giovedì 23 febbraio 2017

Dalla Bolivia, dalla "Casa de los niños". Di Aristide Gazzotti

Domenica 5 febbraio 2017
 
                        Jade Araceli...
 
Una storia breve, di appena 13 anni, conclusasi nella mattina di oggi in ospedale quando i medici si sono arresi davanti alla fragilità di un corpo distrutto dal diabete...

Riprendo frasi di alcuni mesi fa:
"Difficile comunicarlo, difficile accettarlo, difficile sondare i piani di questo nostro Dio della vita che ci prova continuamente con il dolore innocente di tanti piccoli e a cui continuiamo ad affidare le nostre illusioni. Esperienze come questa ci invitano al silenzio perché non capiamo, perché non abbiamo risposte, perché il dolore chiude oggi pesantemente gli occhi del nostro cuore così come abbiamo visto chiudersi oggi inesorabilmente, in poche ore, gli occhi di questa nostra figlia".
Jade è volata via dopo aver tanto sofferto -più che per la sua malattia- per l'abbandono della sua famiglia che lei non ma mai conosciuto. Noi abbiamo sofferto con lei, ma abbiamo fatto tanta fatica ad accompagnarla in questo cammino di solitudine. Oggi dobbiamo chiederle perdono.

Jade con David
Però, alla fine di questo percorso della sua difficile storia, negli ultimi giorni abbiamo visto accendersi una luce. Infatti, Jade è stata accolta 2 settimane fa, proprio nel giorno del suo compleanno, nel seno di una delle nostre famiglie. Jade ha lasciato la nostra casa felicissima. Ed è stata felicissima in queste due settimane. Stamattina nella sua stanzetta è stato trovato un bigliettino piccolo piccolo che trascrivo:
"Eres la mejor mamá del mundo. Te quiero mucho. No me dejes sola de nuevo".

Alla fine della sua vita, Jade ci ha voluto svelare il suo segreto in questo piccolo biglietto e ha così ricevuto il regalo più bello che poteva immaginarsi: è stata accolta in una famiglia, abbracciata da una mamma che le voleva bene, e che non l'avrebbe lasciata mai più sola!
E come mi diceva questa nostra mamma proprio stamattina in ospedale, affranta e distrutta dal dolore: "Finalmente Jade oggi è arrivata in un posto in cui Maria e Gesú non l'abbandoneranno mai".
Mistero della vita che trionfa sulla morte, mistero di un amore insondabile che ci avvolge.

Nella nostra cappellina riposa Jade stanotte, con il suo vestitino bianco da principessa, circondata dai fiori e con una musica che scende dal cielo, lei che era innamorata della musica.
Le sue parole e il suo anelo sono registrati per sempre nell'ultimo video fatto dalla nostra amica María, dove appare proprio la sua mamma Ximena. Vale la pena vederlo, meditarlo, condividerlo e conservarlo nel cuore...
 
... ciao, Jade!

Qualche notizia dalla Bahia da don Luigi Ferrari

Gennaio è stato un mese molto caldo, si aspettava la pioggia ma niente. Io e don Riccardo abbiamo in particolare accompagnato la parrocchia di Nova Redenção, dove si è celebrata la festa di San Sebastiano. La preparazione della festa ha coinciso anche con la visita di una immagine della Madonna Aparecida; quest’anno sono 300 anni che é stata scoperta e nel tempo è diventata la Patrona del Brasile. Così questa semplice immagine di legno di 40 cm.di colore marron scuro, ha visitato le comunità della campagna e poi nei giorni della festa i vari quartieri della cittadina.

Bella la partecipazione del popolo che sente Maria Aparecida come una madre affettuosa che si cura della gente, e si affida a lei nei momenti di sofferenza e anche nelle scelte della vita. Non per niente lei, negra, ha avuto nei pescatori poveri e negli schiavi i primi devoti che ha soccorso liberandoli e dando loro dignità e forza. La festa di San Sebastiano: ben partecipata con la presenza del Vescovo dom Andrè, che ha anche salutato e ringraziato i Fratelli della Carità che qui si sono avvicendati per circa 22 anni; bello il pranzo comunitario e anche la processione. Abbiamo anche messo a posto un po’ la canonica che adesso verrà abitata da pe. Mario nuovo parroco di Nova Redenção e Ibiquera.

Così abbiamo iniziato il trasloco verso Utinga dove ci siamo sistemati nella casa parrocchiale. Assieme a noi è arrivato anche il diacono Genival; che ha portato molte immagini di santi e molte piante. I giorni 28 e 29 di gennaio abbiamo celebrato il mandato di inizio della missione pastorale per le parrocchie di Bonito e Utinga. Dom Andrè ci ha affidato queste parrocchie e stiamo cominciando a conoscere queste comunità. L’impressione è stata buona, nella liturgia sono molto disciplinati e hanno una bella animazione nei canti; tanti i ministranti: della Parola, del canto, della Eucarestia, dell’accoglienza. In Utinga sono presenti tre Suore del Congo collaborano alla pastorale e abitano in una Casa Familia dove vengono ospitate alcune donne anziane. In questi giorni il diacono Genival é stato ricoverato all’ospedale di Feira de Santana: ha avuto una piccola paresi facciale; bella la preghiera della gente per la sua salute, si sta riprendendo bene.

Il 29 gennaio, io don Luigi ho compiuto 60 anni, abbiamo fatto un po’ di festa alla CdC di Ruy Barbosa, con un incontro degli italiani missionari qui in Diocesi. C’era un bolo (dolce) fatto della moglie di Firmino e io ho fatto la pizza. A seguire l’incontro dove abbiamo accolto Sr. Alessandra, l’ultima arrivata con sr. Manuela e poi ci siamo fermati a vedere i programmi dei prossimi mesi. Avremo la visita del nuovo direttore del CMD don Pietro, abbiamo fatto un programma per fargli conoscere le realtà in cui viviamo. Poi in luglio-agosto avremo la visita dei campisti accompagnati da don Marco di Sassuolo.
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Ciao a tutti!
Dopo poco più di due settimane dall'arrivo in Brasile... cosa dire, se non le prime impressioni?
Un mondo molto diverso, un paesaggio molto diverso: da Salvador (dove sr. Manuela e io siamo arrivate di sera e dove è venuto a prenderci d. Luigi), con dei gran stradoni con poche indicazioni, alla casa delle suore che ci hanno ospitato a Itapoã, alla bellezza dell'oceano, al sertão (semi-arido), che si incontra venendo verso l'interno della Bahia, con paesini molto poveri sulla strada, dove i bimbi cercano di vendere ananas, bottigliette d'acqua o altro a chi passa in macchina... E poi il sole, caldo, molto forte, le vacche magre che si vedono brucare quel poco di verde, o bere in qualche pozza d'acqua, che non si sa bene da dove viene...

Poi l'arrivo a Ruy Barbosa, l'accoglienza degli Ospiti, delle Sorelle, della gente di qua.
Gli Ospiti sono molto belli: c'è un concentrato di piccoli di condizione e giovani di età. Il più piccolo è Francisco, 12 anni, la più anziana è Gea, che di anni ne ha più di 70, ma dice di averne 5. In pochi parlano, ma la relazione va al di là delle parole. Con qualcuno invece è molto difficile relazionarsi: la vita è un grande mistero!

In Casa c'è uno stile sobrio, ma c'è tutto! Si ricicla ciò che si può: vista la siccità che qui è di casa, l'acqua dei risciacqui delle lavatrici si riusa per gli sciacquoni, o per lavare per terra. L'acqua che si usa per lavare le verdure si tiene per dar da bere alle piante...
Guardandosi attorno, il bairro dove abitiamo è povero, c'è gente semplice, anche poco istruita (comunque sia, l'istruzione scarsa è un problema del Brasile). Poi tanta gente che sta lì, seduta fuori di casa e mi chiedo: come fanno a vivere?
Ci sono delle ragazzine del bairro che vengono spesso in Casa: aiutano ad alzare le bimbe, le pettinano (sono maestre in questo), danno loro da mangiare, si fermano a giocare tra loro... Speriamo che crescendo restino legate alla Casa!

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date!”. Credo che la nostra presenza qui sia per questo: quanto abbiamo ricevuto nella vita, ora siamo chiamati a ridonarlo.
Ci sono tante cose diverse, ma l´importante, come tutti mi hanno detto, è mettersi in ascolto, non giudicare, entrarci pian piano (qui nessuno ha fretta).

Queste le prime impressioni. Continuate ad accompagnarci con la preghiera!

Don Luigi e sr.Alessandra a nome dell’equipe

Un abbraccio dalla calda Bahia

Eccomi qua, dopo qualche mese di silenzio, con tante cose da dire, senza sapere da dove iniziare.

Le mie giornate sono piene, spesso la sera quando torno a casa preferisco leggere o guardare un po’ di tv per distrarmi, per fare qualcosa di poco impegnativo; e così ora che sono seduta a pensare, mi rendo conto di come nella quotidianità mi sembra sempre di far così poco, ma come a distanza di 4 mesi dall’ultima volta che ho scritto, le cose da raccontare sono così tante.


Novembre e dicembre sono stati mesi di verifiche e di riunioni conclusive; l’assemblea diocesana, l’assemblea diocesana della pastorale giovanile, l’ultimo incontro dell’anno dello zonale di cui la nostra parrocchia fa parte, il bingo parrocchiale, il ritiro del gruppo giovani, senza dimenticare l’ultimo giorno di scuola e gli scrutini finali a cui ho partecipato: come è andato il 2016, cosa potevamo fare meglio e quali sono i propositi per il nuovo anno.

Anno di cambiamenti: i don, le suore e il sindaco; si ringrazia il passato e si guarda al futuro con gioia e speranza, perché anche se è un anno che non piove (l’ultima volta ha piovuto 15 giorni a gennaio dello scorso anno),  la vita va avanti e si spera che tutto possa andare meglio!

È arrivato dicembre: Alessandra (missionaria laica a Salvador) è tornata in Italia dopo un anno; un’amica che mi è stata accanto e mi ha aiutata nei momenti più difficili; Massaranduba (il quartiere dove viveva con 2 preti fiorentini) è stato per me una casa, dove poter essere me stessa, confrontarmi e anche sfogarmi quando qualcosa non andava. Non è così scontato trovare qualcuno a cui raccontare le tue paure, i tuoi dubbi, i tuoi problemi ed essere capito, ma soprattutto senza essere giudicato; ancora più difficile e quando sei dall’altra parte del mondo, immersa in una cultura totalmente diversa. Massaranduba è stato per me il mio porto sicuro, dove poter essere me stessa senza dovermi preoccupare dei miei difetti.

Ho salutato anche suor Alice e suor Ana Maria, della congregazione Francescana di Cristo Re;hanno cambiato città, come spesso accade nelle congregazioni religiose. Sono state per me mamme, zie, amiche, sorelle, mi hanno sostenuta e aiutata, abbiamo condiviso momenti difficili, ma anche tanti momenti di gioia. Sono state per me la mia famiglia, le persone con cui condividevo il pranzo la domenica; coloro che mi rammendavano la maglia scucita e coloro che chiamavo quando andavo in un'altra città, per avvisarle che ero arrivata e che stavo bene. Senza di loro probabilmente questo primo anno di missione non sarebbe andato così bene.

E poi finalmente l’abbraccio tanto atteso, dopo 4 anni, con mia zia, suora missionaria qui in Brasile, nello stato del Mato Grosso del sud. Abbiamo trascorso il Natale insieme, ho conosciuto la città in cui vive e ho potuto costatare che non importa il posto, mia zia ha un cuore così grande e una fede così forte, che riesce ad illuminare qualsiasi persona incontri e qualsiasi cosa faccia.
Siamo poi andate a Mogi das Cruzes, nello stato di San Paolo; è in questa città magica che il mio percorso è iniziato e che mi ha portato qui dove sono oggi.

Ho rincontrato tanti amici, ragazzine che oggi sono donne, mogli e mamme, ragazzini diventati uomini. Alcuni di loro hanno dato uno schiaffo alla vita, costruendone una migliore; altri hanno dovuto lottare con più forza, in molti ce l’hanno fatta, altri purtroppo no.
Ma ciò che conta è l’amore, che dopo anni resta lo stesso: essere invitati a pranzo, potermi sedere a gambe incrociate sui loro divani, perché questi anni di lontananza sono stati solo fisici, ognuno di noi era nel cuore dell’altro.

Mia zia mi ha chiesto se avrei raccontato a qualcuno ciò che vissuto questo mese, ma non lo farò; sarebbe come raccontare i segreti dei miei amici con cui condivido la mia quotidianità; storie di prostituzione, violenza, droga, prigione, ma anche problemi con i propri genitori, con i figli, problemi d’amore, la mancanza di lavoro, la salute:  è la vita, per qualcuno è più semplice, per altri un po’ meno.
Sono ritornata a Redençao ed è stato bello poter riabbracciare tutti. Il 4 di febbraio c’è stata la messa per dare il benvenuto al nuovo padre e alla nuove suore, il 6 prima riunione in equipe per organizzare questo nuovo anno.

Io non so come andrà, ma sicuramente questa esperienza mi sta mettendo alla prova. Tutte le persone della comunità mi hanno un po’ adottata, ma la sera, quando resto sola devo fare i conti con me stessa, per cercare di capire se sto procedendo sul cammino più giusto, per rispetto a me stessa, ma soprattutto per rispetto alle persone che incontro ogni giorno.

Qualche giorno fa stavo andando a messa e una bimba mi è corsa in contro per abbracciarmi urlando il mio nome, poi a bassa voce mi ha detto “Lo so che non ti piace quando ti chiamo italiana”.  Quella sera sono andata a letto serena, ringraziando Dio per tutto l’amore che ricevo  e perché come dice mia zia, questo cuore può solo contenere più persone da amare.
E durante le mie preghiere ci sono i volti di tutte le persone che ho incrociato in questi pochi anni di vita, perché non c’è cosa più bella di sapere che c’è Qualcuno lassù a proteggere tutte loro.

Un abbraccio dalla calda Bahia

Vanessa (Leccese, febbraio 2017)

giovedì 2 febbraio 2017

Un mese freddo ma pieno di emozioni!

Oh Sa mirë që jemi mirë!! State bene??
Qui.. siamo vivi, che non è così scontato, pensando ad alcune avventure in Land Rover per le strade di Vrrith...
La nevicata dei primi di gennaio, vista da Vrrith.

Questo Gennaio è stato un mese freddo e pieno di emozioni! Tanti cambiamenti... forse troppi!!
Don Stefano è diventato Generale dei Servi della Chiesa, Don Daniele Gianotti (parroco della Fede) Vescovo di Crema e adesso abbiamo cambiato pure il direttore del Centro Missionario (Benvenuto don Pietro!!!! Come stai?? ).

Anche qui tra Laç e Gomsiqe ci sono stati diversi cambiamenti: dopo un capodanno passato a schivare i petardi lanciati dai giovani di Vau-Dejes, insieme a Don Carlo siamo tornati operativi con le Messe, Uji bekume e visite a diverse comunità (le Ravasco, case-famiglia, etc..).

Don carlo e Klavisti, Karma Poshte
Il 9 Gennaio abbiamo poi salutato don Carlo, che ringaziamo per: le lezioni di albanese, le sue doti di kuzhinjer, la sua pazienza, i suoi aneddoti, ma soprattutto per aver raccolto decine di secchi d’acqua nella casa di Gomsiqe che si era allagata (#AttingereteAcquaConGioia #Dicevano).

Le immagini della piazza di Laç che stanno bucherellando per farci una pedonale!!!!
Evento centrale di questo mese è stato sicuramente il lento e sudato avviamento della biblioteca a Vau-Dejes, progetto che partirà probabilmente il 18 Febbraio!! Per ora siamo andati nelle classi di catechismo (dalla 5° alla 9°) a presentare la biblioteca e a farci conoscere, stiamo prendendo nuovi libri e stiamo cercando di creare una rete collaborativa tra noi, RTM, la parrocchia, il comune e la scuola di Laç!! Stiamo incontrando tanta gente, stiamo muovendo le acque in previsione di #UscireDalRecinto per dare a tutti  (grandi e piccoli, cattolici e non) la possibilità di partecipare a questo progetto. Valeria, la maestra, ci sta aiutando tantissimo dandoci idee, consigli ed ispirazioni!! #Flm

Questo mese siamo andati ad alcuni incontri diocesani e nazionali per la pastorale giovanile: anche in questo settore stanno nascendo tante idee, progetti ed iniziative che speriamo possano partire e coinvolgere tanti giovani (magari anche dei nostri villaggi!!!!).

un giorno alla scuola con i Gabel
Continuiamo le attività quotidiane, il catechismo, le visite alle famiglie dei villaggi, il lavoro (e le chiacchiere) con le donne, i ritrovi con le ravasco e le ragazze che ospitano. La Fede, la maestra della #community, ha incominciato ad andare ogni lunedì dai Gabel al villaggio della pace e, insieme a Suor Riccarda, aiuta nelle attività scolastiche e nei giochi, che i Gabel apprezzano molto 
E in questo mese abbiamo fatto anche un giretto in Montenegro!!
... non tanto per una gita, ma perché la Virgi ha avuto qualche problema con i documenti per il permesso di soggiorno! Almeno, però abbiamo avuto la possibilità di addentrarci in luoghi dell’Albania oscuri perfino a Google Maps. Ne abbiamo approfittato per visitare la prima chiesa in cemento dei balcani (#wow) e la chiesa ortodossa (molto bella!!!).

Le due Dile stanno bene, anche se chiaramente sono rimaste ferite dalla morte di Gjon, il “conte di Vig”... Adesso la Dila giovane è migliorata molto, tanto che non ha più bisogno di medicine!!! Speriamo continui così!

Per Gennaio è tutto dalla comunità Laç Vau-Dejes/Gomsiqe!!

Un saluto a tutti!!
 Franci, Fede, Virgi e il Generale Don Stefano 

(Un saluto anche da parte di: i bambini e i ragazzi dei villaggi, Suor Rita, Suor Grazia e gli ospiti della CdC, la Valeria, Benito e Vilma, RTM, la Jolanda Caritas, i salesiani del Montenegro)

giovedì 26 gennaio 2017

Suor Gianna, una vita per l'ad gentes

Suor Gianna Spaggiari, reggiana, quest’anno compirà 80 anni. Da 55 anni è missionaria salesiana e si occupa di educazione dei bambini e dei giovani.
La incontriamo in casa di sua sorella Dilma, a Gavassa, per una chiacchierata davanti ad un caffè. Colpisce la sua semplicità e la sua energia, oltre alla densità dei suoi racconti: ci si trova davanti ad un’enciclopedia della missione, 39 anni di Brasile e poi Timor Est, una scelta maturata perché <<ormai ero più brasiliana che italiana, stavo troppo bene, la missione per me era altrove. Mi ha sempre stimolato una frase: “nessuno può indicare ad altri nuovi orizzonti se prima non li sfida lui stesso” e poi mi son sentita rivolgere l’esortazione di San Paolo ai Corinzi, “guai a me se non evangelizzo”,  e mi sono sentita spinta ad “andate in tutto il mondo a predicare il Vangelo”. In questi messaggi ho trovato il coraggio per partire dal Brasile. Ero chiamata ad affrontare nuove sfide, a 64 anni, e la proposta è arrivata da Timor. Ho imparato bene anche la lingua locale, il tetum…>>


Timor è un isola del grande Arcipelago Indonesiano situata vicino all'Australia. 
Nel 1999 sotto la guida coraggiosa del grande leader dei resistenti, Xanana Gusmao, e con la collaborazione dell'ONU e del Portogallo, la parte est dell'isola ha conquistato la sua indipendenza dall'Indonesia,  chiudendo in questo modo un periodo storico di 500 anni di colonizzazione. 
Oggi Timor Est è una piccola nazione e dal maggio del 2002 è aggregata all'ONU.




Il 95% degli abitanti sono battezzati nella chiesa cattolica mentre il restante aderisce alle poche denominazione protestanti che penetrano facilmente nell'isola. 
La presenza dei musulmani è scarsa, anche se Timor confina con l’Indonesia, a maggioranza musulmana, dove risiedono anche sacche di fondamentalisti islamici. 
Resta in Timor il culto animista degli antenati: <<Il funerale è una festa anche se il morto ora può essere tenuto in casa al massimo solo 48 ore. Si fa festa tutti, con riso e carne; il morto non avrà pace se non mangi. A 30 giorni dalla morte si celebrano i Fiori Amari, dopo sei mesi si celebrano i Fiori Dolci; in entrambi i casi la famiglia del defunto si ritrova a celebrare la Messa e mangiare, non senza aver fatto benedire dal sacerdote  i fiori da deporre sulla tomba>>.



Suor Gianna arriva sull'isola a guerra finita, 16 anni fa, e si trova davanti gente poverissima di tutto, anche di Dio.
Ora suor Gianna svolge la sua missione a Laga, << un luogo benedetto dal Signore per la sua bella posizione geografica, fra le montagne e l’Oceano Indiano, ma dove regna estrema povertà, dovuta alla mancanza di acqua potabile e all'aridità del terreno. La vita è cara, si vive di importazioni in cambio di petrolio ma la produzione è limitata ed in prossima estinzione.>>
Laga è come un rione di periferia della capitale, a 5 ore dalla città, viaggiando in auto su strade sterrate di montagna. 
Le suore abitano accanto ad un orfanotrofio che ospita 98 tra bambine e ragazze,  che sono orfane di uno o entrambi i genitori o figlie di malati mentali. 
Vi sono  6 suore, tutte di Timor tranne suor Gianna, che danno assistenza alle bambine, facendo attenzione a non tagliare i legami con le loro famiglie.
 <<La famiglia è un’istituzione sociale troppo importante - ci racconta - e per le vacanze rimandiamo le bambine da qualche membro della famiglia. Per il resto le orfane studiano nella scuola salesiana attigua all'orfanotrofio. Sono seguite dai 7 ai 16 anni, per il ciclo base della scuola, poi si trasferiscono a Dili (la capitale del Paese) per frequentare le scuole superiori, o tornano ad abitare sulle montagne. Il Governo contribuisce al loro mantenimento con 150 sacchi di riso al semestre. Il riso è la base alimentare del paese, per il resto i costi delle cure e dell’alimentazione delle orfane sono coperti dalle sole offerte>>.
Comunque le suore riescono a garantire loro colazione, pranzo, merenda e cena, a base di riso, legumi locali, banane cotte, a volte carne in scatola, poco pesce << perchè pescare è pericoloso>>.

Suor Gianna ora è incaricata come economa della struttura: << vorrei smettere ma le mie suore dicono che sono necessaria>>. 
Ma non fraintendiamo, non vuole smettere di stare in missione, <<questo mai>>, ma solo di occuparsi di bilanci. 


La nostra intervista termina con queste sue parole : <<Timor è molto povero, molto più povero del Brasile, non c’è niente, anche pescare è difficile perché l’Oceano è pericolosissimo. Ma mi piace stare là, con i poveri,  nella periferia, come ci dice Papa Francesco...>> 

lunedì 2 gennaio 2017

Parole in viaggio...

20 Dicembre 2016, Ampasimanjeva


Ciao a tutti!
Eccomi qui, a distanza di un mese dagli ultimi saluti in aeroporto, per cercare qualche parola che provi a descrivere quello che ho vissuto e assaporato finora. Sarà dura!
Vi scrivo dall'amaca della veranda (chi è passato di qui e si è seduto anche solo per un attimo sa come si sta bene!) in un pomeriggio abbastanza caldo, ma neanche troppo, con le voci dei bimbi più piccoli che si alternano ai versi di anatre, oche e galline ed al rumore dei lecci che cadono sul tetto di lamiera.
Ripenso ai primi giorni in questa terra, ai tantissimi villaggi e paesaggi che ho attraversato per raggiungere Ampa… non riuscivo a staccare gli occhi dalle immagini oltre il vetro.


A cominciare da quello rotondo dell'aereo: ho visto un’alba stupenda, con dei colori bellissimi, delicati…ed ho ringraziato il Signore per accompagnarmi sempre nel modo migliore e che non mi aspetto, sorprendendomi. Qui si sbizzarrisce proprio con i colori! Le risaie verdi con le donne chine sotto il sole e i piedi immersi; i banchetti di banane, lecci, carne, pentole, denti, scarpe… affollati di persone; le foreste con gli alberi di Ravinala che si aprono; il cielo azzurrissimo e senza nuvole… e tanto altro. Ho provato a scattare qualche foto, ma è impossibile trasmettere questa luce, questi suoni, questi odori… qui ti entrano dentro.
I panorami sono mozzafiato, ma ciò che amo di più sono i dettagli: donne che trasportano mattoni sulla testa, bimbi che giocano in acqua o fanno pascolare gli zebù, sorrisi, pianti, occhi speranzosi nel momento in cui la macchina si ferma di fronte ai banchetti e Don Giovanni scende per comprare qualcosa… sono tanti i contrasti qui. C'è vita. 
Ricordo ancora, nel viaggio da Tanà ad Ambositra, di quando ci siamo fermati ad un banchetto di frutta e, mentre il Mompera (Don Giovanni) sceglieva le pesche, una donna anziana ha sussultato per un tuono. È stata così spontanea che sono scoppiata a ridere e lei con me, è stato bello essere lì insieme in quel momento. 


E poi c'è l'Oceano Indiano. Wow. È qualcosa di indescrivibile, una distesa enorme di fronte al quale di senti minuscolo, ma così amato. 
Ad Analabé, invece, durante la Messa in una piccola chiesa molto semplice, ho sentito come il Signore non abbandona mai l’uomo, se è disposto ad aprire il cuore e rivestirsi di luce. E’ bello aver iniziato l’Avvento qui, come se fossi arrivata per vivere insieme a questo popolo l’attesa di Gesù.


Ed ora, eccomi qui, ad Ampa...
È difficile trovare parole per descriverla. C'è tanta sofferenza: ogni giorno ci sono famiglie che percorrono kilometri a piedi per accompagnare un parente malato, persone che arrivano sole e ferite e nessuno sa cosa sia successo, molti bimbi con la malaria in forma grave e non c'è il sangue per la trasfusione… le brutte notizie sembrano non finire mai.


Eppure c'è anche tanta bellezza: ogni lunedì e venerdì mattina la giornata inizia pregando tutti insieme (pazienti, familiari e personale sanitario), le suore della casa di carità hanno accolto un bimbo denutrito di nome Tolotra (in malgascio "Dono") che ora cresce sereno e si preoccupano di dare da mangiare ai pazienti soli, non assistiti dalle famiglie… ed altri piccoli semi di bene.
Pian piano anche io sto entrando a piccoli passi nella vita di Ampa, ascoltando ed osservando tanto chi mi è accanto.



Alba è stata molto importante in questo primo periodo, accogliendomi e accompagnandomi, ed è un peccato sia già partita per tornare in Italia. Per fortuna è rimasta Anna…con lei riesco a condividere le fatiche e le difficoltà, insieme ai momenti belli in cui mi fa morir dal ridere!
In questi giorni ci stiamo preparando al Natale… ieri abbiamo fatto il presepe in cappella e oggi le Masere (suore) ci hanno insegnato a fare i cappelletti! Che ridere! Con loro sto bene, sono dolci e addirittura dicono la compieta in italiano per aiutarci nella preghiera. È vero, è bello rivolgersi al Signore con parole che sento un po' meno straniere… e credo sia ancora più bello incontrarlo negli occhi di Tolotra che cercano i tuoi e sorridono, nelle mani delle Masere che lavorano senza sosta con umiltà, nell'applauso dei malati di tubercolosi nei confronti di un paziente guarito.


Tanti auguri di Buon Natale e felice anno nuovo a tutti voi.
Spero di cuore siano dei bei giorni di festa.


A presto!
 Cris 

Nella prima foto vi sorride una bimba che si rinfresca in un fiume e nella seconda si vede una donna china in una risaia. Poi Masera Philippine, Masera Sylvie, Anna, io e Mena che ci divertiamo con i cappelletti ed infine un ospite della casa di carità di Fianarantsoa… Spero vi piacciano!

“Oh sa mirë që jemi mirë!”

Ja ku jemi!!!

Il mese di dicembre è arrivato con molte novità, a partire dalla nostra Arca di Noè, che ha accolto la Virgi il 28 di Novembre, la Fede il 9 Dicembre e la Franci il 15, lo stesso giorno in cui Laura, qui in Albania già da un anno, è tornata in Italia (e approfittiamo per ripeterle: “Kalofshi mirë dhe Rrugë të mbarë!”).

da sx: Francesca, don Stefano, Virginia e Federica
Con tutti questi cambiamenti, stiamo imparando pian piano a conoscere la realtà nuova in cui siamo capitate: innanzitutto stiamo a tutti gli effetti vivendo in pianta stabile a Laç, sopra la casa di carità (è arrivata ieri finalmente la bombola del gas per cucinare!!!). Siamo però spesso anche alla nostra base di Gomsiqe, anche se è veramente complesso gestire due case.

Continua la nostra routine, divisa tra Messe, Catechismo e incontri con gli adolescenti (Tra l’altro l’8 dicembre abbiamo fatto una bellissima gita a Shiroka con i ragazzi di Gomqise che ci hanno aiutato quest’anno!!!). Continuano anche il lavoro con le donne, le visite alle Famiglie e la Biblioteca nei villaggi e proprio per quest’ultimo punto ci siamo trasferiti momentaneamente a Laç: stiamo infatti progettando una prossima apertura della Biblioteca anche nella cittadina di Laç, progetto che ci impegnerà nei prossimi mesi!! Staremo a vedere!!

Nel periodo di Natale siamo stati abbastanza impegnati: oltre alle Messe consuete, siamo riusciti anche a mettere in scena il Drama Natalizio (la visita dei Re Magi), preparato in quasi tutti i villaggi durante il catechismo!! Con l’aiuto delle Suore Ravasco e dei Padri Carmelitani siamo riusciti a celebrare in tutti i villaggi..
Il 25 abbiamo poi salutato Don Stefano che è partito per il Madagascar per il capitolo dei Servi della Chiesa 
*Don Stefano ci informa che in Madagascar si sta bene e c’è caldo...*

Sicuramente molto più che qui! #SoloStufette

Insieme a Don Stefano è partita anche Suor Rita, che è dovuta ritornare in Italia per qualche giorno e che abbiamo brillantemente sostituito in questo periodo.

Dopo due giorni allo "sbaraglio", senza guida, mortificate nell’anima a causa della partenza per il Mada del Gallo-Capo, le tre Gallette il 27 dicembre hanno accolto ad ali, o meglio braccia aperte Don Carlo, che rimarrà con noi fino al 9 Gennaio.  Grazie ai suoi aneddoti quotidiani e alle sue conoscenze, stiamo scoprendo altre realtà vicine, tra cui la comunità Papa Giovanni, il convitto delle Suore Ravasco e tante altre!

Novità importante di questo mese che riguarda l’intera Albania è l’ingresso del nuovo Vescovo di Tirana, Monsignor Giorgio Frendo.

Per questo momento è tutto!!!
Buone feste, Buon anno!!!!!

Don Stefano, Don Carlo, Fede, Franci, Virgi.

Un augurio anche da parte di:
Terezina, nostra fedele visitatrice; gli Ospiti della Casa della Carità; Gjon; Pjerin e la sua mucca.