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giovedì 14 dicembre 2017


Tra lemuri, orchidee, solidarietà e 50 anni di missione 

Ho avuto la fortuna, l'onore e la gioia di far parte della Delegazione diocesana in visita al Madagascar per il 50° della  Missione della Diocesi di Reggio Emilia.  
Donata Frigerio ha già  abbondantemente relazionato sulla Libertà circa le solenni e partecipate celebrazioni nelle varie città dove siamo presenti dal 1967 quando la prima equipe con don Mario Prandi, don Pietro Ganapini, Suor Bernadette, Suor Margherita, e qualche laico sbarcò nell'Isola Rossa. 

Raccontare il Madagascar è come leggere un libro di storie, ogni luogo ha i suoi colori caratteristici, le sue tribù con storie e tradizioni millenarie che ancora sopravvivono, la sua natura peculiare e i suoi animali unici ed indimenticabili. Volevo in questa occasione fare un raffronto tra il viaggio che feci quasi 30 anni fa e quello dei giorni scorsi  Ma già scendendo all'aeroporto di Ivato con il super traffico di Tananarive, inizio subito  a capire che nulla è cambiato nelle condizioni di vita dei malgasci: tutti ancora per strada, bancarelle improvvisate, gente ammassata che aspetta taxi-be, signore che lavano panni nel fiume. Incontro, esattamente come la volta scorsa,  tanta gente a piedi, tutti camminano, spesso senza scarpe, tanti bimbi che giocano, le donne, nei loro abiti colorati, in testa portano di tutto, taxi-brousse stracarichi di gente e merce. 
Dolce Novembre 

 Per la rubrica “Dolce Missione”, questo mese vi presentiamo un’agenda missionaria farcita di amici, visite, impegni, sorrisi. Il procedimento è lungo (ben 30 giorni), ma semplice.

Ingredienti:
- 7 villaggi del nord Albania
- 2 Missionarie (meglio se frizzanti amabili, di annata compresa tra il 1992 e il 1994)
- 1 collaboratrice albanese di marca “Vilma”
- 2 visitatori italiani presi dalla serra “Seminario Diocesano di Reggio Emilia”
- 1 Casa di Carità effervescente
- q.b. di Paola Tagliavini

Procedimento:
Il dolce in questione si prepara in 4 strati.

lunedì 6 novembre 2017

Due cuori, due case e – forse- due macchine

Ottobre a Gomsiqe è arrivato col giorno 1 ed è finito il 31, con giorni di 24 ore ciascuno suddiviso tra ore di luce (poche) e di buio (molte!).

Fosse tutto così lineare, sarebbe cosa alquanto noiosa e sicuramente non leggereste oltre.
Ma qualcosa da raccontare ce l’abbiamo e ben sappiamo che “Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla” (come ci insegna Baricco nel suo capolavoro Novecento).

15 ottobre, guardando la festa delle Case della Carità con Dila e Rregjina

Innanzitutto quei due animali superstiti dell’arca di Noè (o comunemente dette “Le missionarie”) si sono trasferiti a Vau-Dejes, lavorando sì a Gomsiqe e per Gomsiqe, ma facendo famiglia con la Fauna che popola la Casa della Carità! È stato proprio un bel mese e certamente non ci dimenticheremo i momenti passati insieme agli ospiti e alle suore Rita e Grazia, le preghiere, le condivisioni, qualcuno che si butta giù dal letto, le tisane, i film a cui mancano i finali, le disgrazie delle macchine di Gomsiqe (lasciando le ragazze 4 ore a Vrrith)…

mercoledì 3 maggio 2017

Anniversario della Cdc a Ruy Barbosa

Ciao a tutti!

Nel fine settimana dell'ottava di Pasqua abbiamo festeggiato l'anniversario della CdC di Ruy Barbosa, ringraziando il Signore per i suoi 21 anni di vita. Quest'anno è anche il terzo centenario della Madonna Aparecida, patrona del Brasile, e per questo, Maria ci ha accompagnato durante tutto il triduo, che aveva come tema: “Attraverso la sua presenza umile ai piedi della croce, Maria ci aiuta a conoscere la vita della Casa della Carità”.


Venerdì mattina con la S. Messa abbiamo iniziato le Quarant'Ore di Adorazione, che hanno visto alternarsi persone delle varie comunità della città, pregando e cantando davanti al Santissimo. Alla sera abbiamo fatto un momento di preghiera mariano guidato da d. Luigi: un Rosario con i misteri gaudiosi, andando in processione per le vie del bairro, per poi tornare in chiesa per una breve riflessione e terminare nel cortile interno di Casa,  cantando e danzando le litanie attorno alla nostra statua della Madonna Aparecida.


Sabato mattina si è riaperta l'Adorazione con la S. Messa, presieduta da p. Antonio (il parroco), e poi continuata sempre con le diverse comunità di cui è formata la parrocchia. Alla sera c'è stata una veglia eucaristica, guidata dal diacono Genival, molto ben preparata e partecipata, poi l'Adorazione è continuata tutta notte, per chiudersi con le Lodi al mattino di domenica.


Domenica, giorno della grande festa: già all'inizio della S. Messa la chiesa era piena di gente, poi, un po' in ritardo, è arrivato il gruppo della parrocchia di Pintadas, con il parroco, d. Luca Grassi: due pullman con un centinaio di persone (!). Ha presieduto il nostro parroco, concelebranti d. Riccardo e d. Luca, e il servizio era del nostro chierichetto/diacono Agdo. Le ragazzine del bairro hanno danzato.
Al termine della Messa sul canto “In montagna”( in portoghese) abbiamo fatto una piccola rappresentazione danzando tutti insieme attorno all'altare.


Dopo il pranzo c'è stato il taglio del tradizionale “bolo” (=la torta) indispensabile in queste occasioni.
Ci siamo spostati poi in giardino, dove i giovani di Pintadas hanno fatto due rappresentazioni, una sul Vangelo del giorno, e un'altra sull'impegno sociale della Chiesa: la Chiesa dorme, arrivano ragazzi drogati, ubriachi, una prostituta, la politica corrotta, e le chiedono aiuto, ma.... lei dorme. Solo lo Spirito Santo riesce a svegliarla e a far sì che ridoni vita e dignità a tutti.

E a questo punto... FESTA... e qui quando si dice festa è festa davvero!
Musica e danze con Maximiliano, un cantante di musica tradizionale che qui ha un grande fan: Valter! Anche le signore più anziane erano molto animate, Adgo cantava e danzava vicino al cantante, e tutti gli ospiti si sono lasciati coinvolgere da tanto movimento e allegria, terminando la giornata, un po' stanchi, ma molto felici.



Ringraziamo il Signore per queste giornate di festa, per tutte le persone passate da qui, le tante preghiere fatte davanti e con Lui e gli chiediamo che il dono della CdC si possa diffondere e moltiplicare anche qui in Brasile.
Unitevi anche voi in questa preghiera!


Tutti noi della CdC di Ruy Barbosa

lunedì 10 aprile 2017

Marzo...per punti!

Oh sa mirë që jemi mirë!! Come state??
Anche marzo è arrivato, insieme alla primavera, al trasloco e tante altre cose!! Ma andiamo per punti..

PUNTO UNO: è iniziata la Quaresima!

Abbiamo invitato le suore dorotee da noi, qui siamo in cappella!
PUNTO DUE, anzi “PUNTI DUE”: quelli che hanno dato alla Virgi dopo che si è tagliata affrontando coraggiosamente una scatola del tonno!

PUNTO TRE: Abbiamo iniziato le messe di Sant’Antonio, anche se inizialmente non potevamo stare al lago perchè era pieno d’acqua! (Strano che puntualmente ogni mese a Gomsiqe ci sia dell’acqua!!!)

PUNTO QUATTRO: le volte che abbiamo incontrato le donne per il lavoro delle vestine, ma non solo: l’8 Marzo abbiamo anche festeggiato la festa della donna, andando al Perla a bere un caffè!!!  #DonneDuDuDu

PUNTO CINQUE: stiamo continuando con la biblioteca a Laç Vau-Dejes e sta procedendo bene! I bambini sono sempre tanti (tra i 60 e i 70 ogni sabato mattina) e anche i più piccoli sono attratti dalle attività manuali e dai laboratori che proponiamo!  Siamo veramente entusiasti di questi risultati!

PUNTO SEI:  stiamo incontrando due bambini dei nostri villaggi per fare delle attività educative adatte a loro, per aiutarli nello sviluppo didattico. Li vediamo un’ora a settimana e ci stanno regalando tante piccole gioie: sono timidi, ma hanno molte qualità nascoste che pian piano stiamo scoprendo e si stanno mettendo in gioco!!
I giochi coi nostri ragazzi nel campo a Gomsiqe

PUNTO SETTE, come i nostri villaggi! Continuiamo a organizzare il catechismo delle nostre parrocchie e, oltre a partecipare alla giornata dei giovani a Krajen, abbiamo organizzato una giornata per tutti i nostri bambini di catechismo, il 18 Marzo!!! Erano tanti e aiutati da Suor Fabiola e Ina (le Ravasco), Vilma, Benito, Samuell (il seminarista) e da Endrina ed Elisabetta (Ambasciatori di Pace), abbiamo passato una mattinata bella e intensa, incentrata sul tema della Lavanda dei Piedi.. In preparazione alla Pasqua! :D #staytuned

PUNTO OTTO: le notti di questo mese passate lontano da Gomsiqe!!! #maiuntrasloco #iononcistodentro Eh sì, abbiamo staccato un po’ la spina e per 4 giorni siamo stati a riposo (chi a Nënshat e chi a Scutari), mentre per altri 4 giorni, quando il Don era in Italia, le nostre ragazze sono state ospitate da Suor Riccarda e Suor Franca, a Shirokë!! E così, oltre ad aver imparato il siciliano, abbiamo anche conosciuto meglio il popolo Gabel, aiutando Suor Riccarda nelle sue attività!
Che dire, non è stato un mese tranquillo, ma quando ce ne sono qui??

Per oggi è tutto!!!
Aprile è già iniziato col botto (piccola anteprima: ACQUA-IN-CASA #AttingereteAcquaConGioia – parte terza)!! :D

Buona Pasqua a tutti!

Virgi, Franci, Fede e Don Stefano.

(P.s: vi salutano e vi mandano gli auguri anche Sr Rita e Sr Grazia e tutti gli ospiti, in particolar modo Pjetri che il 29 ha compiuto 16 anni!!!)

martedì 4 aprile 2017

Auguri di Pasqua da don Ganapini

Casa della Carità, Tongarivo (Antananarivo) 26 marzo 2017

Carissimi amici, CMD, “LA LIBERTA’”, AMGA, ROTARY DI PARMA EST, FAMILIARI, TUTTI, ancora pochi giorni e siamo a PASQUA.____Come cristiani, la LITURGIA della CHIESA, nostra Madre, viene da noi accolta con gioia, perché vuole guidare i nostri passi nel cammino dello spirito per illuminarci e sostenerci nel pellegrinaggio verso quella vita nuova, che, colla sua risurrezione, Gesù ci ha preparato. BUONA PASQUA a tutti, dunque!


Non voglio fare prediche sulla Pasqua. Ne sentirete dai vostri parroci, molto migliori delle mie._ Come il NATALE e le altre nostre belle feste, è un momento in cui si ricordano volentieri gli amici e si porgono gli auguri più cordiali e sinceri; segno pure della riconoscenza più viva e profonda. _ A proposito della Pasqua, ricordo la frase di un mio carissimo amico, compagno di Seminario ad Albinea, poi diventato prete (vocazione tardiva, da Sassuolo _ morto vari anni fa’), D. SASSI VINICIO, che nelle discussioni o quando davanti a certe difficoltà non si sapeva più cosa aggiungere, concludeva sempre dicendo: “Beh, andiamo avanti! CRISTO E’ RISORTO!!” _Bello, no?! __ Il grande problema della vita e della morte lo ha proprio risolto Lui colla sua RISURREZIONE. _Andiamo avanti dunque!

Mi piace collegare gli auguri di Pasqua con la celebrazione del 50° anniversario dell’arrivo in Madagascar del primo gruppo missionario (23 novembre 1967) inviato dal nostro benemerito vescovo def.to Mons. Gilberto Baroni, dopo aver preso la famosa decisione (13 agosto 1967) dell’impegno missionario esteso a tutta la diocesi di Reggio-Guastalla. Il legame tra questo 50° anniversario e gli auguri di BUONA PASQUA, che porgo a tutti, a nome mio e degli alunni delle nostre piccole scuole AMGA è per  me evidente: chi sono infatti quegli alunni delle nostre piccole AMGA? Sono quei poveri bimbi che, grazie a voi, possono trovare anch’essi un posto su un banco di scuola per accedere all’istruzione e prepararsi un avvenire più umano e cristiano._ Siamo dunque nella linea della SCELTA PREFERENZIALE DEI POVERI, che è la caratteristica pure della nostra MISSIONE REGGIANA, sseguita in questi 50 anni e sempre in via di ulteriori sviluppi._
Mi dice il mio amico della DIDEC, P. Guy: “Don Pietro, siamo alla 90° scuola AMGA! Una spintarella, e … arriviamo a 100 (!!!) Sono rimasto tra la contentezza e il timore … che sotto la contentezza non ci sia un pizzico di vanagloria?! … o di compiacenza che non piace al Signore?! … poi mi sono detto: “quei bimbi non sono i bimbi di D. Pietro, ma i bimbi di CRISTO GESU’, che ha detto: “LASCIATE CHE I BIMBI VENGANO A ME”. Quindi se si fa contento il cuore di GESU’, dirò assieme a quel caro amico D. Vinicio: ANDIAMO AVANTI! CRISTO E’ RISORTO, ANCHE PER LORO, E PER TUTTI!!!

In LUI l’abbraccio più affettuoso e riconoscente! BUONA PASQUA A TUTTI!
SI, IN LUI, IL RISORTO, E NELLA NOSTRA MADRE DELLA MISERICORDIA, MARIA SS

Vostro povero e vecchio fratello D. Pietro

martedì 14 marzo 2017

Brasile, Don Luigi e la CdC di Ruy Barbosa

Siamo qua in Utinga quasi da un mese.
C’è stato anche il ritiro spirituale diocesano a Jequitiba, tenuto da un vescovo ausiliare di Salvador dom Gilson: ci ha preparato all’anno mariano, i 300 anni di Aparecida, riletta da papa Francesco come segno di evangelizzazione di questo paese.
Pescata (apparsa) a dei poveri pescatori, l’immagine di creta inscurita, ritrovata rotta, in due momenti differenti, con cura è stata raccolta e aggiustata. Poi, ospitata nelle case dei pescatori, ha cominciato a fare grazie su grazie ad un popolo di schiavi che hanno ricorso a Lei nelle loro prove e sofferenze. Fino a diventare la Patrona del Brasile. Un evangelizzare che sembra un po’ raccogliere pezzi di un puzzle e metterli insieme dovrebbe darci l’immagine di Cristo e anche essere segno di quella riconciliazione che Lui è venuto a portare sulla terra.
Anche per noi inserirci in un una zona pastorale nuova è ascoltare e rendersi conto del cammino fatto in questi anni. Abbiamo iniziato ad incontrare le fraternità: gruppi di comunità che sono abituati a trovarsi insieme; così possiamo renderci conto del cammino fatto, dei bisogni e delle priorità che vogliono attuare. 

L’inizio della Quaresima è qui segnato dalla Campagna della Fraternità, promossa ogni anno dalla chiesa Brasiliana, in questo tempo per mettere a fuoco alcuni dei grandi problemi che il paese sta affrontando. Quest’anno è lo sguardo sui 6 biomi brasiliani: Amazonia, Catinga, Mata Atlantica, Cerrado, Pantanal e Pampa. Per bioma si intende tutta la vita umana, vegetale e animale che vive in un determinato territorio, con le sue diversità e  bellezza da custodire e coltivare. Sono questi i due verbi del comandamento dato da Dio Padre in Genesi ai nostri progenitori sulla custodia del creato. 

Qui fa specie la situazione del Rio Utinga, con la “seca” di questi tempi, non piove da un anno; il fiume è abbondantemente usato per irrigazione: in particolare piantagione di banane e altra frutta e verdura. Così si ha scarsità di acqua per il consumo umano nelle comunità che stanno più a valle. Quello che si chiama la rivitalizzazione del rio diventa un problema ambientale molto grave che bisogna affrontare con tutta la nostra gente. Anche perché di fatto, in questa gestione delle acque del Rio Utinga e dei suoi affluenti, sono implicate tutte queste 4 parrocchie: Bonito, Utinga, Wagner e Lagedinho. Già c’è stato uno scontro tra la gente assetata e le forze dell’ordine venute a sedare il conflitto; c’è chi dice che le prossime guerre saranno sul controllo dell’acqua dolce del pianeta. 

Per la Casa della Carità certamente un tempo nuovo, segnato dalla partenza di Ir. Nicoletta per l’Italia; gli ospiti in particolare hanno sentito la bella maternità con la quale “Nico”, chiamata con tanti nomi diversi, ha vissuto questi 11 anni alla Casa di Ruy Barbosa. 

Don Luigi



Ciao a tutti!
Qui abbiamo iniziato la Quaresima con il caldone estivo che supera tutti i giorni i 30°c e siamo in attesa della pioggia.
Dal 20 al 24 febbraio, come ha anticipato d. Luigi, abbiamo partecipato al ritiro diocesano. E' un momento che si vive tutti gli anni all'inizio dell'anno pastorale, a cui sono convocati tutti gli “agenti pastorali” della Diocesi: preti, consacrati, laici, col Vescovo. Mancava qualche prete e qualche suora, c'erano pochi laici, e in tutto eravamo una quarantina. Il Vescovo ausiliare di Salvador, che ha predicato i quattro giorni di ritiro, e stato molto semplice e profondo, e molto alla mano.
Bella anche l'occasione di scambio e conoscenza con le altre persone che si danno da fare in Diocesi!
Dalla Casa siamo andate in due, sr Manuela e sr Alessandra.

Al ritorno abbiamo conosciuto Priscilla, una ragazza del Minas Gerais che qualche anno fa aveva fatto la leva, tornata in questo periodo per salutare sr Nicoletta.

Abbiamo concluso il tempo ordinario (e il Carnevale, soprattutto), con una gita a Itaberaba, città qui vicina, a casa da alcuni amici frati francescani. Abbiamo lasciato a casa solo d. Riccardo con  Eniciede e Nailton. Per il pranzo a Itaberaba ci hanno raggiunti anche il Vescovo Dom André e pe Antonio, il nostro parroco. E' stata davvero una bella giornata!
Per le Sorelle italiane: abbiamo anticipato l'uscita in un luogo francescano!

I giorni seguenti sono poi stati quelli dei saluti a sr Nicoletta, dopo 11 anni di presenza qui.
Un giorno sono venute a pranzo le ragazzine del bairro, domenica scorsa le donne dell'Arco-iris, che lavorano qui in Casa, con i loro figli, poi lunedì a pranzo Dom André, pe Antonio, e d. Luca. Infine sr Nicoletta è partita da qui martedì mattina, dopo la Messa, con sr Manuela e d. Luigi.
Ringraziamo il Signore di questo suo tempo di Missione qui, e come ha detto il Vescovo, non le diamo una “partenza” (despedida) da qui, ma un “invio” in Italia, perché ora fa parte anche della famiglia brasiliana.


La CdCdi Ruy Barbosa

giovedì 23 febbraio 2017

Qualche notizia dalla Bahia da don Luigi Ferrari

Gennaio è stato un mese molto caldo, si aspettava la pioggia ma niente. Io e don Riccardo abbiamo in particolare accompagnato la parrocchia di Nova Redenção, dove si è celebrata la festa di San Sebastiano. La preparazione della festa ha coinciso anche con la visita di una immagine della Madonna Aparecida; quest’anno sono 300 anni che é stata scoperta e nel tempo è diventata la Patrona del Brasile. Così questa semplice immagine di legno di 40 cm.di colore marron scuro, ha visitato le comunità della campagna e poi nei giorni della festa i vari quartieri della cittadina.

Bella la partecipazione del popolo che sente Maria Aparecida come una madre affettuosa che si cura della gente, e si affida a lei nei momenti di sofferenza e anche nelle scelte della vita. Non per niente lei, negra, ha avuto nei pescatori poveri e negli schiavi i primi devoti che ha soccorso liberandoli e dando loro dignità e forza. La festa di San Sebastiano: ben partecipata con la presenza del Vescovo dom Andrè, che ha anche salutato e ringraziato i Fratelli della Carità che qui si sono avvicendati per circa 22 anni; bello il pranzo comunitario e anche la processione. Abbiamo anche messo a posto un po’ la canonica che adesso verrà abitata da pe. Mario nuovo parroco di Nova Redenção e Ibiquera.

Così abbiamo iniziato il trasloco verso Utinga dove ci siamo sistemati nella casa parrocchiale. Assieme a noi è arrivato anche il diacono Genival; che ha portato molte immagini di santi e molte piante. I giorni 28 e 29 di gennaio abbiamo celebrato il mandato di inizio della missione pastorale per le parrocchie di Bonito e Utinga. Dom Andrè ci ha affidato queste parrocchie e stiamo cominciando a conoscere queste comunità. L’impressione è stata buona, nella liturgia sono molto disciplinati e hanno una bella animazione nei canti; tanti i ministranti: della Parola, del canto, della Eucarestia, dell’accoglienza. In Utinga sono presenti tre Suore del Congo collaborano alla pastorale e abitano in una Casa Familia dove vengono ospitate alcune donne anziane. In questi giorni il diacono Genival é stato ricoverato all’ospedale di Feira de Santana: ha avuto una piccola paresi facciale; bella la preghiera della gente per la sua salute, si sta riprendendo bene.

Il 29 gennaio, io don Luigi ho compiuto 60 anni, abbiamo fatto un po’ di festa alla CdC di Ruy Barbosa, con un incontro degli italiani missionari qui in Diocesi. C’era un bolo (dolce) fatto della moglie di Firmino e io ho fatto la pizza. A seguire l’incontro dove abbiamo accolto Sr. Alessandra, l’ultima arrivata con sr. Manuela e poi ci siamo fermati a vedere i programmi dei prossimi mesi. Avremo la visita del nuovo direttore del CMD don Pietro, abbiamo fatto un programma per fargli conoscere le realtà in cui viviamo. Poi in luglio-agosto avremo la visita dei campisti accompagnati da don Marco di Sassuolo.
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Ciao a tutti!
Dopo poco più di due settimane dall'arrivo in Brasile... cosa dire, se non le prime impressioni?
Un mondo molto diverso, un paesaggio molto diverso: da Salvador (dove sr. Manuela e io siamo arrivate di sera e dove è venuto a prenderci d. Luigi), con dei gran stradoni con poche indicazioni, alla casa delle suore che ci hanno ospitato a Itapoã, alla bellezza dell'oceano, al sertão (semi-arido), che si incontra venendo verso l'interno della Bahia, con paesini molto poveri sulla strada, dove i bimbi cercano di vendere ananas, bottigliette d'acqua o altro a chi passa in macchina... E poi il sole, caldo, molto forte, le vacche magre che si vedono brucare quel poco di verde, o bere in qualche pozza d'acqua, che non si sa bene da dove viene...

Poi l'arrivo a Ruy Barbosa, l'accoglienza degli Ospiti, delle Sorelle, della gente di qua.
Gli Ospiti sono molto belli: c'è un concentrato di piccoli di condizione e giovani di età. Il più piccolo è Francisco, 12 anni, la più anziana è Gea, che di anni ne ha più di 70, ma dice di averne 5. In pochi parlano, ma la relazione va al di là delle parole. Con qualcuno invece è molto difficile relazionarsi: la vita è un grande mistero!

In Casa c'è uno stile sobrio, ma c'è tutto! Si ricicla ciò che si può: vista la siccità che qui è di casa, l'acqua dei risciacqui delle lavatrici si riusa per gli sciacquoni, o per lavare per terra. L'acqua che si usa per lavare le verdure si tiene per dar da bere alle piante...
Guardandosi attorno, il bairro dove abitiamo è povero, c'è gente semplice, anche poco istruita (comunque sia, l'istruzione scarsa è un problema del Brasile). Poi tanta gente che sta lì, seduta fuori di casa e mi chiedo: come fanno a vivere?
Ci sono delle ragazzine del bairro che vengono spesso in Casa: aiutano ad alzare le bimbe, le pettinano (sono maestre in questo), danno loro da mangiare, si fermano a giocare tra loro... Speriamo che crescendo restino legate alla Casa!

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date!”. Credo che la nostra presenza qui sia per questo: quanto abbiamo ricevuto nella vita, ora siamo chiamati a ridonarlo.
Ci sono tante cose diverse, ma l´importante, come tutti mi hanno detto, è mettersi in ascolto, non giudicare, entrarci pian piano (qui nessuno ha fretta).

Queste le prime impressioni. Continuate ad accompagnarci con la preghiera!

Don Luigi e sr.Alessandra a nome dell’equipe

sabato 24 dicembre 2016

Auguri dalla Bahia

Lettera Natale2016

 Festeggiamo questo Natale, tanti i messaggi di auguri che riceviamo e ci scambiamo. Natale è ancora una festa sentita anche se i suoi risvolti commerciali spesso non ci permettono di arrivare al cuore dell’avvenimento. Qui in Bahia, prima di Natale, ho fatto una visita con una animatrice del posto ad un bairro, un quartiere povero di Wagner. Bello incontrare le persone, alcune le abbiamo solo vistate diciamo come conoscenza e cortesia, altre portando anche l’Eucaristia. Siamo partiti da una famiglia povera,quella di Maurina, che abita vicino al fiume, ha un ragazzone Gilmar che soffre di epilessia. Siamo andati, mettendo piedi nell'acqua, fino al fiume Rio Utinga; questo fiume è la ricchezza di questa regione. Poi abbiamo incontrato alcune anziane, una con 104 anni.

Una anziana Leonidia, sembra veramente sorda ma poi ha detto con noi l’Ave Maria e il Padre Nostro così gli abbiamo dato anche la comunione, quando ha visto l’ostia ha sorriso e detto “Guarda il biscotto del Prete”, vive in una famiglia evangelica ma si vede che ha dentro una tradizione cattolica che vuole conservare. Altre signore anziane ci hanno accolte con affetto, in una casa abbiamo visto preparato un presepio, qui si dice “lapinha”; questa tradizione sta quasi scomparendo. Come pure i vari “Benditi" che sono inni e canti della tradizione antica che venivano fatti davanti ai presepi. Abbiamo anche incontrato una bimba con handicap, si chiama Yasmin ha nove anni, ha sofferto nel parto non è riuscita a respirare e a piangere, non parla è gracile e ha problemi respiratori, la mamma la cura con affetto.

Non so in questo paese quanto possa essere l’aiuto e l’accompagnamento per queste situazioni. In questo settimana con don Riccardo, abbiamo incontrato il vescovo dom Andrè con il quale abbiamo guardato la zona pastorale che ci vuole affidare, c’era anche il prete di Ruy Barbosa don Antonio. Abbiamo visto la possibilità di cedere Lagedinho che sarebbe il quarto municipio della zona a Ruy Barbosa; ma quasi tutte le comunità di campagna fanno riferimento a Wagner dove siamo. Cosi alla fine si è pensato di tenere questa zona tutta coi 4 municipi: due nuovi, Utinga e Bonito, e gli altri due che fanno già parte della pastorale dei Fratelli Wagner e Lagedinho. Il vescovo però ha pensato di darci un aiuto nel diacono Genival de Jesus Araujo, attualmente era nella parrocchia di Ipirà con don Gabriele Burani. Siamo andati anche ad incontrare il prete di Utinga Giorlando, assieme alle suore congolesi che sono lì, ci ha presentato la realtà pastorale di Utinga e Bonito. Ci è sembrato una realtà viva specie la pastorale giovanile e famigliare; Giorlando ha dato un grosso impulso al canto e all’animazione liturgica. Se questa evangelizzazione ha provocato una buona risposta delle comunità speriamo con la nostra presenza di non spegnerla.

Alla Casa di Carità di Ruy Barbosa in preparazione al Natale c’è stat una bella presenza di giovani. Una Suora, Jacy delle Ausiliari del Sacerdozio, che aveva da novizia fatto un mese alla Casa, è tornata per una settimana; è stata una bella presenza e anche lei si è sentita ben inserita nel servizio e nella preghiera con gli ospiti. Poi anche 4 Francescani bahiani, che sono in cammino di formazione, studiano la filosofia a Curitiba nel sud del Brasile, hanno fatto una tre giorni in casa. Per alcuni di loro era la prima volta di un servizio effettivo ai nostri ospiti, ma abbiamo visto una bella disponibilità e anche la voglia di condividere lo stile di vita che la casa propone.

Momenti di preghiera importanti sono stati la novena, fatta con gli ospiti e ben partecipata, si è usata quella preparata dalla diocesi con temi che riguardavano molto la famiglia e le condizioni critiche che vive nel nostro tempo, con la volontà che il Natale sia un tempo rinascita nella fede e nell’amore. Poi un’altro momento importante è stata la partecipazione della  Casa ad una sera della novena della Parrocchia di Pintadas. Questa parrocchia seguita da pe. Luca, missionario reggiano, ha voluto anche restituire la visita fatta con una delegazione che è venuta a conoscere meglio la casa a Ruy Barbosa. E nella circostanza si è fatto festa al piccolo Francesco, che il giorno di Santo Stefano ha compiuto 12 anni. Francesco è il piccolo di casa, super curato perché molto fragile, adesso anche senza Suor Manu, ma resiste e porta il suo contributo. Per finire dopo il Natale siamo andati, io e don Riccardo all’incontro dei sacerdoti della diocesi ad Andarai, una ventina di preti nella maggioranza bahiani. Una mezza giornata dedicata al vita sacerdotale, la cura di sé, come importante: per non passare dall’entusiasmo dei primi tempi all’apatia o alla frustrazione di fronte alla vita pastorale che si conduce. Sono 7 i sacerdoti ordinati negli ultimi anni, quindi bisognosi di crescere e aiutarsi nelle difficoltà. La seconda mezza giornata è stata dedicata al piano di manutenzione del clero, qui manca completamente quello che da noi in Italia è Istituto di sostentamento del Clero; così ogni diocesi deve provvedere a come sostenere i suoi sacerdoti. C’è stata molta discussione e anche le proposte pensate sono da verificare. Il clima è stato fraterno e anche pranzi e cene ben animati. In questi giorni siamo a Nova Redençao perché abbiamo la visita dell’Immagine di Nossa Senhora Aparecida, la patrona del Brasile, passerà in tutte le nostre comunità, è un momento festivo per ricordare anche nella parrocchia i 300 anni della scoperta di questa Madonna che tanto bene ha fatto al popolo brasiliano. Allora assieme al Buon Natale vi facciamo gli auguri per il nuovo anno

Deus vos abençoe e de muita Luz.

Pe. Luigi a nome di tutta equipe della cdc brasiliana.

mercoledì 7 dicembre 2016

Pe Luigi Ferrari - lettera di Dicembre

Dopo un mese di Brasile vi scrivo alcune impressioni. Siamo anche nel tempo di Avvento e questo ci aiuta a cogliere questo come un tempo di ascolto, per guardare la realtà con gli occhi di chi cerca di cogliere la presenza di Gesù nelle persone che incontra e nella sua storia.

Ri-immergersi nella storia di questo popolo é bello, il popolo bahiano che vive sempre molte contraddizioni; quello che sempre stupisce è la vita, tanta criança, tanti bambini, che poi non si sà come siano seguiti, accompagnati nella loro crescita. La vita anche nelle comunità di campagna è più o meno la stessa, con la loro dignità ma con la sfida della secca, non piove bene da tanto tempo, è difficile piantare e raccogliere qualcosa ma ho visto coltivazioni nuove che crescono anche con poca acqua “palma”. Quando i comuni funzionano bene, soccorrono le comunità rurali con camion che portano acqua per la vita delle famiglie.

Le comunità e la Chiesa di Ruy Barbosa vivono una stagione nuova, anche domenica prossima sarà ordinato Roque (Rocco) figlio di questa Chiesa e di questa terra. Questo direi il cambiamento più grande: da una diocesi sponsorizzata e con forte accento missionario gradualmente a una più bahiana, anche nel suo modo di celebrare e organizzare la parrocchia. Si sente anche nell’animazione liturgica un sottofondo carismatico, canti sempre accompagnati da chitarre e tamburi, alle volte anche batteria, anche i sacerdoti alle volte cantori e suonatori.

La Casa della Carità di Ruy Barbosa ha sempre ospiti molto belli; ho ritrovato Roger che era stato accolto in Andaraì, sta bene, sorride e vive sempre mirando il cielo e battendo con la mano. Mi ha sorpreso Gheo, ha paralizzato tutta la parte destra ma braccio e gamba sinistra funzionano bene, è diventato più peso e si muove con una carrozzina. Gli piace la luce, specie del sole, sembra quell’uomo che vede la realtà da una caverna. Forse vorrebbe comunicare ma ci sono poche  possibilità di incontrarsi con le persone che lo avvicinano.

Sono stato a Nova Redenção, dove il progetto Mãe da Esperança si è fermato, ma ho riconosciuto molte persone con cui ho condiviso la missione; bello l’incontro con Roxo e Laura in una comunità della campagna Tabocas, li mi sono fermato in una cappella e poi a pranzo da loro.


Ho visitato in questa settimana anche Andaraì, è stato bello rivedere molta gente, in particolare Leo e Mateus due bimbi che sono cresciuti nella nostra casa parrocchiale, ora hanno 18 e 16 anni, stanno bene, si sono reinseriti nelle loro famiglie di origine anche se sono sempre appoggiati alla famiglia di Ana Paula che li ha accompagnati quando noi siamo venuti via.

La città è cambiata molto, ho conosciuto anche il nuovo parroco Islan, e con la comunità ho detto una Messa nella chiesa del Rosario. Per quello che riguarda la preparazione del Natale c’è una novena preparata dalle diocesi vicine; il titolo è: “La nascita di Gesù ci fa rinascere”.
Le piccole comunità iniziano già in avvento a fare questi nove incontri, affrontano questi temi:
1) Gesù rinasce nei bebè senza il diritto di nascere (aborto)
2) Gesù rinasce nei bimbi handicappati
3) Gesù rinasce nei bimbi abbandonati che non hanno nessuno che li accoglie
4) Gesù rinasce nelle vittime della prostituzione infantile
5) Gesù rinasce nella vita degli orfani
6) Gesù rinasce nelle vita dei figli con genitori separati
7) Gesù rinasce nella vita delle famiglie di seconda unione
8) Gesù rinasce nelle famiglie con dipendenti chimici (alcool o droghe)
9) Gesù rinasce nella vita delle persone che sono senza pane e senza pace.
Sempre con canti e un brano biblico di riferimento, vedete che è ben concreta la realtà a cui la novena fa riferimento, quella dei problemi che vivono le famiglie di oggi in questa realtà.
Questo legame fede-vita è sempre un marchio di questa Chiesa.
Bene non mi resta che augurarvi un BUON AVVENTO
Um abraço
PE. LUIGI

lunedì 29 agosto 2016

Il viaggio di Marzia in Albania


Ringrazio il Centro Missionario per avermi dato l'occasione di incontrare e conoscere la chiesa della diocesi di Sapa.


Prima di partire ho letto gli scritti di don Luigi Gugliemi dove racconta l'inizio della nostra presenza e anche qualche libro/testimonianza sulla chiesa durante il comunismo di E. Hoxha; ciò che mi ha colpito è stata il legame con la chiesa sorella in Rwanda e il progetto Amahoro.
Albania prima e Rwanda poi uscivano da violenze inumane e la scelta fu di ripartire dai più piccoli, e come richiesto dai locali di portare e far conoscere il Vangelo: "veniteci a parlare di Dio!"; è stata la richiesta che colpì la nostra chiesa concentrata sulle opere e sul fare.
La nostra presenza nella diocesi di Sapa accompagna una chiesa sorella a proseguire un cammino che ha bisogno di tanta speranza (lettera di don Luigi, 20.2.1993)






Le difficoltà non mancano perchè la zona dove siamo continua a spopolarsi; i giovani ambiscono ad andarsene per cercare fortuna altrove; la diocesi è in attesa del nuovo Vescovo e sono ancora poche le vocazioni albanesi; la Casa di Carità è segno e con piccoli passi tenta di far riscoprire il senso vero del volontariato.
Il mese di luglio le attività parrocchiali sono sospese e l'attenzione di Don Stefano e Laura è per i bambini e ragazzi che non hanno scuola e per i quali si organizzano orsi di italiano e chitarra per continuare a stare vicini.
Gocce di speranza:
- la Casa di Carità, con suor Rita e Suor Grazia, ha volontariato tra le signore, tra i ragazzi e le ragazze ed è meta di visite da parte di gruppi che vogliono conoscere questa famiglia così particolare;
- prima della S. Messa in chiesa si recita o canta il rosario, arma usata negli anni del comunismo che ha tenuta viva la fede di tante persone;
- la canonica di Gomisqe che da luogo di detenzione è diventato luogo di evangelizzazione;
- gite al mare per i disabili accompagnati dai familiari organizzati dalla Caritas;
- tutto parla della presenza di Dio, di Dio che ha vegliato e veglia su questo popolo.

Lo scambio tra chiese sorelle, dono inestimabile per la nostra diocesi, forse non ci aiuterà a cambiare la pastorale, ma potrà sostenerci nel cammino di conversione che anche noi stiamo compiendo; anche noi oggi siamo una chiesa che ha bisogno di riprendere forza e speranza, ha bisogno di coraggio per fronteggiare le sfide culturali che vogliono annientare l'umanità delle persone; che deve partire sempre dai più poveri e migranti; una chiesa che con umiltà può imparare che cosa è la FEDE e chiedere "venite a parlarci di DIO!".

Con gratitudine.

Marzia

martedì 7 giugno 2016

Madagascar: il viaggio di don Romano

Don Romano Zanni, direttore del Centro Missionario Diocesano, è appena rientrato dal Madagascar e ci racconta della sua visita alle missioni diocesane ed ai volontari.

Carissimi tutti, prima di reimmergermi nella vita quotidiana italiana vi racconto alcune cose viste e vissute senza ovviamente la pretesa di essere esaustivo. Vado per capitoletti che mi aiutano a tenere il filo.
   
   Ai Fratelli della Carità ho dedicato tempo ed energie, come era giusto. Sapendo che la perfezione la raggiungeremo solo in cielo, posso affermare che i Fratelli della Carità stanno andando abbastanza bene, che le comunità camminano con una maggiore assunzione di responsabilità e di condivisione. Come pure mi è parso di cogliere in loro il desiderio di camminare nella volontà di Dio e la ricerca di una santità quotidiana: fatta di preghiera, di lavoro, di fatiche e prove, che nessuno si nasconde, ma riconoscendo anche tante grazie, soprattutto nel rapporto con gli Ospiti delle singole Case.  Il numero dei ragazzi in formazione è incoraggiante: tra novizi, postulanti, prepostulanti, ragazzi in stage, studenti in propedeutica e teologia sono una ventina di ragazzi. Forse non tutti arriveranno alla Consacrazione... ma è comunque un bel numero! E tuttavia non stanno perdendo tempo perchè quanto apprendono e vivono servirà comunque per la loro vita.  E’ stato bello condividere con loro e godere della loro vivacità, esuberanza e gioia di vivere.

   Sono passato da quasi tutte le Case della Carità e l’incontro con la Sorelle, anche se breve, è stato un momento bello e positivo, soprattutto quando si è potuto celebrare insieme l’Eucaristia, commentando la Parola e pregando insieme per tutta la Famiglia. Abbiamo condiviso le gioie e i dolori, vicini e lantani, come la morte del Vescovo Lucjani di Sapa e di Ernesto il fratello di sr. Laurence.  Eventi in cui abbiamo sperimentato l’abbraccio grande dell’amore di Dio attaverso la l’appartenenza alla nostra Famiglia che in vario modo si è fatta presente.


   Ho speso un tempo adeguato con i nostri missionari: sacerdoti, volontari e laici che lavorano in pastorale, nei progetti di RTM e negli impegni loro affidati dal CMD. Posso dire che sono tutti sereni, con qualche preoccupazione e fatica... ma sostanzialmente tutti contenti di essere qui e prestare il loro servizio a questi fratelli, un tempo sconosciuti, ma che divengono ogni giorno più cari.

Don Giovanni Ruozi sta costruendo la nuova chiesa ed è ovviamente abbastanza preso; stupito lui stesso che la cosa gli stia piacendo. Purtroppo ormai da tre anni manca in Diocesi il Vescovo e questo non favorisce certo le cose. Inoltre l’economo diocesano, un prete “Fidei Donum” dell’Est, è andato in vacanza e il Vescovo Alfredo, attuale Amministratore diocesano, ha chiesto a don Giovanni di assumere l’interim, che rischia di diventare più lungo del previsto. Don Giovanni è comunque molto sereno e gioioso, con il suo solito stile scanzonato e un pò zingaresco che gli dona.


Don Giovanni Davoli continua il suo lavoro di responsabile di RTM in Madagascar, assistente spirituale dei volontari, vice cappellano del carcere e aiuto per la Caritas diocesana di Ambositra. Vive ad Ambositra e guida la piccola comunità dei volontari che operano in quella città. Ci ha accompagnato con la sua auto nel viaggio al sud, sempre molto disponibile e servizievole.
Diana e Chiara continuano il lavoro difficile, affidato loro dal Vescovo di Farafangana, di fare sorgere nella città di Manakara una Caritas con le caratteristiche proprie di “Caritas”, cioè più animativa e con prevalente funzione formativa e pedagogica. Ma anche qui, come in Italia, è più facile dare la borsina del cibo che avviare processi di riscatto e di liberazione. Tuttavia vanno avanti con fiducia. 

Chiara inoltre dà una mano a don Giovanni Ruozi nella gestione di una fabbricchetta di marmellate della Diocesi che dà lavoro ad un indotto di circa 40 famiglie, e nella gestione di una piccola libreria in centro a Manakara.

   Abbiamo visitato l’Ospedale Psichiatrico di Ambokala, che continua la sua attività ed è in ansiosa attesa di Enrica, attualmente in Italia per problemi familiari. Tutti pregano per la sua mamma, ovviamente, ma anche per il ritorno di Enrica, di cui sentono la mancanza.

   I volontari di RTM, sia a Tana (come coordinamento), che ad Ambositra e a Manakara, sono parecchio impegnati nei progetti per i malati mentali, delle scuole inclusive per i bimbi disabili, per la sicurezza alimentare. Sono progetti che stanno portando beneficio a questi poveretti e alle loro famglie, che spesso non sanno dove girarsi, specie quando hanno familiari in gravi difficolta psicofisiche.
Il Coordinamento di Antananarivo fa da supporto a tutto questo tenendo le fila dei vari progetti, i contatti Istituzionali con l’Italia, con i vari Ministeri e gli Uffici competenti.
   
   L’Ospedale di Ampasimanjeva va avanti nonostante le crescenti difficoltà economiche della gente, che fa sempre più fatica a contribuire alle spese mediche, e le fatiche gestionali del personale, che necessiterebbe di riqualificazione e di assunzione di nuove figure. 

Giorgio Predieri, il Direttore, è sempre bravo, impareggiabile, forse un pò stanco anche perchè gli anni passano! Un incontro provvidenziale con Giorgio e P. Cristopher (il parroco) ha individuato una proposta da sottoporre all’Arcivescovo di Fianarantsoa, proprietaria dell’Ospedale, che speriamo possa avere conseguenze positive per iniziare il passaggio dell’amministrazione dell’Ospedale alla Diocesi di Fianarantsoa, come auspicato dal Vescovo Massimo Camisasca nella sua visita pastorale a questa missione. Non dobbiamo dimenticare il grande contributo alla salute di questa popolazione, circa 80.000 persone, che la Fondation Medicale di Ampasimanjeva offre, considerando che l’Ospedale più vicino è a più di 100 km. di distanza; se venisse a mancare sarebbe un gravissimo danno alla sanità e allo sviluppo di questa regione. Le Carmelitane Minori della Carità, che vi fanno servizio, offrono anche la loro generosa maternità ai bimbi “gemelli”, che vengono abbandonati per un “fady” culturale di questa popolazione. Attualmente ne hanno tre e nei molti anni di servizio che le Sorelle hanno prestato all’Ospedale, possono contare ormai quasi 200 bimbi salvati.

   Anche quest’ultimo viaggio mi fa percepire quanto sia vero lo slogan: “la Chiesa o è missionaria o non è”, concetto espresso in altre parole da Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium e che deve rimanere per noi tutti un programma di pastorale e di vita. 
Si è ricordato parecchie volte che l’anno prossimo si celebrerà il 50° dell’invio da parte di mons. Baroni della prima équipe, capitanata da don Mario Prandi, in questa terra. Stupisce il fatto che siano proprio i malgasci a tenerci in modo particolare a questo giubileo, a cui si stanno preparando da tempo raccogliendo le storie degli inizi, testimonianze varie, riconoscendo che la loro fede, la loro esperienza di vita consacrata, è stata generata da questo evento indubbiamente straordinario: “una Chiesa in stato di Missione” che si prende a cuore l’evangelizzazione riconoscendo il dono immenso della fede che ha ricevuto e che deve condividere perchè possa vivere. Questa condivisione ci ha oltremodo arricchiti! Diventeremmo più poveri se ci lasciassimo vincere dalla tentazione di rinchiuderci nella nostra “ povertà”. Ci lasceremmo rubare la gioia del Vangelo!

   Nella festa della visitazione di Maria a S. Elisabetta veneriamo la prima missionaria che porta Gesù che ha concepito, che “corre in fretta” verso i monti di Giuda e porta la gioia: ad Elisabetta, a Giovanni il Battista, alla casa di Zaccaria al loro villaggio. É l’urgenza e la gioia della missione che ci deve spingere in Madagascar come in Italia ad annunciare il Signore che compie le opere grandi della salvezza!  É la missione che ci fa cantare con Maria le opere grandi che Dio compie nell vita di ciascuno di noi.


     Don Romano Zanni
                                                  Vicario episcopale per la Carità e le Missioni

Ultimo saluto al Vescovo Luciano

26 maggio 2016
Qoftë levduar Jesu Krishti!

Siamo arrivati con il Vescovo Adriano martedì mattina in terra albanese per portare come Diocesi di Reggio Emilia il nostro saluto e la nostra vicinanza alla chiesa sorella di Sapa e al suo Vescovo. Ci avevano preceduto don Carlo Fantini e il diacono Antonio Ferretti.
Dopo un saluto alla comunità della Casa della Carità e ad alcuni parenti del Vescovo Luciano siamo andati in Cattedrale dove da domenica sera (festa della SS. Trinità)  è stata posta la salma del Vescovo Luciano. La Cattedrale in questi giorni è diventata davvero il centro di tutta la Diocesi: è continua la processione di fedeli laici, sacerdoti, consacrate, donne, uomini, ragazze e giovani provenienti non solo dai villaggi intorno a Vau-Dejes ma anche da tante parti dell’Albania, del Kosovo e del Montenegro.
Il Vescovo Adriano ha guidato un breve momento di preghiera per e con il Vescovo Luciano, concludendo con la benedizione della salma. Anche Pjetri ha voluto salutare per l’ennesima volta il suo amico Monsignore e, aiutato da alcuni ragazzi che lo hanno sollevato, è riuscito a toccare il vetro della bara.

Nel pomeriggio abbiamo partecipato alla S. Messa celebrata dal Vescovo del Montenegro e concelebrata da diversi Vescovi e numerosi sacerdoti. A seguire abbiamo cantato il vespro in una cattedrale colma di gente.
Ci ha sorpreso il silenzio e il clima di preghiera che si sentiva, che si respirava in Cattedrale nonostante le tante persone presenti.
Abbiamo cenato alla Casa e dopo cena ci siamo ritrovati insieme al Vescovo Adriano per ricordare un po’ la figura del Vescovo Luciano e condividere il cammino fatto, da tanti anni, insieme alla chiesa albanese.
Alcuni di noi, insieme al Vescovo Adriano, sono poi saliti a Gomsiqe per la notte.
Mercoledì è stato il giorno del funerale. Si è cominciato con le lodi cantate tutti insieme in Cattedrale.
Poi sono iniziati i preparativi per la celebrazione della Messa. Gli Ospiti della Casa con sr Rita e sr Grazia hanno trovato posto in Cattedrale insieme alle altre autorità.








Nel cortile della Cattedrale era stato installato un maxi schermo per permettere anche a chi non è potuto entrare di seguire la Messa. Il cortile si è cominciato a riempiere già dalla mattina presto e continuavano ad arrivare persone: suore, donne, uomini e ragazzi, tutti per ringraziare insieme il Signore per il dono del Vescovo Luciano.
In Albania la bara viene chiusa solamente nel momento della sepoltura, quindi abbiamo potuto celebrare la Messa anche “alla presenza” del Vescovo Luciano.
La Messa è stata presieduta dal Vescovo di Scutari, mons. Massafra, concelebrata da 11 Vescovi e tanti sacerdoti. Erano presenti religiosi e religiose, rappresentanti del mondo Ortodosso e Musulmano, rappresentanti delle istituzioni guidate dal presidente della Repubblica Albanese.
L’omelia è stata fatta dal Vescovo del Kosovo, Mons. Doda, amico di sempre del Vescovo Luciano con il quale è stato ordinato sacerdote.
Il vangelo scelto era quello dell’incontro tra Marta e Gesù, “Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà».
Gesù le risponde “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà, chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno”.
Al termine della celebrazione il Vescovo è stato sepolto in Cattedrale.
Il nostro gruppetto, al quale si è aggiunto don Stefano, è ripartito per tornare a casa nel pomeriggio.

Dobbiamo ringraziare il Signore per il dono grande che è stato questo Vescovo per questa chiesa e anche per la nostra chiesa di Reggio. Dalle tante persone che sono passate per salutarlo viene da pensare che abbia voluto bene a tanti e che fosse un punto di riferimento per tanti, dai politici alle persone più semplici dei villaggi della montagna. E’ stato pastore buono in mezzo alla sua gente, avendo a cuore i sacerdoti, la famiglia, l’ecumenismo, i giovani, gli ammalati.




Ora comincia un tempo nuovo per la Chiesa di Sapa, un tempo in cui si dovrà continuare a camminare e a seminare nei solchi preparati dal Vescovo Luciano: la Casa della Carità, la Casa di spiritualità dei Balcani animata dai padri Carmelitani, la Caritas e tutte quelle piccole e grandi attenzioni che aveva per la  sua gente.



Don Filippo, sr Ines, Paola e Caterina

Cecilia e la nazione/continente

Sono Cecilia, ho 19 anni, sono da poco tornata da un'esperienza di 6 mesi in India nelle Case della Carità: è stata un'esperienza davvero forte e indimenticabile!
La prima cosa con cui sono venuta a contatto appena atterrata (alle 5 di mattina) è stato il terribile caldo (35 gradi). Poi, durante il viaggio per raggiungere la casa, ho fatto i primi incontri: intere famiglie che dormivano per strada, sotto i ponti, sugli spartitraffico etc… Mentre osservavo tutto questo, mi chiedevo dove fossi capitata: sono stata travolta da un odore terribile che passava dal pesce marcio allo smog, alla fogna a cielo aperto e nonostante il buio sono riuscita a vedere tante case fatte solamente con teli di plastica.

Versova
Poi finalmente arrivo a Versova (alla Casa della Carità) e davanti alla porta di ingresso vedo una scritta e un disegno fatti con polveri colorate (welcome): questo è stato solo il primo segnale di accoglienza. 

Nei giorni seguenti provo a capire dove sono e a conoscere un po' la casa (che fortunatamente per certi aspetti è simile a quelle italiane), a imparare i nomi degli ospiti e della gente che frequenta la casa. Piano piano cerco di interagire con loro, ma non tutti conoscono l'inglese, qualcuno parla solo Hindi o Marathi. Questo mi ha aiutato a capire una grossa caratteristica dell'India: è formata infatti da 29 Stati e ha 22 lingue ufficiali. Le uniche due lingue nazionali sono l'Hindi e l'Inglese, ma non tutti possono studiarle; di conseguenza la comunicazione anche tra loro non è sempre facile.

Un po' alla volta ci si abitua alla vita di casa; non è stata la cosa più difficile. Infatti gli ospiti sono sempre un grande aiuto sotto moltissimi aspetti e con loro si impara a comunicare anche senza parlare la stessa lingua.

Girando per le strade e andando tra la gente, si viene quasi abbagliati dall'enorme quantità di colori brillanti che si vedono ovunque, nel modo di vestirsi della gente, nelle case, nei negozi e persino sui carretti dei venditori ambulanti. Impressionante è anche la quantità di statue, di immagini sacre e di fiori che si vedono dappertutto. Tutto questo, in mezzo a un traffico frastornante causato non solo dalle auto e dalle riscia (una specie di apecar giallo e nero), ma anche dalle migliaia di persone che camminano in strada. La vita indiana, infatti, è vissuta per la maggior parte del tempo fuori casa.
Per non parlare dei mezzi pubblici. Ogni volta che si prendono è una nuova avventura: salire su un treno vuol dire cominciare a sgomitare e farsi spazio non appena rallenta, stare stretti come delle sardine durante tutto il viaggio e prepararsi almeno 3 fermate prima, altrimenti diventa impossibile scendere.

Ho trascorso i primi 2 mesi nelle periferie di Mumbai;  poi  sono andata a Uttan per poco più di un mese, un villaggio di pescatori con una forte presenza cristiana e con tutte le caratteristiche di un villaggio: molto accoglienti all'inizio ma anche molto attaccati alle tradizioni. Qui ho avuto la fortuna di partecipare a dei matrimoni che sono davvero molto diversi dai nostri. 
Slum Mumbai

Tornando da Uttan ho visitato uno slum, che credo non sia possibile descrivere a parole: ho visto famiglie con almeno 2 bambini vivere in case di lamiera formate da una stanza, senza bagno, che danno su strade strettissime. Ovviamente l'acqua non è corrente; ma la cosa che mi ha colpito di più è la realtà sociale dello slum: una specie di comunità dove molte cose sono in comune. Ad esempio, i bambini spesso entrano senza problema in casa dei vicini come se fosse la loro.

                                                              Successivamente sono andata in Kerala, uno Stato del Sud completamente diverso da Mumbai, un piccolo paradiso terrestre: qui la visuale cambia sensibilmente, molto meno traffico, molto meno rumore e molte più piante e ruscelli, con il 25% dei cristiani (contro il 2% di Mumbai), ma con una cultura ancora diversa.


Infine sono ritornata a Versova e credo sia impossibile descrivere l'emozione provata: la sensazione di essere rientrata a casa o meglio di non essere mai andata via. Un'accoglienza strepitosa come se fossi stata via un sacco di tempo e allo stesso tempo come se fossi sempre stata una di loro; davvero un emozione stranissima ma bellissima e indescrivibile. Qui ho trascorso le ultime 2 settimane prima di rientrare in Italia, durante le quali ho anche vissuto la Pasqua...

Un aspetto dell'India che mi ha molto colpito è quello dell'interreligiosità, vedere come 3 grandi religioni convivano e si mescolino. Ad esempio: molto spesso veniva gente indù o musulmana in casa a offrire il pranzo o a portare qualcosa per gli ospiti. Gli stessi ospiti sono di religioni diverse; inoltre, la mattina si sentivano prima le campane della nostra chiesa poi quelle del tempio indù, lì vicino, mentre a Uttan si sentiva il Muezin.

Premnidhi Special School

Un altro aspetto davvero particolare è come ricchezza e povertà convivano una accanto all'altra: spesso girando per i quartieri si vedono palazzi e case meravigliose e accanto interi slum (magari un po' nascosti) o case davvero poverissime.

Questa è stata un po' la mia esperienza. Di India io ne ho vista davvero una piccola parte, ma da quel poco ho capito che noi non siamo "il centro del mondo", che tutto quello che possiamo pensare o immaginare, o crediamo sia giusto, è solo il nostro modo di vedere le cose.
Cobra 


Andare in India vuol dire dimenticare tutto quello che si crede di sapere e immedesimarsi in una nuova realtà che può sembrare assurda. Questo mi ha insegnato: che tutto quello che penso è il mio semplice punto di vista, e che prima di giudicare qualcosa o qualcuno devo sempre chiedermi se ho provato di guardarlo con occhi diversi, e smetterla di credere che ciò che penso sia sempre la cosa più giusta.

Cecilia

venerdì 13 maggio 2016

Lettera da Don Luigi Gibellini, Pintadas, Brasile

Doveroso aggiornamento: la situazione politica brasiliana è precipitata in questi giorni e la Presidenta è stata destituita


11 maggio 2016

Carissimi tutti,
È davvero da molto tempo che non scrivo, ho guardato la data dell’ultima lettera e mi son accorto che è del 15 settembre 2015, una vergogna.... e di questi tempi sono successe veramente tante cose, alcune publicizzate già da altre persone e media, come la visita del vescovo Massimo nel mese di gennaio, o i 20 anni della Casa di Carità in aprile, altre passate di sfuggita, come i fatti quotidiani che viviamo, ma è proprio di questi fatti che voglio parlarvi in questa lettera....



La prima cosa che desidero raccontarvi è la Messa che abbiamo celebrato nella casa di Auxilia, una signora di circa 65 anni che vive da 35 anni in un letto perchè una malattia, che non si capisce bene cosa sia, l’ha paralizzata; anche il vescovo Massimo, quando è passato da Wagner, l’ha visitata. Abbiamo cominciato, con questa Messa, il triduo alla festa de S.Jorge, proprio per sottolineare, in questo anno della misericordia, una delle opere di misericordia, visitare i malati. Una delle cose che stupisce di più é la serenità di questa donna, che non si lamenta, non reclama, ma benedice Dio per il dono della vita. Anche sua sorella, che l’accudisce da 35 anni, é un esempio di tenacia. Quando si entra in quella casa si percepisce che si entra in un luogo sacro, per la tranquillità e lo star bene della gente che vive là. Si esce sempre più sollevati e ammirati. Sono i “semi del Verbo” seminati nelle nostre comunità che danno frutto e aiutano a vivere meglio la nostra fede e fortificare il nostro cammino.




Quest’anno la diocesi di Ruy Barbosa, ha scelto come priorità il tema dell’Ecologia, a causa dell’Enciclica del Papa:“Laudato sia” e anche alla Campagna della Fraternità Ecumenica, che come tema ha scelto:“Casa Comune, nostra responsabilità”. Per questo, dopo il lavoro fatto nelle comunità nel tempo di Quaresima, a livello zonale, si è deciso di fare un Seminario, invitando non solo le comunità cristiane ed evangeliche ma anche le associazioni, i sindacati, i movimenti, le prefetture e i consiglieri comunali, per cercare di allargare il cerchio perchè tutti si sentano responsabili della casa comune che è il nostro pianeta. Lo stato del Brasile ha fatto una legge, nel 2007, che chiede a tutti i Comuni di fare un progetto sul “saneamento basico” cioè sul modo di gestire le discariche, le fogne, l’acqua potabile e l’acqua piovana, ed ha dato tempo ai Comuni fino al 2015 per presentare i progetti ed avere i finanziamenti per costruirli e realizzarli; ad ora la metà dei Comuni del Brasile non ha ancora fatto assolutamente nulla....

La scelta del seminario va in questa direzione, il vedere e verificare quello che sta succedendo nei nostri comuni. Per questo è stato fatto un questionario con varie domande, che dovrebbe darci l’idea di come sono le realtà dei nostri municipi. Sono stato nella Camara dos Vereadores (Consiglio Comunale) per spiegare il questionario e per consegnarne una copia ai vereadores pregandoli di riconsegnarla compilata; alcuni già l’hanno fatto, e si vede come, a secondo dello schieramento politico, hanno risposto appoggiando il prefetto o no. Ma questo manifesta come le cose stanno andando in Brasile, non è la verità che appare, ma quello che vogliamo che appaia. Un disastro!!!!!!

A proposito di quello che sta succedendo in Brasile, alcune cose con certezza le sapete attraverso i media, è veramente una tristezza. La battaglia che si sta facendo per destituire Dilma (la Presidenta) dal governo del paese, è veramente subdola perchè si vuole depistare il vero problema, la corruzione che è arrivata a dei livelli esagerati; il presidente della Camera dei Deputati, Eduardo Cunha, che ha dato inizio al processo de impeachment, è stato sollevato dal suo incarico perchè corrotto, ladro e disonesto (è un pastore della chiesa Assemblea de Deus), così come il 60% dei senatori, che adesso devono decidere se andare avanti per destituire Dilma, sono corrotti, non per sentito dire ma per prove e fatti ben concreti....e in questo clima di sfiducia e di confusione, chi paga sono i poveri, quelli che dipendono dalle prefetture che non hanno i soldi per pagare i dipendenti, e così via....
Ma quello che disanima di più è che quello che sta succedendo nei Piani Alti, cioè nel governo, è quello che succede nella base, dove chi vuole lavorare deve dare il voto al prefetto, se vuole qualcosa deve chiedere al Vereador, se ha bisogno di una visita deve chiedere alla tale che gestisce la salute...ect. 

In un paese dove non manca nulla, sia a livello di risorse che a livello di potenzialità economiche, quello che sta succedendo è davvero grave, perchè è a causa dell’avidità umana e della poca responsabilità riguardo ai più deboli; credo che si sia creato, in questi anni, (e non è colpa del PT, di Lula o di Dilma), una eccessiva corsa al proprio interesse, sfruttando il fatto politico...non se ne salva uno!!!!! Bisogna pregare perchè questa situazione possa cambiare, ma per farlo credo sia necessario un vero cambiamento nella base, nel popolo, ma temo che questo adesso sia proprio impossibile.

Tà bom, speriamo che il Buon Dio possa illuminare la mente ed il cuore delle persone che dovranno decidere il futuro di questo paese, e che si possa raggiungere una vera giustizia ed una vera onestà, che tutto sia fatto per il bene delle persone e dei più fragili ed impoveriti...

Un abbraccio a tutti 
pe.Luis irmão da caridade. 

giovedì 28 aprile 2016

Madagascar: Alba ci scrive

Lontano, grande, misterioso, sconosciuto, caldo, rosso, verde…
Missione, viaggio, progetto, impegno, silenzio, servizio, coraggio, forza, responsabilità, nuovo punto di vista, incontri, scontri, diversità, fatica, quesiti…
Grandi e infiniti…
Quanto questa terra, lontana, diversa, immensa e accogliente.
Al mio arrivo in Madagascar non ho potuto far a meno di notare l’accoglienza sia dei malgasci, dei volontari, sconosciuti che ti accolgono da Tanà a Manakara passando per Ambositra, con un biglietto di “Tonga Soa” una torta, un pensiero…un abbraccio, un sorriso.

L’arrivo ti fa sentire sballottato, come le tue valigie sul nastro trasportatore; il caldo, soffocante al quale non siamo abituati, ti fa sentire come quando ti manca forte qualcuno che ami che hai lasciato a diecimila chilometri…
La fede, l’entusiasmo, la curiosità, l’amicizia e l’amore, sono forze che ti fanno affrontare e superare ogni cosa.
La fede viene messa alla prova continuamente, ma quella che il Signore ha nell’uomo no, anzi, quella qui la senti più forte…e se Lui non ha mai smesso di fidarsi di noi, forse affidarsi a lui, per quanto grande sia il “mistero della fede”…

Ho trascorso un rapido mese ad Ambositra, le prime tappe al mio arrivo sono stati la messa in carcere e la casa di carità.
Ecco una cosa per me toccante e impressionante è il potere delle case di carità. Il trovare una foto di don Mario e Suor Maria dall’altra parte del mondo e la devozione che il suo sogno è riuscito a raggiungere, mi conforta e dà speranza.
Le case sono davvero un miracolo, un progetto del Signore divenuto realtà.
Un bisogno che l’uomo non sapeva di avere.
Lì in casa ad Ambositra è dove mi sono sentita più a casa…

Non credevo inizialmente d’incontrare tanta difficoltà nell’esprimermi in malgascio o nella mancanza di riuscire a mettersi in relazione più profonda attraverso le parole…
Ma la casa di carità, ti fa andare oltre le parole, grazie ai canti, alla preghiera, ai sorrisi agli sguardi ai gesti…E questo in tutto il mondo và oltre la diversità, con la quale ho potuto scontrarmi fin da subito per strada…
La gente, la massa di gente al mercato, sul posy, in bici, a piedi… scalzi… dai piedi puoi capire molte cose delle persone: da dove vengono, quanto hanno camminato, quanto cammineranno ancora, dove lavorano…
Per non parlare della bellezza dei colori e della luce…
Una cosa che chi era in Italia mi ha fatto subito notare quando gli inviavo una foto, era la luce, l’infinità del cielo e quanto fosse luminoso e splendente qui…
Camminando per strada, ti senti così osservato, ogni passo è un “Vazah” di qua, un Salama di là…
Tsara…
Non mi sono mai sentita così tanto osservata in vita mia…
Spesso mi chiedo cosa pensano di noi, sul perché siamo qui, sul colore della nostra pelle, su come siamo vestiti, sui nostri bisogni, a volte buffi, a volte superflui, sul nostro modo di camminare, sul nostro modo di parlare…
Mi sembrava sempre che i malgasci parlassero talmente a bassa voce che non potevo sentirli…
Finchè non becchi una mamma arrabbiata che urla bene…e ti ricredi subito…
Ho un bellissimo ricordo dei bambini di Fanomezantsoa, incontri brevi ma intensi, momenti di scambio e di gioco in questa realtà, importante, un centro di accoglienza per figli di carcerati.

Non faccio in tempo ad imparare il saluto di Ambositra a godere del suo clima fresco alla sera, a conoscere le persone incontrate nel soggiorno lì…
Che mi ritrovo ad Ampasimanjeva!
Ah, Ampasimanjeva, un altro mondo! Un altro ancora!

Quando imbocchi la strada per Ampasimanjeva, la natura ti avvolge, la strada non asfaltata, fangosa, e difficile da percorrere…l’aria umida…
Ampa avvolta nella sua verde maestosità, piccola, con il Faraony che scorre al tuo fianco…
Quasi come se dovessi chiederle il permesso…
Un posto magico come descrive anche la mia compagnia di viaggio Agnese!


La F.M.A. è situata in alto, alla fine della strada principale.
Un ospedale a tutti gli effetti, qui passerò i prossimi nove mesi….
Ovviamente ha qualcosa di più di un semplice ospedale… Perché è “Casa”.
Anche qui il passaggio di don Mario, è forte e impresso.
La F.M.A. è casa perché è famiglia.
Non posso nascondere che l’impatto è stato davvero forte.
E come in tutte le famiglie, a volte incontri ostacoli, incomprensioni, a volte non ci si ascolta abbastanza, o si dà per scontato… genitori e fratelli non ci è dato sceglierli eppure sono coloro che più ti ameranno così come sei, che saranno sempre al tuo fianco…
Fai presto ad affezionarti ad Ampa, però devi essere come il fango, morbido e malleabile, come quando c’è la “rano bè” e scorre forte l’acqua nella stessa direzione.
Ma non so ancora dirvi il perché.
Forse ripartendo da è famiglia: tutti vivono qui.
Il personale dell’ospedale, i guardiani e le varie figure che ruotano attorno a quest’immensa “macchina”, (un po’ come il corpo umano)
Per alcuni anche le loro famiglie, altri invece ce l’hanno lontana ma lavorando qui, si vive qui.
E le famiglie degli ammalati, dei ricoverati, i tubercolotici che sostano qui per due mesi per la terapia.
A tavola, noi volontarie, suore, (perno fondamentale di quiggiù) il direttore, i medici…
Inevitabilmente inserendoti nella sua quotidianità cominci a conoscere le persone…
I giorni diventano settimane e la routine di un “Akory aby” diventa pane quotidiano, del quale non puoi fare a meno…
Ampa ti smentisce e ti mette alla prova continuamente, da quando ti metti a letto a quando ti alzi…
A partire dal clima, ai suoni…
Qui come dicevo la natura prevale regina al contrario della città… se te la immaginavi silenziosa beh, i bambini, da quelli che giocano a quelli che piangono, e urlano, le anatre, i galli, le galline, le oche, gli insetti che non sto a elencare perché non finiremmo più…(Menomale che Agnese ogni tanto fa selezione naturale!)

Il lavoro: dal garage, alla falegnameria, alla produzione di caffè, alla Modestine che conta assieme a Norbert, alla Masera che fa scoperte in laboratorio, all’Agnese che tra una parola in malgascio e una in italiano, scherza con Tatà e Filippo in farmacia…
Ai bambini al pomeriggio che giocano con Agnese in puppunière, per poi andare un po’ più in là dalle madri, alle donne in dolce attesa al reparto adulti…
Tutto ha un suo ritmo, ogni cosa ha un suo posto e un suo momento, tutti sanno ciò che devono fare e tutto ha un orario ben preciso…
Inizia presto la giornata ad Ampa, e inevitabilmente finisce presto, e quando ti ritrovi ad avere sonno e a letto alle otto e mezza capisci di essere un minimo entrato nel giro… e vi assicuro che venire da un mondo dove le otto e mezza erano il pieno dell’ingresso al cinema…fa effetto…

 Ci sono tantissimi episodi che in questi due mesi circa e mezzo, mi hanno colpito, mi rimarranno per sempre impressi e mi hanno messo alla prova: da un bimbo piccolissimo che piange urlando perché un “Vazah” è diverso e lo spaventa da matti, ad uno invece che ti da fiducia e ti sorride, e gioca con te, ad una mamma dai tubercolotici che quasi si emoziona perché il bimbo di due anni ormai prende da solo il termometro e si prova la temperatura, al tragitto per andare a trovare un ammalata che era ricoverata in ospedale, abita al di là del fiume, quindi un pezzetto di lakana, un altro pezzetto a piedi, in quei giorni aveva piovuto molto, il cammino era davvero fangoso, da fare scalzi, e rendersi conto di non sapere cosa sia l’equilibrio, o quanto importante fosse l’utilizzo delle dita dei piedi… o della mano della masera.
Dal chiedersi continuamente come fanno loro, come ha fatto quella ammalata a raggiungere l’ospedale, in queste condizioni…? Alla fine scivolare totalmente e vedere le donne del villaggio che corrono verso di te per lavarti…dicendogli che non ce n’era bisogno, ma loro continuavano…a usare la loro acqua per lavare me sporca di fango.
Al poter scorgere nelle case costruite tradizionalmente, una donna che cuce, con una macchina da cucire vecchissima, ad un'altra che intreccia la rafia, una che cucina, pentola e carbone…
All’organizzare la formazione con i medici, che fanno un lavoro immenso, e si sforzano per parlarti in italiano e quando tu non crederai di potercela fare, loro con quel basso tono di voce ti diranno che funzionerà…all’incontrare tutte le figure di un villaggio, dal re, al sindaco agli agenti comunitari (per i meno esperti c’è zio Google, anch’io non ne conoscevo l’esistenza-“Déclaration de Ouagadougou”) alle matrone di villaggio (ostetriche tradizionali) alla voglia di mettersi in gioco ancora…
Allo scontrarsi con la realtà, con la diversità…
Al sentirsi completamente inutile, che loro aiutano te, ad inserirti, ad accoglierti a parlare la tua lingua, e a volte anche alcuni che ti fanno sentire tanto diverso, forse anche non voluto per ciò che rappresenta il nostro passato...la storia, forse.
Allo scorrere del tempo, percezione che ho avuto sin dall’arrivo, come quando esci dalla centrifuga della lavatrice ti siedi, ti guardi e ti dici: “e adesso...?”
…Niente, buona missione, soava dia!

Alba
Ampasimanjeva