venerdì 23 dicembre 2016

Natale di frontiera... (di Padre Filippo Ivardi Ganapini)


Il Dio che viene nella crisi
Inutile dire che siamo in crisi. Siamo stanchi di parlarne e soprattutto di viverla!
Trump non promette niente di buono, la guerra in Siria è al suo sesto anno, la guerra in Yemen ha fatto più di 10.000 morti (ma quasi nessuno ne parla), gli attentati colpiscono dappertutto ( ma fanno rumore solo a certe latitudini!), si muore per le strade del Congo in questi giorni in cui si protesta per un presidente scaduto che non se ne vuole andare, è caos in Gabon dopo le elezioni truccate, in Centrafrica le esazioni contro la popolazione riprendono, in Sud Sudan la pace è ancora in alto mare, l’intolleranza del mondo contro gli immigrati sale. Può bastare per questo Natale?
Qui in Ciad le scuole e le Università sono chiuse (quasi tutte! Poche come le nostre resistono con grandi difficoltà) da più di tre mesi, gli ospedali chiusi, gli studenti per strada, gli insegnanti senza salario e senza speranza. Le famiglie stringono la cinghia e sono costrette a tornare nei villaggi dove almeno il lavoro dei campi non dipende dal buonumore o dal furto delle casse dello stato dell’etnia al potere. Molti fanno fatica anche a mangiare. Fino a quando?
Sarà Natale quest’anno per il Ciad? Sarà Natale per l’umanità?
Dov’è Dio in questa crisi? Esiste?
L’ho incontrato all’opera per resistere nel volto e nelle gambe di Claude, venditore ambulante di medicinali sulle strade di Abéché per cercare di sfamare la moglie e 5 bambini. Chilometri e chilometri ogni giorno a piedi per bussare alle porte e vendere qualche aspirina. Per andare avanti. E’ cristiano impegnato e lotta per vivere…
L’ho riconosciuto nelle mani di Isabelle, giovane vedova insegnante senza salario della nostra comunità cristiana e coordinatrice della Caritas, sempre pronta a tendere una mano  a chi è ammalato in ospedale, a chi fatica in carcere, a chi non ce la fa nella vita. Per dare speranza.
L’ho visto negli occhi di Dene, abbandonata dal marito, senza lavoro e con 4 figli a carico; occhi che non hanno più lacrime ma tanta voglia di battersi per vendere sapone al mercato e sfamare la famiglia. Per non arrendersi.
L’ho salutato in un abbraccio a Aboulaye Issacar, imam di Abéché, che mi ha aperto la porta di casa sua.
Questi sono solo alcuni dei tantissimi ciadiani che resistono alla crisi e alla disperazione lottando ogni giorno. Questi sono i miei testimoni di un Dio che non si arrende. Allora è ancora Natale, Dio nasce ancora dentro questa resistenza nonviolenta che semina speranza ad ogni passo. Che fa rialzare dopo ogni caduta.
Questo è il Dio in cui credo. Non onnipotente, ma impotente, il Dio bambino, il Dio che non può se non trova cuori e gambe che osano un mondo altro. Il Dio vicino che sta alle frontiere del mondo ferito. Il Dio che prende carne, che si immerge dentro questa crisi che sembra stritolarci, toglierci prospettive e sogni! E dentro la vicenda umana prova con noi a ribaltare la storia.
In fondo Natale dipende da noi…non da una scadenza del calendario o da una ricorrenza riscaldata. Dipende da me e da te il Natale. Anche per Dio sarà Natale solo se trova gente che si lascia provocare dal suo gesto di avvicinarci. Per chiederci di avvicinarci agli ultimi del mondo, ai derelitti della storia. Nelle frontiere del mondo. Come la frontiera di Abéché, città faro dell’Islam in Ciad. Per vivere il Natale vero sulla strada al fianco di chi non conta agli occhi degli uomini. Allora ci vogliono occhi nuovi per vedere il Natale. Abbiamo tutti così bisogno di riprendere la strada della contemplazione per riconoscere Dio sulla strada e in frontiera. Guardare l’Uomo con occhi diversi…come fratello e non nemico.
Sarò da domani fino al 29 dicembre sulla strada alla forntiera con il Sudan per incontrare Dio nelle comunità cristiane di Ade, Am Djarema, Koukou, Goz Beida. Incontri, volti, celebrazioni, storie che dicono la voglia matta di resistere alla crisi, di dare una svolta al nostro pazzo mondo, di vivere davvero Natale, di incontrare finalmente Dio. Certo con problemi immensi, contraddizioni, cadute…ma anche con il desiderio vero di rifarsi una vita.
Allora sarà la svolta, a partire dal basso, ma state tranquilli che non la racconteranno né le televisioni, forse internet, né i libri di storia. Sarà Natale per i piccoli del mondo…e tanti magari non se ne accorgeranno neanche. La svolta verrà dalle piccole storie di frontiera che cambiano il mondo in silenzio, dagli affetti veri, dalle relazioni ritrovate, dalle narrazioni di riscossa e rinascita, dalla capacità di rimettersi in cammino, dal Dio che si fa così vicino e piccolo da scaldarci cuori e vite per dirci che ci ama ancora…
…e che ha bisogno di te e di me per amare e cambiare il mondo!

giovedì 22 dicembre 2016

Gli auguri dall'Albania

Laç Vau Dejes - 17/12/2016
Ciao a tutti!
Per noi di Gomsiqe questo Natale è un nuovo inizio… Partiamo per quest’avventura con tanta gioia e voglia di fare e metterci in gioco! Abbiamo salutato da pochi giorni Laura che ha condiviso con don Stefano un anno molto ricco di attività! Essere in due a volte può essere difficile (anche se Laura faceva per tre!), ma stando qui si sente forte il sostegno dall’Italia.

Le attività principali che sono state portate avanti sono:

- Vestine da battesimo.

Prosegue l’incontro settimanale delle ragazze che confezionano le vestine che molte parrocchie a Reggio stanno acquistando. Abbiamo cercato di fare diventare questo incontro sempre di più un momento di lavoro e formazione umana, infatti da alcuni mesi questo in questo appuntamento le ragazze vengono aiutate a trattare temi legati a problematiche quotidiane come ad esempio l’educazione dei figli.

- La Biblioteca


E’ stata arricchita con libri e materiali nuovi che, come già da qualche anno, a rotazione portiamo nei vari villaggi. Questa è un’iniziativa che permette a chi lo desiderano  (Bambini ma anche adolescenti e adulti) di leggere e di formarsi! Chissà che questa “Biblioteca di strada” non possa mettersi in cammino verso altre mete e villaggi! Vi abbiamo mandato anche una foto per mostrarvi come ogni domenica dopo le celebrazioni portiamo in viaggio la biblioteca (riempiamo i nostri zaini di libri) e la trasferiamo nelle chiese dove i bimbi e i ragazzi vengono per riportare e prendere i libri.

Fondamentale è stata la presenza di due ragazzi albanesi, stipendiati da noi, che ci hanno aiutato a portare avanti il progetto della biblioteca e del catechismo, entrando in sintonia coi ragazzi e la gente del posto.

- Attività coi Gabel.
Grazie alle vostre offerte, siamo riusciti a lavorare insieme a Suor Riccarda con i ragazzi Gabel (i sinti albanesi), con i quali abbiamo fatto catechismo!

- Famiglie Bisognose.
Ogni mese la Caritas Sapa sostiene con pacchi alimentari le famiglie in estrema povertà. Il nostro compito è quello di individuare nelle nostre parrocchie le realtà con maggiori difficoltà e segnalarle. La situazione generale dell’Albania non sta migliorando, per cui si rende necessario proseguire in questo impegno.

Vi ringraziamo ancora e come si dice qui… “Gëzuar për shumë vjet!” e “Zoti ju ndimoftë dhe bekoftë!” (“Auguri per molti anni” e “Il Signore vi aiuti e vi benedica”).
Vi auguriamo un sereno Natale! Gëzuar Krishtëlindje!

Don Stefano, Federica, Francesca e Virginia.

martedì 20 dicembre 2016

Auguri da molto lontano

Ampasimanjeva, Madagascar
Carissimi,
  augurandovi un felice Natale e un buon 2017, vi vogliamo parlare un po' di noi, di quello che stiamo facendo e di quello che questo anno ha portato di buono.
            Attualmente questo importante presidio sanitario nella foresta del Sud est del Madagascar  ha raggiunto ottimi risultati sul territorio. Con frequenza, pazienti residenti in villaggi lontani decidono di venire a farsi curare ad Ampasimanjeva. Da gennaio ad oggi sono passate dall’ospedale circa 30.000 persone, tra visite ambulatoriali e ricoveri. A ciò si aggiungono le mille consultazioni prenatali effettuate ogni anno.
            Sta crescendo anche il reparto di pediatria, dove al Dottor Rivo si è affiancato il Dottor Jean Baptiste, ed insieme svolgono un ottimo lavoro.
            In maternità prosegue il progetto creato a supporto dell’FMA, mirato alla salute madre-bambino. La sensibilizzazione nei villaggi verso le matrone, che assistono le partorienti, sta apportando buoni risultati, e sta aumentando il numero di donne in gravidanza che scelgono di essere seguite in ospedale, che poi vengono  a partorire.
            Oltre al reparto degli adulti, pediatrico e della maternità, è presente un’area riservata ai tubercolotici e alle loro famiglie. Qui i degenti restano per un minimo di due mesi, nei quali vengono assistititi con i farmaci necessari, i controlli ospedalieri e il cibo. Terminate le cure, se il primo controllo risulta negativo, possono tornare alle loro case.
            Le suore della Casa della Carità li assistono concretamente: la mattina distribuiscono le medicine, valutando possibili cambiamenti dello stato di salute, e, a  seconda di quanti malati sono presenti, tre volte a settimana oppure tutti i giorni al pomeriggio, vanno a prendere il latte. Inoltre, una volta al mese c’è la distribuzione del riso, sia per malati in corso sia per quelli convalescenti, oltre che per le loro famiglie.
            Le suore ad Ampasimanjeva  svolgono un importante servizio per le persone più in difficoltà, soprattutto in situazione di denutrizione, cercando di garantire almeno un pasto quotidiano. L’attenzione è rivolta anche ai pazienti ricoverati non sostenuti dalle proprie famiglie.
Continua l’accoglienza dei gemelli abbandonati alla nascita, aspettando che siano adottati dalle famiglie malgascie. Fino ad ora hanno salvato quasi 200 neonati.
Da settembre, inoltre, ospitano un bimbo di 10 mesi, vittima di violenza familiare. 
A supporto delle attività della FMA, continuano a giungere numerosi volontari. Quest’anno sono presenti due volontarie Anna e Cristina che seguono il progetto madre-bambino, aiutano le suore nei servizi quotidiani e svolgono attività ludiche con i bambini del villaggio, tra cui anche i figli dei pazienti.

Ancora grazie a nome di tutti. Cogliamo l’occasione per inviarti anche se da molto lontano i nostri migliori auguri di un Sereno Natale e un Anno di Pace.

L’équipe della

Fondation Medicale d’Ampasimanjeva

mercoledì 14 dicembre 2016

Ringrazio il Signore

Ringrazio il Signore per ciascuno di voi.
Ringrazio il Signore perché il Capo della prigione ha accettato la stragrande maggioranza di dette iniziative.
Ringrazio il Signore perché ho potuto contare e spero anche in seguito su un direttore dei lavori nella persona di Dadazozy che, non solo si è preso a cuore questi lavori in carcere, ma anche li fa realizzare a regola d’arte in robustezza prima di tutto.
I lavori fatti in prigione hanno lo scopo di ricordare che i detenuti hanno ancora una dignità.
Facendo lavorare a turno i detenuti più poveri come manovali questi ricevono uno ‘stipendio’: metà riso e fagioli e metà in denaro … ho visto varie persone che dopo avere lavorato più volte come manovali ottenere la fine della pena o il riconoscimento di non colpevolezza o potere lavorare all’esterno del carcere… quindi negli intrecci non ben chiari questi soldi sono utili anche per uscire.
Sono proprio contento che in ogni camerone  alle due finestrelle esistenti se ne sono aggiunte tre …ora i detenuti che dormono in quei tre cameroni dicono che l’aria è sufficiente. Quei cameroni erano stati fatti tinteggiare nel giugno-luglio 2014 con una donazione della cittadinanza di Brescello nella persona di ‘Peppone’ allora Giuseppe Vezzani … quella tinteggiatura durò un anno e poco più in quanto l’aerazione era scarsa al punto che il vapor acqueo del respiro dei detenuti rimanendo all’interno ha fatto deteriorare in breve tempo la pittura soprattutto del soffitto dei cameroni … ora l’aria è abbondante e i detenuti preferiscono coprirsi con la coperta quando l’aria è troppo fresca piuttosto che quel caldo umidiccio per assenza di aria … si spera anche che diminuiscano i problemi polmonari, quindi i ricoveri in ospedale.

 Un’altra iniziativa è stata il prolungamento della tettoia dei bagni/docce e dello spazio dove alcuni con una fatapera (1) in lamiera o in mattoni si cucinavano il pranzo.
Ora in questo spazio si sono costruite più di 60 fatapera in mattoni e cemento allineate in tre file, così anche i poveri possono, se hanno carbone e il riso, cucinarsi il pranzo,
Queste fatapera sono in sovrannumero, secondo il bisogno dando così a tutti la possibilità di  usufruirne.

Sono proprio contento: venerdì 30 settembre 2016 il nuovo cappellano delle carceri Mompera Jean Bosco ha fatto la preghiera di benedizione alla presenza di tutti i detenuti.
Domenica 2 ottobre terminata la S. Messa la guardia carceraria addetta ha dato il via per l’uso di queste batterie di fuochi per il cibo. La guardia ha anche ricordato ai detenuti di non sporcare i pilastri della tettoia … ma, avendo a che fare con il carbone, il pavimento in cemento e i pilastri ora sono … come il colore del carbone … ma non è un problema l’estetica.

Quando vado in carcere sono proprio contento nel vedere le persone appollaiate sotto la tettoia: c’è chi cucina con la nuova fatapera, c’è chi cucina con la sua fatapera in lamiera, ci sono alcuni seduti in crocchio che parlano, altri che giocano a carte, altri che giocano i soldi con i dadi. Sono proprio contento nel vedere lo spazio sotto la tettoia venga ABITATO QUOTIDIANAMENTE.

Il 1 novembre come di consueto il Vescovo di Ambositra Mons. Fidelis ha presieduto la S. Messa in carcere … e per quella occasione alcuni detenuti hanno fatto la rappresentazione della donna adultera e … il tutto svolto sotto la tettoia, eravamo un po’ strettini, ma non è stato un problema, il problema è quando la testa di uno viene esposta al sole cocente senza una protezione.
Oggi mercoledì 14 dicembre l’associazione CSPD (2)  ha indetto una iniziativa sui ‘diritti dell’uomo’ c’erano due tipo Gazebo: uno per le autorità come il Presidente della Regione, il Procuratore, il Nuovo Direttore delle carceri per la Regione di Ambositra, il Vescovo, i Pastori della Chiesta protestante, Avventista… l’altro per le guardie carcerarie, i membri della Cappellania Cattolica della prigione, membri del CSPD e altri e di nuovo gioia nel vedere i carcerati non schierati nel cortile sotto il sole cocente ma di nuovo là appollaiati sotto la tettoia. Per l’occasione ai detenuti è arrivato un sapone, un filone di pane e una banana e del riso non ancora cotto.

Venerdì 23 dicembre la Cappellania Cattolica della Prigione offrirà un pranzo per tutti i carcerati a basa di riso condito con cipolle, carote, patate e carne … sì carne … due signore francesi Madame Francine e Madame Clodine offriranno questo sostanzioso pranzo.
Lunedì 5 dicembre è iniziato un nuovo lavoro in prigione: su richiesta della Croce Rossa internazionale sono iniziati i lavori per aggiustare e ampliare la casa esistente e fatiscente dei detenuti minori, che hanno il diritto, per la loro salvaguardia da abusi di ogni genere, di uno spazio loro dedicato e una serie di iniziative per il loro recupero, prima fra queste l’alfabetizzazione.
E’ un’impresona ‘costosa’ e volentieri chiedo il vostro contributo sempre nella libertà dei figli di Dio ricordando che ‘non il tanto o il poco’ conta ma il donare con amore.

Con gioia anche in questo Natale celebrerò la S. Messa in prigione nella cappella della prigione, vera Cattedrale.
Quest’anno, grazie anche alla visita di  don Daniele Simonazzi nell’agosto 2015 in carcere, è aumentata la consapevolezza che nella cappella della prigione si riunisce per pregare la vera Chiesa, Chiesa Santa e peccatrice, chiesa di chi come quel pubblicano della parabola evangelica non osa alzare lo sguardo e non ha paura di chiedere Misericordia.

Vi faccio gli auguri del Santo Natale chiedendo a me stesso e a ciascuno di voi di mescolarvi con quei pastori che vanno alla grotta stalla, con quei Magi che si prostrano adorando quel bimbo. Non è facile mescolarsi con i pastori o con i carcerati in preghiera ci vuole umiltà … quell’umiltà che ogni giorno può tamponare il nostro io … io … io  e non vare paura di chiedere ogni giorno l’Aiuto del Signore.

Ambositra 14-12-2016

                                                            Don Giovanni Davoli

lunedì 12 dicembre 2016

Recuperando il "nostro luogo perduto"

Questa  è la nostra storia:
Tocopilla, città del nord del Cile, con 23.000 abitanti, il 14 novembre 2007 è stata colpita da un terremoto di magnitudo 8 (scala Richter), ed è stata distrutta al 50%, persino il cimitero è stato danneggiato. La nostra parrocchia, Sacro Cuore di Gesù, di 15.000 abitanti, situata nel settore nord, è nella zona più popolare e più provata della città; ha perso completamente tutti gli edifici, inclusa la Casa parrocchiale; grazie a Dio è rimasto in piedi il tempio. Abbiamo preso la nostra casa, luogo d’incontro, di formazione, di servizio, luogo dove vegliare i nostri defunti.

La nostra Comunità è stata così molto limitata nel poter svolgere i suoi servizi di formazione, di accoglienza, di promozione sociale, di attenzione alle persone, di servizio a tutta la zona nord della città.

A questo c’è da aggiungere un dato rilevante nella vita di questa comunità parrocchiale:
Dal 7 agosto 2011 la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, eretta il 14 aprile 1948, dal 1968 dipendeva amministrativamente dalla Parrocchia Nostra Signora del Carmelo; con la nomina del proprio parroco, P. Antonio Romeo, e con una propria autonomia, è diventato ancora più urgente per la nostra comunità parrocchiale il recuperare gli spazi perduti.

Come Comunità abbiamo riparato i danni alla chiesa parrocchiale e preparato il progetto di ricostruzione che riguarda un edificio a 2 piani. Al primo piano è prevista la sala per veglie funebri e due sale per attività varie, convertibile in salone formazione, incontri …, uffici parrocchiali, al secondo piano la Casa del sacerdote.
 Gli edifici parrocchiali distrutti

Quest’opera comportava un alto costo economico, che la nostra parrocchia non era capace di coprire da sola;  anche facendo grandi sforzi con lotterie, bingo, aiuti personali, non si riusciva ad arrivare alla cifra sufficiente.

Il nostro sguardo si è rivolto pieno di fiducia ad Adveniat, Organizzazione di Cattolici tedeschi, alla Conferenza Episcopale Spagnola, agli amici d’Italia, al Centro Missionario Diocesano e Case della Carità di Reggio Emilia.



Sono arrivati i primi aiuti economici, le promesse di un aiuto e così, confidando nella Divina Provvidenza e in S. Giuseppe, custode fedele, abbiamo dato inizio all'opera di ricostruzione.

La prima pietra è stata benedetta e posta il 12 aprile 2014 dal nostro Arcivescovo Mons. Paolo Lizama, con la presenza delle massime autorità. I lavori son cominciati il 19 maggio e, alla fine di settembre si è conclusa la prima parte, l’opera strutturale fino al tetto. Fin qui era bastato il denaro. Poi, per mancanza di mezzi economici, si son fatti solo piccoli interventi, un muro di contenzione per il dislivello tra la collina e il mare, una recinzione con ingresso. 
Abbiamo sperato di continuare, confidando nella Provvidenza di Dio che si sarebbe fatta presente …
E Dio si è fatto come sempre presente … l’aiuto della Conferenza Episcopale Italiana nel novembre 2015 sbloccò tutto e ha permesso di terminare il primo piano e con altri aiuti e apporti della Comunità parrocchiale è stato possibile realizzare al secondo piano la Casa parrocchiale, per una maggior vicinanza del sacerdote.

In verde la casa ricostruita, in primo piano la chiesa
È stato così possibile realizzare il nostro sogno di “recuperare la nostra casa” e nel mese di luglio 2016 è stata completamente conclusa la struttura dell’edificio con la pittura, l’acqua, la luce e l’elettricità. Restano ancora da sistemare tanti dettagli, anche alcuni interventi esterni perché la municipalità di Tocopilla ci conceda la “licenza di opere”.
Sabato 26 novembre, in questa Comunità parrocchiale, il nostro Pastore Mons. Paolo Lizama ha benedetto il nostro Centro e la Casa Parrocchiale.
Termino questa piccola storia elevando a Dio Padre la mia preghiera di ringraziamento, questa è stata la Sua opera, e a tutti voi che con il vostro aiuto generoso avete reso visibile il Suo volto misericordioso. Di tutto cuore GRAZIE! Avrete sempre un posto nel nostro cuore e nelle nostre preghiere.
P. Antonio Romeo, parroco del Sacro Cuore di Gesù
Tocopilla, 21/11/2016

giovedì 8 dicembre 2016

Da un mese ad Ampa

Ciao a tutti,
eccomi qui finalmente, in una domenica tranquilla sulla veranda, a scrivere le mie prime impressioni di questo mese.
Solo un mese...ma mi ci vorrebbe un'altro mese per scrivere tutto quello sto vivendo.
Dentro di me pensavo di venire in Madagascar e trovare tempo per fare tutte le cose per cui ultimamente in Italia facevo fatica a trovare il tempo. Niente di più sbagliato...o meglio...si fa fatica a trovare il tempo per fare tutto perché cambiano un po' anche le priorità.
Alla partenza non mi son ben resa conto del tempo che sarei dovuta star via. Mi sembrava di partire per un campeggio o per una vacanza di un mese... che da li a poco sarei comunque tornata a casa. 
In realtà nemmeno adesso mi rendo conto bene del tempo...è passato un mese e mi sembra di essere arrivata ieri, mi sveglio il mattino ed già è sera...qui è tutto diverso! 
Poi dopo cena e compieta (20:30), arriva il sonno e vita kabari :). I ritmi rallentano ma le giornate sono veloci!
Non ho ancora trovato una mia routine giornaliera. 

La mattina cerco di andare in ospedale, ma non sempre è così perché può esserci l'uscita nei villaggi, da lavorare per il progetto, andare in maternità, ecc..
Il pomeriggio invece vado in ufficio a inserire i dati delle donne in gravidanza insieme ad Alba ed a Cristina che è arrivata da una settimana. Quest'anno io e Cristina continueremo il lavoro di Alba. Sono un po' tesa per quando Alba tornerà in Italia... perché ci sono tante cose da fare, un po' per la lingua...ma sono sicura che Cristina sarà di grande grande aiuto.
L'ospedale mi ha davvero colpito, mi aspettavo ovviamente che sarebbe stato diverso...ma quando lo vedi fa tutto un'altro effetto. La lingua mi impedisce di aver un reale dialogo con i pazienti ( qualche volta butto li qualche parolina in malgascio che ho imparato, giusto per far scena :)), ma questo mi ha portato a osservare molto di più...e anche questo penso sia importante... i movimenti, le espressioni, i sorrisi e tutti i gesti da cui traspare la l'ansia, l'attesa, l'accettazione, il sollievo...Non tutte le storie finiscono bene ad Ampasimanjeva e anche questo fa tanto riflettere, ti mette davanti degli interrogativi. E accettare il fatto che non sempre ci siano delle risposte pronte, anche questo bisogna imparare a fare.
Nonostante sia qui da relativamente poco mi è capitato di vedere qualcosa, ma la storia che forse mi ha colpito di più fino ad ora è di un bimbo di 8 ani che è stato ricoverato in Pediatria per qualche settimana.
Il Dottore gli aveva trovato una massa nell'addome che con tutte le probabilità era un tumore maligno. Purtroppo in questi casi ad Ampa non c'è quasi speranza, forse solo in capitale si sarebbe potuto fare qualcosa, ma per quella famiglia sarebbe stato troppo pesante come costi. In quel periodo è venuto un gruppo di medici belgi che hanno operato, aiutando così il Dottor Martins nel suo lavoro e sono venuti a conoscenza del bimbo. Erano un l'unica speranza, dopo aver parlato con i genitori si è deciso di provarci.
Purtroppo, durante l'operazione, ci si è accorti che la malattia era molto più estesa di quello che si pensava, e a quel punto l'unica cosa possibile da fare è stata richiudere tutto.
È stato un momento molto triste, in aggiunta al pensiero che forse in un'altro posto si sarebbe salvato...ma pensare così non aiuta.

Alcuni giorni dopo sono tornata a trovarlo, dopodiché sono tornati nel loro villaggio. Probabilmente questo bimbo e la sua storia saranno dimenticati, ma la fierezza sul loro volto, quella no, non la potrò dimenticare.

Anna Picciati - Ampasimandjeva


I litchis. Da noi li chiamiamo lici (s), son quei frutti delle dimensioni di una ciliegia, dalla buccia legnosa rossa, dalla polpa bianca dolcissima. In questo periodo il Madagascar ne è pieno. Buon appetito con il frutto malgascio natalizio

mercoledì 7 dicembre 2016

Pe Luigi Ferrari - lettera di Dicembre

Dopo un mese di Brasile vi scrivo alcune impressioni. Siamo anche nel tempo di Avvento e questo ci aiuta a cogliere questo come un tempo di ascolto, per guardare la realtà con gli occhi di chi cerca di cogliere la presenza di Gesù nelle persone che incontra e nella sua storia.

Ri-immergersi nella storia di questo popolo é bello, il popolo bahiano che vive sempre molte contraddizioni; quello che sempre stupisce è la vita, tanta criança, tanti bambini, che poi non si sà come siano seguiti, accompagnati nella loro crescita. La vita anche nelle comunità di campagna è più o meno la stessa, con la loro dignità ma con la sfida della secca, non piove bene da tanto tempo, è difficile piantare e raccogliere qualcosa ma ho visto coltivazioni nuove che crescono anche con poca acqua “palma”. Quando i comuni funzionano bene, soccorrono le comunità rurali con camion che portano acqua per la vita delle famiglie.

Le comunità e la Chiesa di Ruy Barbosa vivono una stagione nuova, anche domenica prossima sarà ordinato Roque (Rocco) figlio di questa Chiesa e di questa terra. Questo direi il cambiamento più grande: da una diocesi sponsorizzata e con forte accento missionario gradualmente a una più bahiana, anche nel suo modo di celebrare e organizzare la parrocchia. Si sente anche nell’animazione liturgica un sottofondo carismatico, canti sempre accompagnati da chitarre e tamburi, alle volte anche batteria, anche i sacerdoti alle volte cantori e suonatori.

La Casa della Carità di Ruy Barbosa ha sempre ospiti molto belli; ho ritrovato Roger che era stato accolto in Andaraì, sta bene, sorride e vive sempre mirando il cielo e battendo con la mano. Mi ha sorpreso Gheo, ha paralizzato tutta la parte destra ma braccio e gamba sinistra funzionano bene, è diventato più peso e si muove con una carrozzina. Gli piace la luce, specie del sole, sembra quell’uomo che vede la realtà da una caverna. Forse vorrebbe comunicare ma ci sono poche  possibilità di incontrarsi con le persone che lo avvicinano.

Sono stato a Nova Redenção, dove il progetto Mãe da Esperança si è fermato, ma ho riconosciuto molte persone con cui ho condiviso la missione; bello l’incontro con Roxo e Laura in una comunità della campagna Tabocas, li mi sono fermato in una cappella e poi a pranzo da loro.


Ho visitato in questa settimana anche Andaraì, è stato bello rivedere molta gente, in particolare Leo e Mateus due bimbi che sono cresciuti nella nostra casa parrocchiale, ora hanno 18 e 16 anni, stanno bene, si sono reinseriti nelle loro famiglie di origine anche se sono sempre appoggiati alla famiglia di Ana Paula che li ha accompagnati quando noi siamo venuti via.

La città è cambiata molto, ho conosciuto anche il nuovo parroco Islan, e con la comunità ho detto una Messa nella chiesa del Rosario. Per quello che riguarda la preparazione del Natale c’è una novena preparata dalle diocesi vicine; il titolo è: “La nascita di Gesù ci fa rinascere”.
Le piccole comunità iniziano già in avvento a fare questi nove incontri, affrontano questi temi:
1) Gesù rinasce nei bebè senza il diritto di nascere (aborto)
2) Gesù rinasce nei bimbi handicappati
3) Gesù rinasce nei bimbi abbandonati che non hanno nessuno che li accoglie
4) Gesù rinasce nelle vittime della prostituzione infantile
5) Gesù rinasce nella vita degli orfani
6) Gesù rinasce nelle vita dei figli con genitori separati
7) Gesù rinasce nella vita delle famiglie di seconda unione
8) Gesù rinasce nelle famiglie con dipendenti chimici (alcool o droghe)
9) Gesù rinasce nella vita delle persone che sono senza pane e senza pace.
Sempre con canti e un brano biblico di riferimento, vedete che è ben concreta la realtà a cui la novena fa riferimento, quella dei problemi che vivono le famiglie di oggi in questa realtà.
Questo legame fede-vita è sempre un marchio di questa Chiesa.
Bene non mi resta che augurarvi un BUON AVVENTO
Um abraço
PE. LUIGI