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giovedì 23 febbraio 2017

Un abbraccio dalla calda Bahia

Eccomi qua, dopo qualche mese di silenzio, con tante cose da dire, senza sapere da dove iniziare.

Le mie giornate sono piene, spesso la sera quando torno a casa preferisco leggere o guardare un po’ di tv per distrarmi, per fare qualcosa di poco impegnativo; e così ora che sono seduta a pensare, mi rendo conto di come nella quotidianità mi sembra sempre di far così poco, ma come a distanza di 4 mesi dall’ultima volta che ho scritto, le cose da raccontare sono così tante.


Novembre e dicembre sono stati mesi di verifiche e di riunioni conclusive; l’assemblea diocesana, l’assemblea diocesana della pastorale giovanile, l’ultimo incontro dell’anno dello zonale di cui la nostra parrocchia fa parte, il bingo parrocchiale, il ritiro del gruppo giovani, senza dimenticare l’ultimo giorno di scuola e gli scrutini finali a cui ho partecipato: come è andato il 2016, cosa potevamo fare meglio e quali sono i propositi per il nuovo anno.

Anno di cambiamenti: i don, le suore e il sindaco; si ringrazia il passato e si guarda al futuro con gioia e speranza, perché anche se è un anno che non piove (l’ultima volta ha piovuto 15 giorni a gennaio dello scorso anno),  la vita va avanti e si spera che tutto possa andare meglio!

È arrivato dicembre: Alessandra (missionaria laica a Salvador) è tornata in Italia dopo un anno; un’amica che mi è stata accanto e mi ha aiutata nei momenti più difficili; Massaranduba (il quartiere dove viveva con 2 preti fiorentini) è stato per me una casa, dove poter essere me stessa, confrontarmi e anche sfogarmi quando qualcosa non andava. Non è così scontato trovare qualcuno a cui raccontare le tue paure, i tuoi dubbi, i tuoi problemi ed essere capito, ma soprattutto senza essere giudicato; ancora più difficile e quando sei dall’altra parte del mondo, immersa in una cultura totalmente diversa. Massaranduba è stato per me il mio porto sicuro, dove poter essere me stessa senza dovermi preoccupare dei miei difetti.

Ho salutato anche suor Alice e suor Ana Maria, della congregazione Francescana di Cristo Re;hanno cambiato città, come spesso accade nelle congregazioni religiose. Sono state per me mamme, zie, amiche, sorelle, mi hanno sostenuta e aiutata, abbiamo condiviso momenti difficili, ma anche tanti momenti di gioia. Sono state per me la mia famiglia, le persone con cui condividevo il pranzo la domenica; coloro che mi rammendavano la maglia scucita e coloro che chiamavo quando andavo in un'altra città, per avvisarle che ero arrivata e che stavo bene. Senza di loro probabilmente questo primo anno di missione non sarebbe andato così bene.

E poi finalmente l’abbraccio tanto atteso, dopo 4 anni, con mia zia, suora missionaria qui in Brasile, nello stato del Mato Grosso del sud. Abbiamo trascorso il Natale insieme, ho conosciuto la città in cui vive e ho potuto costatare che non importa il posto, mia zia ha un cuore così grande e una fede così forte, che riesce ad illuminare qualsiasi persona incontri e qualsiasi cosa faccia.
Siamo poi andate a Mogi das Cruzes, nello stato di San Paolo; è in questa città magica che il mio percorso è iniziato e che mi ha portato qui dove sono oggi.

Ho rincontrato tanti amici, ragazzine che oggi sono donne, mogli e mamme, ragazzini diventati uomini. Alcuni di loro hanno dato uno schiaffo alla vita, costruendone una migliore; altri hanno dovuto lottare con più forza, in molti ce l’hanno fatta, altri purtroppo no.
Ma ciò che conta è l’amore, che dopo anni resta lo stesso: essere invitati a pranzo, potermi sedere a gambe incrociate sui loro divani, perché questi anni di lontananza sono stati solo fisici, ognuno di noi era nel cuore dell’altro.

Mia zia mi ha chiesto se avrei raccontato a qualcuno ciò che vissuto questo mese, ma non lo farò; sarebbe come raccontare i segreti dei miei amici con cui condivido la mia quotidianità; storie di prostituzione, violenza, droga, prigione, ma anche problemi con i propri genitori, con i figli, problemi d’amore, la mancanza di lavoro, la salute:  è la vita, per qualcuno è più semplice, per altri un po’ meno.
Sono ritornata a Redençao ed è stato bello poter riabbracciare tutti. Il 4 di febbraio c’è stata la messa per dare il benvenuto al nuovo padre e alla nuove suore, il 6 prima riunione in equipe per organizzare questo nuovo anno.

Io non so come andrà, ma sicuramente questa esperienza mi sta mettendo alla prova. Tutte le persone della comunità mi hanno un po’ adottata, ma la sera, quando resto sola devo fare i conti con me stessa, per cercare di capire se sto procedendo sul cammino più giusto, per rispetto a me stessa, ma soprattutto per rispetto alle persone che incontro ogni giorno.

Qualche giorno fa stavo andando a messa e una bimba mi è corsa in contro per abbracciarmi urlando il mio nome, poi a bassa voce mi ha detto “Lo so che non ti piace quando ti chiamo italiana”.  Quella sera sono andata a letto serena, ringraziando Dio per tutto l’amore che ricevo  e perché come dice mia zia, questo cuore può solo contenere più persone da amare.
E durante le mie preghiere ci sono i volti di tutte le persone che ho incrociato in questi pochi anni di vita, perché non c’è cosa più bella di sapere che c’è Qualcuno lassù a proteggere tutte loro.

Un abbraccio dalla calda Bahia

Vanessa (Leccese, febbraio 2017)

mercoledì 7 dicembre 2016

Pe Luigi Ferrari - lettera di Dicembre

Dopo un mese di Brasile vi scrivo alcune impressioni. Siamo anche nel tempo di Avvento e questo ci aiuta a cogliere questo come un tempo di ascolto, per guardare la realtà con gli occhi di chi cerca di cogliere la presenza di Gesù nelle persone che incontra e nella sua storia.

Ri-immergersi nella storia di questo popolo é bello, il popolo bahiano che vive sempre molte contraddizioni; quello che sempre stupisce è la vita, tanta criança, tanti bambini, che poi non si sà come siano seguiti, accompagnati nella loro crescita. La vita anche nelle comunità di campagna è più o meno la stessa, con la loro dignità ma con la sfida della secca, non piove bene da tanto tempo, è difficile piantare e raccogliere qualcosa ma ho visto coltivazioni nuove che crescono anche con poca acqua “palma”. Quando i comuni funzionano bene, soccorrono le comunità rurali con camion che portano acqua per la vita delle famiglie.

Le comunità e la Chiesa di Ruy Barbosa vivono una stagione nuova, anche domenica prossima sarà ordinato Roque (Rocco) figlio di questa Chiesa e di questa terra. Questo direi il cambiamento più grande: da una diocesi sponsorizzata e con forte accento missionario gradualmente a una più bahiana, anche nel suo modo di celebrare e organizzare la parrocchia. Si sente anche nell’animazione liturgica un sottofondo carismatico, canti sempre accompagnati da chitarre e tamburi, alle volte anche batteria, anche i sacerdoti alle volte cantori e suonatori.

La Casa della Carità di Ruy Barbosa ha sempre ospiti molto belli; ho ritrovato Roger che era stato accolto in Andaraì, sta bene, sorride e vive sempre mirando il cielo e battendo con la mano. Mi ha sorpreso Gheo, ha paralizzato tutta la parte destra ma braccio e gamba sinistra funzionano bene, è diventato più peso e si muove con una carrozzina. Gli piace la luce, specie del sole, sembra quell’uomo che vede la realtà da una caverna. Forse vorrebbe comunicare ma ci sono poche  possibilità di incontrarsi con le persone che lo avvicinano.

Sono stato a Nova Redenção, dove il progetto Mãe da Esperança si è fermato, ma ho riconosciuto molte persone con cui ho condiviso la missione; bello l’incontro con Roxo e Laura in una comunità della campagna Tabocas, li mi sono fermato in una cappella e poi a pranzo da loro.


Ho visitato in questa settimana anche Andaraì, è stato bello rivedere molta gente, in particolare Leo e Mateus due bimbi che sono cresciuti nella nostra casa parrocchiale, ora hanno 18 e 16 anni, stanno bene, si sono reinseriti nelle loro famiglie di origine anche se sono sempre appoggiati alla famiglia di Ana Paula che li ha accompagnati quando noi siamo venuti via.

La città è cambiata molto, ho conosciuto anche il nuovo parroco Islan, e con la comunità ho detto una Messa nella chiesa del Rosario. Per quello che riguarda la preparazione del Natale c’è una novena preparata dalle diocesi vicine; il titolo è: “La nascita di Gesù ci fa rinascere”.
Le piccole comunità iniziano già in avvento a fare questi nove incontri, affrontano questi temi:
1) Gesù rinasce nei bebè senza il diritto di nascere (aborto)
2) Gesù rinasce nei bimbi handicappati
3) Gesù rinasce nei bimbi abbandonati che non hanno nessuno che li accoglie
4) Gesù rinasce nelle vittime della prostituzione infantile
5) Gesù rinasce nella vita degli orfani
6) Gesù rinasce nelle vita dei figli con genitori separati
7) Gesù rinasce nella vita delle famiglie di seconda unione
8) Gesù rinasce nelle famiglie con dipendenti chimici (alcool o droghe)
9) Gesù rinasce nella vita delle persone che sono senza pane e senza pace.
Sempre con canti e un brano biblico di riferimento, vedete che è ben concreta la realtà a cui la novena fa riferimento, quella dei problemi che vivono le famiglie di oggi in questa realtà.
Questo legame fede-vita è sempre un marchio di questa Chiesa.
Bene non mi resta che augurarvi un BUON AVVENTO
Um abraço
PE. LUIGI