martedì 30 dicembre 2014

GEZUAR KRISHTLINDJEN dhe VITIN E RI

Per un Natale di Gioia e Condivisione vi regaliamo le esperienze fatte in questi mesi!!!
buona lettura e buona visione
Tanti auguri di Natale e un buon Anno Nuovo
la comunità di Gomsiqe


UN SALUTO DALLA SOLEGGIATA E VENTOSA ALBANIA, ORMAI ANCHE PIOVOSA!

Abbiamo accumulato molte cose da dirvi in questi mesi di silenzio. Con ordine: il campo estivo di Agosto, la visita di Papa Francesco a settembre, l’inizio degli incontri di formazione per volontari e albanesi, i tornei sportivi per i villaggi.




VERA NË SHQIPERI 3.0


Come già preannunciato nel resoconto, agosto è stato il mese dedicato ai campi estivi nei villaggi di Korthpulë e Vrrith, insieme al gruppo delle suore Ravasco di Scutari e nei villaggi di Gomsiqe Jakaj e Eperme con l’aiuto di ragazzi arrivati da Reggio Emilia.

Vi rimandiamo al link del video che i ragazzi del gruppo Mendoja hanno preparato per riassumere queste due settimane: Clicca qui per il video 

Abbiamo fatto conoscere Paleçek e la sua originalità evangelica a questi ragazzi al ritmo del dialogo della sushi sushi dance:

-ehi fëmijë
*ehi ç’ka ke?
-ju e dini?
*ç’farë?
-që Paleçek është një tipë evëçant, dhe të gjithë e dini,
pra vallzojmë se bashku sushi sushi dance
Sushi sushi siper, sushi sushi poshtë,
sushi sushi djathas, sushi sushi majthas.

Di seguito il file audio del bans


Non sono mancati bans, giochi all’aperto e al chiuso, (la pioggia ci ha bloccato solo per pochi giorni!), risate per gli errori linguistici dei campisti che, con molto coraggio, si sono prestati per il teatro e le recite, laboratori di lingua e chitarra. I frutti si intravedono già, un buon gruppo ha cominciato a suonare i primi canti per l’animazione della liturgia domenicale. Già lamentano dolori ai polpastrelli ma sono felici di avere una chitarra a casa con la quale provare. Forse i loro genitori non direbbero la stessa cosa a giudicare dal rumore, ma questo significa che provano in casa e che hanno passione.

Figura 1: messa di San Luca a Gomsiqe con le ragazze della parrocchia alla chitarra


Con il gruppo che ci ha raggiunto da Reggio alla metà di Agosto abbiamo lavorato il “doppio”: dato il numero abbiamo allestito contemporaneamente un campo a Gomsiqe Jakaj e uno a Gomsiqe Eperme. Prova superata! Paleçek ha avuto grande successo così come il concorso della biblioteca, i laboratori e i giochi.


Figura 2: scena del drama Paleçek, filo conduttore dei campi estivi


Figura 3: laboratori di maschere


Figura 4: giochi insieme al campo estivo a Gomsiqe Eperme


Figura 5: i bambini che assistono alla scenetta


Figura 6: giorno conclusivo del campo-prova della caccia al tesoro


I bambini sono rimasti entusiasti soprattutto della grande caccia al tesoro finale che li ha visti correre da una parte e dall’altra e superare prove sempre più strane, come vestire uno dei campisti con più capi di abbigliamento possibili! Che dire, molto hanno trasmesso i campisti a questi ragazzi ma anche tanto hanno ricevuto....come la maggior parte delle cose non si tratta di un guadagno tangibile e immediatamente percepibile, ma di qualcosa di più, da custodire, da meditare, da pregare e da raccontare!

Data la netta maggioranza di maschi si è potuta organizzare una sfida a calcetto Albania VS Italia. I giocatori di casa hanno vinto!


Figura 7: scena clue della partita nel campetto di Gomsiqe

Con questo gruppo di campisti abbiamo condiviso anche due giorni di giochi con i bambini rom. Si sono dimostrati più difficili del previsto da gestire ma li abbiamo conquistati con due ore ininterrotte di bans! Alla fine non si può dire certamente se noi abbiamo conquistato loro o se è accaduto il contrario, certo è che questa esperienza ci ha dato una diversa visione e percezione di questi bambini.


Figura 8: giochi al campo rom

Dopo tanto lavoro ed emozioni fra i ragazzi albanesi ci siamo concessi anche qualche ora di relax al mare di Vëlipoja


Figura 9: la formazione del campo di agosto sulla spiaggia di Vëlipoja

E qualche foto artistica


Figura 10: pranzo a Scutari a base di byrek con foto ricordo


MIRË SË KENI ARDHUR PAPA FRANÇESKU

Dopo settimane e mesi di preparazione il 21 settembre abbiamo raggiunto di buon mattino la piazza Madre Teresa di Tirana per accogliere Papa Francesco. Ebbene sì, papa Francesco ci ha raggiunto in Albania e noi non potevamo mancare all’evento....voci di corridoio dicono che a farlo arrivare sia stata una lettera inviata da Pjetrj della CdC di Laç, chi lo sa!!!! Perché il Papa abbia scelto proprio l’Albania per il suo primo viaggio in Europa, lo ha spiegato lui stesso, e ripetuto più volte: questa terra offre, ancora oggi, un esempio di pacifica convivenza fra le religioni. A questo proposito mi piace condividere con voi la testimonianza di un padre dehoniano che ha distribuito la comunione nella messa presieduta dal Papa: 

«ho voluto avere anch’io la pisside per distribuire la comunione. Accompagnato da un ragazzo con l’ombrello (segnalazione molto utile ma anche necessaria perché aveva piovuto e ancora minacciava pioggia) ho percorso quasi tutto il viale… ma comunioni solo poche. “Sei battezzato?” domandava il ragazzo. Quasi tutte le risposte: “no, sono musulmano, ortodosso”. Al ritorno abbiamo deposto le pissidi in un gazebo bianco appena sotto l’altare. Quasi tutte ancora piene. Gli organizzatori avevano visto tante persone, ma hanno sbagliato i calcoli. La grande maggioranza non erano cattolici

Dai nostri villaggi quasi 80 persone si sono riunite a Laç alle 4 di mattina per partire tutti insieme e unirci alla fila di pulman e furgon che da Scutari hanno pazientemente raggiunto Tirana. Un vero e proprio fiume di automezzi

In piazza l’attesa non è stata lunga perché animata da un gruppo di giovani albanesi del movimento di rinnovamento dello spirito che con canti e balli ci hanno dato solo un assaggio di quello che vuol dire essere giovani cattolici in Albania. (video)

L’arrivo del papa è stato poi una festa di bandiere, colori e grida di gioia.

Nell’omelia e anche nell’incontro con i sacerdoti e i consacrati il papa ha ribadito l’importanza della coerenza e della fede che oggi più che mai i sacerdoti e i laici devono dimostrare e curare pazientemente: «Il Signore li (Pietro i martiri...) consolò perché c’era gente nella Chiesa, il popolo di Dio, le vecchiette sante e buone, tante suore di clausura che pregavano per loro. E questo è il mistero della Chiesa: quando la Chiesa chiede al Signore di consolare il suo popolo, e il Signore consola umilmente, anche nascostamente. Consola nell’intimità del cuore e consola con la fortezza. Loro, sono sicuro, non si vantano di quello che hanno vissuto perché sanno che è stato il Signore a portarli avanti. Ma loro ci dicono qualcosa, eh? Che per noi, che siamo stati chiamati dal Signore per seguirlo da vicino, l’unica consolazione viene da Lui».

Instancabilmente ha poi ribadito l’invito alla pace: “Pace! Nelle vostre case, nei vostri cuori e nel vostro stato”. Uno slogan che abbiamo fatto nostro e che abbiamo portato nei villaggi come inizio dell’anno catechistico.

Al termine della messa, sotto una pioggia fittissima abbiamo raggiunto nuovamente il furgon e stavolta sotto un sole cocente abbiamo fatto ritorno a casa: stanchi, bagnati ma con una grande emozione nel cuore e negli occhi.

La visita del Papa non si è fermata alla messa, infatti è continuata nella cattedrale di San Paolo con tutti i sacerdoti, consacrati e religiosi e religiose per culminare poi con l’incontro con i malati, tra cui anche alcuni ospiti della Casa della Carità di Laç presso Casa Betania. Le strette misure di sicurezza non ci hanno permesso di assistere direttamente a questi eventi ma, una volta raggiunta Laç abbiamo potuto vedere tutto dalla televisione.

In cattedrale a Tirana si sono presentati al Papa un prete e una suora sopravvissuti alle persecuzioni del regime. La testimonianza di dom Ernest Troshani, ha commosso il Papa. Vi riporto alcune sue parole: «Il 24 dicembre 1963, appena finii di celebrare la S. Messa della vigilia di Natale nel villaggio di Barbullush, vicino Scutari, arrivarono quattro ufficiali della sicurezza e mi presentarono il decreto di arresto e di fucilazione. Mi misero le manette legando le braccia dietro la schiena e prendendomi a calci mi misero nella loro macchina.[...] Il capo mi disse: “Tu sarai impiccato come nemico perchè hai detto al popolo che moriremo tutti per Cristo se è necessario”. [...]La Divina Provvidenza ha voluto che la mia condanna a morte non venisse eseguita. Nella stanza di isolamento portarono un altro prigioniero, un mio caro amico, allo scopo di spiarmi. Egli incominciò a parlare contro il partito, ma io comunque gli rispondevo che Cristo ci ha insegnato ad amare i nemici e a perdonarli e che noi dobbiamo impegnarci per il bene del popolo. Queste mie parole arrivarono alle orecchie del dittatore, il quale dopo cinque giorni mi liberò dalla condanna a morte. Ma questa condanna fu sostituita da 18 anni di prigione presso la miniera di Spaç. Dopo essere uscito dalla prigione, fui condannato nuovamente ai lavori forzati: per dieci anni (quindi fino alla caduta del regime) ho lavorato nei canali delle acque nere. Durante il periodo della prigionia, ho celebrato la messa in latino a memoria, così come ho confessato e distribuito la comunione di nascosto. Con la venuta della libertà religiosa il Signore mi ha aiutato a servire tanti villaggi e a riconciliare molte persone in vendetta con la croce di Cristo, allontanando l’odio e il diavolo dai cuori degli uomini».

Dopo dom Troshani, ha avuto parola suor Maria Kaleta: «Per 7 anni ho vissuto nel convento delle suore Stigmatine, poi il governo ateista ci allontanò e così ritornai dai miei genitori e al servizio di mio zio, il quale si trovava in prigione. Dopo la morte dei miei genitori ho vissuto da sola, con il desiderio di mantenere viva la fede nel cuore dei fedeli, anche se in maniera nascosta.

Il Signore mi ha donato tanta fede così da poterla donare anche agli altri battezzando non solo i bambini dei villaggi, ma anche tutti coloro che si presentavano alla mia porta, e solo dopo aver avuto la certezza che non mi avrebbero denunciato. [...] Ho svolto un servizio religioso, ma neanch’io so come ho fatto. Ancora oggi, quando ci ripenso, mi sembra incredibile come abbiamo potuto sopportare tante terribili sofferenze, ma so che il Signore ci ha dato la forza, la pazienza e la speranza.»

Forse proprio in giornate come queste di condivisone, di preghiera,di ascolto si capisce o si inizia a capire quello che il popolo albanese ha sofferto e patito negli anni di regime. Si capiscono ora gli sforzi che stanno facendo per non dimenticare questa sofferenza ma allo stesso tempo levarsela di dosso e riscattarsi agli occhi del mondo e ai propri occhi.

In una giornata si è vista la mobilitazione di un intero popolo chi fisicamente a Tirana e chi semplicemente davanti alla televisione per seguire passo passo la visita, le parole i gesti del Papa. Come recita lo slogan della giornata “Së bashku me Zotin drejt shpresës që nuk zhgënjen” – insieme al Signore verso una speranza che non delude. Il momento è stato emozionante ma forse ancora di più il seguito, per settimane i ragazzi che incontravamo a Laç o in Casa di Carità ripetevano quanto fosse stato bello e ricco di emozione quella giornata vissuta con il Papa che era andato per incontrare loro: « Oggi sono venuto per ringraziarvi per la vostra testimonianza e anche per incoraggiarvi a far crescere la speranza dentro di voi e intorno a voi. Non dimenticatevi l’aquila. L’aquila non dimentica il nido, ma vola alto. Volate alto! Andate su! Sono venuto per incoraggiarvi a coinvolgere le nuove generazioni; a nutrirvi assiduamente della Parola di Dio aprendo i vostri cuori a Cristo, al Vangelo, all’incontro con Dio, all’incontro fra voi come già fate: mediante questo vostro incontrarvi voi date testimonianza a tutta l’Europa.» (dall’Omelia del Papa)

SHËN LUKË, PAJTORË I GOMSIQËS


18 ottobre, ore 7 meno un quarto: stiamo recitando le lodi nella cappellina quando il telefono di don Stefano suona. Presto, penserete voi....ma capita spesso anche al mattino presto! Ci interrompiamo per un attimo, il don risponde. Sentiamo solo che dice «orë tetë e një qerek kalon furgoni» (alle 8 e un quarto passa il furgon).

Bellissimo! Intuiamo che è un ragazzo del villaggio di Karma che si accerta dell’orario per non perdere il pulmino. Oggi, San Luca, è in programma una grande festa alla missione: un torneo di ping-pong e biliardino per tutti i ragazzi della parrocchia intitolata al Santo, sono i ragazzi di Gomsiqe e Karma. Non sembra quasi vero, i ragazzi attendono così intensamente questa giornata che telefonano di prima mattina per essere sicuri! Tutti pensiamo: «che bello, si sente già ora l’impazienza dei ragazzi di arrivare e giocare insieme!»

La giornata, assistita dal sole, non poteva andare meglio. I ragazzi più grandi, maschi e femmine (!!!!) si sono cimentati nel ping pong (è piaciuto così tanto che molti ragazzotti si presentano una sera sì e l’altra pure per giocare al tavolo e sfidarsi l’un l’altro!) e nel biliardino. I vincitori sono stati premiati al termine della messa comunitaria con ricchi premi e le ragazze del corso di chitarra hanno suonato tutte insieme! È stata l’occasione anche per pranzare insieme con un piatto di vera pasta italiana, anche se cucinata in Albania, e al termine del pranzo le ragazze ci hanno aiutato a sparecchiare, una scusa per scuriosare nella nostra cucina e scovare la ricetta della pizza e della torta di mele. Non potevamo sottrarci, hanno preteso le ricette!


Figura 11: torneo di biliardino



Figura 12: torneo di ping pong


Figura 13: Giochi con i più piccoli


In occasione della festa della bandiera, 29 novembre, abbiamo ripetuto la stessa esperienza con i bambini e ragazzi dei villaggi della montagna, parrocchia di Santa Croce. In una mattinata piovosa li abbiamo raccolti tutti a Laç, nel salone della Caritas. È stata anche un’occasione per incontrare la Casa della Carità e i suoi ospiti, Rregjina e Pjetrj hanno pranzato con noi, e per visitare la cattedrale Nëna Tereza di Laç: mattinata di giochi e preghiera! I ragazzi non si sono risparmiati: hanno giocato, parlato, riso, corso, mangiato e tutto in estrema semplicità. È stata davvero una bella esperienza. I più meritevoli hanno ricevuto il premio del torneo e per tutti i partecipanti un piccolo ricordo: una matita e una caramella! È interessante vedere come con dei semplici giochi puoi entusiasmare tanti ragazzi così.


Figura 14: torneo di biliardino per i ragazzi più piccoli





Figura 15: pranzo insieme

mercoledì 5 novembre 2014

Se arrivano un po’ di chitarre!

Beh si, è un po’ di tempo che da alcuni amici sono arrivati una decina di chitarre da studio!! Bene, 8 di queste sono al lavoro e lavorano bene! In 4 villaggi ci sono alle messe festive ragazzi che suonano ai canti!.

Abbiamo lavorato sodo questa estate al campo estivo e in 4 villaggi ci sono stati laboratorio di chitarra e alcuni di questi ragazzi dai 10 ai 15 anni hanno continuato e adesso stanno crescendo. Due esempi:
- A Kaftall sono due ragazze e a Gomsiqe Eperme sono in 3 accompagnano con tanta semplicità alcuni canti alla S. Messa e dopo la messa ricevano il compito e fanno una prova per un canto. Poi ripartono con la chitarra a tracolla! Cosa è successo? Che la scorsa settimana alla scuola di Gomsiqe Eperme c’è stato uno spettacolo culturale nella giornata dell’arte e della cultura, la direttrice ci ha chiesto di aiutare le ragazze a prepararsi per una canzone popolare albanese con le chitarre e cosi dopo le danze popolare anche le ragazze hanno suonato e cantato una canzone a questa festa. Beh eravamo orgogliosi davvero pensando che sono 3 mesi che hanno iniziato!

- Oggi siamo partiti per il grande giro delle benedizioni ai cimiteri. All’uscita di casa ci aspettava
Andrea con la sua chitarra a tracolla e ci ha accompagnato con la chitarra alla S. Messa a Dush e a Gomsiqe Jakai, dopo averlo salutato partiamo per Karma Poshtë e mentre arriviamo alla chiesetta sentiamo suonare la chitarra! Che emozione! Entriamo e le ragazze erano intorno a chi suonava poi arriva un'altra e iniziano le prove, l’accordatura ecc.. e pensare che oggi eravamo partiti senza le nostre chitarre e pensavamo di cantare a secco! Invece hanno fatto loro! Beh anche le famiglie sono molto contente e attente a quello che ci può essere utile per le attività! Guarda un po’ cosa succede se arrivano un po’ di chitarre!!!

Don Stefano e la comunità missionaria di Gomsiqe.

venerdì 29 agosto 2014

Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone

Campo Estivo in Albania
18 Luglio - 1 Agosto 2014

“Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone” - John Steinbeck 

Alcuni momenti del Campo Estivo a Karma
Le persone incontrate, i luoghi scoperti, la cultura così diversa dalla nostra, la comunità con cui abbiamo condiviso le nostre giornate è ciò che ha reso quest’esperienza in Albania così unica e importante.

Innanzitutto le persone incontrate, in particolare i bimbi dei villaggi di Karma e Gomsiqe, con cui abbiamo trascorso molti momenti di gioco durante il campo giochi e l’oratorio. La loro disponibilità e fiducia che ci hanno dato fin dal primo giorno di campo mi hanno spinto a mettermi in gioco, a starci al 100%, a lasciar andare un po’ le paure che inevitabilmente ci accompagnano alla partenza. È proprio grazie alla loro accoglienza e semplicità, insieme a quella di don Stefano, della Benny, della Francy, di Simo e Alle, che ho iniziato pian piano ad entrare nella comunità e nella realtà di Gomsiqe.

Alcuni momenti del Campo Estivo a Karma
La comunità che ci ha accolto ci ha accompagnati nella scoperta di questo paese così vicino ma nello stesso tempo lontano da noi. Innanzitutto la situazione delle donne dei villaggi, che ha influito sul nostro modo di porci e stare con gli albanesi, mettendo al primo posto il rispetto della loro cultura e non l’imposizione della nostra. La povertà incontrata, poi, i ragazzini che portano al pascolo il gregge, le famiglie coinvolte nella vendetta di sangue, la realtà di un paese da poco uscito da anni di regime, sono solo alcune delle cose che mi hanno messo in discussione.
I campisti e la comunità di Gomsiqe
La semplicità con cui abbiamo vissuto mi ha aiutato a riordinare le priorità nella mia vita, a scoprire e dare importanza a ciò che veramente vale. Dai momenti di preghiera insieme, ai viaggi sulle jeep, al cellulare che non prende, alla cena a lume di candela perché non c’è corrente. Al ritorno in Italia mi sono davvero accorta di quante cose si può fare a meno, di quanto l’esperienza in Albania sia stata speciale per il semplice stare con gli altri. Ringrazio davvero di cuore tutti i ragazzi albanesi e italiani con cui ho condiviso questo campo per avermi aiutato, ciascuno a suo modo, a lasciarmi un po’ cambiare da quest’esperienza, come una bella ventata d’aria fresca.


Laura

venerdì 8 agosto 2014

Vera në shqiperi

Come preannunciato nel resoconto mensile, vogliamo condividere con voi i momenti salienti del campo estivo a Karma. La nostra comunità ha animato per una settimana un gruppo di circs trenta ragazzi dai 5 al 16 anni. Tutto questo è stato possibile grazie al gruppo di pieve modolena/modena arrivato il 18 luglio.
Ecco qui alcune foto (le carichiamo appena la connessione internet lo permette!): arrivo dei campisti e partenza degli stessi, insomma le versioni prima e dopo la "cura"!
Poi abbiamo momenti del drama che ci ha accompagnato nei giorni di campo estivo. Drama naturalmente in albanese al quale però anche gli italiani, con grande preparazione, hanno partecipato!
Dopo il drama la giornata proseguiva con la domanda della terza edizione del concorso della biblioteca! La storia di Palecek da dopo l'estate entrerà a far parte dei volumi della nostra biblioteca "librat në udha"
Ecco i laboratori: chitarra, lingua italiana e matematica/scienze....in più non potevano mancare i fuori programma che hanno visto impegnati i bambini più piccoli....
Non è mancata una gita a Scutari con tutti i ragazzi che durante l'anno pastorale hanno partecipato al catechismo. Con loro e alcuni famigliari (fratelli, nonne e mamme) abbiamo visitato il carcere in cui sono stati rinchiusi e uccisi alcuni sacerdoti durante il regime, la cattedrale di Santo Stefano, la chiesa della Madonna del Buon Consiglio e il villaggio della Pace. Infine abbiamo terminato con giochi e un buon pranzo nell'oratorio Don Bosko dei Salesiani

martedì 5 agosto 2014

Vao vao 2 - notizie da Elena e Stefano

Luglio 2014

Carissimi tutti!

Eccoci di nuovo a raccontarvi le ultime notizie dall’isola rossa! Vi scriviamo finalmente dalla nostra destinazione finale, Ampasimanjeva. Stiamo bene, il mal di pancia e le pulci sembrano averci finalmente salutato… ma parliamo piano… non si sa mai L’ultimo periodo di studio della lingua ad Ambositra è davvero volato e le lezioni di malgascio con i professori si sono fatte più intense. Uno dei due insegnanti una domenica ci ha anche invitati a casa sua al pranzo della cresima di suo figlio. Peccato che quella domenica i cresimandi fossero 200… ma fortunatamente non eravamo stati invitati alla cerimonia che è durata “solo” 5 ore! Un pomeriggio siamo stati anche in casa di carità per giocare con gli ospiti che vivono lì e che hanno davvero pochi momenti di svago. L’idea di portare con noi in valigia un po’ di equipaggiamento da clown non poteva essere più azzeccata… è stato toccante vedere come il solo fatto di dedicare loro del tempo possa far nascere dei sorrisi incantevoli.

Il nostro periodo di studio si è concluso a fine giugno, quindi, abbiamo fatto la valigia e siamo partiti per il sud, lasciando la fredda Ambositra. Prima di arrivare a destinazione siamo passati a salutare la numerosa comunità di volontari di Manakara, che ci ha accolto a braccia aperte. Poi siamo finalmente arrivati ad Ampasimanjeva! L’emozione di ritornare in questo posto, che ci aveva tanto affascinato 4 anni fa, è stata davvero forte. La comunità che ci ha accolto, e che è diventata la nostra famiglia, ci aspettava da tempo e con entusiasmo. Ampasimanjeva è un comune molto esteso, a pochi km dalla costa sudest dell’isola. Gli abitanti sono circa 12.000, ma al centro ospedaliero affluisce anche la popolazione dei villaggi limitrofi, per un totale di circa 110.000 persone. Qui insieme a noi ci sono altre 3 volontarie del Centro Missionario: Chiara, Cecilia ostetrica e Giovanna infermiera.
Inoltre, siamo a stretto contatto con una comunità di 4 suore malgasce che ci preparano sempre da mangiare. Oltre a questo, al di fuori dei momenti di preghiera, le suore accudiscono tutto il giorno i gemelli abbandonati in ospedale.


Infatti, in questa regione del Madagascar esiste il tabù dei gemelli (fady kambana): in pratica la tradizione locale non consente di tenere entrambi i gemelli. La madre dopo il parto è costretta ad abbandonarne uno, che le suore accolgono e accudiscono fino al momento dell’adozione. Durante la nostra prima settimana qui, ne sono già arrivati due. I pranzi e le cene sono molto affollati perché mangiamo sempre tutti insieme, anche con il Dott.

CASA DI CARITA’ AMBOSITRA


Martin, primario malgascio dell’ospedale, e con Giorgio il direttore tecnico. E bisogna dirlo… siamo davvero fortunati perché le suore fanno da mangiare divinamente. Sanno bene che non siamo abituati a mangiare riso a colazione pranzo e cena, quindi preparano sempre anche qualcosa di alternativo… e il pane fatto in casa tutti i giorni sta davvero minando il nostro girovita Qui le temperature sono decisamente più vivibili, è come la nostra primavera, ma la stagione attuale è l’inverno. Non osiamo immaginare quanto caldo sarà d’estate, cioè a dicembre. I primi giorni dopo il nostro arrivo sono stati parecchio impegnativi, non possiamo negarlo. La nostra stanza era stata preparata, ma necessitava ancora degli ultimi lavori di ripristino e non è stato semplicissimo fare il tutto vivendoci dentro.


Insomma, ci siamo improvvisati falegnami, imbianchini ed elettricisti, ma il risultato è soddisfacente e stiamo iniziando a percepire la sensazione di “essere a casa”. Qui dobbiamo fare i conti con alcune comodità diciamo “poco comode”. La corrente elettrica c’è solo 2 ore e mezza al giorno dalle 17 alle 19.30 circa, poi… il buio. Qui viene scuro intorno alle 18 circa, quindi dalle 19 in poi la serata è a lume di candela.
L’acqua arriva pompata dal fiume Faraony che scorre qui vicino, e ovviamente è calda solo quando è acceso il generatore della corrente. Per andare in bagno dobbiamo uscire, e vi risparmiamo la descrizione delle acrobazie per le pipì notturne con la pila… soprattutto perché il nostro bagno, anzi bagnetto, è davvero micro: 85 cm per 1 metro e mezzo, comprensivo di doccia. Ma c’è la tazza ed è al coperto, quindi lusso.
Abbiamo fatto i primi incontri con gli insetti tipici di questa zona: dalle formiche non ci si libererà mai, i gechi ridono e continueranno a scorrazzare sui muri della nostra camera e le zanzare svolazzano, ma la zanzariera ci salva. Le uniche bestiacce inutili e orribili che non hanno senso di esistere sono gli scarafaggi, che escono solo di notte e hanno anche osato varcare la soglia della nostra zanzariera durante l’apertura per una pipì notturna. Strage compiuta… ma che schifo! E non si pensi che questi animali ci sono perché non ci laviamo eh?! Con la lingua va meglio, abbiamo iniziato a parlare direttamente con le persone e sembra che ci capiscano… e noi iniziamo un po’ a capire loro. Il problema è che questa zona del Madagascar, che non è più città ma campagna, parla malgascio con il dialetto tipico di questa regione, l’Antaimoro. E in più, parlano velocemente e a voce bassa… insomma, se non è difficile non ci piace!

Scrive Elena
Dopo i primi giorni di ambientamento ho iniziato a lavorare in ospedale. Il padiglione della maternità comprende il reparto delle degenti, la sala parto e qualche ambulatorio. Ci sono circa 15 posti letto ma, se è tutto pieno, le pazienti dormono anche con la stuoia per terra. Questo reparto conta circa 400 parti l’anno.


Al momento ci sono 3 ostetriche che lavorano qui, una di queste è Cecilia, la volontaria italiana. In 3 si barcamenano tra le guardie in corsia e l’ambulatorio diurno. Lavorano sempre, tutti i giorni. Non esiste giorno di riposo e io non ho la più pallida idea di come facciano. Comunque… io per il primo mese sono affiancata in ambulatorio, che funziona dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 12 e dalle 14.30 alle 17 e anche il sabato mattina. Tutte le mattine ci sono i controlli delle donne in gravidanza, se ne presentano ogni giorno circa 30, dipende dal meteo, se piove sono poche, se è una bella giornata è il delirio di gente. In silenzio e con tanta pazienza aspettano il loro turno senza lamentarsi del tempo che passa… ho qualche vago ricordo dei nostri ospedali invece… Una dopo l’altra entrano in ambulatorio, controlliamo il peso, misuriamo la pancia col metro, manovre di Leopold e si ascolta il battito del bambino con lo stetoscopio ostetrico di legno, che volente o no ho imparato ad usare… ma colleghe ostetriche che leggete, provate a sentire voi un BCF con questo strumento a 18 settimane… aaaaa Poi si danno le medicine: ferro, pastiglie antivermi, antimalarico e vaccino antitetanica. Non esistono ecografie, esami del sangue, corsi pre-parto. E la pressione si misura solo al primo controllo (a meno che la donna non abbia le convulsioni…), perché lo sfigmomanometro è soltanto uno e se lo si usa per tutte, si rompe più in fretta… questa spiegazione mi ha lasciata basita. I guanti ci sono ma, se non sono troppo sporchi, si lavano e si riusano.

Le siringhe e gli aghi si disinfettano in formalina e si riutilizzano, fino a quando l’ago non è così smussato da non bucare più la pelle. Per quante spiegazioni mi siano state date, questa è una cosa che faccio molta fatica ad accettare. Non ci sono siringhe a sufficienza per tutto il fabbisogno dell’ospedale, o così o niente. I pazienti partecipano alla spesa delle prestazioni ospedaliere con una somma davvero irrisoria rispetto al costo effettivo. Irrisoria per noi s’intende. Ad esempio, le donne in gravidanza pagano solo la prima visita prenatale, 2000 Ariary (circa 70cent di Euro). Se costasse di più o dovessero pagare tutti i controlli, non verrebbero a farsi visitare. Semplice. L’ospedale rimane in piedi grazie alle donazioni che vengono dall’Italia e dall’estero. Nonostante tutto, questo centro sanitario è un punto di riferimento vitale per le persone di questa zona, che altrimenti non avrebbero alternative, visto che le strutture statali sono inefficienti. Mi ripeto ogni giorno di darmi tempo per capire e per smettere di fare confronti con il nostro paese, ma è difficile. E’ come se dovessi mettere da parte tutto quello che ho fatto fino ad ora (non cancellare, ma mettere da parte). Devo imparare ad usare davvero le mie mani e le mie orecchie nel mio lavoro… e soprattutto devo imparare a fidarmi di quello che sentono. Perché non esiste ecografia di conferma che tenga. Ho tanto ma tanto da imparare da loro, dalle ostetriche con cui lavoro, questa è la realtà. Una cosa che mi sta mettendo un po’ in difficoltà è la marea di burocrazia, tutta su carta e purtroppo in francese. Quindi insieme al malgascio devo imparare anche un po’ di francese. Una passeggiata.
Il giovedì mattina, invece delle visite prenatali facciamo i vaccini ai bimbi.

Ecco, posso dire ufficialmente che odio il giovedì mattina. Lo scorso giovedì abbiamo vaccinato 160 bambini, dai neonati ai più grandicelli. Mi sono beccata due pipì addosso, un calcio e un morsicone… e molto simpaticamente tutte le mamme presenti se la ridevano… Le donne malgasce poi sono tutte da scoprire, ne vediamo di tutti i tipi, magari giovanissime già con 2/3 figli. Sono donne minute, non solo magre, ma proprio basse di statura. Alcune pesano 45 kg a fine gravidanza, sono tutta pancia E questi tatini che nascono per me sono così piccoli… ma sono proporzionati alle loro mamme! Quelli più piccolini li si scalda mettendogli all’interno della copertina un paio di bottiglie di acqua calda, altro che incubatrice… e funziona, funziona! A volte mi stupisco davvero… acqua calda e petto della mamma, è così semplice. E io sono solo all’inizio… non sono ancora stata in sala parto e ho ancora tanto da vedere e conoscere. Ma c’è tempo e voglio camminare a piccoli passi.

Scrive Stefano

Ho iniziato anch’io a lavorare sotto la guida di Giorgio, il direttore dell’ospedale che vive qui da ormai 40 anni e conosce vita, morte e miracoli di tutta la struttura, da quando è stata presa in gestione dal CMD di Reggio Emilia fino ad oggi. Nel tempo si sono susseguite numerose nuove edificazioni per venire incontro alle crescenti esigenze dell’ospedale, che è diventato, per questa zona del Madagascar, la struttura sanitaria di riferimento, molto più efficiente e completo di quelle statali. Ci sono edifici molto vecchi accanto a quelli di recente edificazione, fattore che complica la gestione globale dell’infrastruttura, rendendo necessarie continue manutenzioni e ristrutturazioni. All’interno dell’area dell’ospedale ci sono inoltre la casa delle suore, un’officina meccanica, una falegnameria, una cappella, gli alloggi del personale, gli alloggi per gli ospiti, gli alloggi per i tubercolotici, le cucine (dove le famiglie degli ammalati fanno da mangiare per i propri cari), la torrefazione del caffè e la farmacia. Pian piano dovrò rendermi conto di tutte le attività ordinarie e straordinarie per poter pianificare assieme a Giorgio il da farsi. Per ora ho iniziato a grattare la ruggine dalla copertura in lamiera degli alloggi degli infermieri, la prossima settimana applicheremo della vernice per rallentare il fenomeno. Poi ci saranno da pulire le cucine dalla fuliggine, da ritinteggiare la farmacia, rifare l’intonaco dell’officina, sostituire le piastrelle in alcuni reparti… Insomma, le cose da fare non mancano! Tenendo conto che l’elettricità c’è solo quando viene acceso il gruppo elettrogeno e che l’acqua viene pompata ogni giorno dal fiume alle cisterne, l’ottimizzazione dei processi diventa fondamentale, assieme alla cura degli strumenti disponibili e ad evitare qualsiasi tipo di spreco. Negli alloggi degli ospiti c’è un ampio salone con una tv da 50 pollici lasciata qui da un gruppo di medici francesi, grazie alla quale siamo riusciti a vedere tutte le partite dei mondiali (povero Brasile!). Ogni partita era un evento, con la gente che si metteva in fila fuori dalla porta della sala già 3 ore prima del calcio d’inizio per avere un posto.

Vi ringraziamo per tutte le mail e i messaggi che abbiamo ricevuto in questo periodo, siamo tanto contenti di leggerli e sentirvi vicini… Ci siete di grande supporto! Ci scusiamo se molto spesso non rispondiamo, ma il tempo a disposizione non è tanto, la corrente è poca e internet non è propriamente una scheggia…

Alla prossima! Ciaoooooo!!!