giovedì 26 gennaio 2017

Suor Gianna, una vita per l'ad gentes

Suor Gianna Spaggiari, reggiana, quest’anno compirà 80 anni. Da 55 anni è missionaria salesiana e si occupa di educazione dei bambini e dei giovani.
La incontriamo in casa di sua sorella Dilma, a Gavassa, per una chiacchierata davanti ad un caffè. Colpisce la sua semplicità e la sua energia, oltre alla densità dei suoi racconti: ci si trova davanti ad un’enciclopedia della missione, 39 anni di Brasile e poi Timor Est, una scelta maturata perché <<ormai ero più brasiliana che italiana, stavo troppo bene, la missione per me era altrove. Mi ha sempre stimolato una frase: “nessuno può indicare ad altri nuovi orizzonti se prima non li sfida lui stesso” e poi mi son sentita rivolgere l’esortazione di San Paolo ai Corinzi, “guai a me se non evangelizzo”,  e mi sono sentita spinta ad “andate in tutto il mondo a predicare il Vangelo”. In questi messaggi ho trovato il coraggio per partire dal Brasile. Ero chiamata ad affrontare nuove sfide, a 64 anni, e la proposta è arrivata da Timor. Ho imparato bene anche la lingua locale, il tetum…>>


Timor è un isola del grande Arcipelago Indonesiano situata vicino all'Australia. 
Nel 1999 sotto la guida coraggiosa del grande leader dei resistenti, Xanana Gusmao, e con la collaborazione dell'ONU e del Portogallo, la parte est dell'isola ha conquistato la sua indipendenza dall'Indonesia,  chiudendo in questo modo un periodo storico di 500 anni di colonizzazione. 
Oggi Timor Est è una piccola nazione e dal maggio del 2002 è aggregata all'ONU.




Il 95% degli abitanti sono battezzati nella chiesa cattolica mentre il restante aderisce alle poche denominazione protestanti che penetrano facilmente nell'isola. 
La presenza dei musulmani è scarsa, anche se Timor confina con l’Indonesia, a maggioranza musulmana, dove risiedono anche sacche di fondamentalisti islamici. 
Resta in Timor il culto animista degli antenati: <<Il funerale è una festa anche se il morto ora può essere tenuto in casa al massimo solo 48 ore. Si fa festa tutti, con riso e carne; il morto non avrà pace se non mangi. A 30 giorni dalla morte si celebrano i Fiori Amari, dopo sei mesi si celebrano i Fiori Dolci; in entrambi i casi la famiglia del defunto si ritrova a celebrare la Messa e mangiare, non senza aver fatto benedire dal sacerdote  i fiori da deporre sulla tomba>>.



Suor Gianna arriva sull'isola a guerra finita, 16 anni fa, e si trova davanti gente poverissima di tutto, anche di Dio.
Ora suor Gianna svolge la sua missione a Laga, << un luogo benedetto dal Signore per la sua bella posizione geografica, fra le montagne e l’Oceano Indiano, ma dove regna estrema povertà, dovuta alla mancanza di acqua potabile e all'aridità del terreno. La vita è cara, si vive di importazioni in cambio di petrolio ma la produzione è limitata ed in prossima estinzione.>>
Laga è come un rione di periferia della capitale, a 5 ore dalla città, viaggiando in auto su strade sterrate di montagna. 
Le suore abitano accanto ad un orfanotrofio che ospita 98 tra bambine e ragazze,  che sono orfane di uno o entrambi i genitori o figlie di malati mentali. 
Vi sono  6 suore, tutte di Timor tranne suor Gianna, che danno assistenza alle bambine, facendo attenzione a non tagliare i legami con le loro famiglie.
 <<La famiglia è un’istituzione sociale troppo importante - ci racconta - e per le vacanze rimandiamo le bambine da qualche membro della famiglia. Per il resto le orfane studiano nella scuola salesiana attigua all'orfanotrofio. Sono seguite dai 7 ai 16 anni, per il ciclo base della scuola, poi si trasferiscono a Dili (la capitale del Paese) per frequentare le scuole superiori, o tornano ad abitare sulle montagne. Il Governo contribuisce al loro mantenimento con 150 sacchi di riso al semestre. Il riso è la base alimentare del paese, per il resto i costi delle cure e dell’alimentazione delle orfane sono coperti dalle sole offerte>>.
Comunque le suore riescono a garantire loro colazione, pranzo, merenda e cena, a base di riso, legumi locali, banane cotte, a volte carne in scatola, poco pesce << perchè pescare è pericoloso>>.

Suor Gianna ora è incaricata come economa della struttura: << vorrei smettere ma le mie suore dicono che sono necessaria>>. 
Ma non fraintendiamo, non vuole smettere di stare in missione, <<questo mai>>, ma solo di occuparsi di bilanci. 


La nostra intervista termina con queste sue parole : <<Timor è molto povero, molto più povero del Brasile, non c’è niente, anche pescare è difficile perché l’Oceano è pericolosissimo. Ma mi piace stare là, con i poveri,  nella periferia, come ci dice Papa Francesco...>> 

lunedì 2 gennaio 2017

Parole in viaggio...

20 Dicembre 2016, Ampasimanjeva


Ciao a tutti!
Eccomi qui, a distanza di un mese dagli ultimi saluti in aeroporto, per cercare qualche parola che provi a descrivere quello che ho vissuto e assaporato finora. Sarà dura!
Vi scrivo dall'amaca della veranda (chi è passato di qui e si è seduto anche solo per un attimo sa come si sta bene!) in un pomeriggio abbastanza caldo, ma neanche troppo, con le voci dei bimbi più piccoli che si alternano ai versi di anatre, oche e galline ed al rumore dei lecci che cadono sul tetto di lamiera.
Ripenso ai primi giorni in questa terra, ai tantissimi villaggi e paesaggi che ho attraversato per raggiungere Ampa… non riuscivo a staccare gli occhi dalle immagini oltre il vetro.


A cominciare da quello rotondo dell'aereo: ho visto un’alba stupenda, con dei colori bellissimi, delicati…ed ho ringraziato il Signore per accompagnarmi sempre nel modo migliore e che non mi aspetto, sorprendendomi. Qui si sbizzarrisce proprio con i colori! Le risaie verdi con le donne chine sotto il sole e i piedi immersi; i banchetti di banane, lecci, carne, pentole, denti, scarpe… affollati di persone; le foreste con gli alberi di Ravinala che si aprono; il cielo azzurrissimo e senza nuvole… e tanto altro. Ho provato a scattare qualche foto, ma è impossibile trasmettere questa luce, questi suoni, questi odori… qui ti entrano dentro.
I panorami sono mozzafiato, ma ciò che amo di più sono i dettagli: donne che trasportano mattoni sulla testa, bimbi che giocano in acqua o fanno pascolare gli zebù, sorrisi, pianti, occhi speranzosi nel momento in cui la macchina si ferma di fronte ai banchetti e Don Giovanni scende per comprare qualcosa… sono tanti i contrasti qui. C'è vita. 
Ricordo ancora, nel viaggio da Tanà ad Ambositra, di quando ci siamo fermati ad un banchetto di frutta e, mentre il Mompera (Don Giovanni) sceglieva le pesche, una donna anziana ha sussultato per un tuono. È stata così spontanea che sono scoppiata a ridere e lei con me, è stato bello essere lì insieme in quel momento. 


E poi c'è l'Oceano Indiano. Wow. È qualcosa di indescrivibile, una distesa enorme di fronte al quale di senti minuscolo, ma così amato. 
Ad Analabé, invece, durante la Messa in una piccola chiesa molto semplice, ho sentito come il Signore non abbandona mai l’uomo, se è disposto ad aprire il cuore e rivestirsi di luce. E’ bello aver iniziato l’Avvento qui, come se fossi arrivata per vivere insieme a questo popolo l’attesa di Gesù.


Ed ora, eccomi qui, ad Ampa...
È difficile trovare parole per descriverla. C'è tanta sofferenza: ogni giorno ci sono famiglie che percorrono kilometri a piedi per accompagnare un parente malato, persone che arrivano sole e ferite e nessuno sa cosa sia successo, molti bimbi con la malaria in forma grave e non c'è il sangue per la trasfusione… le brutte notizie sembrano non finire mai.


Eppure c'è anche tanta bellezza: ogni lunedì e venerdì mattina la giornata inizia pregando tutti insieme (pazienti, familiari e personale sanitario), le suore della casa di carità hanno accolto un bimbo denutrito di nome Tolotra (in malgascio "Dono") che ora cresce sereno e si preoccupano di dare da mangiare ai pazienti soli, non assistiti dalle famiglie… ed altri piccoli semi di bene.
Pian piano anche io sto entrando a piccoli passi nella vita di Ampa, ascoltando ed osservando tanto chi mi è accanto.



Alba è stata molto importante in questo primo periodo, accogliendomi e accompagnandomi, ed è un peccato sia già partita per tornare in Italia. Per fortuna è rimasta Anna…con lei riesco a condividere le fatiche e le difficoltà, insieme ai momenti belli in cui mi fa morir dal ridere!
In questi giorni ci stiamo preparando al Natale… ieri abbiamo fatto il presepe in cappella e oggi le Masere (suore) ci hanno insegnato a fare i cappelletti! Che ridere! Con loro sto bene, sono dolci e addirittura dicono la compieta in italiano per aiutarci nella preghiera. È vero, è bello rivolgersi al Signore con parole che sento un po' meno straniere… e credo sia ancora più bello incontrarlo negli occhi di Tolotra che cercano i tuoi e sorridono, nelle mani delle Masere che lavorano senza sosta con umiltà, nell'applauso dei malati di tubercolosi nei confronti di un paziente guarito.


Tanti auguri di Buon Natale e felice anno nuovo a tutti voi.
Spero di cuore siano dei bei giorni di festa.


A presto!
 Cris 

Nella prima foto vi sorride una bimba che si rinfresca in un fiume e nella seconda si vede una donna china in una risaia. Poi Masera Philippine, Masera Sylvie, Anna, io e Mena che ci divertiamo con i cappelletti ed infine un ospite della casa di carità di Fianarantsoa… Spero vi piacciano!

“Oh sa mirë që jemi mirë!”

Ja ku jemi!!!

Il mese di dicembre è arrivato con molte novità, a partire dalla nostra Arca di Noè, che ha accolto la Virgi il 28 di Novembre, la Fede il 9 Dicembre e la Franci il 15, lo stesso giorno in cui Laura, qui in Albania già da un anno, è tornata in Italia (e approfittiamo per ripeterle: “Kalofshi mirë dhe Rrugë të mbarë!”).

da sx: Francesca, don Stefano, Virginia e Federica
Con tutti questi cambiamenti, stiamo imparando pian piano a conoscere la realtà nuova in cui siamo capitate: innanzitutto stiamo a tutti gli effetti vivendo in pianta stabile a Laç, sopra la casa di carità (è arrivata ieri finalmente la bombola del gas per cucinare!!!). Siamo però spesso anche alla nostra base di Gomsiqe, anche se è veramente complesso gestire due case.

Continua la nostra routine, divisa tra Messe, Catechismo e incontri con gli adolescenti (Tra l’altro l’8 dicembre abbiamo fatto una bellissima gita a Shiroka con i ragazzi di Gomqise che ci hanno aiutato quest’anno!!!). Continuano anche il lavoro con le donne, le visite alle Famiglie e la Biblioteca nei villaggi e proprio per quest’ultimo punto ci siamo trasferiti momentaneamente a Laç: stiamo infatti progettando una prossima apertura della Biblioteca anche nella cittadina di Laç, progetto che ci impegnerà nei prossimi mesi!! Staremo a vedere!!

Nel periodo di Natale siamo stati abbastanza impegnati: oltre alle Messe consuete, siamo riusciti anche a mettere in scena il Drama Natalizio (la visita dei Re Magi), preparato in quasi tutti i villaggi durante il catechismo!! Con l’aiuto delle Suore Ravasco e dei Padri Carmelitani siamo riusciti a celebrare in tutti i villaggi..
Il 25 abbiamo poi salutato Don Stefano che è partito per il Madagascar per il capitolo dei Servi della Chiesa 
*Don Stefano ci informa che in Madagascar si sta bene e c’è caldo...*

Sicuramente molto più che qui! #SoloStufette

Insieme a Don Stefano è partita anche Suor Rita, che è dovuta ritornare in Italia per qualche giorno e che abbiamo brillantemente sostituito in questo periodo.

Dopo due giorni allo "sbaraglio", senza guida, mortificate nell’anima a causa della partenza per il Mada del Gallo-Capo, le tre Gallette il 27 dicembre hanno accolto ad ali, o meglio braccia aperte Don Carlo, che rimarrà con noi fino al 9 Gennaio.  Grazie ai suoi aneddoti quotidiani e alle sue conoscenze, stiamo scoprendo altre realtà vicine, tra cui la comunità Papa Giovanni, il convitto delle Suore Ravasco e tante altre!

Novità importante di questo mese che riguarda l’intera Albania è l’ingresso del nuovo Vescovo di Tirana, Monsignor Giorgio Frendo.

Per questo momento è tutto!!!
Buone feste, Buon anno!!!!!

Don Stefano, Don Carlo, Fede, Franci, Virgi.

Un augurio anche da parte di:
Terezina, nostra fedele visitatrice; gli Ospiti della Casa della Carità; Gjon; Pjerin e la sua mucca.

domenica 1 gennaio 2017

Tocopilla, Giornata della Pace - 1 gennaio 2017

Cari amici,
    abbiamo la fortuna di beneficiare di un anno in più che il Signore ci concede per camminare insieme, per vivere la vita con le sue gioie, i sogni, le speranze, le fatiche e la gioia di essere ancora chiamati a servire ai fratelli e di sentirci ancora amati del Signore. Un anno contrassegnato nella nostra Europa per il terrorismo islamico e la crisi economica che non finisce più e colpisce soprattutto i più deboli. E cosa pensare dei rifugiati e gli emigranti. Anche qui in Cile c'è crisi: ci sono i senza lavoro, le miniere lasciano tanti a casa e il problema degli emigranti colpisce anche noi… Tanti sono i Colombiani, quelli che arrivano da Haiti, dal Perù e dall'Ecuador.

Ci sono poi gli anziani abbandonati che a volte muoiono soli e li ritrovano dopo giorni, e questo qui a Tocopilla, senza dimenticare quelle persone che si tolgono la vita! Quanta solitudine anche nella nostra città, quanta miseria, quanti drammi ed emarginazione... e come cristiani stiamo chiusi nelle nostre chiese, rimpiangendo le cipolle dell’Egitto e così facendo viviamo nel passato che sarà la nostra tomba. Ammiriamo, applaudiamo o qualche volta critichiamo Papa Francesco e BASTA! Qui bisogna invece invertire le parole di Gesù: “FATE QUELLO CHE FA IL PAPA, SEGUITE IL SUO AGIRE”. Mi vengono in mente le parole di Paolo VI : ”il mondo ha bisogno di profeti, non dei maestri”.


Questa estate il Signore mi ha concesso la gioia di rimanere a lungo a Reggio, per un benedetto intervento di cataratta all'occhio sinistro. Abbiamo potuto incontrarci con più tranquillità ed a lungo… ho rivisto tanti che da tempo non ci ritrovavamo: non posso che dirvi grazie amici della vostra amicizia che dura da anni, della vostra fraterna e calorosa accoglienza. Ho ritrovato anche la mia Famiglia dei Servi della Chiesa: a Marola, infatti, era dal 2004, che non partecipavo, e ne sentivo proprio il bisogno.

In parrocchia questo anno 2016 è stato segnato da due avvenimenti:
A) Il Giubileo Straordinario della MISERICORDIA cercando di renderlo presente giorno dopo giorno. Il volto amoroso, misericordioso Dio Padre che si fa presente amando, servendo, accogliendo… seguendo in questo le azioni Gesú che è il volto amoroso del Padre e che bisogna continuarlo a rendere presente nella nostra vita quotidiana. La MISERICORDIA, infatti, è la trave principale nella vita della Chiesa e pertanto del Cristiano. Occorre farlo vivo, presente nella Pastorale dei Malati e della Caritas in modo rinnovato e creativo… questa é la nostra sfida parrocchiale.

B) Il secondo avvenimento è la BENEDIZIONE
DEL NUOVO CENTRO PARROCCHIALE CON LA CASA CANONICA inaugurata il 26 di novembre. Un sogno che si è fatto realtà, dopo 9 anni abbiamo recuperato “nuestro hogar”. Questo 26 novembre marca già un antes y un después nella nostra comunità parrocchiale. Verso la metà di gennaio confido trasferirmi nella nuova canonica ed essere più vicino alla mia gente. A tutti vi ringrazio del vostro sostegno e del vostro aiuto per questa bellissima realizzazione: con questo Centro stiamo garantendo un futuro a questa parte nord di Tocopilla.

Nell'anno 2017 che sta per iniziare, saranno due le date per ringraziare il Signore: il 29 giugno festeggerò i 10 anni di sacerdozio ed l’11 novembre i 45 anni di vita missionaria (nel lontano 1972 arrivavo infatti in Madagascar). Le affido alla vostre preghiere.

FELIZ NAVIDAD Y AÑO NUEVO 2017, NELLA ACOGLIENZA GIOGIOSA DI QUESTO DIO CON NOI. Che il Bambino Gesú venendo ad abitare nelle vostre case vi colmi del suo amore e della sua consolazione, vi porti la sua pace e speranza. Che la sua benedizione vi accompagni ogni giorno del nuovo anno.

¡FELIZ NAVIDAD Y AÑO NUEVO 2017 en la acogida gozosa de este DIOS CON NOSOTROS! Que el Niño Dios viniendo a habitar en su casa los colme de su amor y de su consuelo, de su paz y esperanza. Que su Bendición les acompañe cada día del Nuevo Año 2017, con la sua benedizione e la presenza ed aiuto della Madonna il Signore ci consenta di continuare la nostra bella missione di discepoli e missionari.

Vi abbraccio a tutti, vi porto sempre nel cuore, pregate per me.

Antonio Romeo 

“Vagabundo del Señor”

lunedì 26 dicembre 2016

Auguri per caso*

“Occupati di lei, Chiara!”. Così mi ha detto una ragazza incontrata per caso* al mercato, una ex-detenuta del carcere di Manakara. “Occupati di Beby!”.
Beby è in carcere da più di due anni ormai, insieme alla sua bimba Leticia, nata e cresciuta in prigione. “Non è mai uscita di qui, non ha mai visto una bici, gli zebù...” mi dice sempre sua mamma. Beby non è ancora stata processata, la data dell'udienza non è mai stata fissata. E se proprio proprio vogliamo dirla tutta, Beby è pure innocente! Il compagno pare abbia fatto girare dei soldi falsi, lui è scappato e lei è finita dentro. Fine dell'inchiesta.

Beby e Leticia in attesa della partenza per casa
In realtà a Beby avevo già proposto di tentare con una richiesta di libertà provvisoria, ma non aveva accettato, con la giustificazione che non voleva crearsi false speranze. Ma la richiesta dell'amica quel giorno per caso* al mercato mi ha fatto venir voglia di riprovarci. E Beby questa volta accetta.

Prepariamo le carte, le consegno a chi di dovere ma nel frattempo le cancellerie dei Tribunali dichiarano sciopero, che durerà due mesi. Finalmente riprendono a lavorare, vado a cercare la pratica in carcere... non si trova più. L'impiegato fruga tra i faldoni che giacciono abbandonati qua e là borbottando che l'aveva addirittura messa una busta (addirittura...) e mentre temo che sia invece finita piegata sotto i piedi di un tavolo traballante , busta anonima tra centinaia di buste anonime (che poi mi chiedo come non faccia a capire che dentro quella busta c'è la vita di una persona), ecco che finalmente, casualmente* la trova. Passano le settimane, nessuna risposta. Forse non hanno accettato la richiesta. Nel frattempo torno in Italia e al mio rientro a Manakara, giusto due giorni dopo, per caso* una signora, anche lei ex-detenuta, mi ferma per strada e mi dice che stanno processando Beby. Come prego? Corro in Tribunale e, guarda il caso*, la trovo al banco dei testimoni.  Il Giudice decide: assolta. Beby e Leticia sono libere! Che felicità! Raccolgono le loro poche cose e il giorno dopo ci troviamo alla stazione degli autobus. Le aspetta un  viaggio di due giorni che le riporterà a casa e verso una nuova vita tutta da costruire.

Mi chiedo come sia il mondo visto per la prima volta a due anni. Chissà com'è visto con gli occhi di un bimbo?

E quindi per quest'anno auguro che il Natale possa portare a tutti pace, gioia, serenità ma anche un bel paio di occhi nuovi da bimbo che ci aiutino a vedere come fosse la prima volta il mondo e che ci rendano capaci di stupirci, commuoverci ed appassionarci per  le piccole e grandi meraviglie di tutti i giorni.
BUON NATALE

Chiara


*Caso: pseudonimo scelto da Dio quando non vuole firmarsi di persona . (Anatole France)

Ps: Proprio in questo momento, dalla prigione, arrivano le voci dei carcerati: stanno cantando. Si preparano per la Messa di Natale. Sarà il “Caso”?


domenica 25 dicembre 2016

Natale è nascita di Gesù... e nostra nascita

Natale 2016

Carissimi amici,

questa volta non ho nessun motivo per scrivervi in ritardo, dato che sono in casa tutto il giorno per il doveroso recupero. Già, come molti di voi avranno saputo, giusto due mesi fa ho avuto un intervento al cuore in cui è stata messa una valvola e due ponti, dal momento che le coronarie erano quasi chiuse.

Beh, l’importante è arrivare in tempo; tutto è andato bene, il peggio è già passato. Ora sono già nella fase della riabilitazione: cuore nuovo... vita nuova! “Non tutto il male vien per nuocere”, come si dice, infatti questa esperienza mi ha portato un po’ più di giudizio, più fede, e mi aiuta a elaborare un nuovo (se prima c’era!) equilibrio di vita, dove i valori essenziali siano sempre in primo piano, lasciando tante “faccende” in mano ad altri, soprattutto nelle mani di Dio.

Ne approfitto per ringraziarvi per aver pregato per me o pensato bene in me... ma penso che Italia e Brasile insieme facciano miracoli. Ve la conto in breve: i medici mi hanno dato la “buona notte” in sala operatoria il 29.9.16 alle ore 15.00: giovedì. Mi hanno svegliato alle otto del mattino di venerdì per la visita di Jacqueline e Paulo. Poi mi hanno tolto i tubi che avevo addosso e alle dieci del mattino mi hanno dimesso dal reparto rianimazione e mi hanno portato in stanza sul mio letto.

Sabato e domenica, dieta e medicazioni... e lunedì mi hanno dimesso dall’ospedale. “Se vuole, può stare qui anche un altro giorno” mi ha detto il medico dell’ospedale. “no, grazie, vado a casa e vi ringrazio di tutto: siete stati bravissimi”.

E così sono venuto a casa in macchina (guidava Paulo!) come se fossi ritornato nel mondo dei vivi.

Veramente il Signore è il Dio con noi, Emmanuele.


E così vivo anche un Natale differente. La Regina, la bimba di nove anni (cresce.. cresce..) che vive con me, al ritorno dalla scuola mi raccontava che aveva scritto una lettera a Babbo Natale, come la sua maestra aveva proposto in classe. Nella lettera, invece di chiedere dei regali per sé, chiedeva al buon vecchio tante coperte, tanti cibi e torte per i bambini poveri.
“Bene, bravissima” le dico.
Dopo un po’ di silenzio mi fa una serie di domande, tipo: “quali sono i poveri che tu aiuti?”
“Come si chiamano?” “Quanti bambini sono?” “Dove abitano?” “Già, perché se il Babbo Natale mi porta ciò che ho chiesto, devo conoscere questi bambini e anche sapere la strada per arrivare da loro.”

Giusto... una piccola grande inchiesta o esame di coscienza da farci per Natale.
Non è che dobbiamo amare i poveri solo a Natale, ma festeggiando la nascita del Bambino Gesù, festeggiamo la vita che nasce in noi, nel mondo. Quando condividiamo la vita con l'altro (come il Verbo che si fa carne) in modo particolare con colui che ci presenta una richiesta di aiuto, generiamo una semente di vita. La semente è feconda ed eterna nella misura in cui incontra la terra “buona”, la terra del Calvario, la terra della Croce, bagnata dal Sangue Di Cristo. E per la Croce che si apre la Resurrezione che è la nostra fede, la nostra speranza, il senso ultimo della nostra vita. Allora si capisce perché il mistero dell&#39;Incarnazione, della condivisione, dello spezzare il pane di vita con i più poveri, ci porta al mistero della salvezza, della liberazione. Né il povero, né il ricco, né il buono, né il cattivo, né io, o noi, con tutte le nostre opere buone, ci possiamo salvare da soli. Ci salviamo e ci liberiamo come relazione con l&#39;altro, nella compassione con il Cristo povero, senza casa, in mezzo al massacro degli Innocenti, profugo in terra straniera, marginalizzato e criminalizzato, torturato fino alla morte... E&#39; in questa condivisione che ci sentiamo fratelli. Invece di essere “disperati” per le cose di questo mondo (che vanno veramente male) rimaniamo uniti, perseveranti, nella speranza di un altro mondo possibile, frutto di compassione, di Croce e Resurrezione.

Sono sementi buone, feconde (non ibride o geneticamente modificate!) ogni gesto di solidarietà.

Voglio ringraziare tutti gli amici del Centro Missionario di Reggio Emilia che hanno collaborato e partecipato alla cena di Boorea (840 partecipanti!), cena solidaria con i profughi della Siria in un accampamento della Palestina, solidaria con i bambini della nostra Caritas di Jandira nel progetto di scuola professionale per adolescenti che vivono ai bordi di una fascia sociale che divide (ed unisce) la marginalità dalla (con) criminalità.

Infine voglio dirvi che la mia gioia è nel vedere la Caritas con i suoi quasi mille bambini come un campo di terra buona, dove voi gettate tante sementi buone... magari le date a me perché io le semini... si, come la Regina, che ha bisogno di me per sapere il cammino per portare le coperte di Babbo Natale fino ai bambini poveri. Si, con il vostro aiuto, con l&#39;adozione a distanza, con la preghiera, con la visita, venendo qui ad aiutare come la Marta e la Silvia, due universitarie di Roma, con i banchetti beneficenti...

Bene, allora buon Natale e buon inizio di anno: assieme ai pastori seguiamo questa luce che ci porta alla grotta degli animali, del bue, dell&#39;asino, delle pecore... che sono stati i primi ad ospitare Gesù, con Maria e Giuseppe. San Francesco diceva che nel Natale anche gli animali devono mangiare meglio. Infatti tutto il creato soffre, geme e canta in questo parto di Maria nostra Madre.

Natale è nascita di Gesù, è nascita della vita... e la nostra nascita.

A tutti un grande abbraccio di “compassione” e di pace

don Gianchi

sabato 24 dicembre 2016

Auguri dalla Bahia

Lettera Natale2016

 Festeggiamo questo Natale, tanti i messaggi di auguri che riceviamo e ci scambiamo. Natale è ancora una festa sentita anche se i suoi risvolti commerciali spesso non ci permettono di arrivare al cuore dell’avvenimento. Qui in Bahia, prima di Natale, ho fatto una visita con una animatrice del posto ad un bairro, un quartiere povero di Wagner. Bello incontrare le persone, alcune le abbiamo solo vistate diciamo come conoscenza e cortesia, altre portando anche l’Eucaristia. Siamo partiti da una famiglia povera,quella di Maurina, che abita vicino al fiume, ha un ragazzone Gilmar che soffre di epilessia. Siamo andati, mettendo piedi nell'acqua, fino al fiume Rio Utinga; questo fiume è la ricchezza di questa regione. Poi abbiamo incontrato alcune anziane, una con 104 anni.

Una anziana Leonidia, sembra veramente sorda ma poi ha detto con noi l’Ave Maria e il Padre Nostro così gli abbiamo dato anche la comunione, quando ha visto l’ostia ha sorriso e detto “Guarda il biscotto del Prete”, vive in una famiglia evangelica ma si vede che ha dentro una tradizione cattolica che vuole conservare. Altre signore anziane ci hanno accolte con affetto, in una casa abbiamo visto preparato un presepio, qui si dice “lapinha”; questa tradizione sta quasi scomparendo. Come pure i vari “Benditi" che sono inni e canti della tradizione antica che venivano fatti davanti ai presepi. Abbiamo anche incontrato una bimba con handicap, si chiama Yasmin ha nove anni, ha sofferto nel parto non è riuscita a respirare e a piangere, non parla è gracile e ha problemi respiratori, la mamma la cura con affetto.

Non so in questo paese quanto possa essere l’aiuto e l’accompagnamento per queste situazioni. In questo settimana con don Riccardo, abbiamo incontrato il vescovo dom Andrè con il quale abbiamo guardato la zona pastorale che ci vuole affidare, c’era anche il prete di Ruy Barbosa don Antonio. Abbiamo visto la possibilità di cedere Lagedinho che sarebbe il quarto municipio della zona a Ruy Barbosa; ma quasi tutte le comunità di campagna fanno riferimento a Wagner dove siamo. Cosi alla fine si è pensato di tenere questa zona tutta coi 4 municipi: due nuovi, Utinga e Bonito, e gli altri due che fanno già parte della pastorale dei Fratelli Wagner e Lagedinho. Il vescovo però ha pensato di darci un aiuto nel diacono Genival de Jesus Araujo, attualmente era nella parrocchia di Ipirà con don Gabriele Burani. Siamo andati anche ad incontrare il prete di Utinga Giorlando, assieme alle suore congolesi che sono lì, ci ha presentato la realtà pastorale di Utinga e Bonito. Ci è sembrato una realtà viva specie la pastorale giovanile e famigliare; Giorlando ha dato un grosso impulso al canto e all’animazione liturgica. Se questa evangelizzazione ha provocato una buona risposta delle comunità speriamo con la nostra presenza di non spegnerla.

Alla Casa di Carità di Ruy Barbosa in preparazione al Natale c’è stat una bella presenza di giovani. Una Suora, Jacy delle Ausiliari del Sacerdozio, che aveva da novizia fatto un mese alla Casa, è tornata per una settimana; è stata una bella presenza e anche lei si è sentita ben inserita nel servizio e nella preghiera con gli ospiti. Poi anche 4 Francescani bahiani, che sono in cammino di formazione, studiano la filosofia a Curitiba nel sud del Brasile, hanno fatto una tre giorni in casa. Per alcuni di loro era la prima volta di un servizio effettivo ai nostri ospiti, ma abbiamo visto una bella disponibilità e anche la voglia di condividere lo stile di vita che la casa propone.

Momenti di preghiera importanti sono stati la novena, fatta con gli ospiti e ben partecipata, si è usata quella preparata dalla diocesi con temi che riguardavano molto la famiglia e le condizioni critiche che vive nel nostro tempo, con la volontà che il Natale sia un tempo rinascita nella fede e nell’amore. Poi un’altro momento importante è stata la partecipazione della  Casa ad una sera della novena della Parrocchia di Pintadas. Questa parrocchia seguita da pe. Luca, missionario reggiano, ha voluto anche restituire la visita fatta con una delegazione che è venuta a conoscere meglio la casa a Ruy Barbosa. E nella circostanza si è fatto festa al piccolo Francesco, che il giorno di Santo Stefano ha compiuto 12 anni. Francesco è il piccolo di casa, super curato perché molto fragile, adesso anche senza Suor Manu, ma resiste e porta il suo contributo. Per finire dopo il Natale siamo andati, io e don Riccardo all’incontro dei sacerdoti della diocesi ad Andarai, una ventina di preti nella maggioranza bahiani. Una mezza giornata dedicata al vita sacerdotale, la cura di sé, come importante: per non passare dall’entusiasmo dei primi tempi all’apatia o alla frustrazione di fronte alla vita pastorale che si conduce. Sono 7 i sacerdoti ordinati negli ultimi anni, quindi bisognosi di crescere e aiutarsi nelle difficoltà. La seconda mezza giornata è stata dedicata al piano di manutenzione del clero, qui manca completamente quello che da noi in Italia è Istituto di sostentamento del Clero; così ogni diocesi deve provvedere a come sostenere i suoi sacerdoti. C’è stata molta discussione e anche le proposte pensate sono da verificare. Il clima è stato fraterno e anche pranzi e cene ben animati. In questi giorni siamo a Nova Redençao perché abbiamo la visita dell’Immagine di Nossa Senhora Aparecida, la patrona del Brasile, passerà in tutte le nostre comunità, è un momento festivo per ricordare anche nella parrocchia i 300 anni della scoperta di questa Madonna che tanto bene ha fatto al popolo brasiliano. Allora assieme al Buon Natale vi facciamo gli auguri per il nuovo anno

Deus vos abençoe e de muita Luz.

Pe. Luigi a nome di tutta equipe della cdc brasiliana.