassi per dormire.... passo a vedere, materassi ammassati nella sporcizia.... situazione indegna. La ragazza ha trovato gli attrezzi sotto il  materasso del fratello, lo ha detto al padre, e il padre che per caso stava ascoltando la radio, ha subito portato le cose alla radio. Un ragazzo che ha appena compiuto 16 anni, che da mesi non vuole piú andare a scuola, il padre arrabbiato e disperato perché non sa cosa fare, gli spiega le cose ma il figlio non obbedisce.... sta con gli amici che giovanissimi sono consumatori e spacciatori di droga...  a volte vanno nelle città grandi per spacciare droga...  naturalmente il ragazzo non é in casa, era nei pressi ma quando ha visto movimento è fuggito.

Andiamo con il povero padre dalla polizia, poi ci inviano  all‘ufficio che tutela i minori per fare questa accusa e far iniziare provvedimenti per aiutare la famiglia. Aspettiamo perché sul momento  i responsabili sono fuori in riunione. ( La madre del ragazzo ha lasciato il marito e non si cura dei figli.) Torniamo poi dalla polizia per concludere la denuncia quando già è notte: vogliono rimandarci al giorno dopo, ma io insisto per concludere ( stanco e deluso.... un intero giorno solo per fare una denuncia.... e le indagini? Possiamo dire addio agli oggetti rubati!). Mi pare tutto molto lento, ma così è, non possiamo cambiare questa impostazione.
Il giorno seguente il ragazzo non si fa vedere...  ma alla fine il giorno dopo la polizia lo intercetta.  Lui dice che il venerdì sera aveva visto la porta della chiesa aperta, era entrato da solo, aveva portato via qualcosa, messo in una borsa ed era andato a casa. Un ragazzino magrino, già noto per i furti... io non credo alla sua versione, penso che abbia agito con un gruppo di altri, forse adulti, che hanno portato via i macchinari pesanti. Ma non abbiamo alcuna prova.....

      Hanno prestato attrezzi e macchinari ai nostri lavoratori, cosí si va avanti, spero per un bel lavoro per la nostra Chiesa Parrocchiale, uno degli edifici significativi della cittá.

    Vi auguro un buon tempo pasquale,

don Gabriele Burani, Ipirá- Bahia 

lunedì 3 aprile 2017

Buona Pasqua da Jandira

Carissimi amici,
sabato scorso ho potuto vedere un matrimonio per Whatsapp... qui nel salone della comunità, affianco alla mia casa. Questo salone è proprio polivalente: durante il giorno accoglie un centinaio di bambini dell’asilo della Caritas; il giovedì sera e la domenica c’è la messa e altre riunioni di tipo religioso. Il sabato in genere c’è una festicciola: un compleanno di un bambino, una festa di beneficenza per la Chiesa o per l’asilo. Anche  matrimoni, ma con la solennità tipica della cerimonia e della festa.


<<Siamo senza soldi!>> mi spiegano gli sposi che “in privato” mi hanno chiesto una benedizione. <<Ci siamo sposati al civile e per la festa abbiamo lasciato fare agli amici, che abbiamo invitato per Whatsapp>>
E’ stato un invito di questo tipo: <<Venite alla festa del nostro matrimonio. Per favore portare da mangiare e da bere, perché noi non abbiamo niente.>> Saranno venute più di 200 persone e ciò che non è affatto mancato è stato il bere... Ma alla domenica mattina sono andati tutti a casa sani e salvi!
Non so fino a che punto siano da imitare... Però a confronto di certi matrimoni con tanto lusso, sfoggio, vanità, sperpero di cibo, di specialità rarissime, ecc ecc... mi viene da pensare che potrebbe esserci una via di mezzo.

Questo “caso” di festa semplice, non è solo un caso, ma un sintomo di una crisi economica e sociale che si approfondisce sempre di più nel Brasile di oggi, in modo particolare, fra i più poveri e fra i giovani sempre più poveri, senza lavoro, esclusi dalle università, senza prospettive e speranze.
Il governo attuale si avvale di una maggioranza di parlamentari (corrotti) per cambiare la costituzione, contro i diritti dei lavoratori sempre più precari, contro il diritto alla pensione minima per gli anziani, contro l’accesso degli studenti alle università, contro l’insegnamento di materie umanistiche nelle scuole e inviabilizza i progetti popolari per una casa propria... ecc.. ecc..
Secondo il martellamento ossessivo dei mass media, questo governo è legittimo, democratico e starebbe rimettendo in piedi un Brasile rovinato dal governo precedente (di sinistra); ma chi ancora riesce a fare una lettura della realtà, capisce molto bene che  se non è golpista, è senz’altro un fantoccio in mano a quell’invisibile elite economica che comanda il Brasile di oggi.  Quest’elite brasiliana in pratica è filiale dei centri di potere del capitale internazionale; anche questo sempre più invisibile e anonimo, ma onnipresente ... sarà che sia il demonio?


Comunque sia, il Brasile viene sempre più smantellato dal suo progetto nazionale e popolare, costruito con tante difficoltà nell’ultimo ventennio. C’è stata la crisi della Petrobras, Odebrecht, e altre grandi industrie brasiliane. In questo momento c’è la crisi della carne (vendita di carne scaduta ecc.) della quale il Brasile è il più grande esportatore nel mondo.
Di buono c’è una cosa: quanto meno terre si destinano ai buoi, più terra rimane per l’uomo e le foreste tirano un sospiro di sollievo.

Di questo caos politico ed economico in cui il Brasile è affondato, ne sentiamo le ripercussioni in ogni momento della giornata. Negli asili i bambini mangiano di più... anche perché in casa c’è sempre meno cibo. Tutti i giorni c’è gente che chiede un lavoro:  “posso fare qualsiasi cosa,  anche pulire i pavimenti, i bagni, perché in casa non ho più niente”. Il più delle volte ci resta solo il soffrire insieme, il com-patire... dare una parola di speranza. E’ vero che accogliamo più di 900 bambini e più un centinaio di bambini di una favela qui vicino, a cui diamo appoggio giuridico e un minimo di assistenza e accompagnamento; ma sinceramente in fondo ci sentiamo dei naufraghi in mezzo all’Oceano, aggrappati a una tavola di salvezza: una speranza, un sogno, un’utopia... per cui ancora riusciamo a cantare le Beatitudini e il Cantico delle Creature.
Amici di Massenzatico (es. Piola) mi hanno invitato a partecipare al cinquantesimo del cantiere di lavoro ‘66/’67 che abbiamo vissuto insieme a Piediluco in Umbria. Si trattò infatti di un’esperienza per allora inedita, in cui giovani per lo più studenti, durante le vacanze estive, si organizzavano in gruppi di 30/50 membri. Iscritti previamente al movimento Soci Costruttori, con sede in Belgio, venivano mandati in vari centri di accoglienza in tutta Europa, per fare lavori manuali o sociali in situazioni di povertà. Io che ero un semplice frate-studente in un convento di Udine, iscrittomi con tante difficoltà ai Soci Costruttori, fui mandato proprio a Piediluco, dove ho vissuto 15 giorni di intensa vita di comunità e di lavoro con un gruppo di giovani, organizzato da Don Lorenzo Braglia. Quel prete, un vero profeta, è stato il mio maestro di vita, e i giovani non solo divennero i miei amici, ma ancor oggi sono veri fratelli e sorelle nel Vangelo. Con loro ho cominciato a partecipare al GLM (Gruppo Laico Missionario) il Quem  Sabe, La Collina e la stessa missione in Brasile, prima a Bahia, poi In Acre, e Jandira (da 30 anni).


Grazie amici e fratelli. Purtroppo non posso venire in Italia per celebrare con voi questa data che ha marcato la nostra vita e la nostra utopia, però vi posso assicurare che quell’esperienza è stata una “rivoluzione”, battezzandomi non solo come Gianchi, che è divenuto il mio nome di battaglia, ma anche identificando la mia vita come un cantiere di lavoro per i più poveri.
Voglio finire questa lettera pasquale con una nota di “Alleluia”!


Abbiamo creato la Panetteria Comunitaria, la quale non solo sta dando lavoro a una mezza dozzina di persone, ma anche grazie ad essa, i nostri bambini e tutti quelli che lavorano con loro, mangiano ogni giorno il “pane nostro”, e si sta allargando anche una clientela, a cui si vende un pane buono ed a un buon prezzo. A pari passo sta funzionando anche la Scuola di Panetteria, nella quale i nostri bambini (i giovani e gli adulti alla sera) apprendono a fare il pane, sia per la loro casa, sia come una possibilità di accesso al mercato del lavoro.
Grazie a tutti che mi avete aiutato; avrei tanti nomi da fare, ma in modo particolare ringrazio la Manuela di Casina (RE) e tutta la sua famiglia. Questi gesti di solidarietà di tanti amici mi animano nella fede e nella speranza di continuare, nonostante l’età e un cuore “ricucito”, la mia vita di condivisione con i più poveri.




Grazie, il vostro aiuto e la vostra preghiera mi rendono sempre più forte e sempre più nuovo.
Allora  auguri di buona Pasqua a tutti: risorgere significa credere in un cielo nuovo e in una nuova terra.


Padre Gianchi

martedì 14 marzo 2017

Brasile, Don Luigi e la CdC di Ruy Barbosa

Siamo qua in Utinga quasi da un mese.
C’è stato anche il ritiro spirituale diocesano a Jequitiba, tenuto da un vescovo ausiliare di Salvador dom Gilson: ci ha preparato all’anno mariano, i 300 anni di Aparecida, riletta da papa Francesco come segno di evangelizzazione di questo paese.
Pescata (apparsa) a dei poveri pescatori, l’immagine di creta inscurita, ritrovata rotta, in due momenti differenti, con cura è stata raccolta e aggiustata. Poi, ospitata nelle case dei pescatori, ha cominciato a fare grazie su grazie ad un popolo di schiavi che hanno ricorso a Lei nelle loro prove e sofferenze. Fino a diventare la Patrona del Brasile. Un evangelizzare che sembra un po’ raccogliere pezzi di un puzzle e metterli insieme dovrebbe darci l’immagine di Cristo e anche essere segno di quella riconciliazione che Lui è venuto a portare sulla terra.
Anche per noi inserirci in un una zona pastorale nuova è ascoltare e rendersi conto del cammino fatto in questi anni. Abbiamo iniziato ad incontrare le fraternità: gruppi di comunità che sono abituati a trovarsi insieme; così possiamo renderci conto del cammino fatto, dei bisogni e delle priorità che vogliono attuare. 

L’inizio della Quaresima è qui segnato dalla Campagna della Fraternità, promossa ogni anno dalla chiesa Brasiliana, in questo tempo per mettere a fuoco alcuni dei grandi problemi che il paese sta affrontando. Quest’anno è lo sguardo sui 6 biomi brasiliani: Amazonia, Catinga, Mata Atlantica, Cerrado, Pantanal e Pampa. Per bioma si intende tutta la vita umana, vegetale e animale che vive in un determinato territorio, con le sue diversità e  bellezza da custodire e coltivare. Sono questi i due verbi del comandamento dato da Dio Padre in Genesi ai nostri progenitori sulla custodia del creato. 

Qui fa specie la situazione del Rio Utinga, con la “seca” di questi tempi, non piove da un anno; il fiume è abbondantemente usato per irrigazione: in particolare piantagione di banane e altra frutta e verdura. Così si ha scarsità di acqua per il consumo umano nelle comunità che stanno più a valle. Quello che si chiama la rivitalizzazione del rio diventa un problema ambientale molto grave che bisogna affrontare con tutta la nostra gente. Anche perché di fatto, in questa gestione delle acque del Rio Utinga e dei suoi affluenti, sono implicate tutte queste 4 parrocchie: Bonito, Utinga, Wagner e Lagedinho. Già c’è stato uno scontro tra la gente assetata e le forze dell’ordine venute a sedare il conflitto; c’è chi dice che le prossime guerre saranno sul controllo dell’acqua dolce del pianeta. 

Per la Casa della Carità certamente un tempo nuovo, segnato dalla partenza di Ir. Nicoletta per l’Italia; gli ospiti in particolare hanno sentito la bella maternità con la quale “Nico”, chiamata con tanti nomi diversi, ha vissuto questi 11 anni alla Casa di Ruy Barbosa. 

Don Luigi



Ciao a tutti!
Qui abbiamo iniziato la Quaresima con il caldone estivo che supera tutti i giorni i 30°c e siamo in attesa della pioggia.
Dal 20 al 24 febbraio, come ha anticipato d. Luigi, abbiamo partecipato al ritiro diocesano. E' un momento che si vive tutti gli anni all'inizio dell'anno pastorale, a cui sono convocati tutti gli “agenti pastorali” della Diocesi: preti, consacrati, laici, col Vescovo. Mancava qualche prete e qualche suora, c'erano pochi laici, e in tutto eravamo una quarantina. Il Vescovo ausiliare di Salvador, che ha predicato i quattro giorni di ritiro, e stato molto semplice e profondo, e molto alla mano.
Bella anche l'occasione di scambio e conoscenza con le altre persone che si danno da fare in Diocesi!
Dalla Casa siamo andate in due, sr Manuela e sr Alessandra.

Al ritorno abbiamo conosciuto Priscilla, una ragazza del Minas Gerais che qualche anno fa aveva fatto la leva, tornata in questo periodo per salutare sr Nicoletta.

Abbiamo concluso il tempo ordinario (e il Carnevale, soprattutto), con una gita a Itaberaba, città qui vicina, a casa da alcuni amici frati francescani. Abbiamo lasciato a casa solo d. Riccardo con  Eniciede e Nailton. Per il pranzo a Itaberaba ci hanno raggiunti anche il Vescovo Dom André e pe Antonio, il nostro parroco. E' stata davvero una bella giornata!
Per le Sorelle italiane: abbiamo anticipato l'uscita in un luogo francescano!

I giorni seguenti sono poi stati quelli dei saluti a sr Nicoletta, dopo 11 anni di presenza qui.
Un giorno sono venute a pranzo le ragazzine del bairro, domenica scorsa le donne dell'Arco-iris, che lavorano qui in Casa, con i loro figli, poi lunedì a pranzo Dom André, pe Antonio, e d. Luca. Infine sr Nicoletta è partita da qui martedì mattina, dopo la Messa, con sr Manuela e d. Luigi.
Ringraziamo il Signore di questo suo tempo di Missione qui, e come ha detto il Vescovo, non le diamo una “partenza” (despedida) da qui, ma un “invio” in Italia, perché ora fa parte anche della famiglia brasiliana.


La CdCdi Ruy Barbosa

giovedì 23 febbraio 2017

Qualche notizia dalla Bahia da don Luigi Ferrari

Gennaio è stato un mese molto caldo, si aspettava la pioggia ma niente. Io e don Riccardo abbiamo in particolare accompagnato la parrocchia di Nova Redenção, dove si è celebrata la festa di San Sebastiano. La preparazione della festa ha coinciso anche con la visita di una immagine della Madonna Aparecida; quest’anno sono 300 anni che é stata scoperta e nel tempo è diventata la Patrona del Brasile. Così questa semplice immagine di legno di 40 cm.di colore marron scuro, ha visitato le comunità della campagna e poi nei giorni della festa i vari quartieri della cittadina.

Bella la partecipazione del popolo che sente Maria Aparecida come una madre affettuosa che si cura della gente, e si affida a lei nei momenti di sofferenza e anche nelle scelte della vita. Non per niente lei, negra, ha avuto nei pescatori poveri e negli schiavi i primi devoti che ha soccorso liberandoli e dando loro dignità e forza. La festa di San Sebastiano: ben partecipata con la presenza del Vescovo dom Andrè, che ha anche salutato e ringraziato i Fratelli della Carità che qui si sono avvicendati per circa 22 anni; bello il pranzo comunitario e anche la processione. Abbiamo anche messo a posto un po’ la canonica che adesso verrà abitata da pe. Mario nuovo parroco di Nova Redenção e Ibiquera.

Così abbiamo iniziato il trasloco verso Utinga dove ci siamo sistemati nella casa parrocchiale. Assieme a noi è arrivato anche il diacono Genival; che ha portato molte immagini di santi e molte piante. I giorni 28 e 29 di gennaio abbiamo celebrato il mandato di inizio della missione pastorale per le parrocchie di Bonito e Utinga. Dom Andrè ci ha affidato queste parrocchie e stiamo cominciando a conoscere queste comunità. L’impressione è stata buona, nella liturgia sono molto disciplinati e hanno una bella animazione nei canti; tanti i ministranti: della Parola, del canto, della Eucarestia, dell’accoglienza. In Utinga sono presenti tre Suore del Congo collaborano alla pastorale e abitano in una Casa Familia dove vengono ospitate alcune donne anziane. In questi giorni il diacono Genival é stato ricoverato all’ospedale di Feira de Santana: ha avuto una piccola paresi facciale; bella la preghiera della gente per la sua salute, si sta riprendendo bene.

Il 29 gennaio, io don Luigi ho compiuto 60 anni, abbiamo fatto un po’ di festa alla CdC di Ruy Barbosa, con un incontro degli italiani missionari qui in Diocesi. C’era un bolo (dolce) fatto della moglie di Firmino e io ho fatto la pizza. A seguire l’incontro dove abbiamo accolto Sr. Alessandra, l’ultima arrivata con sr. Manuela e poi ci siamo fermati a vedere i programmi dei prossimi mesi. Avremo la visita del nuovo direttore del CMD don Pietro, abbiamo fatto un programma per fargli conoscere le realtà in cui viviamo. Poi in luglio-agosto avremo la visita dei campisti accompagnati da don Marco di Sassuolo.
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Ciao a tutti!
Dopo poco più di due settimane dall'arrivo in Brasile... cosa dire, se non le prime impressioni?
Un mondo molto diverso, un paesaggio molto diverso: da Salvador (dove sr. Manuela e io siamo arrivate di sera e dove è venuto a prenderci d. Luigi), con dei gran stradoni con poche indicazioni, alla casa delle suore che ci hanno ospitato a Itapoã, alla bellezza dell'oceano, al sertão (semi-arido), che si incontra venendo verso l'interno della Bahia, con paesini molto poveri sulla strada, dove i bimbi cercano di vendere ananas, bottigliette d'acqua o altro a chi passa in macchina... E poi il sole, caldo, molto forte, le vacche magre che si vedono brucare quel poco di verde, o bere in qualche pozza d'acqua, che non si sa bene da dove viene...

Poi l'arrivo a Ruy Barbosa, l'accoglienza degli Ospiti, delle Sorelle, della gente di qua.
Gli Ospiti sono molto belli: c'è un concentrato di piccoli di condizione e giovani di età. Il più piccolo è Francisco, 12 anni, la più anziana è Gea, che di anni ne ha più di 70, ma dice di averne 5. In pochi parlano, ma la relazione va al di là delle parole. Con qualcuno invece è molto difficile relazionarsi: la vita è un grande mistero!

In Casa c'è uno stile sobrio, ma c'è tutto! Si ricicla ciò che si può: vista la siccità che qui è di casa, l'acqua dei risciacqui delle lavatrici si riusa per gli sciacquoni, o per lavare per terra. L'acqua che si usa per lavare le verdure si tiene per dar da bere alle piante...
Guardandosi attorno, il bairro dove abitiamo è povero, c'è gente semplice, anche poco istruita (comunque sia, l'istruzione scarsa è un problema del Brasile). Poi tanta gente che sta lì, seduta fuori di casa e mi chiedo: come fanno a vivere?
Ci sono delle ragazzine del bairro che vengono spesso in Casa: aiutano ad alzare le bimbe, le pettinano (sono maestre in questo), danno loro da mangiare, si fermano a giocare tra loro... Speriamo che crescendo restino legate alla Casa!

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date!”. Credo che la nostra presenza qui sia per questo: quanto abbiamo ricevuto nella vita, ora siamo chiamati a ridonarlo.
Ci sono tante cose diverse, ma l´importante, come tutti mi hanno detto, è mettersi in ascolto, non giudicare, entrarci pian piano (qui nessuno ha fretta).

Queste le prime impressioni. Continuate ad accompagnarci con la preghiera!

Don Luigi e sr.Alessandra a nome dell’equipe

Un abbraccio dalla calda Bahia

Eccomi qua, dopo qualche mese di silenzio, con tante cose da dire, senza sapere da dove iniziare.

Le mie giornate sono piene, spesso la sera quando torno a casa preferisco leggere o guardare un po’ di tv per distrarmi, per fare qualcosa di poco impegnativo; e così ora che sono seduta a pensare, mi rendo conto di come nella quotidianità mi sembra sempre di far così poco, ma come a distanza di 4 mesi dall’ultima volta che ho scritto, le cose da raccontare sono così tante.


Novembre e dicembre sono stati mesi di verifiche e di riunioni conclusive; l’assemblea diocesana, l’assemblea diocesana della pastorale giovanile, l’ultimo incontro dell’anno dello zonale di cui la nostra parrocchia fa parte, il bingo parrocchiale, il ritiro del gruppo giovani, senza dimenticare l’ultimo giorno di scuola e gli scrutini finali a cui ho partecipato: come è andato il 2016, cosa potevamo fare meglio e quali sono i propositi per il nuovo anno.

Anno di cambiamenti: i don, le suore e il sindaco; si ringrazia il passato e si guarda al futuro con gioia e speranza, perché anche se è un anno che non piove (l’ultima volta ha piovuto 15 giorni a gennaio dello scorso anno),  la vita va avanti e si spera che tutto possa andare meglio!

È arrivato dicembre: Alessandra (missionaria laica a Salvador) è tornata in Italia dopo un anno; un’amica che mi è stata accanto e mi ha aiutata nei momenti più difficili; Massaranduba (il quartiere dove viveva con 2 preti fiorentini) è stato per me una casa, dove poter essere me stessa, confrontarmi e anche sfogarmi quando qualcosa non andava. Non è così scontato trovare qualcuno a cui raccontare le tue paure, i tuoi dubbi, i tuoi problemi ed essere capito, ma soprattutto senza essere giudicato; ancora più difficile e quando sei dall’altra parte del mondo, immersa in una cultura totalmente diversa. Massaranduba è stato per me il mio porto sicuro, dove poter essere me stessa senza dovermi preoccupare dei miei difetti.

Ho salutato anche suor Alice e suor Ana Maria, della congregazione Francescana di Cristo Re;hanno cambiato città, come spesso accade nelle congregazioni religiose. Sono state per me mamme, zie, amiche, sorelle, mi hanno sostenuta e aiutata, abbiamo condiviso momenti difficili, ma anche tanti momenti di gioia. Sono state per me la mia famiglia, le persone con cui condividevo il pranzo la domenica; coloro che mi rammendavano la maglia scucita e coloro che chiamavo quando andavo in un'altra città, per avvisarle che ero arrivata e che stavo bene. Senza di loro probabilmente questo primo anno di missione non sarebbe andato così bene.

E poi finalmente l’abbraccio tanto atteso, dopo 4 anni, con mia zia, suora missionaria qui in Brasile, nello stato del Mato Grosso del sud. Abbiamo trascorso il Natale insieme, ho conosciuto la città in cui vive e ho potuto costatare che non importa il posto, mia zia ha un cuore così grande e una fede così forte, che riesce ad illuminare qualsiasi persona incontri e qualsiasi cosa faccia.
Siamo poi andate a Mogi das Cruzes, nello stato di San Paolo; è in questa città magica che il mio percorso è iniziato e che mi ha portato qui dove sono oggi.

Ho rincontrato tanti amici, ragazzine che oggi sono donne, mogli e mamme, ragazzini diventati uomini. Alcuni di loro hanno dato uno schiaffo alla vita, costruendone una migliore; altri hanno dovuto lottare con più forza, in molti ce l’hanno fatta, altri purtroppo no.
Ma ciò che conta è l’amore, che dopo anni resta lo stesso: essere invitati a pranzo, potermi sedere a gambe incrociate sui loro divani, perché questi anni di lontananza sono stati solo fisici, ognuno di noi era nel cuore dell’altro.

Mia zia mi ha chiesto se avrei raccontato a qualcuno ciò che vissuto questo mese, ma non lo farò; sarebbe come raccontare i segreti dei miei amici con cui condivido la mia quotidianità; storie di prostituzione, violenza, droga, prigione, ma anche problemi con i propri genitori, con i figli, problemi d’amore, la mancanza di lavoro, la salute:  è la vita, per qualcuno è più semplice, per altri un po’ meno.
Sono ritornata a Redençao ed è stato bello poter riabbracciare tutti. Il 4 di febbraio c’è stata la messa per dare il benvenuto al nuovo padre e alla nuove suore, il 6 prima riunione in equipe per organizzare questo nuovo anno.

Io non so come andrà, ma sicuramente questa esperienza mi sta mettendo alla prova. Tutte le persone della comunità mi hanno un po’ adottata, ma la sera, quando resto sola devo fare i conti con me stessa, per cercare di capire se sto procedendo sul cammino più giusto, per rispetto a me stessa, ma soprattutto per rispetto alle persone che incontro ogni giorno.

Qualche giorno fa stavo andando a messa e una bimba mi è corsa in contro per abbracciarmi urlando il mio nome, poi a bassa voce mi ha detto “Lo so che non ti piace quando ti chiamo italiana”.  Quella sera sono andata a letto serena, ringraziando Dio per tutto l’amore che ricevo  e perché come dice mia zia, questo cuore può solo contenere più persone da amare.
E durante le mie preghiere ci sono i volti di tutte le persone che ho incrociato in questi pochi anni di vita, perché non c’è cosa più bella di sapere che c’è Qualcuno lassù a proteggere tutte loro.

Un abbraccio dalla calda Bahia

Vanessa (Leccese, febbraio 2017)

giovedì 26 gennaio 2017

Suor Gianna, una vita per l'ad gentes

Suor Gianna Spaggiari, reggiana, quest’anno compirà 80 anni. Da 55 anni è missionaria salesiana e si occupa di educazione dei bambini e dei giovani.
La incontriamo in casa di sua sorella Dilma, a Gavassa, per una chiacchierata davanti ad un caffè. Colpisce la sua semplicità e la sua energia, oltre alla densità dei suoi racconti: ci si trova davanti ad un’enciclopedia della missione, 39 anni di Brasile e poi Timor Est, una scelta maturata perché <<ormai ero più brasiliana che italiana, stavo troppo bene, la missione per me era altrove. Mi ha sempre stimolato una frase: “nessuno può indicare ad altri nuovi orizzonti se prima non li sfida lui stesso” e poi mi son sentita rivolgere l’esortazione di San Paolo ai Corinzi, “guai a me se non evangelizzo”,  e mi sono sentita spinta ad “andate in tutto il mondo a predicare il Vangelo”. In questi messaggi ho trovato il coraggio per partire dal Brasile. Ero chiamata ad affrontare nuove sfide, a 64 anni, e la proposta è arrivata da Timor. Ho imparato bene anche la lingua locale, il tetum…>>


Timor è un isola del grande Arcipelago Indonesiano situata vicino all'Australia. 
Nel 1999 sotto la guida coraggiosa del grande leader dei resistenti, Xanana Gusmao, e con la collaborazione dell'ONU e del Portogallo, la parte est dell'isola ha conquistato la sua indipendenza dall'Indonesia,  chiudendo in questo modo un periodo storico di 500 anni di colonizzazione. 
Oggi Timor Est è una piccola nazione e dal maggio del 2002 è aggregata all'ONU.




Il 95% degli abitanti sono battezzati nella chiesa cattolica mentre il restante aderisce alle poche denominazione protestanti che penetrano facilmente nell'isola. 
La presenza dei musulmani è scarsa, anche se Timor confina con l’Indonesia, a maggioranza musulmana, dove risiedono anche sacche di fondamentalisti islamici. 
Resta in Timor il culto animista degli antenati: <<Il funerale è una festa anche se il morto ora può essere tenuto in casa al massimo solo 48 ore. Si fa festa tutti, con riso e carne; il morto non avrà pace se non mangi. A 30 giorni dalla morte si celebrano i Fiori Amari, dopo sei mesi si celebrano i Fiori Dolci; in entrambi i casi la famiglia del defunto si ritrova a celebrare la Messa e mangiare, non senza aver fatto benedire dal sacerdote  i fiori da deporre sulla tomba>>.



Suor Gianna arriva sull'isola a guerra finita, 16 anni fa, e si trova davanti gente poverissima di tutto, anche di Dio.
Ora suor Gianna svolge la sua missione a Laga, << un luogo benedetto dal Signore per la sua bella posizione geografica, fra le montagne e l’Oceano Indiano, ma dove regna estrema povertà, dovuta alla mancanza di acqua potabile e all'aridità del terreno. La vita è cara, si vive di importazioni in cambio di petrolio ma la produzione è limitata ed in prossima estinzione.>>
Laga è come un rione di periferia della capitale, a 5 ore dalla città, viaggiando in auto su strade sterrate di montagna. 
Le suore abitano accanto ad un orfanotrofio che ospita 98 tra bambine e ragazze,  che sono orfane di uno o entrambi i genitori o figlie di malati mentali. 
Vi sono  6 suore, tutte di Timor tranne suor Gianna, che danno assistenza alle bambine, facendo attenzione a non tagliare i legami con le loro famiglie.
 <<La famiglia è un’istituzione sociale troppo importante - ci racconta - e per le vacanze rimandiamo le bambine da qualche membro della famiglia. Per il resto le orfane studiano nella scuola salesiana attigua all'orfanotrofio. Sono seguite dai 7 ai 16 anni, per il ciclo base della scuola, poi si trasferiscono a Dili (la capitale del Paese) per frequentare le scuole superiori, o tornano ad abitare sulle montagne. Il Governo contribuisce al loro mantenimento con 150 sacchi di riso al semestre. Il riso è la base alimentare del paese, per il resto i costi delle cure e dell’alimentazione delle orfane sono coperti dalle sole offerte>>.
Comunque le suore riescono a garantire loro colazione, pranzo, merenda e cena, a base di riso, legumi locali, banane cotte, a volte carne in scatola, poco pesce << perchè pescare è pericoloso>>.

Suor Gianna ora è incaricata come economa della struttura: << vorrei smettere ma le mie suore dicono che sono necessaria>>. 
Ma non fraintendiamo, non vuole smettere di stare in missione, <<questo mai>>, ma solo di occuparsi di bilanci. 


La nostra intervista termina con queste sue parole : <<Timor è molto povero, molto più povero del Brasile, non c’è niente, anche pescare è difficile perché l’Oceano è pericolosissimo. Ma mi piace stare là, con i poveri,  nella periferia, come ci dice Papa Francesco...>> 

domenica 25 dicembre 2016

Natale è nascita di Gesù... e nostra nascita

Natale 2016

Carissimi amici,

questa volta non ho nessun motivo per scrivervi in ritardo, dato che sono in casa tutto il giorno per il doveroso recupero. Già, come molti di voi avranno saputo, giusto due mesi fa ho avuto un intervento al cuore in cui è stata messa una valvola e due ponti, dal momento che le coronarie erano quasi chiuse.

Beh, l’importante è arrivare in tempo; tutto è andato bene, il peggio è già passato. Ora sono già nella fase della riabilitazione: cuore nuovo... vita nuova! “Non tutto il male vien per nuocere”, come si dice, infatti questa esperienza mi ha portato un po’ più di giudizio, più fede, e mi aiuta a elaborare un nuovo (se prima c’era!) equilibrio di vita, dove i valori essenziali siano sempre in primo piano, lasciando tante “faccende” in mano ad altri, soprattutto nelle mani di Dio.

Ne approfitto per ringraziarvi per aver pregato per me o pensato bene in me... ma penso che Italia e Brasile insieme facciano miracoli. Ve la conto in breve: i medici mi hanno dato la “buona notte” in sala operatoria il 29.9.16 alle ore 15.00: giovedì. Mi hanno svegliato alle otto del mattino di venerdì per la visita di Jacqueline e Paulo. Poi mi hanno tolto i tubi che avevo addosso e alle dieci del mattino mi hanno dimesso dal reparto rianimazione e mi hanno portato in stanza sul mio letto.

Sabato e domenica, dieta e medicazioni... e lunedì mi hanno dimesso dall’ospedale. “Se vuole, può stare qui anche un altro giorno” mi ha detto il medico dell’ospedale. “no, grazie, vado a casa e vi ringrazio di tutto: siete stati bravissimi”.

E così sono venuto a casa in macchina (guidava Paulo!) come se fossi ritornato nel mondo dei vivi.

Veramente il Signore è il Dio con noi, Emmanuele.


E così vivo anche un Natale differente. La Regina, la bimba di nove anni (cresce.. cresce..) che vive con me, al ritorno dalla scuola mi raccontava che aveva scritto una lettera a Babbo Natale, come la sua maestra aveva proposto in classe. Nella lettera, invece di chiedere dei regali per sé, chiedeva al buon vecchio tante coperte, tanti cibi e torte per i bambini poveri.
“Bene, bravissima” le dico.
Dopo un po’ di silenzio mi fa una serie di domande, tipo: “quali sono i poveri che tu aiuti?”
“Come si chiamano?” “Quanti bambini sono?” “Dove abitano?” “Già, perché se il Babbo Natale mi porta ciò che ho chiesto, devo conoscere questi bambini e anche sapere la strada per arrivare da loro.”

Giusto... una piccola grande inchiesta o esame di coscienza da farci per Natale.
Non è che dobbiamo amare i poveri solo a Natale, ma festeggiando la nascita del Bambino Gesù, festeggiamo la vita che nasce in noi, nel mondo. Quando condividiamo la vita con l'altro (come il Verbo che si fa carne) in modo particolare con colui che ci presenta una richiesta di aiuto, generiamo una semente di vita. La semente è feconda ed eterna nella misura in cui incontra la terra “buona”, la terra del Calvario, la terra della Croce, bagnata dal Sangue Di Cristo. E per la Croce che si apre la Resurrezione che è la nostra fede, la nostra speranza, il senso ultimo della nostra vita. Allora si capisce perché il mistero dell&#39;Incarnazione, della condivisione, dello spezzare il pane di vita con i più poveri, ci porta al mistero della salvezza, della liberazione. Né il povero, né il ricco, né il buono, né il cattivo, né io, o noi, con tutte le nostre opere buone, ci possiamo salvare da soli. Ci salviamo e ci liberiamo come relazione con l&#39;altro, nella compassione con il Cristo povero, senza casa, in mezzo al massacro degli Innocenti, profugo in terra straniera, marginalizzato e criminalizzato, torturato fino alla morte... E&#39; in questa condivisione che ci sentiamo fratelli. Invece di essere “disperati” per le cose di questo mondo (che vanno veramente male) rimaniamo uniti, perseveranti, nella speranza di un altro mondo possibile, frutto di compassione, di Croce e Resurrezione.

Sono sementi buone, feconde (non ibride o geneticamente modificate!) ogni gesto di solidarietà.

Voglio ringraziare tutti gli amici del Centro Missionario di Reggio Emilia che hanno collaborato e partecipato alla cena di Boorea (840 partecipanti!), cena solidaria con i profughi della Siria in un accampamento della Palestina, solidaria con i bambini della nostra Caritas di Jandira nel progetto di scuola professionale per adolescenti che vivono ai bordi di una fascia sociale che divide (ed unisce) la marginalità dalla (con) criminalità.

Infine voglio dirvi che la mia gioia è nel vedere la Caritas con i suoi quasi mille bambini come un campo di terra buona, dove voi gettate tante sementi buone... magari le date a me perché io le semini... si, come la Regina, che ha bisogno di me per sapere il cammino per portare le coperte di Babbo Natale fino ai bambini poveri. Si, con il vostro aiuto, con l&#39;adozione a distanza, con la preghiera, con la visita, venendo qui ad aiutare come la Marta e la Silvia, due universitarie di Roma, con i banchetti beneficenti...

Bene, allora buon Natale e buon inizio di anno: assieme ai pastori seguiamo questa luce che ci porta alla grotta degli animali, del bue, dell&#39;asino, delle pecore... che sono stati i primi ad ospitare Gesù, con Maria e Giuseppe. San Francesco diceva che nel Natale anche gli animali devono mangiare meglio. Infatti tutto il creato soffre, geme e canta in questo parto di Maria nostra Madre.

Natale è nascita di Gesù, è nascita della vita... e la nostra nascita.

A tutti un grande abbraccio di “compassione” e di pace

don Gianchi

sabato 24 dicembre 2016

Auguri dalla Bahia

Lettera Natale2016

 Festeggiamo questo Natale, tanti i messaggi di auguri che riceviamo e ci scambiamo. Natale è ancora una festa sentita anche se i suoi risvolti commerciali spesso non ci permettono di arrivare al cuore dell’avvenimento. Qui in Bahia, prima di Natale, ho fatto una visita con una animatrice del posto ad un bairro, un quartiere povero di Wagner. Bello incontrare le persone, alcune le abbiamo solo vistate diciamo come conoscenza e cortesia, altre portando anche l’Eucaristia. Siamo partiti da una famiglia povera,quella di Maurina, che abita vicino al fiume, ha un ragazzone Gilmar che soffre di epilessia. Siamo andati, mettendo piedi nell'acqua, fino al fiume Rio Utinga; questo fiume è la ricchezza di questa regione. Poi abbiamo incontrato alcune anziane, una con 104 anni.

Una anziana Leonidia, sembra veramente sorda ma poi ha detto con noi l’Ave Maria e il Padre Nostro così gli abbiamo dato anche la comunione, quando ha visto l’ostia ha sorriso e detto “Guarda il biscotto del Prete”, vive in una famiglia evangelica ma si vede che ha dentro una tradizione cattolica che vuole conservare. Altre signore anziane ci hanno accolte con affetto, in una casa abbiamo visto preparato un presepio, qui si dice “lapinha”; questa tradizione sta quasi scomparendo. Come pure i vari “Benditi" che sono inni e canti della tradizione antica che venivano fatti davanti ai presepi. Abbiamo anche incontrato una bimba con handicap, si chiama Yasmin ha nove anni, ha sofferto nel parto non è riuscita a respirare e a piangere, non parla è gracile e ha problemi respiratori, la mamma la cura con affetto.

Non so in questo paese quanto possa essere l’aiuto e l’accompagnamento per queste situazioni. In questo settimana con don Riccardo, abbiamo incontrato il vescovo dom Andrè con il quale abbiamo guardato la zona pastorale che ci vuole affidare, c’era anche il prete di Ruy Barbosa don Antonio. Abbiamo visto la possibilità di cedere Lagedinho che sarebbe il quarto municipio della zona a Ruy Barbosa; ma quasi tutte le comunità di campagna fanno riferimento a Wagner dove siamo. Cosi alla fine si è pensato di tenere questa zona tutta coi 4 municipi: due nuovi, Utinga e Bonito, e gli altri due che fanno già parte della pastorale dei Fratelli Wagner e Lagedinho. Il vescovo però ha pensato di darci un aiuto nel diacono Genival de Jesus Araujo, attualmente era nella parrocchia di Ipirà con don Gabriele Burani. Siamo andati anche ad incontrare il prete di Utinga Giorlando, assieme alle suore congolesi che sono lì, ci ha presentato la realtà pastorale di Utinga e Bonito. Ci è sembrato una realtà viva specie la pastorale giovanile e famigliare; Giorlando ha dato un grosso impulso al canto e all’animazione liturgica. Se questa evangelizzazione ha provocato una buona risposta delle comunità speriamo con la nostra presenza di non spegnerla.

Alla Casa di Carità di Ruy Barbosa in preparazione al Natale c’è stat una bella presenza di giovani. Una Suora, Jacy delle Ausiliari del Sacerdozio, che aveva da novizia fatto un mese alla Casa, è tornata per una settimana; è stata una bella presenza e anche lei si è sentita ben inserita nel servizio e nella preghiera con gli ospiti. Poi anche 4 Francescani bahiani, che sono in cammino di formazione, studiano la filosofia a Curitiba nel sud del Brasile, hanno fatto una tre giorni in casa. Per alcuni di loro era la prima volta di un servizio effettivo ai nostri ospiti, ma abbiamo visto una bella disponibilità e anche la voglia di condividere lo stile di vita che la casa propone.

Momenti di preghiera importanti sono stati la novena, fatta con gli ospiti e ben partecipata, si è usata quella preparata dalla diocesi con temi che riguardavano molto la famiglia e le condizioni critiche che vive nel nostro tempo, con la volontà che il Natale sia un tempo rinascita nella fede e nell’amore. Poi un’altro momento importante è stata la partecipazione della  Casa ad una sera della novena della Parrocchia di Pintadas. Questa parrocchia seguita da pe. Luca, missionario reggiano, ha voluto anche restituire la visita fatta con una delegazione che è venuta a conoscere meglio la casa a Ruy Barbosa. E nella circostanza si è fatto festa al piccolo Francesco, che il giorno di Santo Stefano ha compiuto 12 anni. Francesco è il piccolo di casa, super curato perché molto fragile, adesso anche senza Suor Manu, ma resiste e porta il suo contributo. Per finire dopo il Natale siamo andati, io e don Riccardo all’incontro dei sacerdoti della diocesi ad Andarai, una ventina di preti nella maggioranza bahiani. Una mezza giornata dedicata al vita sacerdotale, la cura di sé, come importante: per non passare dall’entusiasmo dei primi tempi all’apatia o alla frustrazione di fronte alla vita pastorale che si conduce. Sono 7 i sacerdoti ordinati negli ultimi anni, quindi bisognosi di crescere e aiutarsi nelle difficoltà. La seconda mezza giornata è stata dedicata al piano di manutenzione del clero, qui manca completamente quello che da noi in Italia è Istituto di sostentamento del Clero; così ogni diocesi deve provvedere a come sostenere i suoi sacerdoti. C’è stata molta discussione e anche le proposte pensate sono da verificare. Il clima è stato fraterno e anche pranzi e cene ben animati. In questi giorni siamo a Nova Redençao perché abbiamo la visita dell’Immagine di Nossa Senhora Aparecida, la patrona del Brasile, passerà in tutte le nostre comunità, è un momento festivo per ricordare anche nella parrocchia i 300 anni della scoperta di questa Madonna che tanto bene ha fatto al popolo brasiliano. Allora assieme al Buon Natale vi facciamo gli auguri per il nuovo anno

Deus vos abençoe e de muita Luz.

Pe. Luigi a nome di tutta equipe della cdc brasiliana.

mercoledì 7 dicembre 2016

Pe Luigi Ferrari - lettera di Dicembre

Dopo un mese di Brasile vi scrivo alcune impressioni. Siamo anche nel tempo di Avvento e questo ci aiuta a cogliere questo come un tempo di ascolto, per guardare la realtà con gli occhi di chi cerca di cogliere la presenza di Gesù nelle persone che incontra e nella sua storia.

Ri-immergersi nella storia di questo popolo é bello, il popolo bahiano che vive sempre molte contraddizioni; quello che sempre stupisce è la vita, tanta criança, tanti bambini, che poi non si sà come siano seguiti, accompagnati nella loro crescita. La vita anche nelle comunità di campagna è più o meno la stessa, con la loro dignità ma con la sfida della secca, non piove bene da tanto tempo, è difficile piantare e raccogliere qualcosa ma ho visto coltivazioni nuove che crescono anche con poca acqua “palma”. Quando i comuni funzionano bene, soccorrono le comunità rurali con camion che portano acqua per la vita delle famiglie.

Le comunità e la Chiesa di Ruy Barbosa vivono una stagione nuova, anche domenica prossima sarà ordinato Roque (Rocco) figlio di questa Chiesa e di questa terra. Questo direi il cambiamento più grande: da una diocesi sponsorizzata e con forte accento missionario gradualmente a una più bahiana, anche nel suo modo di celebrare e organizzare la parrocchia. Si sente anche nell’animazione liturgica un sottofondo carismatico, canti sempre accompagnati da chitarre e tamburi, alle volte anche batteria, anche i sacerdoti alle volte cantori e suonatori.

La Casa della Carità di Ruy Barbosa ha sempre ospiti molto belli; ho ritrovato Roger che era stato accolto in Andaraì, sta bene, sorride e vive sempre mirando il cielo e battendo con la mano. Mi ha sorpreso Gheo, ha paralizzato tutta la parte destra ma braccio e gamba sinistra funzionano bene, è diventato più peso e si muove con una carrozzina. Gli piace la luce, specie del sole, sembra quell’uomo che vede la realtà da una caverna. Forse vorrebbe comunicare ma ci sono poche  possibilità di incontrarsi con le persone che lo avvicinano.

Sono stato a Nova Redenção, dove il progetto Mãe da Esperança si è fermato, ma ho riconosciuto molte persone con cui ho condiviso la missione; bello l’incontro con Roxo e Laura in una comunità della campagna Tabocas, li mi sono fermato in una cappella e poi a pranzo da loro.


Ho visitato in questa settimana anche Andaraì, è stato bello rivedere molta gente, in particolare Leo e Mateus due bimbi che sono cresciuti nella nostra casa parrocchiale, ora hanno 18 e 16 anni, stanno bene, si sono reinseriti nelle loro famiglie di origine anche se sono sempre appoggiati alla famiglia di Ana Paula che li ha accompagnati quando noi siamo venuti via.

La città è cambiata molto, ho conosciuto anche il nuovo parroco Islan, e con la comunità ho detto una Messa nella chiesa del Rosario. Per quello che riguarda la preparazione del Natale c’è una novena preparata dalle diocesi vicine; il titolo è: “La nascita di Gesù ci fa rinascere”.
Le piccole comunità iniziano già in avvento a fare questi nove incontri, affrontano questi temi:
1) Gesù rinasce nei bebè senza il diritto di nascere (aborto)
2) Gesù rinasce nei bimbi handicappati
3) Gesù rinasce nei bimbi abbandonati che non hanno nessuno che li accoglie
4) Gesù rinasce nelle vittime della prostituzione infantile
5) Gesù rinasce nella vita degli orfani
6) Gesù rinasce nelle vita dei figli con genitori separati
7) Gesù rinasce nella vita delle famiglie di seconda unione
8) Gesù rinasce nelle famiglie con dipendenti chimici (alcool o droghe)
9) Gesù rinasce nella vita delle persone che sono senza pane e senza pace.
Sempre con canti e un brano biblico di riferimento, vedete che è ben concreta la realtà a cui la novena fa riferimento, quella dei problemi che vivono le famiglie di oggi in questa realtà.
Questo legame fede-vita è sempre un marchio di questa Chiesa.
Bene non mi resta che augurarvi un BUON AVVENTO
Um abraço
PE. LUIGI

martedì 11 ottobre 2016

Progetto orti comunitari

Ci scrivono dal Brasile.

Gianluca Guidetti, missionario reggiano in Brasile da tanti anni ed economo della diocesi di Ruy Barbosa (stato di Bahia), dove operano le missioni diocesane di Reggio, propone un piccolo progetto di irrigazione.

Il territorio della diocesi si caratterizza per l'alto grado di povertà e per la siccità del territorio (accentuata specialmente negli ultimi anni). Miguel Calmon è il paese dove Gianluca vive con la sua famiglia.

Il progetto consiste nella creazione di un orto comunitario in grado di dare sostentamento economico a 20 famiglie, tra le più povere della zona, producendo frutta, ortaggi e piantine di alberi.




Progetti simili ci sono già nel territorio della diocesi (in allegato foto di Ruy Barbosa) ma non hanno sistemi per una gestione accurata dell'acqua. L’acqua (esclusivamente piovana) è convogliata in cisterne di cemento e poi distribuita con innaffiatoi; in alcuni periodi dell'anno è un vero problema.


L'idea è quella di finanziare un componente essenziale per questo orto comunitario da 1800 mq, il sistema di irrigazione goccia a goccia, in grado di razionalizzare l'uso dell'acqua, senza sprechi.

lunedì 19 settembre 2016

Riflessioni e spunti sulla GMG 2016

S.Margarida Redi, carmelitana.

Quinta feira, 1 de setembro 2016

Ciao a tutti,

dopo quasi un mese dal mio rientro dalla GMG a Cracovia voglio scrivervi le mie impressioni e il cammino che abbiamo fatto con i giovani brasiliani che hanno fatto questo cammino e vissuto questa esperienza. I giovani erano 17: 8 della parrocchia di Utinga, 6 della parrocchia di Pintadas, 1 della parrocchia di Lajedinho, 1 della parrocchia di Nova Redenção e 1 della parrocchia di Andaraì; poi eravamo in 3 preti, io, don Luigi Gibellini, don Giorlando, parroco di Utinga e don Carlos Fontenele parroco di Tapiramutà.


Divido questo tempo in due grandi tappe, la prima la permanenza in Italia e in particolare nella diocesi di Reggio Emilia, ricordando i 50 anni della missione brasiliana, e la seconda in Polonia, prima nella diocesi di Opole e poi a Cracovia.

Siamo sbarcati in Italia il 7 luglio all’aeroporto di Bologna, dove ci aspettavano don Marco Ferrari, don Paolo Cugini e don Gionatan. Subito ci siamo divisi per le rispettive destinazioni, quelli di Utinga sono andati con don Marco, quelli di Pintadas sono andati con don Paolo e gli altri con don Gionatan. Arrivati a Reggio Emilia abbiamo pranzato nella parrocchia di Regina Pacis e poi ognuno ha continuato il suo cammino verso le destinazioni assegnate, cioè quelli che erano con don Marco sono andati a Sassuolo e Castellarano e quelli che erano con don Gionatan sono andati a Guastalla; gli altri sono rimasti a Regina Pacis; fino a domenica 10 di luglio. Ognuno si è organizzato come credeva, visitando luoghi caratteristici o località della nostra terra. Il lunedì 11 di luglio siamo partiti per una settimana turistica che ci ha portato, attraverso l’Italia a visitare Perugia, Gubbio, Assisi e Roma, per tornare poi il sabato 16 di luglio a Fontanaluccia per festeggiare insieme con le Case della Carità la festa del Carmine.


La settimana dopo abbiamo viaggiato, insieme alle parrocchie nelle quali siamo stati ospitati, per arrivare nella diocesi di Opole, circa 250 km de Cracovia. Ha impressionato tutti l’accoglienza nelle famiglie, come si sono offerte e messe a disposizione nel miglior modo possibile. In Opole abbiamo fatto la settimana missionaria in preparazione alla GMG; il nostro gruppo era alloggiato a Nysa, una città di circa 45.000 abitanti, all’interno della parrocchia dove lavoravano i Verbiti, congregazione missionaria nata nel 1800, in Germania, ma poi diffusa in tutto il mondo, tanto che abbiamo incontrato un padre, giovane, che aveva fatto alcuni anni di missione in Brasile, nella nostra diocesi di Ruy Barbosa, dove fino all’anno scorso erano presenti i missionari verbiti. Questo ci ha aiutato nella comunicazione, perché il capirci è stato una delle difficoltà più grandi. I giovani della parrocchia ci hanno accompagnato nelle varie attività che erano state programmate in quella settimana, come la visita alla città, nelle varie celebrazioni che sono state fatte, come la Via Crucis per le strade della città, e il vivere in una giornata una delle Opere di Misericordia; io con il mio gruppo siamo andati a pulire le tombe in un cimitero, ricordando che “seppellire i morti”, fa parte delle opere di misericordia.

La domenica 24 luglio è stato il giorno della famiglia e tutti siamo rimasti nelle case dove siamo stati ospitati; a mezzogiorno siamo stati alla S Messa con tutti i componenti della famiglia e nel pomeriggio ci hanno accompagnato a visitare alcuni luoghi caratteristici della città, e per finire una bella grigliata in casa.

Il lunedì 25 siamo partiti per Cracovia, dove siamo arrivati nel primo pomeriggio. Dopo l’accoglienza, anche qui molto bella e calorosa, abbiamo ricevuto il Kit del Pellegrino ed, in seguito, siamo andati nelle famiglie che ci avrebbero ospitati in quella settimana; io insieme a pe.Carlos e don Gionatan (con un gruppo di 10 persone), siamo stati accolti in un chalet di legno, praticamente nel cortile della parrocchia, una bella sistemazione, in una famiglia che aveva ristrutturato la casa proprio in occasione della GMG. Il giorno seguente, giorno della Memoria, siamo stati a visitare il campo di concentramento di Auschwitz e Birkenaum; prima di entrare nel campo abbiamo fatto una celebrazione, ricordando persone che hanno vissuto il dramma della deportazione e che si sono rese segnali di misericordia dentro a queste realtà di sofferenza e di morte. Camminare in silenzio dentro i due campi è stato un momento molto forte, immaginando le tante persone che erano passate di lì e che non erano tornate alle loro case ma dopo tanta sofferenza avevano trovato la morte. Non ci sono parole per descrivere quanto è grande la malvagità umana e quanto è capace l’uomo di pensare e attuare cose di questo genere; è proprio vero che di fronte a tutto questo la risposta più vera é stare in silenzio, quello che ha fatto anche il Papa entrando e visitando i campi.


Da mercoledì a venerdì abbiamo, nella mattinata, partecipato delle catechesi; tutti i giorni bisognava fare 3 o 4 chilometri a piedi per arrivare al luogo dove ci sarebbe stata la catechesi, in italiano; la prima è stata fatta da don Massimo, la seconda da don Francesco Beschi, vescovo di Bergamo e la terza da don Matteo Zuppi, vescovo di Bologna. Molto belle e molto comprensibili; anche il modo con cui erano strutturate ha aiutato, visto che c’era anche uno spazio dove i giovani potevano fare domande e chiedere spiegazioni sul tema della misericordia. Nei pomeriggi ci si spostava per andare a Cracovia, dove un giorno abbiamo visitato e celebrato nei santuari di S.Faustina e di S.Giovanni Paolo II, in un altro abbiamo visitato la città e nel giovedì abbiamo ricevuto papa Francesco in Blonie, spazio costruito per gli eventi di quei giorni.

Sabato ci siamo messi in cammino presto, a piedi, per raggiungere la stazione del treno, che ci avrebbe avvicinato al Campus Misericordiae, luogo della veglia e della messa finale il giorno 31 di luglio. Scesi dal treno abbiamo cominciato a camminare di nuovo, insieme a una marea di giovani che stavano dirigendosi al Campus; dopo diverse ore siamo arrivati, stanchi ma allegri di essere in mezzo a quella moltitudine di giovani, una vera marea….all’imbrunire abbiamo cominciato a prepararci per accoglie il Papa che è arrivato in elicottero e poi, con la papa-mobile, è passato in mezzo ai settori dove erano accampati i giovani, e lì fu un vero tripudio…Il “sofà” e i “ponti” sono state le parole che hanno marcato di più, perché hanno richiamato a due realtà molto concrete della vita dei giovani e delle realtà dove vivono. Il sofà non rende felici, ha detto il papa, bisogna alzarsi dal sofà per calzare i sandali per andare ad annunciare il Vangelo; e bisogna costruire ponti, perché i muri creano solo divisioni e conflitti.


Il giorno finale ci siamo portati, noi preti, nel luogo della celebrazione, vicino sulla carta, ma ben distante nella realtà dal palco dove ha celebrato il Papa; ma è stato emozionante essere lì, in mezzo a tanti altri padri di tante nazione e lingue, ma con la stessa fede e, credo, nella stessa speranza che i giovani sono e devono essere sempre di più protagonisti della loro vita e della vita delle loro comunità; non è una utopia, ma una speranza piena di fiducia.

I giovani brasiliani sono tornati a casa ben entusiasmati, stanchi, ma contenti della possibilità che hanno avuto, e nella speranza di potere partecipare alla prossima GMG che sarà un poco più vicina, cioè in Panamà.




Um abraço a todos e a gente se vè daqui a pouco…      pe.Luis

lunedì 4 luglio 2016

Vanessa, primi 6 mesi a Nova Redençao

Scrivere, raccontare o inviare foto mi mette in difficoltà per tanti motivi, ma questa volta cercherò di fare un piccolo passo avanti e di spiegare un po’ quello che vivo e sento.
All'inizio non avere un progetto ben definito mi ha creato tanti dubbi e anche un po’ d’ansia: cosa sto facendo qui? Ma Dio ci insegna ad avere pazienza ed è Lui che ci mostra il cammino!
Le mie giornate sono piene e ogni giorno si aggiunge un tassello alla mia missione.


L’idea iniziale era poter aiutare i disabili a scuola; mi sono inserita, ho conosciuto i bambini, le maestre, mi sono fatta conoscere, ma il problema è che i bambini disabili non vanno a scuola!
Nel frattempo ho iniziato ad accompagnare suor Ana nella Pastoral da Criança (è un organismo nazionale composto unicamente da persone volontarie che aiutano le famiglie nella crescita dei bambini da quando sono ancora nella pancia ai 6 anni) che mi ha permesso di conoscere le famiglie dei bambini che frequentano la scuola, ma anche qualche bambino disabil, e a capire bene quale sia la situazione reale qui in paese.

Il lavoro da fare è tanto, ma il primo passo è sensibilizzare le famiglie, spiegare che i loro figli hanno diritti e che non possono o devono essere solo una preoccupazione delle famiglie, ma anche della scuola e dell’intera società.
E così il mio compito è diventato quello di fare da intermediaria tra le famiglie, la scuola, i medici e chiunque sia coinvolto nella vita e nell’educazione di questi bambini.
I primi risultati ci sono già: un bambino di tre anni (probabilmente autistico) ha iniziato un percorso sanitario, in quanto fino ad ora nessun medico ha diagnosticato un qualche tipo di problema;  inoltre da agosto seguirò due bambine che verranno inserite a scuola per poter iniziare un percorso educativo e di socializzazione.

Un’attività a cui partecipo sin da quando sono arrivata è accompagnare Suor Alice nelle diverse comunità rurali; andiamo nelle comunità ogni 15 giorni ed è sempre una grande gioia potersi ritrovare.  Ogni comunità è differente sia per le attività svolte sia per le persone che partecipano: donne e/o bambini che si riuniscono per incontri di catechesi, formazione o cucito. Con le donne si chiacchiera, ci si confronta, si parla delle fatiche e dei problemi di tutti i giorni; ma in realtà la mia vera gioia è quando andiamo nelle comunità dove partecipano molti bambini: giochiamo, chiacchieriamo e con i loro sorrisi rendono la mia vita più bella.

Un pomeriggio eravamo all’esterno della chiesa e i bambini, nascosti dietro una macchina, continuavano a ridere e a spingersi; ma perchè? Volevano abbracciarmi ma si vergognavano! Quel pomeriggio ho ricevuto il regalo più bello: 5 abbracci, 5 baci e il cuore pieno di gioia.
Una sera invece,  mentre aspettavamo che i bambini arrivassero, stavo leggendo il libricino “Historia de um descobridor” che parla di Mario Prandi, fondatore delle Case della carità. E’ arrivato uno di loro, si è seduto al mio lato e ha iniziato ad accompagnarmi nella lettura; è stato uno di quei momenti in cui ho pensato che fosse un segnale, uno di quelli che non si può ignorare e così ho deciso di regalargli il libricino (mi ha poi confessato di averlo letto in un giorno).

E poi c’è il quartiere più povero del paese. Una volta mia zia suora e missionaria qui in Brasile mi disse: “Difficile da spiegare, ma riesci sempre ad affezionarti ai bambini che hanno più bisogno”. Beh ci sono riuscita anche questa volta. Sono due fratellini che mi rendono una persona migliore! Probabilmente sono loro che mi spingono a pregare di più, perché io posso fare ben poco, c’è bisogno di Qualcuno più in alto di me per proteggerli. Un giorno li ho visti guardare i loro amici che giocavano con gli aquiloni; ho comprato del cotone e gliel’ho regalato; la gioia nei loro occhi mentre il loro aquilone fatto con un filo di cotone e un foglio di carta volava, non si può descrivere. Non è facile salutarli e tornare a casa, ma poi prego: prego per loro, perché possano crescere felici e prego per me, perché possa dar loro il mio meglio!!

Mi rendo conto che quello che vi ho scritto è solo l’1% di quello che vivo ogni giorno, mi è stato già fatto notare dai miei amici che racconto poco,  che non entro nei dettagli e che spesso viene fuori solo la parte più divertente di quello che vivo: le uscite con il gruppo giovani della parrocchia, le feste, i compleanni, i ritiri in mezzo alla natura (cercate su internet Chapada Diamantina, forse inizierete a credere che Dio esiste); e anche le foto che pubblico su facebook o che invio su whatsapp rispecchiano tutto ciò. Qualcuno mi ha già chiesto se per caso sono in vacanza!

In realtà ho difficoltà a raccontarvi o mostrarvi la parte più vera di questa mia vita perché non credo sia giusto per i miei bimbi. Partendo dal fatto che è facile fermarsi a contemplare un paesaggio e scattare una foto, o catturare un momento insieme ai proprio amici; difficile è pensare di scattare una foto mentre sono a scuola e tento di insegnare le vocali ad un bambino, o mentre sono seduta per terra a fianco a uno di loro cercando di spiegare il perché non si dovrebbero picchiare i propri amici,  mentre un bambino mi abbraccia, mentre tengo tra le braccia un bimbo di 8 giorni e suo fratello più grande lo guarda con gioia e fierezza, mentre parlo con una nonna che cerca di fuggire di casa e sua figlia e sua nipote non sanno più cosa fare, mentre un bimbo mi racconta che un giorno sua madre verrà a prenderlo e finalmente vivranno insieme, mentre due sorelle giocano dopo non essersi viste per 4 mesi.

Credo che ognuna delle persone che incontro ogni giorno abbia la sua dignità e proprio non capisco il motivo di dover mostrare una loro foto.
Purtroppo noi europei cresciamo in una società che ci mostra immagini di  bambini del “terzo mondo” nudi, magri e con le mosche che gli girano intorno, orgogliosi di chi decide di vivere la propria vita accanto ai più poveri, in dovere di donare un 1 €, forse per sentirci meno in colpa per tutto il cibo che ogni giorno buttiamo nella spazzatura.
Senza parlare di tutte quelle foto di bambini con sorrisoni splendidi, accompagnati dalla solita frase “Non hanno nulla però sorridono”.

La realtà è che essere poveri fa schifo e questi bambini non sono felici: non sanno cosa sia l’amore, il calore di un abbraccio, le attenzioni di un padre o di una madre; non possono ammalarsi perché non ci sono soldi per curarsi; non sempre hanno da mangiare, non di rado a scuola arrivano con lo stomaco vuoto. Provate a studiare o a concentravi con lo stomaco che fa male perché si ha fame!
Perché se hai 9 anni, non c’è nessuno che si prenda cura di te, sono 3 giorni che hai lo stesso pantaloncino perché nessuno lo lava (ovviamente sono anche 3 giorni che non fai una doccia) e un altro bambino ti spruzza dell’acqua addosso dicendoti che sei sporco, tu puoi solo urlargli: “Allora vieni tu a lavarmeli i vestiti!!”.

Ecco, questa è la realtà, la loro vita, le loro sofferenze; e se ho scritto questo non è per  impietosirvi, o  per sentirmi dire: “Vanessa che bella persona che sei, che coraggio che hai”.
No!! Sono qui perché credo che donare la propria vita agli ultimi sia il più bel modo di vivere.
Sto cambiando e me ne rendo conto: amo ogni giorno di più, il mio cuore è sempre più grande perché le persone che ne fanno parte sono sempre di più; ma allo stesso tempo sono sempre più dura con chi ha bisogno di dimostrazioni per credere che la sofferenza umana esista, perchè nessuna mia parola potrà spiegare al meglio quello che tutti i giorni i miei occhi vedono.

Qualche giorno fa una mamma ha bevuto del veleno per topi, voleva morire, il perché lo sanno solo lei e Dio. Io mi siedo accanto a lei e prendo sua figlia più piccola un po’ in braccio, per far riposare un po’ le sue di braccia.
Una persona  (dall’altra parte dell’oceano) mi ha detto di essere la classica missionaria che parla, parla e non fa nulla.  Io però rispondo  che non sono partita per salvare il mondo, per costruire ospedali, case o scuole.

A me basta la gratitudine di uno sguardo, perché un abbraccio e un sorriso possono ridare dignità ad una persona, farle sapere che non è sola, che vale qualcosa, che il mondo non si è dimenticata di lei.
“Siete le prime persone che entrano nella mia casa”!!

Sono frasi come questa che mi fanno credere che probabilmente non sto sbagliando tutto.

Ah questa sono io, felice e grata a Dio per la mia vita!!

Vanessa