martedì 12 aprile 2016

Il viaggio di Suor Ines in Albania

Laç Vau Dejës 31/3-6/4/2016


“Nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra”

Nell’Ottava di Pasqua questa Parola detta da Dio ad Abramo mi ha accompagnato nel mio arrivo con Miriam in Albania.
Benedetto popolo dell’Albania così vicino a noi e cosi diverso,
 così provato ma pieno di speranza, così oppresso ma proteso alla libertà.
Benedetta Chiesa dell’Albania, così giovane e così antica, resa bella e feconda dal sangue di  tanti martiri, così forte da aver saputo custodire la fede nel lungo tempo dell’oppressione.
Benedetti uomini, donne e bambini albanesi e benedetti i giorni trascorsi in mezzo a voi!

Condivido un breve diario di questo tempo di grazia.
Giovedì 31/3       si parte presto con Miriam da S. Girolamo. Volo Bologna-Tirana, arrivo all’aereoporto dedicato a Madre Teresa,  incontro con sr Rita. Arriviamo a Laç, incontro con sr Grazia e gli Ospiti, tutti belli. Le tre nonne, Dila, Mrika  e Lena in abiti albanesi, la prima Regina della Casa, il direttore d’orchestra Fabjan, il calciatore Pjetri, il piccolo conquistatore Pashk.
                               Nel pomeriggio S. Messa in Cattedrale celebrata dal parroco, don Simon. Non incontro il Vescovo Mons. Lucjan che sta facendo in questi giorni controlli sanitari ma è reso presente dalla preghiera e affetto di tutti
Venerdì 1/4         Compleanno di sr Grazia, conosco la Caritas Diocesana e il resto della Casa.  Alla sera incontro con l’equipe reggiana, don Stefano Torelli e Laura (PR) per Gomsique, Giuseppe, Daniele e Caterina  di RTM, le Sorelle di Casa
Sabato 2/4            Visita al Carmelo di Nenshat, 10 monache, 4 croate e 6 albanesi, vicino al Monastero i Padri Carmelitani dell’Italia Centrale  stanno costruendo un centro di spiritualità per tutti i Balcani. Messa con le famiglie della Diocesi nell’unica parrocchia dedicata alla Divina Misericordia, l’Eucaristia è preceduta dalla  riconciliazione tra due famiglie in vendetta.
Domenica 3/4     Domenica in Albis, Domenica della Divina Misericordia. Messa in Cattedrale, con tanto popolo di Dio molti giovani. Incontro in C.d.C. con don Simon e con due gruppi di giovani sullo spirito della Casa. La Casa è un luogo dove  si cerca di  parlare di Dio il cui nome è Misericordia
Lunedì 4/4          Annunciazione del Signore.
                               A Scutari visita alla comunità delle Missionarie della Carità e ai loro 57 Ospiti, visita alle Clarisse e quasi un pellegrinaggio al vicino luogo della memoria dei crimini del regime comunista. Visita alla Cattedrale.
                               Nel pomeriggio a Laç S. Cresima a 7 adulti, poi visita con don Simon a sr Maria delle Stimmatine che ha battezzato lui  e tante altre persone durante il regime.
Martedì 5/4         Con don Stefano, Laura e gli albanesi Benito e Vilma partiamo per Messa al lago, poi a Gomsique.
                               Nel pomeriggio a Laç preghiera e incontro con le donne della Legio Mariae. Incontro alla sera con le Sorelle e il Parroco e ringraziamenti.
Mercoledì 6/4      Partenza per l’Italia

                                                 
                             

                                 
                               




Condivido alcuni primi pensieri.
Ho intravisto il filo provvidenziale che sempre ci accompagna nel nostro cammino di  Diocesi. Dal Sud al Nord dell’Albania don Gigi Guglielmi fin dagli inizi aveva aperto la strada di una vicinanza ai più piccoli, sia i bambini soli nell’orfanotrofio di Valona sia i piccoli cerebrolesi dell’Ospedle psichiatrico di Scutari. Poi sono arrivati i sacerdoti e i laici che al servizio della comunità a Gomsique hanno continuato nello stesso annuncio. La Casa della Carità è l’ultima arrivata nella missione reggiana in Albania ma il fondamento è sempre quello di provare a vivere comunitariamente il Vangelo servendo i più deboli.  La Casa è sorta nella Diocesi di Laç dove si vive in varie forme la carità verso i più poveri e ammalati. Custodire questa continuità dovrebbe aiutarci a condividere di più, ad aiutarci reciprocamente, a pensare insieme i passi del cammino futuro.  
Anche oggi l’equipe reggiana (Gomsique – CdC – Rtm) mi sembra che abbia potenzialità enormi di collaborazione e confronto non sempre sfruttate.
C’ è  da crescere nella logica che la missione è sempre comunque scambio tra Chiese Sorelle, non c’è qualcuno che dà e basta o qualcuno che riceve e basta. Non si può calcolare tutto quello che in questi oltre venti anni ci è stato donato. Anche la Casa vive di questo movimento, riceve e dona, continuamente.
La Casa è immagine di Chiesa che prova a camminare insieme con preti, consacrati e laici. E’ una famiglia per chi non ne ha e chiede di essere accolta e amata con responsabilità dalla comunità ecclesiale.  E’ luogo sacro che consente un incontro col Signore presente e vivo nei poveri, tenendo insieme preghiera e servizio.

La Casa è fermento di pace in una terra che  ha bisogno di riconciliazione dopo tanto sangue sparso e tante vendette. Ci sarebbero tante altre cose da raccontare e di cui ringraziare. In una parola, grazie a tutti di tutto. Faleminderit  

Sr Ines


Agnese: racconti dal Madagascar

Da circa un mese mi trovo ad Ampasimanjeva che fa parte del distretto di Manakara, ma sulla cartina non è segnata.
Per arrivare ad Ampasimanjeva bisogna prendere un bivio che si trova sulla route  principale. Una volta preso questo bivio ci sono 40-45 minuti abbondanti di strada non  asfaltata con tante buche e quando si è a metà del viaggio si pensa solo ad una cosa: “Finiranno mai queste buche ?” oppure ci si immagina che alla prossima curva ci sia una bella strada asfaltata, ma non è così.

Durante il tragitto  in macchina si ha tutto il tempo per osservare e capire dove si sta andando. Si iniziano a vedere tanti piccoli villaggi e sempre meno negozi e vita cittadina. Le case sono capanne e le chiese sono strutture di lamiera e la domenica, quando batte il sole, si trasformano in forni.  Ogni tanto si intravede qualche scuola in cemento fatta di stanzoni con tantissimi bambini seduti ai banchi. Poi finalmente si arriva ad Ampasimanjeva

Io e la mia compagna di viaggio, Alba, abbiamo le stanze sopra ad una bellissima veranda in legno, con una bellissima amaca (avete presente la pubblicità delle Gocciole? Ecco, molto simile a quella).

Tuttora alla mattina e alla sera mi sembra di essere in campeggio. Sapete i campeggi che si trovano al mare e dove le famiglie passano le vacanze estive? Ecco è un qualcosa di molto simile.
Il momento più bello della giornata per me è il mattino.
Mi sveglio con tutta calma, vado in terrazza, raccolgo i panni stesi dalla sera precedente e, una volta finito di lavarmi e vestirmi, mi siedo sulla sdraio e guardo il sole sorgere attraverso una grandissima e bellissima pianta di lecci posizionata davanti alla nostra veranda.
Durante questo piccolo momento sento piccoli rumori e suoni di un villaggio che piano piano si sta svegliando.

Verso le sette mi reco a fare colazione e il lunedì e il venerdì alle 7.30 c’è la preghiera all’ospedale con tutti i malati, dottori, infermieri e anche gli operai che vi lavorano. Una volta finita la preghiera vengono date tutte le informazioni tecniche ai malati e alle loro famiglie(ad esempio come utilizzare in modo corretto i bagni, non sporcare…) .
 Poi si inizia!!!!
Tutte le mattine io e Alba ci rechiamo dai tubercolotici, che sono circa una ventina; il trattamento per guarire dalla malattia richiede un tempo di cura di due mesi, quindi arriva il malato con tutta la famiglia.

Quando arriviamo da loro, per prima cosa facciamo una piccola preghiera tutti insieme, dopodiché misuriamo ad ognuno la febbre  e trascriviamo la temperatura in un grafico.
Una volta finito distribuiamo le medicine anche ai rispettivi figli, per evitare contagi.
La cosa più buffa dei tubercolotici, oltre ad essere molto simpatici, è che hanno un presidente tra di loro, che è il portavoce del gruppo per le loro necessità.

Una volta finito dai tubercolotici vado in farmacia.

In farmacia collaboro con due ragazzi Tatà e Filippo, con cui mi trovo molto bene, sono simpatici e alla mano.
Faccio varie cose con loro ad esempio dare i farmaci alle persone che vengono, sistemare un po’ il magazzino, vedere quali medicine tenere oppure buttare perché scadute e infine preparare le comande che ci vengono date dai quattro reparti presenti ad Ampasimanjeva : pediatria, maternità,  reparto maschile  e  femminile adulti.
Rimango con loro fino alle 12 per poi andare a pranzo dalle suore.

Finito il pranzo arriva la bellissima e attesissima “pennichella” in veranda, e, se devo essere sincera, serve proprio a riprendersi un po’… anche se gli schiamazzi dei bambini non mancano.
L’amaca è una bellissima amica durante il riposo ma al tempo stesso è una dura lotta alzarsi alle 14.30 per riprendere i lavori!!!

Il lunedì, mercoledì e venerdì pomeriggio sto iniziando a tenere aperta una piccola ludoteca chiamata “Pupponiere” dedicata ai bambini della pediatria e ai figli dei malati che stanno qui due mesi senza andare a scuola e, purtroppo, senza fare nulla. 
Lunedì ci sarà l’inaugurazione: spero che vada tutto bene, e che possa essere un punto di riferimento per i bambini. Nel momento in cui abbiamo deciso, insieme alle suore e a Giorgio (il direttore dell’FMA)  di cimentarci in questo progetto, abbiamo dovuto escludere i bambini di Ampasimanjeva e i figli degli infermieri, dei guardiani… e questo mi dispiace molto, ma sono fiduciosa che una sistemazione per loro riusciremo a  trovarla.

Alle 17 si chiude tutto, farmacia, laboratorio,accettazione … e piano piano tutte le persone iniziamo a rincasare.


Alle 18.30 c’è la cena ( mi sconvolge ancora l’orario, ma almeno riesco a digerire il pasto tranquillamente), perché alle 19.30 il generatore della luce viene staccato. 
Una cosa bellissima di Ampasimanjeva, alla sera, nel momento in cui viene staccata la luce, è il cielo pieno di stelle e il silenzio che mi circonda ( molto spesso mi viene da pensare ai bellissimi campi scout fatti, e a tutte quelle bellissime sere passate davanti ad un fuoco e a un cielo stellato)... si sente solamente il rumore di qualche grillo o cicala,  qualche animale che cammina sopra al tetto di lamiera e tanti, tantissimi insetti, blatte cavallette mantidi … ma cerco di ucciderne un po’ giusto per fare una piccola selezione naturale e per riuscire ad andare in bagno e a farmi una doccia in modo tranquillo.
Verso le 21.30 22.00 il sonno ha la meglio su  di me e vado a letto,  cercando di riposarmi per iniziare un’altra giornata!

Anche qui è arriva la pasqua!!! TRATRA NY PAKA!!!

Il giovedì e il venerdì santo l’ho passato qui ad Ampasimanjeva con la comunità locale mentre il Sabato Santo, Pasqua e Pasquetta sono andata a Manakara per passare le vacanze insieme agli altri volontari.

E’ stata una Pasqua lontano da casa, come lo è stato per il Natale.
Il triduo pasquale per me è sempre stato un momento molto bello e emozionante.
Mi è venuto molto da pensare alle varie pasque fatte a casa, con gli scout e in parrocchia.. tutte molte belle dalla lavanda dei piedi fino al sabato santo e alla benedizione del fuoco.

Mi è venuto da sorridere durante la messa di Sabato santo, durante la benedizione del fuoco perché c’ erano gli scout che si occupavano di questo, c’era la danza con le candele e i bimbi che si addormentavano durante la messa e mi è venuto da pensare che tutto il mondo è paese. Chiudendo gli occhi ho creduto per un attimo di essere nella mia parrocchia, stanca dopo  aver fatto una route, ma felice di essere lì, tutti insieme.

Non so se mi sono preparata in modo corretto alla pasqua, ma so che qualcuno da lassù ogni giorno mi manda qualche sfida fatta di persone, incontri, volti e sorrisi e devo essere solamente io a sapere cogliere i segni che mi manda.

Ogni Giovedì qui ad Ampasimanjeva le suore vanno a trovare i malati nei vari villaggi.  Oggi è stata la seconda volta che ci sono andata  dal mio arrivo e devo dire che è stato molto impegnativo.
Ha piovuto tutta la notte e tutta la mattina, ma al pomeriggio ha smesso e quindi abbiamo deciso di andare. Abbiamo attraversato il fiume con una barca fatta di legno, e poi abbiamo camminato, neanche tanto se devo essere sincera, ma è stato molto impegnativo.
Camminare in una foresta con un sentiero piccolissimo dove passava  solamente una persona per volta, ma soprattutto con tantissimo fango. I piedi sprofondavano fino alle caviglie nelle  pozzanghere e bastava un nulla per scivolare. 
Finalmente siamo  arrivati dalla donna ammalata, Bao, una donna sulla sessantina d’anni, con un corpo magrissimo, scavato, che fatica a parlare, respirare e a muoversi.
Il giorno prima Bao era venuta per una visita in ospedale, aveva fatto la mia stessa strada, il mio stesso percorso. I piedi nel fango li aveva messi anche lei.
Io che ero stanca di quel tragitto, rischiando di continuo di cadere, e lei, con i suoi trenta chili e con quella salute, se l’era fatto tantissime altre volte.
È stato bello andarla a trovare, vedere che lei e la sua famiglia erano contenti che fossimo lì. Anche questa volta ho capito di quanto siamo fortunati ad avere tutto vicino, alla nostra portata.

Un altro segno che mi è stato mandato,è stato un piccolo bambino di nome Sery di cinque anni.
Sery soffre di epilessia e si nota anche qualche problema a livello cognitivo.
E’ arrivato in veranda un sabato pomeriggio chiamando me e Alba
“ mamma”; io e Alba ci siamo guardate, come per dire: “E questo da dove salta fuori?”. Decido di portarlo dalle suore per vedere se sanno qualcosa su di lui. Le suore mi dicono che è un bambino che viene spesso qua, chiede i soldi e chiama tutti mamma e papà.
Pochi giorni dopo si ripresenta, mi vede, mi chiama “mamma” e mi chiede dei soldi. Lo guardo gli dico che non mi chiamo “mamma” ma “Agnese” e che i soldi non si chiedono, mi risponde con “Va bene, domani”.
Lo porto dalle suore, e decidiamo che ha bisogno di una doccia e di vestiti puliti perché è veramente sporco.
Mi avventuro così in questo “ restyling” di Sery. Noto che gli piace stare sotto la doccia, giocare a riempire il secchio d’acqua e a buttarsela addosso, noto anche che è quasi meravigliato, stupito nel vedere che ha una maglia e un pantalone nuovo pulito.
Il giorno dopo con la suora e Alba decidiamo di andare a trovare la sua famiglia. La mamma è scappata, il papà si è risposato e Sery vive con i nonni. I nonni faticano a tenere il bambino con loro, scappa molto spesso da casa, sta via quasi tutto il giorno e nel momento in cui gli si dice un “no” si butta per terra, urla e picchia.
I nonni ci dicono che sono stanchi, che non comprano le medicine per l’epilessia da Dicembre perché costano troppo e non hanno i soldi e che non vogliono più tenere Sery.
Rimaniamo d’accordo che le medicine le paghiamo noi e che se noi gli diamo il riso una volta a settimana loro si impegnano a tenere il bambino.
Mercoledì mattina dopo il mio rientro da Manakara, Sery era lì che aspettava di prendere il riso con sua nonna. Appena mi ha visto mi è venuto subito incontro e mi ha abbracciato: non c’è stata gioia più grande!!! Mentre aspettavamo mi ha incominciato a chiamare dicendo “mamma” allora gli ho incominciato a dire “Agnese, Agnese” e lui ha iniziato a dire “Agnes” poi tutto ad un tratto ha detto  “Agnese”, in un modo così bello che tutti quanti ci siamo stupiti e c’è stato un momento di felicità e risate per tutti quanti e anche lui si vedeva che era bello soddisfatto! 

Spero di rivederlo presto qui, pronto per un “restyling” e per fare due giochi insieme, ma soprattutto per camminare insieme.
Ho imparato in questo primo mese ad Ampasimanjeva  a stare con le persone, con i malati, i bambini, le famiglie dei malati…
Certo, essere dipendente dalla difficoltà che può comportare una lingua non è semplice( direi che dopo aver detto ad un malgascio “sposiamo” invece che “prendi tutte le medicine insieme” possa bastare), ma per loro quel che importa è esserci, sentire che non sono abbandonati a loro stessi e che c’è qualcuno che è lì, pronto per stare con loro, per condividere le gioie e le difficoltà che può comportare un ospedale.

“Per consolare tutti gli afflitti, per allietare gli afflitti per dare a loro una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell’abito da lutto, canto di lode invece di un cuore mesto”

Con questa piccola e breve frase vi saluto, auguro ad ognuno di voi di poter consolare e stare a fianco alle persone che hanno bisogno senza fare nulla di eroico, ma semplicemente stare e ascoltare vale più di mille parole.

Un saluto grandissimo da tutta Ampasimajeva.


Agnese

mercoledì 30 marzo 2016

Da Tongarivo, Santa Pasqua 2016


Carissimi amici,

ho vergogna ad inviare auguri che certamente arriveranno in ritardo. Questa volta però c’è stato un motivo reale: il mio stato di salute. Grazie al Signore tutto è andato bene: pochi giorni di ospedalizzazione, un piccolo intervento chirurgico… Spero si tratti di un problema risolto, almeno per ora. Ringrazio con tutto il cuore chi di voi, venuto a conoscenza di ciò, mi ha ricordato nella preghiera. Il ricordo però vi chiedo di continuare ad averlo, soprattutto perché nella vecchiaia (88 anni compiuti due mesi fa) credo ce ne sia ancor più bisogno, avvicinandosi l’incontro con Colui che pure sappiamo essere ricco di misericordia. Ah, il grande e consolante mistero della MISERICORDIA, che stiamo celebrando soprattutto in questo anno! E la Pasqua ne è il fondamento, no? Quindi auguri, quelli più belli che si possano fare a tutti voi, perché la grande festa che celebriamo sia veramente una Pasqua di Resurrezione, di vita nuova in cristo Gesù, che non aspetta altro che gli apriamo la porta del nostro povero cuore con un “Sì” totale e generoso…

Sia sostenuto dalla nostra Mamma, la Madre della Misericordia, tale “Sì”! Lei conosce la nostra incostanza e fragilità… Buttiamoci dunque in Lei! Affidiamoci al suo Cuore Immacolato! Sarà la via più sicura per arrivare a Lui! Diceva san Pio da Pietrelcina, fortemente preoccupato: “ormai ci può salvare solo il trionfo del Cuore Immacolato di Maria…” (dalla rivista “La Madre di Dio”, novembre 2014, p. 16). Perdonatemi! Non voglio affatto fare delle prediche. Vi dico con semplicità quello che il cuore mi detta… senza pretese.

Termino con un pensiero che stralcio da una lettera scritta il 31 dicembre 2011 dal sacerdote Antonio Romeo dei Servi della Chiesa, ora missionario in Cile, che ha trascorso vari anni qui in Madagascar. Cita don Giovanni Voltolini che pure è stato missionario qui in Madagascar e di cui pure ero amicissimo, morto pochi anni fa, lasciando un buonissimo ricordo in chi lo ha conosciuto, specialmente nella grossa parrocchia di Anosibe (Antananarivo). Ebbene diceva don Giovanni Voltolini: “con la Madonna ho sempre detto sì al Signore”. Anche lui Servo della Chiesa, devotissimo della Madonna, tanto tanto buono e semplice…

Auguri dunque a tutti di una buonissima Pasqua: auguri accompagnati dalla più profonda riconoscenza e dalla preghiera, nella speranza, a Dio piacendo, di rivederci fra non molto, se le me condizioni di salute lo permetteranno. Ricordatemi tanto al Signore e alla nostra Madre della Misericordia, Maria!

Vostro aff.mo fratello in Cristo, don Pietro Ganapini

Auguri da Manakara

Carissimi tutti,
             famigliari e amici, mi fa piacere condividere con voi quanto sto vivendo in questo periodo, perché penso sia veramente il segno della nostra fede. La “lotta” tra la morte e la Vita descritta in modo mirabile nella Sequenza di Pasqua: “Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto, ma ora vivo Trionfa”è quello che ogni giorno siamo chiamati a testimoniare: credere che la Vita trionfa anche di fronte a tante situazioni di morte, partecipare alle sofferenze di tutti quelli che ci circondano con la certezza che il bene è più forte del male, che la Vita trionfa sulla morte.

Vivere il quotidiano, con le sue fatiche, paure, sofferenze, esclusioni, con la speranza, la certezza che il Dio che è morto – negli ospedali, nei carceri, nelle membra di un bimbo denutrito, disabile o abusato, sui barconi della speranza, nei pensieri distorti e nell’angoscia di un malato mentale – è un Dio che risorge.

L’uomo-Dio Gesù non ha fallito la sua missione nella morte della croce, ha dato compimento ad un piano di immensa misericordia: addossarsi il male, la croce, per farne uno strumento di bene, la pace, che dona ai suoi discepoli la sera di Pasqua.

Carissimi, in questi giorni sto terminando una tourné che mi ha portato ad accompagnare il dott. Ernesto Venturini nel suo lavoro di formatore. Come sapete il dott. Venturini è uno psichiatra che da diversi anni ci aiuta perché anche in Madagascar la relazione con le persone che soffrono di problemi di salute mentale sia vissuta in modo positivo, non più esclusione ma integrazione, non più isolamento ma comunione ... anche questo è un segno di resurrezione!

Ormai da un po’ di anni non lavoro più in modo diretto in strutture che si occupano di questa o quella situazione di disagio o malattia, il Vescovo di Farafangana mi ha chiesto di partecipare al cammino di una piccola comunità a sud della città di Manakara. Attraverso i programmi della Ferme St. François d’Assisi, dove ora vivo, cerchiamo di offrire alla comunità circostante gli stimoli per un cammino di evoluzione e di crescita: quante situazioni di fatica economica, morale, esistenziale ... quante persone in difficoltà e prive di speranza ... la nostra presenza: dei miei fratelli servi della Chiesa, dei sacerdoti che vivono con noi e mia; vuole essere un segno di speranza ... di resurrezione!


Anche se non lavoro più direttamente all’Akanin’ny Marary o nei progetti di RTM continuo a collaborare con queste realtà perché il servizio che prestano è l’incontro con le realtà di maggiore esclusione e sofferenza che si incontrano qui in Madagascar: lebbrosi, tubercolotici, disabili fisici e mentali, malati mentali, detenuti e tutte le forme di povertà che ogni giorno la società sa far emergere ... con queste persone si cerca innanzitutto di ritrovare dignità! Si cerca di comunicare alle persone che li circondano quanto sia importante riconoscere a ciascuno il diritto di esserci! il diritto di essere amato, accolto, ascoltato, sostenuto! Quante persone ho incontrato in questi lunghi anni ... vi assicuro vedere un bambino rialzarsi e camminare ... vedere una donna che era sconvolta dal dolore per il suo bambino in fin di vita e che ora può giocare con lui, ... pregare con un lebbroso che fino a ieri era escluso e che oggi nello scambio della pace ti tende le sue mani martoriate dal male ... tutto questo è un segno di resurrezione!

Sto condividendo il cammino con i miei fratelli e sorelle Servi della Chiesa, in certi momenti il passo è incerto, si fa fatica, si arranca e si cade; altre volte il passo è spedito e la donazione di se per il servizio agli altri e alla Chiesa vuole essere una testimonianza, la certezza che tutto questo è un segno di resurrezione!

Ho voluto farmi aiutare da Papa Francesco e da Madre Teresa di Calcutta, le foto, i volti, i loro gesti ..... sono segni di resurrezione!
Grazie a tutti e a ciascuno perché ci siete, perché assieme ogni volta che vinciamo il male con il bene, ogni volta che sappiamo accogliere l’altro, aprirci alle sue necessità siamo segno di resurrezione!

Buona Pasqua, Luciano.

PS: Colgo anche l’occasione per ringraziare tutti coloro che mi hanno inviato i loro auguri per il mio 58° compleanno (si diventa vecchi! Spero un po’ più saggi), grazie a tutti di cuore, un abbraccio, vi voglio bene!!!

martedì 15 marzo 2016

Sr Alvera e il suo orfanotrofio nel Kivu

« Suor » Alvera è una donna congolese dall'energia incredibile.
Era una missionaria carmelitana, ha studiato in Italia per 4 anni, si è formata come catechista e sarta per sostenere le donne, ha lavorato per 4 anni in brousse (nei villaggi spersi sulle montagne), poi in città, nella martoriata regione del Nord Kivu, al centro di un conflitto terribile per più di 20 anni.

E' stata missionaria in Madagascar, dove ha conosciuto Don Emanuele Benatti.
Di ritorno dal Madagascar ha notato la drammatica situazione dei bambini di strada, orfani di guerra e abbandonati in balia dei mercenari di turno, a rischio costante di morte o di essere obbligati ad entrare nelle fila dei gruppi armati come bambini soldato. Ha chiesto di distaccarsi dal Convento e di occuparsi dei bimbi e le è stato concesso per un breve periodo. Messa alle strette dalla congregazione, con la quale è rimasta comunque in ottimi rapporti, Alvera ha deciso di uscire dalla Congregazione e rimanere con i bambini. Ha aperto un piccolo orfanotrofio, casa di accoglienza, a Goma, città capoluogo del Nord Kivu. 






Il suo stile e la sua storia ricordano Madre Teresa di Calcutta, vive in povertà insieme ai suoi bambini, a cui fa da mamma, ed aiuta tutti coloro che si rivolgono a lei per un problema o una parola buona.

Ora si occupa, aiutata da qualche volontario e qualche mamma del quartiere, di una 40ina di bimbi in casa e di altri 70 che si trovano nelle loro famiglie, in situazione di estrema povertà, che lei accompagna perché possano frequentare la scuola.

Un sorriso dolce e disarmante, corporatura sottile e fraglie, Alvera non rivela tutta la sua forza interiore, la determinazione che le viene dall'amore di Dio che riversa sui piccoli di cui si fa carico. I bambini non hanno quasi nulla ma non manca loro l'affetto ed un tetto.

La casa ora è assolutamente insufficiente alle necessità dei bimbi e, con l'aiuto di amici italiani e canadesi e di Suor Giovanna Gallicani dell'Istituto Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, si sta provvedendo, pian piano, alla costruzione dei bagni e della cucina nuovi, per arrivare poi alla ristrutturazione delle camerate e di tutta la casa.

L'azione di Sr Alvera è una piccola fiamma di amore che brucia per i bambini. 


Questa estate con un piccolo gruppo di Parma e di Reggio Emilia scenderò in Congo RD da Ss Alvera per sostenerla nella sua lotta quotidiana e condividere in semplicità la vita con i bimbi.  
                                                                          
                                                                                                     Donata







Buona Pasqua 2016 da Jandira - Brasile!

   Carissime amiche e amici, 
mentre vi scrivo c’è alla televisione l’ennesima trasmissione di come si deve combattere la zanzara che sta attaccando e terrorizzando tutto il territorio brasiliano e latino-americano: Dengue, Zika, microcefalia ecc…
Un semplice e innocuo moscerino, che depositava le uova negli stagni ed era il cibo prediletto delle rane, degli uccelli, di anatre ecc… ora è diventato specialista nel proliferare nelle città depositando indisturbato le sue uova nelle acque ferme: vasi, gomme, rottami, immondizie abbandonate….a tutti fa paura ma in modo particolare è un incubo per le donne incinta o che possono rimanere incinta. Benedetto sia papa Francesco, che con la sua semplicità piena di sapienza e di buon senso ha spiegato che il contraccettivo è il male minore a cui ricorrere per evitare una gravidanza piena di rischi. Qui in casa abbiamo ospite un'adolescente già al sesto mese di gravidanza. Sembra sia tutto normale, ma per difendersi da queste zanzare c’è solo il “repellente” e tante preghiere...

A 70 anni, cosa faccio qui a Jandira? Cerco sempre di vivere una realtà ecclesiale che mi permetta e mi aiuti ad amare Dio, il prossimo ed in modo particolare i più poveri.
Sono aiuto-parroco in una parrocchia di Osasco, in un grosso quartiere di periferia Helena Maria. Siamo in tre preti, in una buona sintonia umana e pastorale nel concretizzare gli indirizzi della Chiesa attraverso le Comunità Ecclesiali di Base. Continuo nella “Pastorale della Terra”, visitando e partecipando in alcuni “assentamenti” del “Movimento dei Senza Terra”; la “Pastorale urbana” con la Comuna Urbana “D. Helder Camara”, la favela del Cardoso, ecc...
Seguo in modo particolare un progetto “Campo e Città” con sede ad Ibiuna, a 100 km da San Paolo, dove ancora c’è un’agricoltura familiare ed un gruppetto di contadini e ortolani che lavorano nel biologico.
Il mio sogno è potere riunire questa frontiera agro-ecologica che resiste alla inesorabile e massacrante urbanizzazione, alla nascente contro-cultura urbana, che è alla ricerca di un cibo sano, di un ambiente pulito e di un mondo diverso, con base nell’umano in comunione con la natura.
Ed è questo che la nostra Caritas di Jandira vuole insegnare ai circa 900 bambini che popolano gli 8 asili distribuiti nei vari quartieri popolari di Jandira.
Infatti quest’anno, oltre alle attività pedagogiche di base, si vuole inserire l’Educazione Ambientale a partire dalla formazione di orti in tutti gli asili (dove non c’è lo spazio, si fa sulle pareti…), dove il bambino, accompagnato dalla Educatrice Ambientale, segue l’orto e aiuta nella misura del possibile, nel seminare, nel piantare, nel raccogliere, lavare, e mangiare, depositando poi i resti umidi nell’apposito compostaggio. Per cui l’orto biologico centrale, realizzato grazie all’aiuto del centro missionario di Reggio Emilia e di Borea, avrebbe un compito guida e nello stesso tempo produttivo, mentre per tutti gli asili il piccolo orto avrebbe il compito di essere un laboratorio di educazione ambientale.

Ah … e non è finita: stiamo ultimando anche la “Panetteria”, alla Comuna Urbana, che nello stesso tempo sarà anche una scuola di panificazione e culinaria per ragazzi e ragazze, e per i grandi.
Mi fermo qui perché la lista è troppo lunga. E poi … quest’anno verrò in Italia dopo Pasqua, da metà aprile a metà maggio circa, spero di vedervi tutti, trovarvi in salute e vedere quanto siete cresciuti… (anche noi vecchi cresciamo!).

Vi auguro buona Pasqua: vi auguro di vivere il Padre Nostro come ci insegna Papa Francesco. Vivere la sua volontà e il suo regno, qui in questa terra, condividendo la nostra vita, come pane spezzato dal Risorto, con il prossimo, con i più poveri, con i bambini, con i bambini di Jandira che tanto aiutate.
Grazie dell’aiuto, grazie di condividere la nostra missione, grazie a nome di tutti i bambini della Caritas di Jandira !
                            Un bacione a tutti!
                                                       Buona Pasqua

                                                                          Pe. Giancarlo ( Gianchi)  

venerdì 11 marzo 2016

Antonio Romeo, da missionario di brousse a prete del deserto

Tocopilla, 26 febbraio 2016

Carissimi  amici: 
da Tocopilla vi giunga il mio saluto fraterno, il mio ricordo, la mia preghiera, i miei auguri all’inizio di quest'anno, perchè lo viviamo intensamente scoprendo e vivendo in noi l’amore e la
misericordia di Dio Padre e diventando noi misericordia per i nostri fratelli. 



Come ben sapete, questa parrocchia nel terremoto del novembre  2007 perse tutto tranne la  Chiesa... e siamo tanto limitati in ogni iniziativa, riunione… e  poi neanche io ho una mia casa o un luogo dove ricevere le persone, il mio ufficio è la sacrestia. Voglio dare un futuro a questa parrocchia, così il 12 aprile 2014 fu benedetta la prima pietra dal nostro arcivescovo e da due anni andiamo avanti.
Nel 2015 il lavoro è continuato poco, per mancanza di fondi, un  aiuto della  CEI  ha permesso di riprendere i lavori, iniziare al primo piano la casa parrocchiale; in parrocchia stiamo facendo diverse attività per raccogliere soldi... 

Al PIANO  TERRA è previsto un piccolo salone che si può trasfomare in due sale, sala mortuaria e uffici del parroco e segretaria. 
Al PRIMO  PIANO costruiremo la Casa Parrocchiale.

Per finire il tutto abbiamo bisogno di circa 20.000 euro, dobbiamo finire, non posso lasciar chiudere il cantiere per mancanza di fondi. 
Vengo con fiducia a bussare alle vostre porte, non chiedo altro che l’obolo della vedova, euro su euro, peso cileno su peso cileno.
La Divina Provvidenza Si  Farà Presente.  . 

Vi ringrazio di cuore a nome della mia comunità parrocchiale,  Vi assicuriamo la nostra preghiera e riconoscenza, grazie carissimi amici e tutti quelli con cui ho condiviso la gioia, la speranza e il servizio ai nostri fratelli malgasci, 

Il Signore benedica le vostre famiglie 
               Antonio  Romeo
 da missionario della brousse a prete del deserto